Mercoledì 19 Marzo 2008
Come ormai ogni mercoledì, questa sera a partire dalle 21:30 fino a mezzanotte e mezza circa, su RadioNation 1, torna in onda Macchiaradio, con la quarta puntata speciale dedicata al commento del serale di "Amici".
Dietro i microfoni il solito gruppo di sciamannati perdigiorno: Matteo Bordone, Laura Carcano, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri, Simone Tolomelli.
Se non potrete essere qui in studio avrete la possibilità di partecipare in voce su Skype, in multiconferenza. Partecipare è semplice: è sufficiente avere un account Skype, una cuffia, un microfono, e chiedere l'autorizzazione all'account Skype "m4cch14n3r4" (anche nel corso della giornata; anzi: meglio prenotarsi nel corso della giornata). Una sola avvertenza: non chiamate direttamente perché Skype non supporta la doppia chiamata e non potremmo aggiungervi alla conferenza. Chiedete l'autorizzazione e riceverete subito l'invito a partecipare.
Poche le regole: per quanto possibile non ci si sovrappone alle altre voci; non si violano gran parte delle leggi vigenti; si dicono cazzate solo se fanno ridere.
Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.
Se vuoi interagire in diretta con il programma, entra nella chat IRC di RadioNation cliccando sul link "Continua a leggere..." sulla destra, oppure qui. Se invece utilizzi un programma in grado di collegarsi a IRC, è sufficiente cliccare qui.
I Sonohra sono due fratelli di Verona. La loro pagina su
myspace informa che “Nonostante la giovane età hanno sviluppato un alto senso
della composizione, e la loro musica riesce a conciliare il linguaggio rock e
delle più nuove frontiere della musica british, con la lingua italiana senza
mai perdere credibilità”.
(…a proposito di lingua italiana, il brano con cui hanno
vinto la Sezione Giovani di Sanremo afferma perentorio: “L'unica certezza è gli
occhi che io ho di te”)
E’ possibile che il nome Sonohra vi sembri un po' scemo. Ma è mio dovere riportare che “Contiene in sè molteplici significati: si chiama Sonora il
deserto che confina con lo stato della California, rimanda al concetto della
musica senza discriminazioni e se si pronuncia con stretta assonanza, significa Suono Ora".
(a proposito di molteplici significati: un altro loro brano
declama: “Non ci sto più a ridere di un mondo che va in cenere, ti aspetto qui
a vivere, vedrai da te che l'aria non c'è e noi facciamo finta che non so, non
sai, è tutto ok, avere o essere, mi drogherò di musica”)
Sapete, da anni attendevo che il situazionismo irrompesse nella top
ten. Mi sa che ci siamo. Luca Fainello, che dei due fratelli ciuffosi è quello che prende su di sè la responsabilità dei testi, ha 25 anni, non 12,
perciò io dico: lo fa apposta. Ha voluto mettere in scena il deserto che
confina con la comunicazione canzonettistica come noi la conosciamo, periferia
dell’implosione strutturale della nostra cultura – sì, il famoso détournement
di cui tutti si riempiono la bocca E’ QUI, è venuto a trovarci inaspettato come
in Carramba che sorpresa e si è piazzato al sesto posto, malevolo e
destabilizzante cuneo tra il quinto di Sergio Cammariere, con le sue ribollite per
brizzolati, e il settimo dei Finley, con le loro canzoni-Smarties. I Sonohra portano
il loro attacco al cuore di uno Stato che nelle posizioni di governo si imbelletta
con i consueti atteggiamenti “liberal” di facciata: Jovanotti-Amy Winehouse-Pooh-Nannini. Dal
quarto all’ottavo posto c’è invece il contingente sanremese, composto come si
diceva da Cammariere, Sonohra, Finley e Tricarico, in ascesa – e non credo
abbia finito di ascendere, la sua in fondo è la vendetta di Rino Gaetano e di Franco
Fanigliulo e Luigi Tenco e Gigi Meroni - insomma quelli con l’aria di fare una strana
fine che di solito la penisola beatifica allorché si levano dalle palle – ma oggi
la vita è veloce, tutto accelera e chi ha tempo di aspettare che a questi
benedetti ragazzi capiti l’irreparabile? Elio & le Storie Tese, Fiorella Mannoia e Lenny Kravitz
escono dalla top ten, mentre Zucchero rientra al n.9 – poi non stupiamoci se
anche stavolta la gente vota Gabriella Carlucci. Al n.10 Into the wild di
Eddie Vedder, un po’ per merito suo un po’ di Sean Penn.
Bella lì raga, con la top ten abbiamo finito. Togliamoci anche il
pensiero delle new entries, che sono due. Al 29mo posto Mario Venuti. Ora, io
so di essere un uomo turpe, ma Mario Venuti mi inquieta. E anche chi compra il
suo disco. Dev’essere l’attacco del pezzo che ha portato a Sanremo: “Che ne
diresti se si andasse a fare un giro in sella a una canzone che parla ancor
d’amore?” …Già, cosa direi? Magari potrei dire “E' questa la tua parte dentro
questo film? Dicesi di morte in casi come il tuo” (da Niente insetti su Wilma,
Denovo). Ma alla fine, di fronte a gente che candida la propria fisioterapista
e il capo dei tassinari, uno vota anche Venuti, vedete come funziona? L’altra
nuova entrata è il n.43 di Snoop Dogg, che tra tutti i rapper è probabilmente
il più inutile e imbecille – e capirete che non è facile distinguersi con tanta
concorrenza – comunque è un po’ inaspettato che i componenti delle baby-gang
non abbiano lo know-how tecnologico per scaricare il disco di Snoop, oppure che
le bancarelle dei pirati non lo vendano. Se ne deduce che anche nella microcriminalità non
è che funzioni tutto come dicono.
