Sasaki Fujika
“Dovessi spiegarti che cos’è il mio blog ti direi che è un luogo, riscaldato d’inverno ed areato d’estate, con un indirizzo e una buca delle lettere, finestre per guardarci dentro se passi nei pressi ed una porta aperta per entrare se ti andrà. L’insieme dei blog che leggiamo e di quelli che ci leggono è un villaggio particolarmente salubre fatto di abitanti che si siano scelti fra loro e non paracadutati lì dal caso”.
Sono queste le parole con cui inizia un articolo di Marino Niola su Repubblica.
Mi chiedo però perché a scrivere certe cose sia sempre gente che la blogosfera non la vive affatto.
Lo sapranno che non basta avere una connessione per poter dire che “il blog non è solo uno strumento del comunicare, ma è una potente metafora del nostro presente in rapida trasformazione e un simbolo anticipatore del nostro futuro”?
Più che un simbolo anticipatore sembra solo un tentativo simbolico.
Punti di vista.
62 commenti per "Blog termoautonomo, no perditempo"
mi viene in mente quando beppe grillo doveva dettare un indirizzo di email a sgarbi che si era eletto a paladino del web e sillabava al telefono: “dunque hai detto beppe … chiocciolina …grillo… chiocciolina con quante c si scrive ?…
Rossella, vedo dal tuo blog che hai fiorito una bambina dolcissima. Beh, se i blog sono “simbolo anticipatore del nostro futuro”, mi preoccuperei fino alla paranoia per il futuro di quella creatura.
per l’appunto :)
portiamo a conoscenza i frequentatori di questo blog che nel nostro comune, http://www.comunecavizzana.it, abbiamo realizzato un sito internet utilizzando gli strumenti messi a disposizione gratuitamente dalla rete. pertanto il sito ci è costato solo 300 euro, contro le migliaia e decina di migliaia spesi per siti internet da comuni italiani. grazie delle eventuali visite e suggerimenti! andrea
luca: si scrive con 8 c. Almeno così mi dicono dalla regia. :P
Diego: la paranoia non serve a niente. Serve solo pazienza e buon senso. ;)
andrea: complimenti!
A volte si tende a confondere il mezzo con lo scopo, la causa con l’effetto, azione e reazione. Sta succedendo alla blogosfera quella che 10-12 anni fa succedeva al mondo IRC, la vera e originale chat di internet, quella che si basa sul Talk, unix talk, non il gtalk.
Succede che ci si identifica, annullandosi, ed è morbosamente sbagliato e pericoloso. Ci si sente più liberi di essere quello che non si è nella vita reale grazie ad un monitor che fa da separatore più che da interfaccia. A volte nullità nella vita si atteggiano a saccenti esperti ed intenditori sulla rete. A volte no.
Marino Niola è un docente universitario di antropologia culturale, simbolica e di etnologia delle culture mediterranee nonchè editorialista delle migliori testate giornalistiche nazionali.
Ho letto l’intero articolo. Credo con molto umiltà che da persone di questo spessore si possa solo imparare, in silenzio. Peraltro ha perfettamente centrato e calibrato ogni parola e ogni aggettivo.
Probabilmente non “vivrà” la blogosfera e dipende dal significato che vorrai attribuire al verbo “vivere” probabilmente sarà una cosa positiva. Di sicuro è riuscito ad esprimere, con stile, competenza e completezza, un concetto distaccato ma reale: un livello di astrazione indispensabile per parlare di fenomeni sociologici di questa importanza e di questo potenziale impatto sociale.
Il blog, irc, internet sono, a mio avviso, solo ed esclusivamente strumenti tecnologicamente avanzati, diffusi, semplici ed interoperabili.
Gli utilizzatori passano dal disoccupato al manager, dal cattolico al musulmano, dall’ateo all’integralista, dal maniaco al padre di famiglia.
Il luogo è inconsapevole: sta a noi non creare miti, non apparire a tutti i costi e mantenere gliopportuni equilibri e valori circa l’utilizzo proprio del mezzo a disposizione.
Quando sento che si “vive” qualcosa che non è la vita, il partner o la famiglia, onestamente mi perplimo non poco.
A.
ArMyZ: si vive di tutto quel che si fa. E si fanno anche i blog, non si generano da soli.
Chi parla in maniera così leggera e distaccata di qualunque cosa che nemmeno pratica secondo me la descriverà comunque nella maniera sbagliata.
La sua analisi sociologica, anche se è un docente, dà comunque un’immagine sbagliata di questa blogosfera.
Punti di vista.
Magari a volte si “vive” la blogosfera nella maniera sbagliata e l’immagine che traspare all’esterno è giusta.
Inoltre, per potere analizzare devi essere competente, colto e distaccato.
Lui riunisce tutti e tre questi aspetti.
Ritengo che abbia perfettamente descritto il fenomeno.
Io non leggo tutta questa leggerezza nella descrizione di Niola.
Ha usato una scrittura leggera, ma dai contenuti precisi, ben descritti ed assolutamente competenti.
Non credo sia necessario avere un blog per sapere come funzionano le cose, sia tecnicamente che socialmente.
E comunque non capisco cosa ci sia di male nel sentirsi espressione del nostro presente, ninna.
Potrebbe essere un complimento.
Armyz: io no.
Ognuno la vede come vuole.
Palidoro: mmm, strano. Nel nostro presente vedo tante cose ma non i blog. Quella cavolata Lucignolo a furor di popolo è più autorevole della blogosfera tutta.
Pensa te.
Male abituato, sono andato a leggere l’articolo prevenuto e assetato di sangue: invece dopo averlo letto, col sangue ci firmerei ogni parola scritta. Mi è sembrato un’analisi perfetta.
Punti di vista :-)
ninna: era evidentemente.
E non pensavo mica di farti cambiare idea. Credo pero’ che attaccare chi la pensa (autorevolmente) diversamente da sè non aiuti la blogosfera tutta, come dici tu.
Tra le altre cose, non ne ha affatto parlato male, anzi…
Concordo con Palidoro sull’analisi dell’articolo.
