Il giornalismo che questo Paese merita

Quello di Enzo Biagi, uno che piace solo alle vecchie e ai deficienti.

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L’annunciata resurrezione di Enzo Biagi ha indotto qualche giornale a scrivere falsità. Il Corriere della Sera ha scritto del suo passato “allontanamento” dalla Rai e addirittura della “sua cacciata”, Repubblica invece ha rimembrato “l’offerta bloccata tre anni fa” quando “la destra bloccò tutto”.
Ma andò in ben altro modo anche ora se fingono di dimenticarlo.

La storia parte dal 2001, quando nella televisione pubblica italiana c’era un anziano collaboratore di 82 anni, Enzo Biagi, che conduceva una trasmissione, “Il fatto”, che evidenziava almeno due problemi: uno di palinsesto e uno politico.
Il problema di palinsesto era che il programma andava in onda nella fondamentale fascia pre-serale e perdeva una media di quasi dieci punti rispetto alla rete concorrente; Biagi peraltro era un’istituzione, uno da quarantun anni in Rai, con un contratto da due miliardi di lire (in sei minuti guadagnava quello che in due ore guadagnava il ben pagato Bruno Vespa) e questo al lordo di un ufficio privato e di una redazione che lavorava solo per lui. Non è che si potesse spostarlo con un tratto di penna.

Poi come detto c’era un legittimo problema politico: in un periodo di elezioni nazionali, Biagi parteggiava apertamente per l’avversario di Silvio Berlusconi o più spesso avversava Silvio Berlusconi e basta.
Celebre il caso del 10 maggio 2001: a ridosso del voto Biagi si portò in trasmissione Roberto Benigni e lo show fu a senso unico: “Non voglio parlare di politica, sono qui per parlare di Berlusconi. Il contratto di Berlusconi ormai è un cult, la cassetta lì l’ho registrata, l’ho messa tra Totò e Peppino e Walter Chiari e Sarchiapone. Comunque voglio essere equidistante, Berlusconi non mi piace, Rutelli sì”. Eccetera.

Le polemiche sono immaginabili: dopo che un giornalista aveva invitato un comico, due mesi prima, un comico aveva invitato un giornalista: Daniele Luttazzi aveva chiamato Marco Travaglio alla sua trasmissione Satyricon (Marzo 2001) e quest’ultimo aveva parlato per quasi un’ora di rapporti tra Berlusconi e mafia e stragi, tutte vicende archiviate o infondate, sinchè Luttazzi aveva congedato Travaglio in questo modo: “In questo paese di merda tu sei uno che ha coraggio”.

In questo paese di Luttazzi ci sarebbe anche un terzo problema non di palinsesto nè politico, e che meramente rispecchia l’opinione dello scrivente e forse non solo la sua: il programma di Biagi, giornalisticamente parlando, valeva zero. Il programma era basato su alcune schede rudimentali (che non faceva Biagi) e poi su alcune domande che altri giornalisti con telecamera formulavano a tizio e a caio, dopodichè Biagi le riformulava davanti a un’altra telecamera sinchè il tutto veniva montato e assemblato con l’aggiunta di una moraletta biagesca finale. Nello stesso giorno, per capire quanto Il Fatto stesse sul fatto, poteva capitare che venissero montate più puntate. Per il resto, notizie: zero. Approfondimento: zero. Soprattutto: contraddittorio zero, tanto che gli intervistati Biagi neppure lo vedevano mai, non c’era consecutio tra risposta e domanda successiva. E intanto Canale 5 mandava in onda Striscia la notizia coi suoi reportage sgangherati e autentici, benchè ufficialmente non giornalistici.