Poi volevo dirvi cheToto Cutugno langue al n. 98.
Little Tony va molto meglio, è al n.61. Ed è davanti a Tiromancino, ahahAHAHAHA. Scusate, questa era un po' personale. Comunque Zampaglione è al n.74 - non che Frankie Hi-Nrg vada molto meglio, è al n. 49. Ma come non ricordare il vecchio Zampa che dice all'ex amico Frankie "I tuoi dischi vendono sempre meno?". Ad ogni buon conto va meglio di entrambi, al n.46, Amedeo Minghi, con un disco che si chiama 40 anni di me con voi. Più che un titolo sembra una condanna inappellabile.
Dei singoli digitali, che dire. Dopo una settimana di perplessità, salgono finalmente al comando Giò Di Tonno e la tipa. La precedente n.1, Estupido, eseguita da quattro tette a nome Cinema 2, è sparita di botto dalla top ten, il che dice molte cose su come funziona questa classifica della FIMI Nielsen.
Ora volevo parlarvi di un’altra cosa: c’è uno spettro che si
aggira per la top 30 – ma questo pezzo è già troppo lungo. Quindi, no.
Ora che è online il sito ufficiale della BlogFest (bookmarkatevelo, ché da oggi in poi verrà continuamente aggiornato e comprenderà man mano sempre più informazioni necessarie per partecipare), forse è il caso di inziare a raccontarvi questa BlogFest come l'abbiamo in mente.
Ce l'abbiamo in mente così: un evento che in Italia non è mai stato organizzato.
L'idea è un po' quella di ricreare una sorta di "gita delle medie" tra blogger, tra cose serie e cose che lo saranno molto meno.
Tre giorni avendo a disposizione l'intera - e stupenda - città di Riva del Garda, completamente wifizzata (non diciamo ancora grazie a chi, ma è facile intuirlo), tra conferenze, eventi, barcamp, sponsor d'eccezione, musica, concerti, mostre e aria del lago.
Tre grandi conferenze tematiche che vedranno partecipare alcuni dei più noti personaggi della blogosfera (e mica ci limitiamo all'Italia)
Tre BarCamp contemporanei, uno generalista e due con tema da definire (anche con il vostro aiuto), con sessioni da 15 minuti l'una, per tutta la durata della BlogFest.
Pacchetti soggiorno con tariffe scontate appositamente per la BlogFest, che andranno dall'hotel a 5 stelle fino al campeggio in canadese (ci teniamo molto, al campeggio: un po' "Festa di Cuore", un po' "Burning Man").
La Wi-Fi ovunque e la rete in fibra ottica. Una sala stampa attrezzata.
La possibilità di prenotare tutto il prenotabile, per chi lo desidera (persino il posto alle conferenze), o di venire all'avventura e non avvisarci nemmeno.
Un grande concerto (venerdì sera). Una grande festa (sabato sera). La premiazione dei Macchianera Blog Awards 2008 (sabato, prima della festa).
Il "nerd da passeggio": una gara tra volontari a colpi di chi spiega meglio internet a quelli che non lo conoscono (avete presente lo "Psychiatric help - 5cent" dei Peanuts? Ecco, tipo).
Poi magliette, gadget, ricchi premi & cotillons a valanga. Come nelle vecchie BlogFest. Molto di più che nelle vecchie BlogFest.
E un sacco di altre cose che abbiamo già in mente ma ci teniamo per
dopo.
O che ci verranno in mente.
O che verranno in mente a voi.
Potete seguire gli aggiornamenti dell'organizzazione della BlogFest (e collaborare alla stesura del programma)
A volte ci ripenso, come fanno i cornuti. All'inizio di marzo la lista dei peccati da confessare è stata ufficialmente ampliata ed aggiornata dal Vaticano oltre il tradizionale decalogo. Tra i nuovi peccati moderni elencati nel documento “Le nuove forme del peccato sociale” commentato Sull'Osservatore Romano dal vescovo reggente della Penitenzieria vaticana Gianfranco Girotti, spiccano i danni all’ecologia, lo spaccio e il consumo di droga, il fare esperimenti sulla vita, ma anche il causare ingiustizie sociali ed economiche per cui “i più poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi”. Finalmente diventa un peccato riconosciuto anche non saldare la fattura di un libero professionista.
di Filippo Facci
Se ieri la Cei ha trovato il tempo di esternare sulle manchevolezze della nostra legge elettorale, mentre sui monaci massacrati in Tibet una vera parola non l?ha ancora detta, beh, confesso qualche dubbio personale sulla funzione della Chiesa nella civiltà contemporanea.
Il silenzio del Papa può anche essere legato alla macchinosità della struttura ratzingeriana, ma da oggi sino a Pasqua le occasioni non mancheranno. E? anche vero che la Chiesa, in Cina, sta giocando una partita delicatissima: milioni di cattolici cinesi rischiano persecuzioni ogni giorno, questo in un paese dove la libertà religiosa in fin dei conti non c?è, e dove segnatamente viene negata la riapertura della nunziatura apostolica chiusa nel 1949.
In Cina, va ricordato, essere cattolici non autorizzati è proibito, pregare è proibito, preti e monache spesso finiscono male, l'aborto viene praticato sino al nono mese, l'infanticidio della progenie femminile è praticamente una legge dello Stato.
Ma il fatto che il Papa non abbia voluto incontrare il Dalai Lama, nel dicembre scorso, non promette bene. Una frase del direttore dell'Osservatore romano, secondo il quale tra Cina e Vaticano «ci sono molte relazioni ed è bene che continuino», promette ancora meno.
Il delicato rapporto tra Chiesa e Cina va compreso, va capito, ma non è detto che questo debba bastarci.