Per il resto, tirare in ballo Lucignolo e paragonare la (tua visione di) non è un buon segno: quella trasmissione a mio avviso è un insulto all’intelligenza e palesemente inopportuna, per contenuti e orari.
Peccato che se continua ad esistere c’è chi la vede ( e cè chi investe in pubblicità) ed il target ahimè non è lo stesso della Signora in giallo…
Blogosfera e Lucignolo condividono gran parte del target
quindi attenzione e buon senso…
vic: è un villaggio particolarmente salubre?
Mi piacerebbe che fosse così ma frequentandolo non mi pare affatto che sia salubre.
Ce ne vuole prima che lo diventi (e spero che lo diventi il prima possibile).
Condivido la parte delle relazioni meno incarnate e dei luoghi comuni da sfatare, ma non vedo ancora questa rivoluzione di cui parla.
Armyz: ma che vai blaterando?
Questo è un attacco? Non mi pare.
Io non ho detto che ne ha parlato male, ho detto che non ne ha fatto un ritratto veritiero.
E in secondo luogo che paragone hai visto?
Ho detto che a furor di popolo Lucignolo è più autorevole della blogosfera tutta e di sicuro non è colpa mia visto che tengo molto di più alla blogosfera che a quella trasmissione che dovrebbe scomparire dalla faccia del pianeta terra.
Per aiutare la blogosfera bisognerebbe analizzarla da dentro ed eliminare i tanti punti deboli che ha (Niola non ne ha nominato nemmeno uno).
Per farla diventare quel villaggio salubre ce ne vuole ancora.
Concordo in gran parte con l’analisi dell’articolo di ArMyZ e Palidoro, e con le idee in esso espresse.
Se proprio vogliamo essere puntigliosi, mancano riferimenti specifici alla blogosfera. Qualche link, o dato statistico. Qualche confronto e, perchè no, qualche critica.
C’è anche molta immondizia, sul web. Miliardi di terabyte andati a male, di cui, per esempio, Niola non parla.
Ma, d’altra parte è solo un articolo, e non un saggio.
Plessus: quindi concordi anche su queste parole di ArMyZ?
“Succede che ci si identifica, annullandosi, ed è morbosamente sbagliato e pericoloso. Ci si sente più liberi di essere quello che non si è nella vita reale grazie ad un monitor che fa da separatore più che da interfaccia. A volte nullità nella vita si atteggiano a saccenti esperti ed intenditori sulla rete.”
Frequento non so quanti blogger da anni e ancora non ho visto ne persone che si annullano comportandosi in chissà quale modo così diverso dalla propria vita reale ne nullità che si proclamano esperti.
Gli unici esperti della blogosfera che ho visto definirsi come tali son state persone che un blog non l’hanno nemmeno mai visto.
ninna, da quello che hai scritto inizialmente non mi sembra non fosse una critica nei contenuti e soprattutto nel merito che un “esterno” avesse scritto un articolo del genere (”Mi chiedo però perché a scrivere certe cose sia sempre gente che la blogosfera non la vive affatto.”).
Ne ha parlato diversamente da come ne avresti parlato tu. Semplicemente. Ed egregiamente, aggiungo io.
Di lucignolo ne hai parlato tu, non io. Ho solo sottolineato che blogosfera e lucignolo condividono gran parte degli utenti visto il target di entrambi.
I punti deboli della blogosfera sono insiti nella natura sociale del mezzo e dell’individuo che lo utilizza e solo un esperto può realmente dare una visione asettica e realistica. Come pensi che un interno possa essere oggettivamente obiettivo? Non si è mai visto in nessuna società, piccola o grande che sia, online o offline.
Quella che auspichi tu è un’altra cosa: si chiama autocelebrazione.
Mi sorge un dubbio: ma l’articolo l’hai letto adesso o prima di scrivere il post ? :)
Su una cosa siamo d’accordo: al momento è lontano dall’essere un villaggio salubre
ninna, hai mai parlato con un sociologo o un esperto di comunicazione dei nuovi mezzi di comunicazione online? C’è gente che ha persino fatto tesi di laurea e di master post-universitari sull’argomento.
Mai partecipato a qualche seminario? Alcuni enti e università fanno anche dei webinar se preferisci.
Ho solo aggiunto dei dati cinici che un articolo su repubblica non poteva contenere.
E comunque ho detto “succede che…”, per fortuna NON è la regola ma non dirmi che non succede. Ti posso portare miliardi di pagine spazzatura inutili e da psicolabili a dir poco.
Voglio dire, ripeto, che internet è un mezzo di comunicazione: il resto dipende da noi.
Siamo noi che lo rendiamo salubre o meno esprimendo valori, in libertà e nel rispetto del prossimo che può non pensarla come te.
Non è difficile.
Quello che auspico io è ben lontano dall’autocelebrazione.
Sono qui che faccio il tifo affinché il villaggio di Niola diventi reale.
Quello che sto affermando ora è che la blogosfera non è come l’ha dipinta lui e che mi pare ovvio che un interno riesca a capire certe dinamiche meglio di un esterno.
E’ come se io pretendessi di sapere come si lavori dentro una fabbrica senza esserci mai stata.
Per il resto un “vai al diavolo” sarebbe la risposta esatta alla tua domanda del cavolo (anche troppo educata come risposta) sulla lettura dell’articolo ma non credo serva a molto.
Sì, ho parlato spesso con la gente che descrivi e ho seguito seminari o webinar come li chiami tu.
Sai quelle cose che chiami lauree sull’argomento?
Beh, conosco anche quelle. Ero io l’argomento.
(Il tono è volutamente ironico visto che mi stai dando dell’ignorante solo perché ho idee diverse dalle tue.)
E allora?
Che sia un mezzo di comunicazione mi pare ovvio (stiamo comunicando).
Ripeto (anche se non dovrei visto che il concetto era facile) che io ho detto solo che non è ancora il mezzo di comunicazione descritto da lui.
Vorrei che lo fosse, e tanto anche, ma non lo è. Non ancora.