Ma riprendiamo la storia. Nel tardo 2001 e all’alba del 2002, in un periodo in cui peraltro la Rai veniva accusata di fiancheggiare Mediaset, c’era quindi ed essenzialmente il problema di non perdere vagonate di incassi pubblicitari durante il programma di Biagi, dunque di ricollocarlo e di per inventarsi qualcos’altro al suo posto. Il direttore di Raiuno Fabrizio del Noce e il direttore generale Agostino Saccà proposero e trovarono infine un accordo con Biagi (lo trovarono, ripetiamo) che prevedeva questo: un programma biennale di ben dieci speciali in prima serata, e altre venti puntate storiche in seconda serata: il tutto per la modica cifra di tre miliardi di lire più le spese.
Buttali via: e infatti l’11 aprile 2002 Enzo Biagi indisse una conferenza stampa e annunciò che gli andava benissimo, non senza qualche sarcasmo solito suo: “Non ho problemi di orario, posso fare un programma anche a mezzanotte, magari mettendo una piccola nota di pornografia. Non c’e’ problema, sono un signore che fa questo mestiere da tanti anni”. Le dichiarazioni di piena soddisfazione fatte da Biagi furono rese note su agenzie di stampa e quotidiani di quei giorni.

Non fosse chiaro, il celebre “editto di Sofia” non c’era ancora stato. Infatti fu il solo il 18 aprile successivo che Silvio Berlusconi a domanda rispose: “Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere piu’ che questo avvenga”.

Putiferio, ma sta di fatto che Biagi proseguì il suo programma sino alla prevista chiusura del 31 maggio 2002. Fu solamente dopo di allora che decise di ripensarci e di non accettare (più) una proposta che pure aveva accettato informalmente. Difatti, ricevuta la bozza del contratto, nel dicembre 2002, la rimandò indietro e indisse un’altra conferenza stampa: ”Non sono un uomo per tutte le stagioni”. Biagi. Aggiunse che che sarebbe andato in Russia a intervistare Putin, che nell’immaginazione pubblica non era ancora caduto in disgrazia.

Finita? Macchè.
A Biagi, e siamo al punto, fu fatta un’altra offerta: il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini gli propose di rifare precisamente “Il Fatto” sulla sua rete, e questo su preciso mandato del Consiglio di amministrazione Rai. Altro che complotto della destra: il direttore generale Agostino Saccà mandò addirittura un fax al legale di Enzo Biagi per sollecitarlo a rispondere circa l’offerta. Alla fine ottenne un no, e a comunicarlo ufficialmente, per lettera, fu l’avvocato milanese Salvatore Trifirò.
Perchè disse di no? Probabilmente perchè la collocazione di palinsesto, prevista dalle 18,53 sino alle 19, ossia all’inizio del Tg3, a Biagi non andava bene: o almeno così scrissero tutti i giornali. Ma soprattutto, economicamente parlando, l’offerta fu giudicata “differente da quella relativa a il Fatto“.

Parentesi: è notizia di questi gorni che per Biagi adesso Raitre va invece benissimo. Improvvisamente, come ha detto Biagi a Fabio Fazio domenica scorsa, “Raitre è la rete che guardo con più interesse, quella che più mi assomiglia”. Raitre.

A ogni modo, agli albori del 2003, l’unica trattativa che Biagi accettò con gioia fu quella per la transazione economica che lo vide separarsi dalla Rai, operazione “effettuata con il pieno consenso dell’interessato e con di lui piena soddisfazione”: furono le parole ufficiali. Niente di strano, visto che si giunse a una buonuscita un miliardo e mezzo di lire, e che a riprova della “soddisfazione” del giornalista c’è anche una dichiarazione da lui rilasciata all’Ansa il 3 gennaio 2003: “Non sono stato buttato fuori, al contrario ho raggiunto di mia iniziativa un accordo pienamente soddisfacente che gratifica sotto tutti i profili, morali e materiali, i miei 41 anni dedicati alla Rai”.

Dopodichè la nenia la conosciamo. Tre mesi dopo si parlò di Paolo Mieli presidente della Rai e Biagi si disse pronto a incassare ancora: “Devo ringraziare Paolo Mieli, mi dirà quello che devo fare, a che ora, in che modo”. Andò come andò.
In Rai ci arriverà piuttosto un personaggio aduso a un linguaggio ancor più semplificato di quello di Biagi, se possibile: Adriano Celentano, anzi “RockPolitik”, il molleggiato che si mise a dire che “tutto è cominciato il 18 aprile 2002” (l’editto di Sofia) anche se come visto era cominciato molto prima. E’ il giorno in cui Michele Santoro si materializza come dall’oltretomba: viva la fratellanza, viva la libertà, viva la tredicesima.

