34, 43, 71, 71.

Parlano i numeri. I turchi favorevoli a un ingresso in Europa, due anni fa, erano il 30 per cento: oggi sono il 21. I simpatizzanti per l’Iran di Ahmadinejad, sempre due anni fa, erano il 34 per cento: oggi sono, attenzione, il 43. L’ultimo “Transatlantic Trend Survey” evidenzia un crescente disinteresse per gli Stati Uniti compensato da un crescente interesse per l’Islam radicale: quasi il 36 per cento dei turchi crede che gli Usa siano un pericolo per la sicurezza nazionale. Il 44 per cento dei Turchi, poi, al termine della breve guerra libanese, simpatizzava con Hezbollah: solo il 9 appoggiava Israele.

Romano Prodi può anche appellarsi a richiami d’ufficio affinchè il governo turco vigili sulla società, resta da capire chi vigilerà sul governo turco. E’ stato il premier Erdogan a chiedere il rilascio di tutte le famiglie rinchiuse nelle prigioni israeliane, è stato lui, nel luglio scorso, a definire Israele “stato terrorista” e a denunciare il rapimento di donne e bambini iracheni da parte degli americani, è stato sempre lui a esprimere solidarietà verso il leader di Hamas Kaled Meshaal che Europa e Usa considerano un capo terrorista.
Nessuno menziona mai l’annuncio turco, del maggio 2006, secondo il quale verrà aperta una centrale nucleare a Sinop, sul Mar Nero, ciò che ha tutta l’aria di un allineamento col programma energetico iracheno.

Insomma, altro che frange estremiste, solo un pazzo può non accorgersi che il partito di Erdogan sta cercando di riposizionare una politica vagamente filo-occidentale in direzione di una politica filo-islamica, come i media turchi regolarmente registrano e come il crescente humus anti-occidentale sta dimostrando.
L’asse si sta spostando, e le palesi difficoltà di Bush in Iraq non hanno certo facilitato le cose, visto che in Turchia affiora il terrore che un Iraq poco unito possa tornare ad alimentare il nazionalismo curdo.

In tutto questo non abbiamo neppure menzionato i minuscoli vasi di coccio rappresentati dalle minoranze non islamiche: appunto i tre editori della Bibbia sgozzati l’altro ieri con modalità da Hezbollah, l’eccidio del giornalista armeno Hrant Dink, l’assassinio di un giudice che aveva negato una promozione a un’insegnante che portava il velo, l’omicidio di padre Santoro, e ancora le bombe contro uno stand commerciale che vendeva libri cristiani. Bombe e omicidi ridèstano per qualche minuto, mentre restano nel grigio dei Lupi estremisti, invece, le condanne penali a chi solo menziona il genocidio turco (quello che a negare, oggi è rimasto solo Carlo Panella sul Foglio) e per esempio le condizioni dei 100mila cristiani che in Turchia denotano il privilegio di essere ancora vivi.

Oggi, nella Turchia che ambisce all’Europa e dove il 99 per cento della popolazione è seguace di Maometto(la Turchia cioè che spalancherebbe le porte a 71 milioni di musulmani quando l’Europa ne contiene solo quindici milioni e ha già i suoi problemi) e oggi, insomma, un cristiano è privato di ogni status giuridico, non può aprire scuole seminari, possedere la chiesa dove offìciare la messa, denunciare furti in chiesa, circolare in tonaca, lavorare nella pubblica amministrazione, scrivere in turco: le bibbie utilizzate dalle comunità cristiane in turchia erano quasi tutte stampate dalla casa editrice falcidiata l’altro giorno. E’ per questo che i cristiani vanno raramente in giro da soli, laggiù, e cambiano spesso percorso, visto che sulla stampa peraltro le campagne anti-cristiane sono senza ombra di dubbio in aumento.

Ma non sono temi propriamente all’ordine del giorno, in Turchia. E non lo sono neanche in Europa o in Italia, l’incredibile è questo: giusto il tempo di soffermarsi su un triplice omicidio, perchè non se ne può fare a meno, e poi via, il tema sparisce dalle prime pagine dopo moniti generici tipo quello di Prodi ieri, secondo il quale “guai a farci influenzare da tragedie come questa rispetto a linee politiche che guardano a orizzonti non a breve”, o, ancora, tipo quello del ministero degli Esteri, il quale “prende atto della forte preoccupazione e riprovazione del governo turco”. Prende atto.