Rossella Ninna, la risposta alla tua domanda è no.
Non ho, infatti, scritto che sono d’accordo su quanto scritto da. Ho scritto che sono d’accordo con l’analisi dell’articolo di, e le idee in esso espresse.
Essere argomento di laurea ed avere uno strato culturale sufficientemente spesso da poter fornire opinioni di levatura pari a quelle di Niola sono due cose decisamente differenti.
Non ti sto dando, con questo, dell’ignorante. Ma sicuramente non sei sufficientemente parziale, diciamo così, da poter fornire una critica costruttiva su quanto espresso (concisamente, per ovvie motivazioni di spazio) da un uomo provvisto di un intelletto degno di questo nome.
Hai la libertà per commentare qualsiasi cosa ti si pari davanti al monitor, per carità. Ma a volte un po’ di umiltà nel riconoscere chi ci è culturalmente, intellettualmente e anche professionalmente superiori non fa male.
Eddai non vi incazzate.
Commentate, piuttosto, i miei di commenti che sono assolutamente strepitosi, innovativi, imperdibili!
Appena ho un minuto libero scappo qui perché so che senza il mio contributo Macchianera perirebbe nel giro di un battito d’ali che non è manco a 360 gradi, ma 180 più o meno, poi vabbè dipende dalla farfalla, nel senso che se è una farfalla veramente abile allora hai voglia che fa tanti gradi altrimenti nn ne fa manco uno o però, perchè no, volendo potrebbe essere un coleottero o una cavalletta in crisi di identità e poi perché non ammettere che anche gli uomini possano volare perché in fondo un blog serve a questo popopopopopooooòòò, poppppo…..eifyefgucugurhbxbbbbbbbshdwhdludheh………………..
Ignoranti che non siete l’altro!
Io sono stata argomento della mia tesi di laurea nel senso che ero talmente un cesso che il correlatore non credeva che quella persona che gli stava davanti, pallidoa come un cero tormentato alla luce di un abat-jour, fosse la stessa persona che due settimane prima sedeva su scarpe eleganti e portava ordinati capelli in giro.
Se significa questo beh allora sciò che il primato E’ mio.
E comunque, quello che volevo dire è che interpreto Niola in questo modo: la blogosofera *é* una potente metafora del nostro presente perché la rappresenta tutta, nel bene e nel male.
Non esiste un posto, un sito, un ambiente che sia solo bello, positivo, tutto colorato, dove tutti sono felici e stanno bene insieme e così non è la blogosfera.
L’Italia è il nostro presente, rifiuti compresi.
E la spazzatura è stata spesso oggetto di tesi di laurea, per altro.
ninna,
ti consiglio un po’ di stile e di autoironia.
Nessuno ti ha dato dell’ignorante anche se essere oggetto di studio non significa essere colta.
Nè ti mandata a quel paese.
Tu che vivi la blogosfera dovresti sapere che i due punti seguiti da una parentesi (specie se) tonda chiusa rappresenta uno smile che gente come me usava quando si interagiva solo tramite testo.
Dai su, sorridi che se non c’ero scrivevi qualche reply in meno :-)
(ho aggiunto il - ma il significato è uguale,ndr)
morosita: ahahah :)
Palidoro: grazie per avermi offeso l’ennesima volta.
Tipico di chi non sa discutere.
Nella mia umiltà non ho dato a Niola del deficiente (lungi da me dal farlo).
Ho detto che non ha descritto la blogosfera per quel che è.
Quando imparerai a leggere fammelo sapere.
“Non ha descritto la blogosfera per quel che è”.
Lo riscrivo, così magari non ti sfugge.
ArMyZ: io invece ti consiglio di esprimerti meglio (visti i limiti del mezzo di cui tanto millanti di sapere) che non ho bisogno di autoironia per leggere che mi hai dato dell’ignorante.
Non hai nemmeno considerato che fossi più preparata di te (è un’ipotesi, eh?).
Hai semplicemente ipotizzato che avendo un’idea diversa dalla tua avessi molto da imparare.
Rido.
Se questo è il tuo modo di conversare non sono io quella che ha da imparare.
Puoi sempre interagire con Niola nel villaggio dei puffi descritto da lui. :P
(Questo è scherzare)
Cosi’, tanto per un inutile puntiglio, le parole che hai citato nel post Ross, sono copiaincollate da una mia vecchia definizione di blog e non sono farina antropologica.
ciao
Articolo più che condivisibile e tutt’altro che critico, soprattutto.
Nel senso che a differenza dei soliti periodici articoli che ogni tot mesi ciclicamente si mettono a spiegare alla gente che c’è una roba che si chiama blog cercando di spiegarlo con termini e modi comprensibili a chi i blog non sa manco cosa siano (quelli sono gli articoli di chi spiega i blog senza sapere cosa sia un blog che motiverebbero una critica come quella del post), questo al contrario pare parlare a chi i blog li conosce bene e pare (pare) porsi come obiettivo quello di raccontargli un punto di vista che magari, da ‘abitante’ del mondo blog, non ha mai considerato o ha perso la capacità di farlo.
Al contrario quello che periodicamente non smette mai di stupire è la puntuale reazione che il ‘mondo blog’ oppone a chiunque si prenda il diritto di criticarlo, nel senso di analizzarlo, senza aver prima chiesto il parere di qualche blogstar o senza aver prima dimostrato di fare almeno tot accessi a sua volta, come se la critica di un blog fosse possibile solo dall’interno e chi prova a farla dall’esterno (ma poi chi dice che lui non lo conosca e non sia magari Morosita che da mesi studia le dinamiche relazionali fingendosi una simpaticissima finto-stordita?) commette reato di lesa maestà con l’aggravante della supponenza e per questo viene bollato come ‘uno che non può sapere ma che parla lo stesso senza aver prima chiesto a me che lo conosco meglio cosa ne penso’ pure se poi magari l’articolo è un concentrato di verità innegabili e decisamente positive.
