Ok, il duce ha ottenuto l’impunità, la polizia può spaccarvi la testa se non gli garbate, le amanti del capo diventano ministro – ma ammetterete che rispetto al primo fascismo, va molto meglio, no? Ci vestiamo meglio, c’è più droga e la musica è molto migliore - ed è più coerente di quella del governo Prodi. Perché un anno fa a quest’epoca, sapete chi era in testa alla classifica? Miguel Bosè con Papito. Davanti a Finley, Negramaro, Biagio Antonacci, Bublè. E due anni fa? Tiziano Ferro davanti ad altri prevedibili long-seller: MiticoLiga, Nannini, Ramazzotti. E tre anni fa? Max Pezzali, Coldplay, raccolta di MiticoVasco, raccolta di Antonacci (ancora?). In top 10 sguazzavano Nek, Tommy Vee e John Cena. Singolo più venduto, I bambini fanno oh di Povia.

Oggi invece soffia un’aria nuova nel Paese. Al n.1 c’è ancora Giusy Ferreri aka Giusy la Cassiera. Il che mi costringe a rimangiare le ipotesi malignazze sulle manovre della Sony per piazzarla davanti ai pesi massimi. Che sono poi quasi sempre gli stessi degli anni scorsi: MiticoLiga al n.2 e Coldplay al n.3 (per una decina completata da Jovanotti, Giovanni Allevi, MiticoVasco, Marco Carta, Madonna, Antonacci - ancora !!!!! Come direbbe Frank Zappa, The strazio never stops - e Amy Winehouse).

Insomma, la Giusy non è meteora: essa è fenomeno. E siccome un settimanale mi ha chiesto un articolo sul fenomeno, ne ho approfittato per contattare due opinionisti pop, per infiocchettare il pezzo con un virgolettato d’autore, ché della mia opinione non frega niente nemmeno a me - ma quando si può mobilitare uno che ha una carica, come insegna Pino Rauti, bisogna farlo.

Sicché, prima telefono a lui. Brava persona, della quale non faccio il nome perché è stato molto gentile e perché questo clima di veleni non fa bene al Paese. Lui è piuttosto conosciuto, fa il deejay/speaker radiofonico da più di vent’anni, lavora per un grosso network.

DOMANDA: “Opinionista, mio opinionista, che mi dici della Giusy? Tu che radieggi da sempre, ti aspettavi questo successo?”

RISPOSTA: “Non so chi sia, come hai detto che si chiama? Sai a me piace la black music, ma gente come Aretha Franklin. E’ al numero uno? Ah, ho capito chi è, l’ho vista in tv una volta”.

Poi sento lei. Brava persona, della quale non faccio il nome perché è stata molto gentile e perché questo clima denigratorio non favorisce il dialogo. Lei è piuttosto conosciuta, si occupa di musica da quindici anni, lavora per tv e radio.

DOMANDA: “Opinionista, mia opinionista, che mi dici della Giusy? Tu che ti intendi di musica, ti aspettavi questo successo?”

RISPOSTA: “Ah, ho capito chi è, quella che imita la Winehouse. Però ultimamente sono stata un sacco all’estero, non sto seguendo la musica italiana, non voglio dirti cazzate”.

Ed è allora che ho cominciato a giungere a QUALCOSA.

Chi abbiamo al n.1 tra i cantanti? Una cassiera.

Chi abbiamo al governo? Un tangentista. No, va bene: un imprenditore televisivo, diciamo.

Chi abbiamo come ministro? Una showgirl di bocca buona.

Chi abbiamo come esperti di musica? Gente che non segue la musica.

Chi abbiamo all’attacco per il Milan? Uno che non gioca più a pallone da un bel po’.

Insomma, di esempi ne potreste fare a millanta anche voi, resta il fatto che la competenza specifica è il grande inganno. Basta con le pastoie, i lacci e lacciuoli del proprio percorso individuale: no limits. Dopo la finanza creativa, la competenza creativa. Alla fine, è il détournement tanto invocato dai situazionisti. Non vi piace? Preferivate il governo Prodi che ci dava Miguel Bosè e Tiziano Ferro e Max Pezzali, tre ortodossi professionisti ormai allontanitisi dal Paese reale - ma soprattutto tre direttive in aperta contraddizione tra loro, a testimoniare un’attività politica ostaggio dei cespugli.

Il fascismo 2008 dal volto allegro invece capisce, e agisce: Giusy è l’Italia del 2008, un’Italia cassiera, un’Italia che si libera di tanta fastidiosa e inconcludente specificità culturale e imita le cantanti straniere: il clone gradevole che ci risparmia i tormenti: via i testi spietati della Amy, dentro il nontiscordardime della Giusy. E poi, non più, come nel fascismo dal volto truce, l’appropriazione autarchica che imponeva di cambiare il nome di Louis Armstrong in Luigi Fortebraccio oppure St.Louis blues in Le tristezze di San Luigi, ma l’adesione spontanea al modello in voga. Dove tira il vento? Ovunque: presto, andiamoci, e chi arriva prima ha vinto.