|
|
|
|
Venerdì 14 Marzo 2008

Sono circa 140.000 i bambini “uccisi “ ogni anno nel nostro paese a causa della legge 194 sull'aborto e sono invece circa 1.400 i lavoratori che ogni anno si “suicidano” a causa della legge 626 per la sicurezza sul lavoro. Numeri impressionanti se si pensa che la proporzione è di 1/100 e che basterebbe ridurre il numero degli omicidi per incrementare quello dello suicidi.

La pensa così Giuliano Ferrara con la sua battaglia contro l'aborto ma la pensa così anche Emma Marcecaglia, che nel suo esordio come neo presidente della Confindustria, si dichiara subito contraria ad una logica delle sanzioni in tema di sicurezza sul lavoro.

La 626 infatti è una legge vecchia di oltre dieci anni che tra l'altro non tiene conto dei progressi fatti dal mondo del lavoro in quest'ultimo decennio e ormai in grado per esempio di riconoscere lo status di lavoratori in regola, persino a precari con contratti di collaborazione anche solo di pochissimi mesi. Non si parla però, almeno in questa prima fase, di abolizione, ma di applicazione integrale della legge 626 che in fatto di sicurezza prevede tra l'altro l'assunzione di importanti responsabilità anche da parte dei lavoratori a quali per esempio, in presenza di queste nuove tipologie contrattuali, viene ancora negata la possibilità di essere riconosciuti pienamente responsabili della loro sicurezza.

Una situazione questa che può essere risolta solo trovando finalmente il coraggio di ammettere che la legge 626 è una legge contro ai lavoratori, privati della possibilità di esprimere al meglio la loro ingegnosità per sopravvivere, ma soprattutto costretti a vedere sminuito il ruolo per il quale sono stati scelti.

Le donne sono nate per essere madri e i lavoratori per lavorare, basta con queste leggi che ci impediscono di svolgere al meglio la nostra funzione.