Ma il problema è che il punto non è nemmeno cosa dica l’articolo, il punto per un frequentatore della rete è che non l’ha scritto lui (il frequentatore della rete) e per questo non può sapere, a prescindere, non può aver capito, non può aver visto com’è la realtà.
La realtà è quella descritta, bene come fin’ora non mi era ancora capitato di leggere, in quell’articolo.
E’ una realtà fatta di persone che non sono in politica ma ogni giorno sentono di saper produrre analisi politiche (io in cima, eh), che non sono vescovi ma conoscono la chiesa al punto da analizzarla (io ancora più in cima), che non sono mai saliti su un palco ma canterebbero meglio di ogni personaggio analizzato in duecento post quotidiani che spiegano come si metta la gamba per fare quel salto là o come si pieghi la carta per fare un origami migliore del miglior origami giapponese, ma che la stessa operazione non sono in grado di accettarla quando l’oggetto della critica sono loro stessi.
In quel caso no, basta, non si fa se non dall’interno, per parlare (capendo) di blog bisogna avere un blog, come se per studiare le rane servisse essere una rana e non semplicemente conoscere l’anatomia le sue regole e le formule necessarie per traslare quele due competenze nel rana-mondo al fine di poterlo studiare.
O come se per parlare di politica si dovesse essere un politico o come se per parlare di musica si debba poter vantare almeno un festival vinto.
“mi pare ovvio che un interno riesca a capire certe dinamiche meglio di un esterno.” dice Ninna.
Ma quando mai?
Se questa regola avesse un solo briciolo di fondatezza o qualche prova che ne attesti la veridicità, la metà delle fallimentari storie d’amore che ognuno di noi ha collezionato in vita sua non sarebbero mai esistite.
E quanto sono fondamentali gli amici quando dal’esterno ti mostrano chi sei davvero, cosa stai davvero facendo, mentre tu sei tutto intento a passare le giornate a confermarti che se una scelta l’hai fatta tu non può che essere giusta.
E giù a declinarlo in qualsiasi altro ambito, professionale, relazionale che sia.
Se c’è qualcuno che non dovrebbe mai essere interpellato per sapere la realtà di una cosa, quel qualcuno è esattamente chi quella cosa la vive, l’ha inventata, la porta avanti.
“A farne un mito d’oggi è proprio la sua capacità di dirci qualcosa di profondo su noi stessi, di mostrarci con estrema lungimiranza ciò che stiamo per diventare anche se ancora non lo sappiamo con precisione.”
Cosa ha detto?
Che se per sapere cosa sia realmente un blog lo chiedi a un blogger, nove su dieci non avrai una risposta fedele alla realtà ma soltanto alla SUA realtà, fatta delle cose che stanno nel suo campo visivo e solo nel suo.
E che se provi a spiegarglielo e ti senti rispondere che la SUA realtà è l’oggetto della domanda, avrai davanti uno che non ha capito non tanto il mondo dei blog, quanto quello più esteso, quello personale, quello che ognuno ha del proprio limite, quello che ci impedisce di far partire ogni nostro giudizio, ogni nostra analisi, dalla consapevolezza che per sapere se stiamo dicendo una cosa giusta non è certo il nostro ’sì certo’ la prova del nove che dobbiamo cercare per dirci ‘visto? avevo ragione io”
Chi lo dice?
Io.
La metà, anzi l’80% delle nostre cazzate si regge su quella cosa lì.
Bell’articolo.
massimo: i complimenti tocca farli a chi ha scritto l’articolo non citando la fonte.
Dice di un blogger, ma non dice quale, e visto che invece non si risparmia su altri nomi ho pensato che si autodefinisse così.
Il resto dell’articolo sono almeno parole sue?
Quelle del simbolo intendo.
Broono: tutto quello che hai scritto è stato or ora smentito da Massimo che è decisamente un interno.
Mi spiace, ma la tua teoria a questo punto crolla.
Ah, le storie d’amore fallimentari che ognuno di noi vive sulla propria pelle servono a darci esperienza.
Ed è proprio l’esperienza che fa la differenza.
A me quell’articolo uscito su Repubblica è piaciuto moltissimo, devo essere onesto. L’ho trovata una bella analisi.
Quando l’ho visto spuntare fuori nel feed RSS e ci ho cliccato sopra ero pronto a dire “ecco l’ennesima spalata di merda di un cretino che non sa di cosa parla”, invece l’ho trovato bellissimo.
Non sapevo che l’autore non avesse un blog (anche se il fatto che sia scritto meglio di quello che si legge sul 99,9999% dei blog esistenti in effetti il dubbio me l’ha fatto venire) ma sinceramente non mi sono neanche posto il problema perchè in Italia esisteranno 500 mila blog e non posso conoscerli tutti.
Già assumere che solo per il fatto che uno non faccia parte della solita cerchietta dei 200 soliti noti che vanno a fare le cene assieme uno non sappia niente di blog e non ne abbia uno (quando magari potrebbe avere chessò un blog in francese letto da 20mila persone al giorno che tu non hai mai sentito nominare, dico per dire) mi sembra un atto presuntuoso, lo dico senza intento polemico, eh. Ma sono assunzioni che non stanno bene, hai fatto una ricerca approfondita per sapere cosa questo signore sapesse di blog ? O semplicemente TU non l’hai mai sentito nominare e ti è bastato questo per inferire sulla sua competenza in merito solo perchè non è mai stato a un barcamp ?
Vabbè, comunque ognuno ha titolo ad esprimere la sua opinione, ribadisco che a me è piaciuto molto :-)
“tutto quello che hai scritto è stato or ora smentito da Massimo che è decisamente un interno.”
Il tuo aggiungere credito alla teoria della voce interna usando come esempio una voce che è ‘decisamente’ interna, al limite, la conferma la mia teoria.
“Mi spiace, ma la tua teoria a questo punto crolla.”
Guarda che non ho velleità accademiche né pensavo di scrivere tesi sulla rete, ho solo detto la mia da ‘interno’.
Per quanto ne sappia io posso persino dirmi ‘decisamente’ interno, ma poi dovrei spiegarti anche il perché conosci Mantelini e non me e si ritorna da capo a parlare della qualifica di chi parla per vederti replicare con la ‘decisamente’ qualifica di un altro e via così per duecento anni.