Libera traduzione: ci importa solo della politica intesa in chiave economica, ciò che determina questo insopprimibile desiderio di Turchia da parte dell’Europa e quindi dell’Italia.
Il punto, purtroppo, non è neppure se una Turchia europea fungerà o meno da cavallo di Troia dell’islamismo: il punto è che negli ultimi anni in Turchia ci sono stati ingentissimi investimenti esteri supportati da congiunture favorevoli. La vittoria del Partito islamico di Erdogan, nel 2002, ha propugnato valori sempre più conservatori ma ha anche aperto la strada a riforme liberiste soprattutto nelle telecomunicazioni nonchè in settori chiave come il tabacco e il petrolio. Tra il 2004 e il 2006 gli investimenti esteri sono aumentati del 76 per cento, e sono dati che mettono in secondo piano tutto il resto: succede in Cina, figurarsi in Turchia. Le analisi politologiche non interessano, il presunto scontro di civiltà tantomeno, i morti e gli incidenti vabbeh, ci vorranno anni, ma tutto andrà a posto, suvvia.

L’unica speranza è che quella stessa economica burocratica che sta grettamente veicolando la politica europea (e benedicendo l’ingresso di 71 milioni di nuovi consumatori) possa fungere anche da volano all’opposto. La recente fuga di capitali a opera di molti acquirenti europei (Inghilterra, Belgio e Germania tra questi) ha trovato la sua ragion d’essere proprio nel contesto politico e civile, non nel mercato. In Turchia maltrattamenti e torture continuano, le donne sono discriminate, i delitti d’onore e i matrimoni forzati sono come prima, il divieto di sciopero e di contrattazione pure, le minoranze sono discriminate, i non-musulmani pure: eppure l’Europa è parsa agitarsi solamente dopo la manifesta indisponibilità della Turchia ad aprire i porti alle navi di Cipro, o al massimo in obiezione al famigerato articolo 301 del codice penale turco, quello che elimina la libertà di espressione con la scusa di non offendere l’identità turca. Dimenticando, peraltro, che nel codice turco sussistono altri articoli come per esempio il 306: chiunque chieda il ritiro dei militari turchi da Cipro – spiega – oppure dichiari che il genocidio degli armeni sia semplicemente esistito, va in prigione.
Erdongan non muterà rotta, non cambierà questo nè altri articoli: ne va, politicamente, della sua sopravvivenza.
Sicchè è probabile, o meglio auspicabile, che l’Europa tantomeno muterà rotta o cambierà atteggiamento: ne va, civilmente, della sua sopravvivenza.

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40 Comments

  1. E’ veramente incredibile che il 36% dei turchi veda l’america come un pericolo,quando la politica estera di Bush è stata condotta all’insegna della trattativa e del dialogo.
    E’inconcepibile che solo il 9% appoggi Israele dopo l’affetto dei soldati Israeliani dimostrato ai civili palestinesi, tenendoli così stretti a loro, quasi fossero degli scudi umani.
    Fino al 1982 anche nel codice italiano figurava il delitto d’onore ma nessuno ha mai pensato di cacciarci dalla nato o dall’onu.
    In Italia abbiamo 4/5 regioni sotto il controllo della mafia,combattiamo la magistratura quando denuncia rapimenti e torture da parte dei servizi segreti,viviamo una arretratezza civile e culturale a causa delle continue ingerenze della chiesa,abbiamo sul groppone anni di stragi insolute, ma in virtù della regola del meno peggio, non appena possiamo criticare e/o giudicare gli altri non perdiamo occasione.

  2. però Facci ha ragione, secondo me, la Turchia in Europa è come minimo una forzatura, e lo è su molti fronti.
    Io non trascurerei che diventerebbe contemporaneamente lo Stato più popoloso (o lo diventerebbe in breve, dati i tassi demografici suoi e nostri) e a minor reddito. Questo drenerebbe, credo, tutte le risorse a favore delle aree povere dell’Europa. Quella vera.

    Poi, non capisco: abbiamo già metabolizzato la Polonia? La Bulgaria? La Romania? abbiamo allargato l’Unione Europea in fretta, in vasta scala e accettando Nazionie e popolazioni con gravi problemi socio-economici.
    Ci mancherebbe anche ritrovarsi oltre 70 mln di straccioni fanatici e arretrati, rappresentati nelle istituzioni in base all’ampiezza demografica: sarebbe la morte della UE, a mio parere.
    O c’è un superiore motivo di ordine strategico (facciamo vedere al mondo islamico che non la’bbiamo con loro, accettando un loro grande Stato), o in termini “normali” mipare una candidatura inaccettabile.
    E poi, non abbiamo ancora nella UE l’Ucraina (altri 50 mln di messi bene), la ex Jugoslavia esclusa la Slovenia (boni quelli), e la Turchia rischierebbe di dar forze alla richieste di Marocco, Tunisia ecc di far parte di una UE allargata. E buona notte, allora.

