Sabato 1 Marzo 2008
Si conclude l'epopea sanremese, e Macchiaradio commenta la serata finale.
Si parte alle 21:30, su RadioNation 1, con una "formula mista" che ora vi spiego.
In studio: Giorgia Aldi, Auro, Matteo Bordone, Matteo Caccia, Laura Carcano, Lorenzo De Marinis, Filippo Facci, Paolo Landi, Paolo Madeddu, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri, Valeria Sgarella, Simona Siri e Claudio Sterpone.
Allo stesso stempo, si ripeterà l'esperienza dell'ultima puntata: ovvero avere ascoltatori in collegamento su Skype in multiconferenza. Partecipare è semplice: è sufficiente avere un account Skype, una cuffia, un microfono, e chiedere l'autorizzazione all'account Skype "m4cch14n3r4". Una sola avvertenza: non chiamate direttamente perché Skype non supporta la doppia chiamata e non potremmo aggiungervi alla conferenza. Chiedete l'autorizzazione e riceverete subito l'invito a partecipare.
Poche le regole: per quanto possibile non ci si sovrappone alle altre voci; non si violano gran parte delle leggi vigenti; si dicono cazzate solo se fanno ridere.
Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.
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di Filippo Facci
Questo è un ritratto di Luca Josi, il mio migliore amico, l'unica persona al mondo cui mi considero un subalterno. Il ritratto fu pubblicato anni fa su un'edizione del Foglio (domenicale) che non leggeva nessuno. Qua e là, mimetizzato nel racconto, faccio vagamente capolino anch'io. Tolgo i commenti perchè, per i pochi cui possa interessare, non c'è niente da dire ma solo da leggere.
Mettetela come vi pare, e appiccicatemi addosso quel che vi pare: ma quando sento
Fabio Mussi citare gli economisti classici, parlare di «
consumo signorile», di capitale, e rimettere le categorie d'estremismo e moderatismo al loro posto, io qualche brivido lo provo ancora.
E lo dico: Fabio Mussi, anche quello con i due reni vecchi, vale dalle due alle tre volte
Walter Veltroni. Il
Pagnoncelli che c'è in me vuole dire di più, esattamente questo: sostengo Mussi con il 78,0% delle energie politiche rimaste; con il 2,0% provo anche io l'euforia generalista e senza contenuto per il Partito Democratico; il residuale 20,0% è energia dispersa.
di Filippo Facci
Va bene, la coerenza è la virtù degli imbecilli come già dissero Oscar Wilde ed Eugenio Scalfari. In politica, poi, tradire pare quasi un dovere, una banalità, un passaggio fisiologico che è precluso solo a chi non capisce come gira il mondo. Sostenere il contrario di quanto si sosteneva in gioventù, o un paio d’anni fa, pare diventato la serafica regola e non l’eccezione, non una peculiarità ma l’immancabile requisito dell’uomo di mondo.
Non faccio nomi, non ne ho voglia, non serve.
Ma ci sono in giro liberali che un tempo combattevano il liberalismo nelle piazze: e io per esempio il liberalismo nelle piazze non l’ho mai combattuto, voi?
C’è chi propugna campagne mondiali contro l’aborto, e però in vita sua ne ha condivisi tre: e a me non è capitato, tre aborti io non li ho condivisi, voi?
Un mio noto collega scrive caterve di libri contro un certo islam, e però anni fa inneggiava pubblicamente all’ayatollah Khomeini: e io non ho mai inneggiato a Khomeini, voi?
Per non parlare dei filo-israeliani che erano filo-palestinesi, gli incensatori del libro di Mario Calabresi che inneggiarono alla morte del padre, i garantisti ex forcaioli, i neo-craxiani che lo lapidarono.
Possibile che il destino dei coerenti, dei patetici coerenti, sia solo quello di perdere treni?
(Il Giornale, 29 febbraio)
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Indovina chi sono. Pronti via.