Tutti i giorni al Museo degli Anni Settanta

Depedisenrico2BStamattina, come ogni mattina, sono uscito di casa.
Ho preso la macchina, come al solito parcheggiata all’angolo della via in cui fu ucciso a colpi di pistola in faccia Mino Pecorelli, direttore della rivista OP e autore di pesantissime insinuazioni su Giulio Andreotti.
Dovevo ritirare della stampe da un service che si chiama Coca Color, ubicato davanti a uno degli ingressi di Città del Vaticano, la cui Banca, lo IOR, era presieduta da Mons. Marcinkus.
Poi ho infilato il lungotevere, passando da quello che per la malavita locale è noto come Albergo Roma, ovvero il carcere di Regina Coeli.
Ho svoltato in Viale Trastevere, lambendo Piazza S.Cosimato, dove abitava Franco Giuseppucci (detto Er Negro, e, nella finzione del Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, Libanese o, nell’omonimo film, Libano), primo e più importante capo della cosiddetta Banda della Magliana, e nelle vicinanze della quale venne accoltellato. Sono anche passato per il pronto soccorso in cui Giuseppucci approdò in fin di vita, invano.
Ho aggirato il Gianicolo e, diretto a Monteverde Nuovo, eccomi in Piazza San Giovanni di Dio, dove nel lungo sotterraneo di una casa venne – si dice – segregata Emanuela Orlandi, cittadina del Vaticano, a opera della Banda della Magliana, secondo gli ordini – pare – di Mons. Marcinkus.
Quindi, arrivato in Via Vitellia, ho raggiunto Villa Pamphili, dove c’è il bistrot di Cristina e dove di solito mi fermo a bere il caffè e scrivere qualche pagina.
Più tardi lavorerò a progetti commissionati da produttori che negli anni settanta erano iscritti alla Loggia Massonica P2 di Licio Gelli, nella sede romana dell’azienda fondata dall’attuale Presidente del Consiglio, anche lui ex tesserato P2.
Nel tardo pomeriggio mi recherò presso il mio dentista, in centro: per farlo, dovrò passare da Via del Pellegrino, dove fu ucciso a colpi d’arma da fuoco Enrico De Pedis (detto Il Presidente, e, nella finzione del Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, Dandi) altro capo storico della Banda della Magliana, presunto assassino, tra l’altro, di Emanuela Orlandi e benefattore della Chiesa al punto da essere sepolto due o trecento metri più in là, nella Chiesa di Sant’Apollinare.
Stasera potrei andare a cena in un ottimo ristorante che si dice esser stato prediletto da Francis Turatello, ma non mi ricordo come si chiama.
Per cui tornerò a casa (sempre passando dalla via in cui fu ucciso a colpi di pistola in faccia Mino Pecorelli) e, cenando, inizierò a pensare che se mi chiamassi Parker e avessi dei fratelli, su questa roba piena di prigioni, imprevisti e opportunità ci farei come minimo un Monopoli.

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8 Comments

  1. Beh, già che c’eri potevi fare un salto in Via Enrico Fermi… dove Franco er Negro trascorreva interminabili pomeriggi estivi seduto al bar, ove riceveva i personaggi della malavita più in voga e reclutava nuove leve. E chissà che magari non ti imbattevi proprio in uno di quei giovani settantini in carriera… Anzi, no… pardon: credo siano tutti trapassati o ridotti ai minimi termini. Chi a Rebibbia, chi ad espiare in sud-america… chi in confindustria.

  2. Al di là del bel post noto che hai fatto un bel giro di peppe…
    Prendevi il tunnel di Porta Cavalleggeri e ti evitavi un paio di omicidi e tanto traffico in più.
    E poi vicino a via Vitellia non c’era la tipografia delle BR?

  3. Hai ragione, ma sai quello di Apocalypse Now che diceva che gli piaceva l’odore di napalm la mattina?

    E poi entrare in Via Vitellia dall’Olimpica è un casino.

  4. “Drinto Regginaceli c’è ‘no scalino chi nun salisce quello nun è romano. Nun è romano e manco tresteverino”.

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  1. Che vuoi farci è la vita, è la vita, la mia

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