  3. analisi lucida e brillante,come sempre.Un peccato il riferimento a lupi grigi e omicidi attuati da folli criminali.Negli anni 70 350 persone stramazzarono al suolo per mano di brigatisti(sui quali si sbaglio diagnosi.Erano cretini,giuro)e lo stesso numero moltiplicato per dieci di feriti quasi a morte non fecero dell’italia uno stato impresentabile.Per il resto non resta di augurarsi che le sirene del capitalismo fungano da correttivo naturale

  4. Raccoss, fonte di che? Posto che io sono una fonte, e che a ogni fonte si potrebbe chiedere la sua fonte, se ti riferisci ai numeri la fonte è indicata. Ciao.

    ***

    Ps: se volete sapere chi io consideri l’archetipo del cretino – e non è assolutamente vero che io consideri tutti cretini, qui – e parlo del cretino beone, del ripetitore disinformato di luoghi comuni, tipo ‘le stragi impunite’ (quali?) e “4 o 5 regioni controllate dalla mafia”, e posto che io sono anti-israeliano viscerale, insomma, guardate al primo commento.

    ***

    Ps, ‘stasera a ‘Confronti’, Rai due, sul tardi, Facci-Travaglio.

    ***

    Mia altra roba vecchia sulla Turchia:

    http://66.102.9.104/search?q=cache:AWuPzUuVjukJ:www.macchianera.net/2005/10/04/poi_dicono_leurasia.html+%22Macchianera%22+and+%22Filippo+Facci%22+and+%22turchia%22+and+%22milioni%22&hl=it&ct=clnk&cd=1&client=safari

  5. La fonte dei numeri sarebbe il “Transatlantic Trend Survey”???

    Se nella tesi di laurea avessi indicato così le fonti, con un virgolettato senza riferimenti in mezzo al documento, non ti avrebbero manco fatto accedere alla discussione.

  6. Ecco, si ricomincia colle discussioni inutili. Che parlano d’altro. Poi chiede perchè tolgo i commenti.
    Ti dico solo cher anche il Corriere della Sera riportò la fonte come l’ho messa io, ma riportando dati incompleti e attribuendoli solo a “Transatlantic trend”.
    Un articolo non è una tesi di laurea (ne scrivevo a pagamento) nè un saggio accademico. Io negli articoli cerco di mettere meno virgolettati che posso perchè appesantiscono la lettura. Nei libri è diverso, metto virgolettati e note e fonti per esteso in c alce e anche link.
    Ora, se qui dico che la fonte x ha detto y, qual è il problema?
    Basta discussioni inutili, ciao.

  7. Non c’è storia: la Turchia con l’Europa non c’entra nulla. è questione di prossimità culturale, non geografica. Ricordo un vecchio articolo in cui Umberto Eco scriveva che c’è un comune “sentire” tra europei che ci permette di dialogare e “capirsi” molto più facilmente con un Danese (o Francese, o Olandese, ecc.) che, per esempio, con un Turco. E non è questione di razzismo, ma proprio di affinità culturale. In Oceania con uno spagnolo potrei litigare sul calcio, sulla musica, sulle donne, su quale nazione sia migliore. Con un Turco, innanzitutto, dovrei procurarmi un giubbotto antiproiettile, e poi scegliere con attenzione l’argomento.

  8. piazza fontana? stazione di bologna? ustica?
    Hai mai sentito parlare di mafia,ndrangheta,camorra,sacra corona unita?
    dai che con un piccolo sforzo ci puoi arrivare anche tu.
    firmato il cretino
    p.s.
    Da: Filippo Facci 28:03:2007 – 09:50:38 PMHo da chiedervi a quale domicilio farvi inviare una comunicazione, giacchè ho intenzione i sporgere querela per avermi voi definito “servetto” nel blog Macchianera. Distinti saluti.

  9. Ma non è forse proprio questo l’obiettivo di lungo termine dei più forti stati europei? Allargare l’Europa al punto da annullarne l’identità e ritornare agli stati nazionali? Non è forse per questo che Blair dichiara la costituzione europea morta e da riscrivere in modo più leggero? L’Europa si allarga in senso orizzontale, inglobando realtà così diverse da rendere impossibile un’ integrazione verticale, che superi i nazionalismi. Lo vogliamo noi, anche per ragioni politiche, non solo per ragioni economiche.

    Davide
    PS. Grazie per aver aperto ai commenti

  10. Egregio rassegnato stampa, su piazza fontana e stazione di Bologna e Ustica ci sono tre sentenze plurime. Hanno individuato dei colpevoli. Se poi non credi nella magistratura dillo. sE hai dei dubbi sulle sentenze dillo. Io per esempio su quella di Bologna ne ho moltissime. Ma le stragi sono punite,
    Se vuoi querelarmi fa’ pure.

  11. “Ps, ‘stasera a ‘Confronti’, Rai due, sul tardi, Facci-Travaglio.”
    allora c’era un perchè per riaprire i commenti, la pubblicità; cmq me lo guardo volentieri, mi hanno riferito che dal vivo rendi veramente meno che in forma scritta (la formula esatta è stata “ho visto il tuo ‘amico’ facci in tv, niente di che”), sono curioso..
    poi sull’articolo niente da dire, preciso e coinvolgente, come sempre.

