Distrette vedute

Distretto di Polizia 7

Passo, mio malgrado, per uno che sulle serie televisive ne sa a pacchi. E dico “mio malgrado” perché il merito è sminuito dal semplice fatto che le guardo tutte, perfino quelle brutte. Salto quelle orribili, perché non ho ore oltre alle canoniche 24, perché lavoro, perché ho una vita e tutte quelle altre cose che si dicono in questi casi. Va detto anche che, tra quelle americane, quelle orribili sono una sparuta minoranza, quindi ribadisco: sostanzialmente tutte.

La premessa di base è che una serie americana repellente sta comunque ad una italiana bella quanto uno scarabocchio del Shakespeare all’opera omnia di Federico Moccia. E’ un’equazione sulla quale non accetto obiezioni e che non ammette deroghe: come ho detto in altri casi a noi, di contro, viene bene la pizza.

Non sto a motivare perché non riuscirei a concludere prima delle olimpiadi: è una questione di tempi, di montaggio, di doppiaggio, di scrittura, di sceneggiatura, di prodondità dei personaggi.

Malgrado l’assunto che abbiamo appena stabilito, va ammesso che l’edizione numero 6 di Distretto di Polizia (ieri sera è terminata la settima) si lasciava guardare. Sarà stata una congiuntura favorevole o quel che volete, sta di fatto che, per la prima volta in Italia, una produzione rinunciava ai grandi nomi e quelli che aveva da mostrare erano cresciuti con lei. Quindi niente Isabelle Ferrari, niente Claudie Pandolfi: solo Giorgio Tirabassi e Ricky Memphis. Non è una cosa da poco, se pensate a quello che invece succede negli USA: voi ricordate chi fossero i sei di Friends, prima di Friends? Avevate mai visto l’agente Mulder o Grissom, prima che ve li facessero scoprire X-Files e CSI?

Da noi non è mai stato così: nel passaggio tra la scrittura e la produzione, nel momento in cui canonicamente intervengono i direttori di rete, se qualcosa di decoroso c’è, viene perso. E siccome nella concezione che i direttori di rete hanno del telespettatore bue, va bene la storia ma comunque in una fiction ci vuole la star (o, in alternativa, uno che abbia il fisico per poter apparire sulle copertine di settimanali dedicati ad adolescenti in piena crisi ormonale o frequentratrici di saloni di parrucchiere che hanno avuto l’ultimo sconquasso ormonale quando qui ancora era tutta campagna), vorrete mica lasciare a casa un Sergio Castellitto, un Gigi Proietti, un Michele Placido, un Massimo Ghini, un Giulio Scarpati, un Massimo Boldi, un Lorenzo Crespi, un Fabio Fusco, un Lorenzo Flaherty?

Poi c’è questo: in Italia una fiction o una serie televisiva non hanno alcuna possibilità di entrare in produzione o anche solo essere prese in considerazione a meno che non parlino di: medici, detective, preti, santi, maestri di scuola, campioni sportivi. Esistono, certo, le varianti, e si va per addizione: preti che fanno i medici, preti che fanno i detective, preti che diventano santi, preti che fanno i maestri di scuola, maestri di scuola che diventano santi, medici che fanno i detective, e detective che fanno un lavoro che esiste ormai solo a Topolinia (è pieno, là fuori, di gente a cui chiedi che lavoro fa e risponde “Perbacco, come sarebbe a dire che lavoro faccio? Il detective, non si vede?”).

Insomma, stavo dicendo che la sesta stagione di Distretto di Polizia è sembrata emergere da un pantano sconsolante di ovvietà, concedendosi vezzi fino ad allora riservati solo ai grandi e solo oltreoceano: far morire un personaggio principale quando sono andate in onda solo la metà delle puntate; farlo morire da pirla (perché nella maggior parte dei casi anche gli eroi muoiono da fessi, per una disattenzione o una cretinata, ci avete pensato?); farlo morire non all’istante, in tempo per proferire un’ultima frase toccante, ma solo dopo essere stato trasportato in ospedale; e farlo morire in una puntata costuita ad arte in modo che lo spettatore non capisse sin dalla sigla iniziale che stava per arrivare il colpo di scena.

Crepava Ricky Memphis, il personaggio forse più amato dal pubblico di “Distretto”, dopo sei stagioni di onorato servizio, e lo faceva con le modalità che vi ho detto, al punto da far sembrare che un’aspettata ventata di realtà avesse iniziato a scuotere la fiction nostrana.