Crolla la mia teoria?
Uh, sai quante volte capita?
Più o meno quante sono le volte che non mi si spiega perché.
“le storie d’amore fallimentari che ognuno di noi vive sulla propria pelle servono a darci esperienza.
Sì, certo.
Con un piccolo dettaglio che non si può omettere se si vuole che quella frase abbia un senso:
Se le sai decifrare.
Ed è esattamente quello che manca dall’interno.
Anche perché, ci fosse, in quella storia non ci saresti entrata.
E’ il solito giochino della prova del nove, te l’ho detto, l’hai riutilizzato.
“Ed è proprio l’esperienza che fa la differenza.”
Già.
Si vivesse d’istinto e se fossimo scimmie.
contenta tu :)
Io sono a posto così!
Ho sempre da imparare e da tutti.
Buona serata!
Gianluca: quindi se io dico che non è un blogger è perché non l’ho visto ad un barcamp? Interessante teoria.
Se io non so dell’esistenza di qualcuno vuol dire che non esiste?
Anche questa è affascinante.
Dico che non è un blogger (e mi sono anche informata prima di dirlo, pensa te) perché non ha un blog e di conseguenza non partecipa attivamente a quello che stiamo facendo noi ora.
Mi pare la cosa più logica.
Quindi, ricapitoliamo, per un’opinione diversa non solo sono ignorante ma sono pure presuntuosa perché non penso che la blogosfera sia come quella che viene descritta nell’articolo (che tra l’altro non ho denigrato, ho osato solo dire il mio punto di vista).
Contenta comunque che ti sia piaciuto.
Discutere e scambiare opinioni serve anche a questo, no?
Quando poi oltre l’articolo leggerete anche quello che ho scritto io fatemelo sapere: che lui non “viva” la blogosfera e che a me non sembri altro un tentativo simbolico di creare il villaggio che descrive (anzi, che Massimo descrive) sono dati di fatto.
Non mi pare di averlo offeso o deriso o altro.
Questa analisi utopica sarà anche bella ma non è veritiera.
Broono: quindi tu non impari dall’esperienza? Ogni volta che cucini ti scotti?
Ogni volta che vai in bicicletta ti sbucci le ginocchia?
Quindi tu non interpreti e non impari nulla da quello che ti succede?
Strano ho sempre pensato che essere dentro ad un meccanismo permetta di comprenderlo meglio.
Un po’ come quando invece che parlare di sesso lo fai. Tutto un altro mondo.
Ripeto, punti di vista.
Io non ce l’ho con Niola (che saluto, come direbbe un mio amico), ce l’ho con chi sceglie a chi far scrivere certe cose.
Quando voglio un parere medico vado da un dottore e non da un sociologo.
Domanda in buona fede (ok ridacchio, però vorrei davvero saperlo): cosa significa “vivere la blogosfera”?
barynia: significa farla e frequentarla.
Come quando vivi una vacanza.
La stai facendo e non ti limiti ad immaginarla.
E quindi secondo te chi organizza una vacanza, o chi gestisce un albergo, o chi vive in un luogo di vacanza (senza esserci, in vacanza) non sa cosa significhi passare una settimana a Sharm El Sheik?
Palidoro: scusa ma tu puoi dire di conoscere un posto se nemmeno ci sei mai stato?
Che fai? Parli per sentito dire?
Se ci sei stato bene (indipendentemente dalla vacanza) ma se lo hai visto solo una cartolina che giudizio ne puoi dare?
Non diciamo cavolate (vabbeh, da te non si può pretendere molto, come al solito).
Ciao!
AVVISO PER I COMMENTATORI CHE INSULTANO: è inutile che proviate a scrivere ancora, ancora e ancora.
E’ inutile.
Potete anche strapparvi i capelli, piangere e urlare allo scandalo (che non esiste viste che i miei post li modero come voglio e che non resto di certo qui a farmi insultare da dei poveri cretini), non mi interessa minimamente.
Appoggio Broono su tutta la linea. Per quel che vale. Rossella, mi sembra che tu stia cercando di trovare gli argomenti per rinforzare la tua tesi più che di dimostrarli.
“Un po’ come quando invece che parlare di sesso lo fai. Tutto un altro mondo”.
Se si (s)cade nelle frasi fatte significa che davvero mancano i puntelli per sostenere le argomentazioni. Sarà che forse si stava meglio quando si stava peggio ma è talmente palese che un fenomeno sia “annacquato” quando lo si analizza dal proprio interno piuttosto che da un esterno che non vedo davvero come si possa cercare di dimostrare il contrario.
Io vado all’ippodromo, punto sui cavalli, me ne intendo, vinco anche spesso, pur non essendo mai stato cavallo. Dirò di più: se fossi stato cavallo probabilmente non mi sarei mai interessato al mondo-cavallo e non sarei stato in grado di formulare giudizi equi(ni).
maxzulli: frasi fatte?
Le mie? Sicuro, eh?
Da quando in qua per giocare ai cavalli bisogna essere un cavallo?
Vabbeh.
Esatto Rossella, la mia era una frase fatta, di quelle che si usano proprio per fare gli esemp… ah, vero, l’hai notata. Senza che nemmeno fosse tra i tag .
E hai tenuto a dirci che era una frase fatta, fosse mai il caso non lo capissimo da soli.
Che dire?
Secondo me le svedesi ci stanno.
YAWN!
Quando hai intenzione di dire cose sensate fammelo sapere.
Buona giornata!
Ho letto adesso la tua risposta a Palidoro (che non conosco):
Non diciamo cavolate (vabbeh, da te non si può pretendere molto, come al solito).
Ma perchè scrivi queste cose?
No, davvero, senza polemica: perchè non lasci cadere? Se una opinione è diversa dalla tua, perchè semplicemente lo fai presente, in maniera magari fine, ironica, oppure semplicemente ignori?