  12. beh, se Facci si mette a querelare o a minacciare di farlo per ciò che viene scritto nei commenti di un blog, mi pare che usi un’arma, uno strumento davvero incongrui rispetto al contesto.

    Se uno va al bar a parlare di calcio e nella discussione, si sente dire: “Stai zitto, coglione, che voi della juve (o inter o milan o chi vi pare) avete sempre rubato e poi non capisci niete di pallone!” , cosa si fa, si querela l’interlocutore?
    Mi sfugge la differenza di peso specifico fra un commento a un post di un blog e le chiacchiere di politica, calcio, figa e varia umanità davanti a un aperitivo

  13. L’Italia avrà un milione di problemi, ma mi sembra davvero eccessivo anche solo tentare un paragone con la Turchia.
    Non capisco invece il criterio di esclusione/inclusione basato sull'”affinità culturale”, mi sembra poggiare sul nulla e non chiaramente definibile. Cosa ci unisce esattamente? Il fatto che per 2000 anni ci siamo fatti la guerra? Il fatto che siamo divisi linguisticamente, religiosamente, per tradizioni usi costumi etc etc? Non credo che l’Europa sia un semplice contenitore da riempire con proiezioni di fantasiosi spiriti europei, storicamente inesistenti. Preferibilmente l’Europa dovrebbe essere il contenuto stesso, ossia ciò che decidiamo di essere adesso e per il futuro, possibilmente includendo tutti coloro disposti a “cambiare” o “riformare” in nome appunto di ciò che vogliamo essere. Quindi direi proprio no alle radici cristiane e no a coloro che non dimostrano collaborazione.

  14. Ale, nella seconda parte del tuo commento potresti aver ragione, se l’Europa esistesse. Se fosse disposta a decidere di essere e cosa essere.

    Nella tragica assenza di questo rimane la prima parte del tuo commento che è profondamente sbagliata. Le affinità (e le differenze) culturali (e politiche e economiche e psicologiche) esistono e contano, eccome se contano.

    P.S.

    non che sia mai stato altissimo ma oramai è abbastanza imbarazzante il livello di questo blog se si escludono i post di Facci.

    Vignetta stupida
    Vignetta moralista
    Facci
    Links per nerd
    Vignetta che riesce a strappare sorrisetto
    Facci

  15. Cioè: io avrei aperto ai commenti perchè ho bisogno della pubblicità di Macchianera.
    Ogni volta, confesso, la mia immaginazione viene superata di slancio.

  16. Capisco perfettamente le preoccupazioni per l’eventuale ingresso della Turchia nell’Unione Europea. La profonda intolleranza nei confronti delle altre religioni, la deriva estremista e filopalestinese, l’abitudine alla mancanza di libertà d’espressione riguardo problemi cruciali per l’identità turca come Cipro e il genocidio armeno (mancanza di libertà sancita addirittura dal codice penale) sono segni evidenti di una diversità troppo marcata, rispetto al modello politico e sociale occidentale (ammesso che esista qualcosa del genere).

    Tuttavia, non sono convinto che rifiutare l’ingresso della Turchia nell’Unione sia la scelta migliore. Esasperare le divisioni e le contrapposizioni non migliorerà i rapporti tra Occidente e mondo islamico. Potrebbe anche essere che un’Unione Europea allargata alla Turchia porti col tempo a uno smussamento delle differenze e a una maggiore comprensione reciproca. Capisco che di fronte a un forte rischio la prudenza e la diffidenza appaiono come gli atteggiamenti più sensati, ma a volte assumere dei rischi paga. La chisura è comunque un atteggiamento sterile e pericoloso. L’apertura, dal canto suo, è sicuramente pericolosa, ma potrebbe essere la base per un dialogo e un’integrazione futuri, sia pure nate da pure ragioni di calcolo economico.