Inciso: io non mi commuovo mai davanti allo schermo. Ma proprio mai mai. L’ultima volta che l’ho fatto è stato per la scena dei tizi sui banchi ne “L’Attimo Fuggente”, ma avevo diciott’anni, e diciott’anni son trascorsi da allora. Non mi commuovo nemmeno per cose tipo padre che perde figlio; figlio che perde madre, cane che va a piangere madre e figlio sulle rispettive tombe. E invece lì, quando Memphis sussurra a Tirabassi “A’ Robbe’, c’aveva raggione mi’ madre: la data de scadenza è ‘na ggiornata qualunque”, ecco, lo ammetto, solo un po’, ma è successo.

Tutto questo per spiegare come si fa a fare un passo avanti e due indietro: si chiama Massimo Dapporto. Perché non ve l’ho detto: nella settima serie il commissario, invece, lo fa Massimo Dapporto. Ci hanno risparmiato il padre che perde il figlio e il figlio che perde la madre, ma non ci hanno fatto mancare il cane. L’hanno chiamato a fare da protagonista e lui, giustamente, massimodapporteggia. Vi basti sapere che ad un certo punto dell’ultima puntata l’attrice semisconosciuta che interpreta la moglie recita tre frasi a caso, e bastano perché sia set, game e partita per lei. Esiste un momento preciso, misurabile, in cui una serie “salta lo squalo” intraprendendo l’inesorabile declino, ed è quando arriva Massimo Dapporto.

Non so, francamente, se nel passaggio dalla sesta alla settima serie siano cambiati sceneggiatori; sta di fatto che nella puntata di ieri sera sono accadute cose che voi umani eccetera eccetera. Tento di andare per ordine.

Madre e figlio si recano in commissariato perché il bambino ha bevuto un succo avvelenato con la candeggina. Sin dal primo minuto la madre indugia più del dovuto al cellulare, e bravi siete voi a capire una cosa che più telefonata non si può, perché a quanto pare quelli del “Decimo Tuscolano” sono deficienti: dopo svariati interrogatori, si scopre che è stato il figlio ad avvelenarsi il succo, per ricevere più attenzioni da parte della madre. E quando rivelano che, sì, è vero, ma la madre è impegnata perché è single e lavora 16 ore al giorno, lì senti squillare il secondo “Driiiin”.

Poi ancora: vogliono incastrare Massimo Dapporto. Lui è ferito ad una spalla, ma disarma l’acerrimo nemico che ha davanti a sé, il quale finisce morto con un colpo di pistola alla schiena. Lo accusano di avere sparato a freddo ad un uomo disarmato e, nel momento in cui è costretto a difendersi, lui – attenzione – ha l’“amnesia”. L’amnesia, per la cronaca, non è solo un evento telefonato: è direttamente stampato sulla copertina degli elenchi “A-L” e “M-Z” dei maggiori centri urbani.

Infine, una cosa che ha dell’inimmaginabile, ma giuro che ero lì incredulo davanti allo schermo, ed è successa: l’ispettore capo Enrico Silvestrin si presenta in commissariato con un regalo per la fidanzata ispettrice Francesca Inaudi. Lei, tutta eccitata, lo scarta e poi grida: “Ma dai! Non ci posso credere!”; lui specifica: “Erano settimane che ne parlavi”; e lei, ancora: “Grazie! Il DVD di Maria Montessori!”. Ora, non è obbligatorio che tutti lo sappiano, ma la fiction sulla Montessori, andata in onda sempre su Canale 5 qualche mese fa, è prodotta dalla TaoDue di Pietro Valsecchi. Dal momento che non siete sceneggiatori di “Distretto di Polizia” sarete in grado di indovinare chi è a produrlo, “Distretto di Polizia“: toh!, la TaoDue di Pietro Valsecchi. Ed è ovviamente a causa di una fortuita congiunzione di eventi, immagino, che il DVD della Montessori sia in vendita nei negozi proprio in questi giorni.

Insomma: io che ci fosse una qualche speranza l’ho detto, e chiudo il pezzo prima di ricredermi del tutto, dal momento che mentre lo scrivevo ho scoperto su YouTube che Ricky Memphis potrebbe non essere morto: mentre era in ospedale i cattivoni in abito nero dei servizi hanno intimato al chirurgo di dichiararne il finto decesso, in modo che potessero reclutarlo in incognito nella DIA.

Ora, io non sostengo che sarebbe più che lecito tarpare sul nascere i sogni e le speranze di chi aspira a fare il mestiere di sceneggiatore in questo paese, però, per dire, ieri mi serviva un falegname e alla fine mica sono riuscito a trovarlo.