La nenia, sì. Un libro di Biagi titolato “Quello che non si doveva dire” dove si scopre che era stato detto tutto, e poi scarne apparizioni televisive con le meste tonalità del pievano di paese che ha fatto la sua carriera molto italiana senza una laurea e senza conoscere l’inglese. Ora, in quel brodino che Biagi ha da sempre propinato al Paese poco scolarizzatato, dovrebbe sguazzare il presunto Paese scolarizzato di Raitre. Ma non è ancora detto. Bisogna vedere il contratto. Enzo Biagi è persona che al rispetto bada assai.

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REPETITA BIAGIS
(a proposito di uan discussione fatta col blogger Leonardo: Enzo Biagi non ha evidentemente mai fumato in vita sua)

Il Fatto, Rizzoli 1995, pagina 207: “A proposito del decreto che considera i reati di concussione e corruzione crimini minori. La giustificazione del ministro della Giustizia, Alfredo Biondi, ricorda un po’ quel fidanzato che cercava attenuanti: ‘E’ incinta’, doveva pur riconoscerlo, ‘ma appena appena’ “.

Il Risveglio, Raidue, 9 marzo 1998: “Bill Clinton… Interrogato per cinque ore di fila, ha dovuto riconoscere, alla fine, che qualcosa c’era stata, ma appena appena: come quel ragazzo che aveva reso la fidanzata appena appena incinta”.

L’Espresso del 2 ottobre 1997: “Un famoso ortopedico è accusato di violenza sessuale… Allo stupore della signorina, che non capiva la necessità immediata di quella terapia, il professore offrì una spiegazione convincente: ‘Non mi guardi così, lo faccio solo per vedere come reagisce’. Ricorda quel moroso che cercava di giustificare la gravidanza della sua ragazza: ‘E’ incinta, ma appena appena’ (che cosa c’entra?, ndr)”.

Il Risveglio, Raidue, 5 febbraio 1998: Biagi, a proposito di Bossi che aveva dapprima parlato di “mitra”, e poi minimizzato, ricorda quel fidanzato che aveva la ragazza appena appena incinta.

Il Fatto, Rizzoli 1995, pagina 183: “Sembra che Thomas Jefferson, uno dei padri della patria, se la intendesse addirittura con una giovinetta negra”.

L’Espresso del 5 febbraio 1998: “Perfino un padre della patria, Abramo Lincoln, combinò alcuni figli con una seducente negretta” (prima era Thomas Jefferson, ndr).

L’Espresso del 2 ottobre 1997: “Bill Clinton… Nessuna sorpresa se una certa aneddotica erotica circola alla casa bianca: si è scoperto che il virtuoso Abramo Lincoln se la spassava con una vispa negretta’ (Lincoln conferma il suo primato sulla negretta: rispettivamente giovinetta, seducente e vispa, ndr).

Il Fatto, Rizzoli 1995, pagina 183: “Truman Capote riferisce il giudizio di una mondanissima ereditiera americana sui giovani Kennedy: ‘Sono tutto così, sono come i cani, debbono pisciare su tutti gli idranti”.

L’Espresso del 5 febbraio 1998: “Non parliamo dei Kennedy: Truman Capote ha scritto che gli facevano venire in mente, per le eccessive prestazioni erotiche, quei cani che orinano sugli idranti antincendio” (prima non era direttamente Capote, ma un’ereditiera citata dallo scrittore, ndr).

L’Espresso del 2 ottobre 1997: “I Kennedy, ha scritto Truman Capote, ‘sono come i cani, pisciano su tutti gli idranti’ “.

Il Fatto, Rizzoli 1995, pagina 183: “Eisenhover, il mitico generale, se la spassava, tra una battaglia e l’altra, con il conducente della sua jeep, che per fortuna era una graziosa utilitaria”.

L’Espresso del 5 febbraio 1998: “Eisenhover, che dal fronte scriveva ogni giorno all’amata sposa Mamie, si consolava della lontananza con l’ausiliaria inglese che gli avevano assegnato come autista”.