  17. Il problema è sempre lo stesso: incentrare la discussione su altri problemi che non siano quelli sviluppati nell’articolo per evitare di parlarne.
    Hai una caccola che fa capolino dalla tua narice! Ma hai sentito oggi che caldo che fa?
    E’ esattamente quello che fa chi, quando si parla di Turchia, ti tira fuori le fonti, i virgolettati e la mafia napoletana.
    Con gli stessi criteri con cui ci proponiamo di far entrare la Turchia in Europa, potremmo farci benissimo entrare… cazzo ne so, il Vietnam o l’Angola, se non fossero così di stanti. Ma il principio è il medesimo: nessuna affinità culturale, nessuna affinità storica, nessuna affinità religiosa, nessuna affinità politica. Una democrazia governativa che non si sa dove inizia e fino a che punto arrivi. Una democrazia che in apparenza è offerta solo dalle autorità statali ma non assicurata dai costumi e dai modi della popolazione, quindi non completa.
    La Turchia è solo busi-ness, economia, investimento… chi vuole far passare la sua candidatura per un qualcosa di più deve crederci veramente dei babbei. Anzi, non solo mercato… la Turchia, per l’appunto, rappretenta una bella porta aperta verso l’islam meno moderato che si affaccia più ad est.
    I maomettani che abbiamo gentilmente accomodato in Europa direi che hanno già rotto i coglioni abbastanza, ma non siamo mai appagati dalle problematiche. E allora venghino siori venghino, che qui c’è posto per tutti… milionata più milionata meno, se le grane non ci sono è responsabilità morale e democratica di ogni governo andarsele a cercare. Poi magari, già che ci siamo, andiamo a chiedere ai tedeschi quanto si divertano a vivere con un’ampia comunità turca sul groppone.

  18. Sig. Diodati… mi permetto di farle notare che questa è politica internazionale, non una partita a Risiko in cui ci si può permettere di andare a tentoni.
    Massì dai, o la va o la spacca. Ma che vuol dire proviamo? Se? Ma? Forse? Può darsi? Ci costruiamo un futuro senza possibilità di fare passi indietro a calcolo probabilistico? E se poi non “ingrana” che facciamo?

  19. Beh a me pare che l’Europa esista, e va beh che l’uomo ha qualche difficoltà a cogliere il divenire, ma a me sembra che, se non altro, ne stiamo parlando.
    Ora il post poneva un problema abbastanza chiaro: diciamo che la Turchia ha qualche (..) problema con i diritti fondamentali dell’uomo, con tendenze più o meno di integralismo religioso e serissimi problemi di ordine interno. Credo anche che la questione fondamentale posta dall’articolo, anche se non vorrei andare al di là delle intenzioni dell’autore, sia il criterio in base al quale costruire il riconoscimento reciproco di appartenzenza all’Europa.
    Uno di questi pare essere una specie di derivazione post moderna dalla vulgata marxista per cui se cambiamo o se incitiamo alla riforma della struttura economica, vedrete che cambia anche la sovrastruttra. Cosa che a me sembra non solo teoreticamente debole, ma soprattutto “triste”, per un progetto che vuole essere così grandioso e innovativo come intende essere l’Europa.
    Un altro criterio fa perno su affinità culturali, spirituali o come cavolo vogliamo chiamarle, europee, sintetizzate nel concetto di “radici cristiane”. Beh io mi chiedo semplicemente che cosa si intenda dire con questo. Perchè storicamente parlare di radici cristiane è semplicemnete infondato. Se invece è una mossa strategica di opposizione e differenziazione al mondo islamico, allora mi sembra un po’ arrogante scomodare strumentalmente 2000 anni di storia europea.
    Tanto per chiarire quanto sia difficile individuare affinità storiche o culturali: in tuttà l’età moderna e contemporanea l’Italia, o parti di essa, hanno avuto molti più rapporti di accordo e scontro(commerciali, politici, culturali) con il defunto impero ottomano che con la Svezia.

  20. Dal “Transatlantic Trend Surveys 2006″ (www.transatlantictrends.org) da cui FF sembra aver preso i suoi numerini:

    pag.23 –>”Ora vorremmo conoscere cosa prova nei confronti di alcuni Paesi, istituzioni o popoli, in base ad una scala che va da 0 a 100. Assegni 100 a quelli per cui
    ha un sentimento molto positivo e favorevole, 0 a quelli per cui ha un sentimento molto sfavorevole, e 50 se ha un sentimento né favorevole né sfavorevole. (…)”. Il dato disaggregato per i turchi è 43 (=”indifferente”). La media UE è 30 per confronto. Per facci questi diventano subito “simpatizzanti”.
    Come ti rigiro le statistiche eh?

  21. Filippo, la TiVi non fa per te, fattene una ragione cazzo! Cioè, hai in mente Michele Serra? Ecco, tu buchi de meno. Travaglio è troppo meglio.

  22. In una fase storica in cui gli Stati Uniti hanno deciso di rinunciare a parte della propria reputazione pur di non arretrare sul progetto strategico di “ridisegno” del medio-oriente (cioè diffusione di una stato di conflitto controllato e messa in scacco dell’area, che è anche quella a cui apparteniamo come europei, incidentalmente), non penso che faccia troppo clamore che anche in Turchia, paese tradizionalmente smarcato nell’ambito mussumlmano, si registri un calo di simpatia nei loro confronti. Come anche che si raffreddi nei confronti dell’alleato israeliano. E che un Iran baldanzoso e spaccone non passi inosservato.