Cosi’ facendo la gente che ti legge prenderà sicuramente una parte o l’altra, ma per simpatia non per le reali argomentazioni. E su un sito così esposto la cosa mi pare un peccato.
La questione era interessante ma alla fine i commenti hanno preso la piega polemica. Non è la prima volta che questo accade qua sopra. E non è la prima volta che lo faccio presente. Sono noioso.
La tua era una analisi di una situazione. Ci sta. Nonostante, a mio parere, la ragione stesse esattamente dalla parte opposta. Ma qual’è il problema?
Secondo me hai detto una stronzata. Ci sta. Non è colpa tua. Secondo il mio vicino di casa io sto dicendo una stronzata. Ci sta. Non è colpa sua. Mia cioè.
Broono ha scritto qualcosa di pienamente condivisibile, intelligente, equilibrato, sia nelle argomentazioni che nella esposizione. Tu invece hai svaccato, allegramente, qua e là, non riuscendo a replicare ma focalizzando su offese, frasi, puntigliando (si dice?) in modo inutile.
Rido.
Se questo è il tuo modo di conversare non sono io quella che ha da imparare.
Che palle! No, davvero, che palle!
Tu qui rappresenti la “redazione”, sei la voce di Macchianera, c’è poco da fare. Cerca di stare un po’ piu’ “su” di noi comuni mortali. Dai, ce la puoi fare.
Io comincerei con l’ignorarmi. Sarebbe un primo passo.
YAWN!
Robinson Crusoe è uno dei più bei romanzi di avventura che sia stato scritto e, pur avendo preso spunto da un accadimento reale, è puro frutto di fantasia.
Così’ “America” di Kafka e altri che in questo momento non mi vengono in mente.
Personalmente ritengo che il concetto di “Blogosfera” sia superato o in corso di.
Per ora mi dedicherei al concetto, seicentesco e sensistico, di “Sfera”.
In questo commentario tutti sono stati corretti e sin troppo pazienti, fino all’ultimo. Pur meno “mal abituata” di Vic, ho condiviso la sua esperienza.
Ho trovato cortese la precisazione di Mantellini che ha smentito un castelletto di ipotesi su quel concetto di vissuto che, come obiettato da barynia, ancora resta poco chiaro. Sottoscrivo in pieno il commento 5 di ArMyZ.
Ma soprattutto Broono mi è parso in buona forma. Anche se un paio dei suoi passaggi mi sono parsi contraddittori:
“E’ una realtà fatta di persone che non sono in politica ma ogni giorno sentono di saper produrre analisi politiche (io in cima, eh), che non sono vescovi ma conoscono la chiesa al punto da analizzarla (io ancora più in cima), che non sono mai saliti su un palco ma canterebbero meglio di ogni personaggio analizzato in duecento post quotidiani che spiegano come si metta la gamba per fare quel salto là o come si pieghi la carta per fare un origami migliore del miglior origami giapponese, ma che la stessa operazione non sono in grado di accettarla quando l’oggetto della critica sono loro stessi.
In quel caso no, basta, non si fa se non dall’interno, per parlare (capendo) di blog bisogna avere un blog, come se per studiare le rane servisse essere una rana e non semplicemente conoscere l’anatomia le sue regole e le formule necessarie per traslare quele due competenze nel rana-mondo al fine di poterlo studiare.
O come se per parlare di politica si dovesse essere un politico o come se per parlare di musica si debba poter vantare almeno un festival vinto.”
Broono, puoi pf elaborare?
@broono: analisi interessante (scusa leggo solo ora). Che condivido e che pero’ mi pare abbia un paio di punti discutibili.
E’ vero non serve farsi rana per parlare di rane. Nello stesso tempo non e’ semplice analizzare dall’esterno un fenomeno che si basa in gran parte su relazioni individuali emozionalmente forti. Si vedono sul serio da fuori? Per esempio il grande punto di debolezza dell’analisi della blogosfera come ambito informativo (un argomento che un po’ ho seguito in questi anni) si basa proprio sulla frequente incapacita’ di riconoscere il valore delle connessioni individuali. Difficile per esempio parlare di autorevolezza informativa in rete se non si e’ mai sperimentato il concetto di reputazione (e infatti tipicamente anche i giornalisti piu’ acuti ma “senza blog” equivocano alla grande questo punto). Nella blogosfera farsi rana talvolta serve anche solo a capire il contesto.
Quanto al resto, il resto e’ buzz. Il pezzo di Niola e’ buzz, la critica positiva della blogosfera e’ buzz (compresa la noiosa ripetizione dei non luoghi di Auge che hanno sfinito chiunque tranne che forse il lettore medio della pagina culturale di repubblica) e perfino la pretesa (che pero’ mi pare nessuno abbia) di chiamare blogger a definire i blog lo sarebbe.
Liberi tutti di parlare di rane con appropriatezza o a caso da qualsiasi pulpito., ma libero anch’io di chiedere alle rane come sono fatte le rane. Lo trovo plausibile. Visto che certe rane comunicano, ed anche piuttosto bene, meglio in ogni caso di quanti per una ragione o per l’altra le vorrebbero vedere fritte. saluti
p.s (che poi insomma la rana fritta non e’ questo granche’…;)
Appena ho un attimo (sto lavorando) e sempre che tu sia abbastanza veloce.
La fatwa che mi sono guadagnato oggi mi impedisce di partecipare ulteriormente a questo dibattito e per questo dovrai essere più veloce della grande scure, se vuoi leggere l’elaborazione prima che segua il destino dell’ultima.
Erano anni che non vedevo cancellare così anti commenti sotto uno stesso post e con una velocità che quasi anticipava persino la pbblicazione degli stessi.
C’è del talento, le va riconosciuto.
Nel frattempo, visto che Mantellini è nei paraggi adesso e mi spiace non poterne approfittare, cerco di anticipare un po’ l’elaborazione rigirando la domanda:
“non e’ semplice analizzare dall’esterno un fenomeno che si basa in gran parte su relazioni individuali emozionalmente forti. Si vedono sul serio da fuori?”