L’Espresso del 26 febbraio 1998: “Eisenhover… attese i risultati leggendo un romanzo giallo, o forse chiacchierando con la bella ausiliaria inglese che gli faceva da autista, e che si adoperò perché sentisse meno pesante la lontananza di Mamie”.

L’Espresso del 12 novembre 1998: il Biagi informa che il figlio di Eisenhover (anch’egli) avrebbe goduto dei favori dell’ausiliaria-autista.

L’Espresso del 12 giugno 1997: “In famiglia, quando si trattava di soldi, navigatori lo sono un po’ tutti: la vedova Jaqueline fece un contratto con l’armatore Onassis, il nuovo coniuge, nel quale era contemplato anche il numero e la cadenza delle prestazioni amatorie”.

L’Espresso del 26 febbraio 1998: “Così c’è chi sorprende Jaqueline Kennedy nuda sull’isola di Skorpios, in attesa di firmare un contratto nuziale con l’armatore Aristotele Onassis. Con la clausola notarile che l’ex padrona della Casa Bianca non andrà oltre un paio di amplessi alla settimana”.

L’Espresso del 24 aprile 1997: “Ci fu una contadina nel dopoguerra che durante uno scontro tra dimostranti e polizia, su una piazza di Modena, venne colpita, per fortuna di striscio, da una pallottola. Durante il processo per il fattaccio, il presidente del tribunale le chiese: ‘Lei fu ferita nel tafferuglio?’. ‘No – fu la risposta – più su’.

L’Espresso del 21 maggio 1998: medesimo episodio del tafferuglio.

L’Espresso del 21 maggio 1998: “A Bologna, per esortare alla rassegnazione nella cattiva sorte, si dice: ‘Quando uno deve prenderlo nel culo, il vento gli tira su la camicia’.

L’Espresso del 21 maggio 1998: “Ogni essere umano mangia, durante la vita, per tre anni e mezzo, produce 40 mila litri di pipi, si bacia per due settimane e fa sesso 2.580 volte. L’arsenale di quelle che un tempo venivano chiamate cartucce da sparare”.

Diciamoci tutto, Mondadori 1984: “Ci sono ad esempio, località dell’agro romano che si chiamano Pisciatello e Smerdarolo”.

L’Espresso del 6 marzo 1997: “E’ memorabile la battuta di Mike: ‘Signora Longari, lei mi è caduta sull’uccello’ “.

L’Espresso del 2 ottobre 1997: “Smentita la famosa battuta… Pare che la versione esatta sia: “Quale uccello preferisce?’.

L’Espresso del 24 aprile 1997: “Purtroppo ci abbandoniamo tutti al linguaggio corrente, che è piuttosto scurrile, finì in un niente una campagna dei parroci bresciani per la pulizia verbale. Effettivamente è un fiorir di culi (da cui, frequentissimo, il consiglio di origine meridionale, vaffan…), coglioni e via dicendo. E casino, che sta per rumore e confusione. Cesare Zavattini pensò di sbalordire gli ascoltatori, e alla radio osò dire: ‘Cazzo’.

L’Espresso del 19 novembre 1998: “Cesare Zavattini, tanti anni fa, sbalordì gli ascoltatori della radio pronunciando la parola ‘cazzo’ “.

L’Espresso del 24 aprile 1997: “Adesso e spero di non essere frainteso, il cazzo entra dappertutto. Piace molto al comico Paolo Rossi, ad esempio, perché ‘cazzeggia’. C’è poi un modo di dire molto diffuso: “Che cazzo vuoi?’, che fa supporre un campionario assai più vasto ma inesistente. Ancora: ‘Non me ne importa un cazzo’, che ritengo una dichiarazione eccessiva. ‘Scassacazzo’ è chi importuna, lo scocciatore, mentre lo sfortunato è ‘sfigato’ e la bellona ‘strafiga’.

L’Espresso del 19 novembre 1998: “Uno che fa discorsi a vanvera ‘cazzeggia’, mentre uno sfortunato è ‘sfigato’, una bellona invece è ‘strafica’, e ‘scassacazzi’ è uno scocciatore”.