    Non che questo spieghi tutto, visto che l’onda lunga di crescita degli islamici sulla scena politica e nella società e l’attuale contrapposizione con l’establishment “laico” hanno radici più antiche o perlomeno coincidenti temporalmente, però dare un po’ di contesto forse aiuta.

    Né l’approccio economicista-burocratico-determinista dell’UE, né l’approccio allarmistico-avventista sono la soluzione per il rapporto da impostare con un paese che comunque non si può ignorare. Stabilire se possa entrare o meno nell’Unione, cosa che comunque sarà decisa nell’arco di qualche anno, non esaurisce in ogni caso la questione.

    Il progetto burocracista di un agglomerato di stati disomogeneo e senza un centro non ha certo bisogno della Turchia per mostrare i suoi limiti.

    Perché la Polonia dei Kaczynski o la Lituania e l’Estonia di cui ignoriamo quasi tutto o l’Ucraina turbolenta e spaccata che si vorrebbe attrarre nella propria orbita non sono forse delle grosse incognite, tanto per fare qualche esempio?

    Dunque c’è un nodo di debolezza del progetto europeo attuale e un nodo di impostazione della linea politica nei confronti dei paesi extracomunitari che rimangono intatti e inelusi anche dopo che ci si è strappati i capelli per la contaminazione ottomana della civiltà continentale.

  23. Io in Turchia ci vivo e posso dire che parlando con i turchi (dei quali nessuno armato, tanto per smentire un luogo comune): 1. il genocidio armeno non viene negato, ma viene messo in dubbio il numero di persone morte da entrambe le parti (gli armeni hanno fatto la loro parte, ma mi sembra che pochi lo vogliano ricordare); 2. sulla religione cristiana (cattolica nel mio caso, anche se mai praticata) c’e’ un interesse culturale; 3. non sono tutti dei pezzenti come qualcuno poco sopra ha scritto. E’ un popolo di persone che si impegnano in quello che fanno e cercano di migliorare. Per questo motivo, l’entrata nell’UE da parte della Turchia viene vista come un freno all’economia, viste le quantita’ di leggi e regole; 4. gli USA vengono davvero visti come una “minaccia” alla sicurezza nazionale, in quanto dall’inizio del conflitto USA-Irak gli USA hanno vietato all’esercito turco di vigilare nella parte sud-orientale della Turchia (quella che confina con l’Irak, tanto per capirci). Questo fatto ha portato ad un rientro in Turchia dal nord dell’Irak di tanti militanti del PKK curdo, che altro non fanno che piazzare bombe e creare problemi di sicurezza nazionale; 5. da quando sono iniziati i discorsi per l’adesione all’UE, la Turchia ha dovuto adeguarsi a parte della legislazione comunitaria, soprattutto per quanto riguarda il codice penale. Cio’ ha portato ad un allentamento dei poteri della polizia (prima per uno scippo in strada la pena era di 2 o 3 anni di prigione) e ad un evidente aumento della criminalita’ nelle citta’.

  24. @8081: fatto sta che per opinioni diverse si ammazzano editori, scrittori, sacerdoti,…

  25. @frankus: Ed e’ un comportamento da condannare, senza alcun dubbio. In Turchia ci sono davvero tante cose da migliorare e rivedere, e non credo che l’entrate nell’UE sia la soluzione. L’attuale governo sta portando la Turchia su una strada dalla quale sara’ difficile tornare indietro. L’attuale governo non ha nessun supporto da parte degli imprenditori, che vorrebbero invece un governo non islamista.

  26. -anche gli armeni hanno fatto la loro parte che vuol dire??
    -sgozzare 3 cristiani nel contesto attuale mi pare molto più che una conseguenza di un allentamento dei poteri della polizia…

  27. “I turchi favorevoli a un ingresso in Europa, due anni fa, erano il 30 per cento: oggi sono il 21. I simpatizzanti per l’Iran di Ahmadinejad, sempre due anni fa, erano il 34 per cento: oggi sono, attenzione, il 43”.

    Al di là della fonte – che decido di prendere per buona – la prima cosa che mi veniva da pensare a questo punto era: sgaggiamoci prima che diventino integralisti tutti.

    Invece il senso dell’articolo – se non mi sbaglio – è il contrario: lasciamoli diventare tutti integralisti antioccidentali, alziamo uno steccatino, e vedrete che andrà meglio.

    Mh.

  28. immaginazione si, non capivo perchè aprire i commenti su un articolo così documentato e specifico e non volevo pensare l’avessi fatto solo per vantarti del tuo essere informato con noi 4 scalzacani per hobby, dopotutto è il tuo lavoro essere informato per informare.
    cmq meglio con i commenti che senza, sennò come tiro le 19, saluti e buon weekend.