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24 Comments

  1. ricordo anche il penoso tentativo con R.I.S.
    dialoghi improbabili, pause eterne, ritmo lento poi velocemente confuso
    telecamera mossa per scimmiottare 24…

    è anche questione di fotografia, di montaggio, di luce
    insomma tra USA e Italia in questo campo non c’è partita

  2. Perfetto, per cui ora possono fare lo Spin Off, DIA! (Cazzo. Spero che nessuno della TaoDue legga Macchianera. Ti prego Gianluca, cancella il commento prima che sia troppo tardi.)

  3. Non pensavo che si potesse mettere nella stessa frase le parole “tutta eccitata” e “dvd della Montessori”.

    Così come mi piacerebbe vedere chi è che è in grado di parlare per settimane (dico, settimane) del medesimo DVD.

    Mi immagino che seratina tutta pepe quando se lo guarderanno insieme

  4. Gianlu’, DDP è in effetti la prima fiction italiana a tentare, almeno nelle prime due-tre stagioni e in modo *molto* moderato, di tenere il passo con lo stile di quelle USA: si vedeva da alcuni dettagli di sceneggiatura, da alcune battute e ambienti. E poi la Ferrari sarà stata pure antipatica ma in quel ruolo era credibile: era il commissario. E non ne dubitavi, neanche per un attimo. Poi c’è la Pandolfi che, nonostante l’impegno che pure ci metteva, sembrava costantemente fuori posto, e Dapporto messo lì perché c’era un posto da riempire.

    Però DDP6, nonostante i “colpi di scena”, è anche la stagione che più fa a cazzotti con la realtà: capisco che non si possa andare avanti per anni a parlare solo di bambini che si auto-avvelenano, incidenti stradali, piccoli spacciatori e roba che solo marginalmente ha a che fare con il “grande crimine” (mafia & C.). ma l’idea che il commissariato Tuscolano (che a Milano forse farà esotico come il 41o distretto, ma qui a Roma a pensarci fa ancora più ridere :-) ) si occupi di mafia, terrorismo islamico e altro, e che la DIA recluti segretamente un ispettore di un qualsiasi commissariato di periferia facendolo credere morto è patetica: è l’imitazione di una serie USA senza averne la grandezza (quando c’è) e il respiro.

    Fra l’altro DDP6 aveva già “ucciso” un personaggio di primo piano nella prima stagione, ed in modo ancora più inaspettato e drammatico; quella era una morte che sembrava vera, questo è un trucchetto per far uscire Memphis, che non ne poteva più, dalla serie, con la storia della DIA serve ad inventarsi qualche possibile comparsata.

  5. lui – attenzione – ha l'”amnesia”.

    Queso mi ha fatto venire in mente un dialogo dell’ultimo episodio di Samantha Who?

    “I’ve got amnesia”
    “Amnesia doesn’t exist! It’s just a cheap and lazy story telling device.”

  6. Anche io non posso fare a meno di guardare certi spettacoli. Di fronte agli incidenti, persino quelli più truculenti, tiro dritto ma di fronte alle penose sceneggiature dei telefilm italiani non posso fare a meno di guardare. E concordo su tutto, sei stato solo troppo sintetico:-)

  7. in realtà William Petersen (Grissom) aveva fatto almeno due film bellissimi. Manhunter, la storia di Hannibal Lecter prima de Il Silenzio degli innocenti, e Vivere e Morire a Los Angeles. Credo sia stato preso proprio per queste due interpretazioni.
    Elena

  8. Segnalo, tuttavia, che l’ONU ha istituito la giornata mondiale Rino Gaetano “Memory Day: Berta used to file”. A sua volta la Presidenza del Consiglio sta istituendo il “Premio Gaetano 2008” a Casperia. Presenteranno Daniele Piombi e Margherita Buy mentre Benigni leggerà alcuni brani di Rino. Veltroni ha già detto che il Comune di Roma ha stanziato 20 milioni di euro per il Progetto “Festival della canzone d’autore Rino Gaetano”. Formica ha già pronta una splendida biografia di Rino in tre tomi “Rino Gaetano. Una vita contro”.
    Ma quello che più mi rende felice è la proposta di Caltagirone di intitolare la nuova piazza della lottizzazione “Porte di Roma” a Rino. Piazza Rino Gaetano sarà presto una realtà. Tu GNeri neanche una parola … rimango basito …

  9. scusate, nn per andare controcorrente eh, ma distretto di polizia mi ha fatto venire l’orticaria dalla prima puntata (e da quando cercano di spacciare silvestrin e soprattutto max giusti l’uomo meno espressivo de ‘la cosa’, soprattutto quando sostiene invano di fare imitazioni), mentre trovo migliore (a parte le parentesi rosa, che di solito son sco*ate piu’ o meno clandestine) ‘la squadra’ su raitre, perlomeno molti personaggi (ihmo) sono credibili (cosa che certo di giusti e/o silvestrin nn potrebbe dire nemmeno bocelli)

  10. CSI è un buon telefilm, ma ne limiterei la ‘confezione’. Insomma, tutta quella penombra mi sembra esagerata per un laboratorio. :)

    Quanto al cast di DDP, inserirei anche qualche reduce del Drive In, così la chiudiamo in bellezza e non ne parliamo più.