Il Fatto, Rizzoli 1995, pagina 259: “Come è noto gli intrattenitori di sinistra citano invece con ossessiva frequenza il cazzo: ‘Che cazzo vuoi?’ come se poi il campionario fosse vastissimo, o ‘che cazzo dici’ , lasciando ancora supporre una inesistente varietà dell’oggetto”.

L’Espresso del 24 aprile 1997: “Ma ‘testa di cazzo’ non dovrebbe essere considerato giudizio offensivo: perché l’aggeggio è intelligentissimo, sa quello che vuole, si impegna quando gli pare e, tutto sommato, se la spassa”.

L’Espresso del 12 giugno 1997: “Pare che c., basta accennare, sia invece intelligente. Infatti si muove sempre nella direzione giusta e sa quello che vuole”.
L’Espresso del 19 novembre 1998: “Un commentatore politico… era stato paragonato a ‘una bella faccia di cazzo’. Ma non è un confronto molto offensivo. Questo accessorio è sensibile, intelligente; e, a differenza di certi politici e di certi politologi, sa quello che vuole”.

L’Espresso del 24 aprile 1997: “Addio, vecchio candore, quando il rigore puritano imponeva ai gentiluomini inglesi di offrire alle signorine soltanto il petto di pollo, perché la coscia poteva assumere significati allusivi, e il toro, nei discorsi, era ‘il marito della mucca’.

L’Espresso del 10 agosto 1997: “Ne è passato di tempo da quando il rigore puritano imponeva di offrire alle signore il petto di pollo, perché la coscia poteva assumere significati allusivi; il toro era, nei discorsi, ‘il marito della mucca’.

Il Risveglio, Raidue, 9 marzo 1998: Biagi accenna ai puritani che a tavola non osavano offrire la coscia di pollo alle signore, e che indicavano il bue – stavolta non più il toro – come il marito della mucca.

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BIAGI, IL MASTINO DELLE INTERVISTE

La sossostante intervista, rilasciata da Silvio Berlusconi a Enzo Biagi, ironico ma in ginocchio, è stata trasmessa da RaiUno il 4 febbraio 1986. Rai Sat Album l’ha rimandata in onda il 7 maggio 2003 alle ore 22 e 40.

BIAGI – Silvio Berlusconi, milanese, 49 anni, classico esempio di uomo che si è fatto
da solo. Comincia con l’edilizia negli anni del boom, ma diventa un nome soprattutto
con le televisioni private e con l’editoria. Dice di dormire non più di quattro
ore per notte, qualche volta parla di sé anche in terza persona. Ha detto ad esempio:
“Il 92 per cento degli italiani adorano Berlusconi”. E’ inutile accusarlo di aver creato
un monopolio, risponde che le sue sono le dimensioni giuste per una sana economia.
Alcuni esperti guardano con diffidenza al moltiplicarsi delle sue iniziative, ma
lui annuncia nuovi progetti. I critici hanno qualche obiezione sulla consistenza dei
suoi programmi televisivi, ma lui risponde convinto che sta facendo cultura e che la
esporterà per far felici anche i francesi, gli spagnoli e possibilmente i tedeschi. Per il
momento però ha importato. Berlusconi pensa, credo, a una Europa di Berlusconi,
e stiano attenti gli americani. E’ la prima volta che appare in televisione e la sua
condizione è stata andare a riprenderlo nei suoi studi. Perché no. Qualcuno ha
scritto che siamo andati a Canossa. Va rettificato, credo, siamo stati a Milano 2.