Quelle relazioni individuali che i protagonisti definiscono istintivamente e coralmente “emozionalmente forti”, lo sono davvero?
O vengono vissute come tali per un istintivo bisogno di (auto)legittimarle?
Perché non chiedi se si veda la relazione, chiedi se si vede la relazione individuale emozionalmente forte.
Ecco, secondo me l’articolo analizza (benissimo) le relazioni, visibilissime da fuori, lasciando ai ‘blogger’ l’affanno di darne anche la dimensione poiché se l’esistenza delle stesse è verificabile anche solo avendo una connessione, la loro reale (reale) dimensione e consistenza è verificabile solo quando giunti dall’altra parte del famoso ponte citato nell’articolo, parte nella quale con onestà e correttezza non solo non ha collocato i bloggers. ma non ha messo nemmeno sé stesso.
Un consulente matrimoniale non ti dirà mai che non ami abbastanza tua moglie, ti dirà soltanto come fare per farla sentire amata abbastanza.
Poi torno sulla parte analisi politiche, ora mi è finito il render e devo tornare a lavurà.
Non ho letto tutti i commenti, ma in parte.
Non entro nel dibattito di antropologia culturale anche perché ho avuto la fortuna di studiare con Niola e qualsiasi cosa io dica saprebbe di ex studentessa, di piaggeria, di ostentazione fine a se stessa.
L’antropologia stessa, peraltro, si caratterizza per avere come proprio oggetto di studi materiale vario e vasto e, come metodo, uno che sta a metà tra le discipline cosiddette “molli” e quelle dure. Il tutto per dire che i contenuti di cui la disciplina tratta, alle volte, se non adeguatamente spiegati, compresi, trasmessi rischiano di diventare fumosi alla stregua degli interrogativi che ci sottopone Barbara D’Urso circa le sue mercanzie (se rifatte o meno).
Tralasciando questo discorso, ciò che mi muove a scrivere è altro ossia tutto ciò che è affine al concetto di sensibilità (risentimento, suscettibilità, ironia, sarcasmo e come si dice oggi in Italia “quant’altro”- che, ahimé, niente a che fare con Paul Ricoeur).
Io non so granché di blogosfera, di blogger, di barcamp (fino a poco fa ritenevo fosse la pubblicità di un integratore per sportivi, ma vi risparmio il grottesco qui pro quo), etc.
E’ il secondo anno che navigo su blog e uno che ne ho aperto uno. Tuttora mi confondo tra BLOB e Blog, ma questo credo che capiti anche ai blogger più esperti ;)
Mi sono avvicinata a questi contatti virtuali, di vario genere, con la sprovvedutezza della vita reale e ne ho raccolto subito i risultati nel senso che, pur essendo forse l’unica persona che utilizza sempre lo stesso nickname (tranne su “Grazia”, dove mi chiamo Caterina) e ha da poco apposto una microfotografia (risalente ai tempi in cui ero immensamente felice, ma questo è un dettaglio da donna isterica bloggante) vengo spesso confusa per uomo o cose ben più gravi che vi risparmio.
All’inizio ci stavo male oppure ci stavo bene, quando conobbi, ad esempio, una persona piacevole e particolarmente intelligente che inspiegabilmente e vigliaccamente sparì.
Poi ho capito: usavamo due filtri diversi, due bilance tarate diversamente. Io avevo quello della vita reale; queste persone, quelle del virtuale che, chissà perché, sono sempre un pò più spietate e codardelle.
Allo stesso modo la sensibilità e l’ironia risultano completamente manipolate sul web e non è pura questione di anonimato del proprio nome e cognome, ma c’è una massa di “anime senza nome” che si muove senza controllo, che si assiepa nei commenti, che spesso molesta pesantemente utilizzando lo schermo come un elettrodomestico e dimenticando l’interlocutore.
Allo stesso modo l’interlocutore, blogger o chicchessia, dimentica il proprio contesto che inevitabilmente non può essere quello di quattro amiche al bar a discutere di meches o a litigare per chi si accaparra il saldo più conveniente.
Molto serenamente credo che ad alcune persone manchi questo e Ninna, come Bruno Ballardini ( i primi due che mi vengono in mente), spesso danno questa impressione. Per cui fioccano commenti circa la loro livorosità, ipersensibilità e via discorrendo.
Nella vita reale magari utilizzano registri differenti, o più semplicemente, non hanno aspettative di riscontro che nutrono qui al pari di tutti, me compresa, commentatore sporadico compreso.
Ho imparato con grande sorpresa, umiltà e con notevole ritardo (nel frattempo è arrivato Iphone e io sto ancora a mercanteggiare con mio nipote per farmi caricare un Ipod shuffle comprato in America, probabilmente “appezzottato”) che Internet e i cosiddetti Internauti seguono binari peculiari e diversi e, piaccia o no, come nella vita reale bisogna imparare a conoscerli, conviverci, perlomeno considerarli perchè chiudersi in una torre eburnea desta scherno, delusione, fa pensare a complessi. Che uno poi dice chessenefrega non sempre è vero; se hai un blog o un diario o un pezzo di carta dove scrivi dopo controlli chi ti risponde, che ne pensano, etc. Se non ti importa non tieni a ciò che scrivi o ne fai un mero esercizio di retorica.
E questo è uno dei motivi per cui si crea una dipendenza da una parte e spesso un’ossessione dall’altra.
Ora, constatando che ho fatto la fine di Broono ovverossia avrò scritto con buona probabilità mezza pagina, vi saluto con una affermazione, anzi due, ed un interrogativo.
1) La mia convinzione che chi si apre un blog (tranne quelli di taglio specifico, culturale, politico. etc) sia un nerd o uno che ha attraversato un momento di “nerditudine” nella vita permane fino a che non starò a quattro di bastoni sottoterra.
2) Uno dei pochi che riesce a elegantemente bilanciare l’insulto appassionato e il salutare nonché siderale distacco è Filippo Facci il che denota che trattasi di una persona che ha lavorato molto su se stesso, sui propri limiti e sui rischi che questi comportano.