  11. Grissom (ovvero William Petersen) è stata una delle migliori promesse mancate degli anni ottanta. Sempre lì lì per sfondare, senza mai farcela.
    Oltre a Manhunter – Frammenti di un omicidio di Michael Mann (mica cazzi) ha fatto il bellissimo Vivere e Morire a Los Angeles di William Friedkin, uno dei migliori (e sottovalutati) esempi di cinema degli anni ottanta.

    In ogni caso il merito delle serie americane e la capacità di recupare attori bravi ma dalla carriera traballante: Kiefer Sutherland prima di 24 era solo il figlio di uno ben più conosciuto, Rob Lowe senza West Wing e Brothers and Sisters sarebbe rimasto un ex belloccio di vent’anni fa e Kyle McLachlan senza Twing Peaks, le Casalinghe Disperate e un ospitata lunga una stagione in Sex and the City sarebbe rimasto Paul Atreides.

  12. Beh, se non ricordo male Kiefer Sutherland era apparso in codice d’onore, faceva uno dei sottoposti di Nicholson. Il punto essenziale e che sia per Sutherland che per Petersen non c’è una forte associazione con un personaggio. Li vedi, magari dici, io questo l’ho già visto, ma se non sei un cinefilo appassionato non sai chi siano.

    Al di là di questo, ma Gianluca, rinneghi Boris? Ok, non centra niente con una serie come DDP ma comunque è una cosa italiana fatta bene, magari non raggiunge i livelli delle migliori serie americane ma è comunque meglio di alcune serie americane brutte.

  13. Non ho visto Distretto quest’anno perché non c’era più Ricky Memphis e Dapporto è pallosissimo, zero carisma. Ho letto da qualche parte che nella prossima serie Simone Corrente, che interpreta la parte del poliziotto gay, prenderà il suo posto. Sarebbe un miglioramento sicuro, perché il suo personaggio è molto interessante. Però spero ancora che quel finale della sesta serie, chiuso con la morte apparente di Belli, sia recuperato in qualche modo. Dapporto ha pure interrotto la formula del commissario donna, felicemente interpretato sia dalla Ferrari che dalla Pandolfi.
    Quanto a CSI, chissenefrega del CV di Petersen. Lui è Gil Grissom e basta. Sta ben pagato, tanto quanto Hugh Laurie per fare House. E non stiamo parlando di Ridge.

  14. Gianluca, non ho capito una cosa: hai elogiato la sesta stagione di Distretto, parlando bene del duo Memphys-Tirabassi, ecc., e poi alla fine dici che hai scoperto su YouTube il finale a sorpresa della probabile finta morte dell’ispettore Belli. Boh?!

  15. Manhunter soporifero, Michael Mann ha un modo ‘sospeso’ di girare che non capisco e non mi piace. Kyle McLachlan resta l’agente Cooper (e Trey McDougal e il direttore dello Stardust. stop). Petersen l’ho visto anche in un film con l’ex Pacey di Dawson’s Creek. Da quando ho sentito la voce originale di Horatio Caine (un vampiro albino con l’enfisema), ho deciso che quello di Miami è il mio CSI preferito.

  16. Distretto di Polizia mi è piaciuto fino all’edizione scorsa. Questa era veramente penosa.
    Come commissari mi sono piaciuti più di tutti la Ferrari, poi Tirabassi, infine la Pandolfi. Non pervenuto Dapporto.
    Comunque, l’errore secondo me è quello di voler paragonare le nostre serie a quelle americane, non c’è storia (colpa anche di chi le realizza, che scimmiotta i colleghi d’oltreoceano). Andrebbero comparate con quelle europee: francesi, tedesche, spagnole. In questo modo secondo me Distretto di Polizia stra-batte tutti, non c’è Derrick che tenga.
    (un paio di anni fa ero in Spagna e trasmettevano la seconda o la terza stagione di DDP).

  17. Joe, io invece azzarderei che la Pandolfi è stata la migliore.
    E’ vero, c’è l’errore di comparare tutto ai Tf americani. Però Distretto è un bel prodotto italiano, anche se ricordo qualche critico che si lamentava del fatto che avessero tutti l’accento romano. Come se in un commissariato qualsiasi a Roma si parlasse con la dizione di Gassman.

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