Odio gli indifferenti.

Affinché il poco che è rimasto della Democrazia non si fermi ad Eboli (e dintorni) bisogna che vi alziate e camminiate. Fino al seggio, prima o dopo la pausa pranzo. Perché stare qui a prendersi per il culo va bene solo per un po’: il calo dell’affluenza del 6% è padre di un’immagine raccapricciante: vivere gran parte dei vent’anni (dei trenta, dei quaranta, dei cinquanta, fa lo stesso) sotto Silvio Berlusconi e la sua idea d’Italia, della persona, del successo, del riscatto sociale che si esaurisce in quello economico. Segue un manifesto di vita, oltre che di voto.

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi
vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è
abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli
indifferenti.
(Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917)

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

(Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917)
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13 Comments

  1. Condivido.
    Penso che non esprimersi non sia segno di una protesta, caso mai di una sorta di forte immaturità.

    Il nostro pensiero, per quanto espresso in maniera ridotta e mutilato da cattive regole fatte male per impedirci di far sentire la nostra voce, va comunque fatto sentire. E’ un dovere morale oltre che civile. Lo dobbiamo a noi stessi, al nostro amor proprio verso di noi, verso chi amiamo od abbiamo amato e verso chi ha cercato di darci questa piccola grande libertà. Oggi magari può sembrare poca cosa allo sguardo frettoloso ma così non è e non sarà mai almeno fino a quando qualcuno penserà e vorrà cercare di far pensare anche gli altri, non per un suo tornaconto personale ma per un bene comune supremo che sta al di sopra di parti, interessi etc. E’ un qualcosa di profondo che o l’impari da piccolo nel rispetto che hai per gli altri e per le persone o è sempre più difficile vederlo diffuso in un mondo troppo preso dal sè. Si rischia di cadere nel banale lo so, però senza un’Etica con la E maiuscola … ed in tale senso va lavorato perchè quella E maiuscola ci sia nel lavoro, nel rapporto con gli altri, tra le persone, per la strada, con chi ami e a cui vuoi bene. Forse è idealismo, forse farà sorridere i cinici o i presunti tali o i facenti del cinismo la loro difesa per le loro piccole vite … ma il tempo è quello che è nella vita di ognuno di noi e senza un senso di Rispetto verso noi stessi e gli altri … si rischia soltanto la rovina, verso un nulla nihilistico che lascia solo l’amarezza della distruzione intorno a noi, nei nostri cuori e nelle nostre piccole “anime” di persone cha abitano un posto che si chiama vita.

    Sarà che sto diventando … “anziano” ma ieri ho fatto come mio nonno e sono andato a votare nella mattinata, come segno di rispetto per Lui (mio nonno) e per Tutti quelli come Lui che mi hanno permesso di pensare e di condividere il mio pensiero.

    (perdonate lo sproloquio verbale ma mi e’ presa accussì … per un attimo ho dimenticato la sintesi, l’ironia ed anche un certo distacco difensivo e mi sono lasciato portare dalle onde della mia anima)

  2. Posso trovare un po’ volgare l’esibizione del cadavere decontestualizzato di Antonio Gramsci per convincere al voto di due mediocri come Veltroni o Bertinotti?
    Sì, posso.

  3. Puoi fare quello che ti pare, anche considerare il Gramsci più vivo, vitale, moderno, necessario un “cadavere decontestualizzato”.

  4. E poi perché il non voto è per forza indifferenza? Anzi, per una persona che crede in quella che dovrebbe essere la politica è una sofferenza, frutto di un lungo e doloroso ragionamento. Anche non votando si può essere partigiani, il non voto è l’inizio dell’ammutinamento di cui parlava Gramsci.

  5. L’idea d’Italia, della persona, del successo, del riscatto sociale che si esaurisce in quello economico?
    No, che parte dal riscatto economico, punto di partenza di ogni processo di miglioramento. Purtroppo fino a quando la parola d’ordine della sinistra sarà “ridistribuire” anziché creare ricchezza certe posizioni risulteranno fin offensive a chi cerca di darsi da fare.

  6. Diego: Forse mi sono spiegato male, IMHO sei tu che decontestualizzi il povero Gramsci, che di lì a tre anni sarebbe stato uno dei protagonisti del biennio rosso, utilizzandolo come un fantoccio per votare i mediocri di cui sopra.

  7. Di fronte a partiti che diventano sempre piu’ simili e sempre piu’ votati ad una politica fatta di solo marketing l’unica scelta responsabile e’ l’astensione.
    Non voto perche’ non sono indifferente.

  8. Certo, che usare Gramsci per giustifiare un voto a Colaninno Jr., illustra benino l’epoca in cui stiamo vivendo… Del resto, se i testimonial di fine campagna sono stati Totti e Jovanotti…

  9. Scusi, Diego: Lei associa il non votare all’indifferenza. Mi sembra ovvio che sbaglia.

  10. Giusto. Solo una cosa: nella vita non esiste solo chi parteggia, che sia di sinistra o di destra, e chi è indifferente. L’indifferenza è un peccato che si paga a duro prezzo, ce lo insegnò Dante, ma il gioco delle parti ci priva il più delle volte della visione extra-morale, della possibilità di salire in cima ad un monte e vedere dall’alto le forze in gioco. Esiste una morale tanto a destra quanto a sinistra, ed è inevitabile il progressivo radicarsi di pregiudizi all’interno di entrambe. La morale, per inciso, è quel filtro scuro che usiamo per concederci la possibilità di guardare il sole in faccia senza rimanere ciechi. Direi che alla fine diventa una questione di sopravvivenza.
    DONZ

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