2bis) “2″ non è stato affermato in conseguenza del fatto che io possegga edicole con la sua immagine tipo la Chiesa di Maradona in Argentina.
1 interrogativo) sarà un caso che Gianluca Neri non interviene quasi mai?
Buonanotte al secchio.
Ci si fa rana anche a 14 anni, Mantellini. Senza per ciò capire il contesto. Non è che facendoti un blogghetto diventi di colpo più consapevole e sei upgradato per direttissima. L’autorevolezza, in rete come anche attraverso altri media, te la costruisci attraverso la qualità di ciò che scrivi. La reputazione non è un concetto declinabile a seconda del medium. Se, a livello informativo, scrivi sciocchezze confutabili da chiunque, non importa se tu lo faccia via fax, a matita o attraverso il più elaborato dei “blogses”. E vale lo stesso anche per il più scalcinato dei tuoi commentatori più anonimi, che presume di poterti confutare solo perché può commentarti democraticamente. La capacità di riconoscere il “valore delle connessioni individuali” prescinde dal medium.
Tu, in quanto tu, sei onestamente autorevole su ciò che ti compete. Ma se domani posti un pezzo sul Festival di Sanremo o su una sfilata di moda, non hai una corsia preferenziale in quanto tenutario di blog o possessore di password o perché sai la rava e la fava sull’Iphone.
Lo sei per ciò che dici. Hai voglia poi a cassare commenti, inebriato da quel potere autoriale che nella realtà magari non possiedi. Anche lì, nella gestione del potere di cassazione, trasmetti più o meno qualità.
Virginia: qui non si parlava di autorevolezza ma solo di esperienza.
Riassumo il mio post citando Massimo: “E’ vero non serve farsi rana per parlare di rane. Nello stesso tempo non e’ semplice analizzare dall’esterno un fenomeno che si basa in gran parte su relazioni individuali emozionalmente forti. Si vedono sul serio da fuori? Per esempio il grande punto di debolezza dell’analisi della blogosfera come ambito informativo (un argomento che un po’ ho seguito in questi anni) si basa proprio sulla frequente incapacita’ di riconoscere il valore delle connessioni individuali. Difficile per esempio parlare di autorevolezza informativa in rete se non si e’ mai sperimentato il concetto di reputazione (e infatti tipicamente anche i giornalisti piu’ acuti ma “senza blog” equivocano alla grande questo punto). Nella blogosfera farsi rana talvolta serve anche solo a capire il contesto. “
“Someday we’ll find it, that rainbow connection,
the lovers the dreamers and me.” Kermit the frog.
La nuova frontiera della scrittura è SCOTTEX, dieci piani di morbidezza.
*Broono,
“stordita” è perfetto. Io sono il clone della signorina Carlo (Marchesini docet).
Una volta, dal dentista, trapano sul settimo inf. dx, sbavino laterale, capelli a “tuppo (chignon)” sul poggiatesta, mano destra a presa di ragno sul ginocchio del dottore, sinistra avvingiata alla colonnina del coso dove si sputa:
-” Stia tranquilla, signora, ci metterò un attimo”.
- “Ahhh, ……,ehm, SIGNuooORiiiINAaaahh!”.
Fui cazza di parlare anche lì, col trapano in bocca ed un’evirazione al malcapitato-causa spavento-in atto.
Ehi, pupa, nononnnnnò.
io non ho scritto stordita, ma
‘fingendosi una simpaticissima finto-stordita’
c’è in più un ’simpaticissima’, un ‘finto’ davanti a stordita e soprattutto un ‘fingendosi’ davanti al tutto.
T’ho fatto un monumento e mi tieni solo il ’stordita’ come t’avessi detto che?
Orsù, che tolta la tua sfenata passione (ahimè) per il Facci ti noleggerei per feste di compleanno e giornate spupazzanti.
Senza dimenticare che parlando del Niola t’ho citata come fossi lui in incognito e poi scopriamo che c’hai studiato e allora vuol dire che dietro l’amore (ahimè) per Facci si intravede ben altro che una stordita accecata dal fascino del sublime.
Te c’hai ancora più talento di questa della fatwa, lasa stà.
Macchianera può sopportare la vacanza di un (ahimè) Facci (torna ti prego le colline non stanno in fiore per sempre) meno, molto meno saprebbe sopportare l’assenza delle tue incursioni.
Non ci fosse Barynia a catalizzare ogni singola cellula del mio amore viscerale, m’ingelosirei ogni volta che chiedi a qualcuno di sposarti, qualcuno che non sono io.
Ciao.
Baci.
Ciao.
Detto questo e finito il doveroso preambolo pompino virtuale, mettiamo i puntini sulle i:
Carta da culo lo dici a tua sorella.
je t’aime, comunque come sopra.
Broono,
hai asciugato ogni mia lacrima di commozione.
Prima che sopraggiunga quella cerebrale, lasciami dirti:
vestiti da Facci e corri a spupazzarmi.
Per il resto,
il “Sublime” monzese ha gli occhi foderati di prosciutto brianzolo e più che immaginarmi delle omelettes per asportarglielo, al momento non so fare.
Broono, io ti chiedo QUI, solennemente, di sposarmi prima però passo a spolverare un ciuffo di Facci nell’edicola (al momento ne ho sette) in segno di devozione e rispetto e per chiedergli con gli occhi, a mò di Beato nella Rosa, se è d’accordo che io convoli e se intende farmi da paggetto biondo.
Il ruolo della damigella scassacazzo lo affidiamo a Rossella (detto senza cattiveria), a Barynia quella della zia austera che corre ad aggiustare il velo quando non ce n’è affatto bisogno, il sacerdote o tizio del comune a Ballardini: sento che ne ha giusta autorevolezza.
Prima di tutto, però, ho una cosa in sospeso con Piti sedicente sosia del Vibrazionoman. Sai com’è, ho tanta voglia di essere intercettata.
In quanto alle sorelle, specificami quale perché ne ho 3 e, volendo, anche un fratello.
Al Sud si tromba da matti, come vedi ;)
Je t’aime, moi aussi, mon p’tit chou**
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