  29. 8081: i Turchi non saranno pezzenti, ma se entrassero in Europa, il reddito pro capite sarebbe il più basso della UE

    poi, se li confronti con il Ciad o il Bangla Desh, sono dei signori, indubbiamente
    ma per la scala europea sono poveri, e quando ti sei tirato dentro i poveri (nonchè numerosissimi, ben più dei Bumeni o dei Bulgari) diventano un costo enorme

    la Germania paga ancora il conto della riunificazione con i 17 mln di fratelli della ex DDR, e di ciò ne risente l’Europa
    i fondi per il nostro Sud già calano per l’ingresso dei Paesi dell’Est

    vogliamo crearci dei problemi? Non capisco
    e in più non è per fare quello che ha visto fuga di mezzanotte, ma non sembra che i diritti umani siano il piatto forte della cucina turca

  30. in due romanzi degli anni 60(uno era di Eric Ambler)ho letto,a malincuore,che gli armeni erano stati massacrati dai curdi.Ma dev’essere senz’altro una cazzata

  31. Guenter Lewy
    Il massacro degli armeni
    Un genocidio controverso

    Traduzione di
    Piero Arlorio

    2006
    Einaudi Storia
    EINAUDI

    Nel 1915, in piena Guerra mondiale, il regime dei Giovani Turchi fece deportare gran parte degli armeni di Turchia nelle lontane terre dell’Anatolia orientale: a esser precisi, com’è storicamente accertato, questi armeni furono affamati e violentati e decapitati e impalati nella misura di un milione e mezzo di cristiani, ciò che è stato definito il primo grande genocidio del Novecento e ciò che la storiografia ufficiale della Turchia seguita scandalosamente a negare.
    Stiamo parlando, si badi bene, del quaranta per cento della popolazione armena massacrata nel corso di poche settimane, lutto che gli armeni celebrano da allora come il primo genocidio del XX secolo. Svariate fonti storiche spiegano peraltro che Adolf Hitler, nel prefigurare lo sterminio degli ebrei, si ispirò chiaramente a quello degli Armeni, tanto da fargli dire, in un celebre discorso del 22 agosto 1939, che nell’invadere la Polonia occorreva massacrare “uomini e donne e bambini” senza preoccuparsi di eventuali conseguenze future: “Chi mai si ricorda oggi», si chiese, «dei massacri degli Armeni?».
    Pochissimi ancora oggi: tanto che ancor’oggi si fronteggiano coloro secondo i quali si trattò di un genocidio pianificato e altri che si limitano a definirlo un banale scontro tra etnie, benchè sanguinoso.
    Il punto è che anche i genocidi hanno i loro conflitti di interesse. E’ per questo che lo storico americano Guenter Lewy, ebreo, celebre storico del nazismo, ha ricostruito la vicenda attraverso un imponente lavoro su archivi riservati e sulla base di testimonianze dei sopravvissuti: il risultato è il primo e vero lavoro di storia, nonostante frammentarie documentazioni non mancassero, su una delle pagine piú oscure del Novecento, ricostruita da Lewy minuziosamente e con un’impressionante mole di fonti, evitando la polemica interpretativa e concentrandosi invece sul racconto.
    Ciò che va detto è che agli europei, di cotanta questione, è parso importare poco per troppo tempo. La polemica riaffiorava periodicamente in altre parti del mondo, quando appartenenti alla diaspora armena sollecitavano il riconoscimento del genocidio da parte dei parlamenti di stati vari, col governo turco ogni volta a minacciava ritorsioni. Più ancora che le sofferenze degli armeni, il punto centrale sembrava la premeditazione: se il regime dei Giovani Turchi, ossia, avesse organizzato intenzionalmente quell’azione che portò centinaia di migliaia di uomini (e, donne e bambini sloggiati dalle loro case senza preavviso) a un penoso cammino tra montagne e lande sino alla morte per stenti e malattie o semplice assassinio.
    Nel 1987 ci fu una mozione del parlamento Europeo che diceva chiaramente che la Turchia sarebbe stata fuori dall’Europa sinchè non avesse ammesso il genocidio; in seguito, il genocidio fu stato riconosciuto da Argentina, Russia, Grecia, Libano, Belgio, Cipro, Svezia, Bulgaria, Francia e soprattutto Vaticano (l’attivismo di Giovanni Paolo II fu straordinario) e nondimeno dall’Italia: il Parlamento italiano, all’unanimità o quasi, riconobbe il genocidio armeno il 17 novembre 2000.??A non riconoscere il genocidio armeno, dato il loro eccellente rapporto coi turchi, sono rimasti giusto Inghilterra, Germania, Israele e Stati Uniti: l’opportunità politica in questo caso consiste nel non ammettere, formalmente, qualcosa che è però inopinatamente esistita, e il libro di Guenter Lewy ne è forse la dimostrazione storica più importante.
    Resta che i rapporti tra Armenia e Turchia sono più tesi che mai. Nel 2000, come ricorda anche Lewy, si tentò di organizzare una commissione congiunta per affrontare il problema, ma saltò quasi immediatamente. Venne fuori che la premessa della Commissione stessa era che non si occupasse del genocidio, e non fu chiaro di che cosa altrimenti doveva occuparsi. La conferma giunse da un’incauta intervista rilasciata dal membro?turco Ozdem Sanberk: «Lo scopo principale della commissione», disse, «è di impedire le iniziative a favore del genocidio del Congresso degli Usa e dei Parlamenti occidentali». Gli armeni non se la sono bevuta.

    (Filippo Facci, Il giornale, 27.09.06)

  32. @ Piti: i fondi per il nostro sud, visto che vengono sistematicamente scialacquati nei modi più scandalosi, avrebbero dovuto già essere decurtati da un pezzo per quanto mi riguarda.

  33. Ma anche io sono contraria all’entrata della Turchia nell’UE! La Turchia e’ in un momento di crescita economica, nonostante il periodo di instabilita’ dovuto all’attuale governo, e non credo che aggregarsi al barcone addormentato dell’UE possa portare grandi vantaggi alla fine dei conti. L’economia turca e’ stata paragonata a piu’ riprese come un piccolo esempio di quella indiana e cinese, ed e’ giusto che questo momento positivo venga sfruttato fino in fondo.
    @Piti: mi domando quanto l’Italia stia contribuendo a pagare i conti dell’UE! Ti do pero’ ragione sulla mancanza di rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne. Se poi ti sposti nei villaggi dal centro all’est della Turchia, la situazione e’ sicuramente anche peggio. Su questi punti il governo deve darsi una mossa (e non tanto per far contenti quelli dell’UE).
    @ale: i tre cristiani sgozzati sono a mio parere unicamente riconducibili ad un indirizzo del governo sempre piu’ dichiaratamente filoislamista. L’allentamento delle procedure penali lo si potra’ capire dalle pene che verranno inflitte agli assassini. Per quanto riguarda gli armeni, prima che vennero costretti ad occupare le terre all’estremo est della Turchia, erano supportati dall’URSS. Ricevevano armi ed affini e li usavano senza alcun problema contro gli ottomani (se non sbaglio gli armeni uccisero un gruppo di diplomatici ottomani in visita ufficiale). Come tutti i fatti di storia, se leggi un libro di storia scritto da un turco trovi una versione dei fatti diversa da quella che potresti leggere su un libro scritto da uno storico non turco. Ho la sensazione che spesso la verita’ stia nel mezzo. Il genocidio c’e’ sicuramente stato, ma MAGARI le cifre non sono esatte. Dico magari, perche’ e’ un discorso che difficilmente trovera’ la parola fine.

  34. mi si stanno rincoglionendo i pregiudizi.Chi sono i buoni?(e perchè Facci ha scritto che Israele,Gli Usa e il Regno Unito non vogliono accettare la versione accreditata come vera del massacro armeno.Non eravamo d’accordo che lui non avrebbe mai parlato male degli stessi a prescindere?)

  35. Beh che il giudizio e la verità storica stiano nel mezzo è alquanto discutibile, se non altro perchè pecca di banalità cosmica.
    Qualsiasi movimento nazionale ha ricevuto armi e sostegni e appoggi e idee da qualcuno (Risorgimento?) e va da sè che la storia è fatta, anche, di ferro e sangue, ma negare o dissimulare un tentativo di sterminio, ampiamento documentato (che di questo di parla) la dice lunga sull’asservimento della storiografia e degli intellettuali. Ovviamente questo dovrebbe darci qualche indizio sulla disponibilità di uno stato, in primis della sua classe dirigente e intellettuale, ad un confronto razionale e obiettivo sui temi dei diritti dell’uomo.
    Sul silenzio della storiografia inglese immagino pesino gli enormi sensi di colpa e l’incapacità di ammettere gli errori di una politica medio orientale catastrofica, dalla fine del xix secolo fino ad oggi.

  36. Ciò letto, mi premerebbe ricordare come fu in primis proprio l’UE, pardon furono la CECA, la CE, la CEE a creare un’area comune alla volta di una SOLA cooperazione economica tra stati europei.

    Il progetto d’unità politica arriva davvero in un secondo momento, decenni a seguire il termine delle tensioni belliche.

    Se allora sì, ora non va bene?

  37. A proposito di differenze. Inutile rendere uguale Nord e SUD D’Italia: sono diversi. Alla radice. Non c’è manco ragione -dunque- di sbattersi per difendere il proprio e di omologarlo, osannarlo o mortificarlo rispetto all’ “altro”.
    Si è più razzisti a fare questo che ad ammettere quanto appena espresso.

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