BIAGI – Come gli spettatori vedono, questo non è il solito studio di “Spot”, ma è
uno studio di “Canale 5”, di cui sono ospite per questa intervista. E, ovviamente, ringrazio.
Dottor Berlusconi, lei è il personaggio di questo “Dicono di lei”, sbaglio o
è un momento un po’ difficile, un po’ complicato per lei: col Milan situazione incerta,
non c’è ancora un decreto che stabilisca quali sono i diritti delle televisioni private.
In Francia questo “maccaronì” che è arrivato per dargli una televisione nuova non
è proprio gradito da tutti. La mia visione è un po’ particolare o risponde in qualche
modo alla realtà?
BERLUSCONI – C’è un poco di vero, ma la situazione non è così preoccupante come mi sembra…
BIAGI – Io non voglio dipingerla, così, ho l’impressione che sia…
BERLUSCONI – Non stavo dicendo come la dipinga, ma come la pensa. Ma guardi,
innanzitutto bisogna distinguere per il Milan, per un affare di cuore, e quindi lasciamolo
nella sfera dei sentimenti.
BIAGI – Qualche miliardo. Un affare di cuore di qualche miliardo…
BERLUSCONI – Costoso, ma anche le belle donne costano molto. Direi che anche
il cuore però non può spingere nessuno a entrare in una palude e oggi il Milan
è in una situazione per cui c’è bisogno veramente di fare un po’ di bucato. Stiamo ad
aspettare che qualcun altro, noi non lo possiamo fare, faccia questo bucato, e noi speriamo di poter entrare, magari …
BIAGI – Fornendo i detersivi, vista anche tanta pubblicità che si fa.
BERLUSCONI – Facciamo solo la pubblicità però non si sa mai, non si può mai
sapere cosa sarà il futuro di un gruppo che si muove in diverse direzioni, intraprendendo. Per quanto riguarda la situazione dei pretori, mi sembra che la recente sentenza del tribunale di Torino abbia confermato quello che la giurisprudenza aveva
già dato come un fatto acquisito. C’è stato un pretore che ha interpretato il diritto in
una certa maniera e a mio parere contro il diritto stesso; contro la giurisprudenza che
si è venuta ormai consolidando sull’argomento; contro il governo che aveva dichiarato
di ritenere ancora vigente il decreto dell’anno passato; contro il Parlamento che
sta lavorando a una nuova legge.
BIAGI – Da anni…
BERLUSCONI – Da un anno. E credo anche soprattutto contro il buon senso e contro la gente. Non voglio dare nessun giudizio, ma la gente sa benissimo dare lei i giudizi. Per quanto riguarda la Francia, noi stiamo facendo in Francia una cosa un po’
folle. Fare una televisione in due mesi è una cosa quasi impossibile.
BIAGI – Fare una televisione ai francesi deve essere ancora più complicato.
BERLUSCONI – I francesi certamente non possono soffrire che ci sia qualcuno
che vada in casa loro a fare qualcosa magari pretendendo di saperla fare meglio di
loro.
BIAGI – Lo sa che durante una trasmissione, il conduttore aveva sul tavolo un modellino di Tour Eiffel e stava interrogando un giapponese e ha detto: “Piuttosto che
darla a un italiano la do a lei”. Che è il massimo del disprezzo, per l’italiano naturalmente.
BERLUSCONI – Ma no non c’è il disprezzo per gli italiani. Loro effettivamente
si ritengono, è anche questo un fatto di simpatia, superiori, un popolo superiore,
cambiano anche la storia per questo. Se lei domanda ai francesi di Giulio Cesare sono
convinti che Giulio Cesare prendesse delle batoste sacrosante. Non a caso Asterix batte sempre il cattivone che è Giulio Cesare.
BIAGI – In questo caso è lei.
BERLUSCONI – Sì, in questo caso sono stato dipinto in mille modi, anche come il
diavolo italiano.
BIAGI – Ho visto qua proprio un settimanale che è uscito tre giorni fa a Parigi che
dice (nel titolo n.d.r.) “Berlusconi, il rapporto che Mitterrand ci nasconde”. Cioè
l’ambasciatore di Francia avrebbe detto cose poco favorevoli per lei e Mitterrand l’avrebbe messo da parte.
BERLUSCONI – Non è proprio così. Ha citato un rapporto dell’ambasciatore di
Francia che ha invece detto delle cose giuste per quanto riguarda il nostro gruppo e
poi alla fine ha detto che noi non avevamo un progetto culturale come la Francia si
aspetta che debba avere una televisione commerciale. Questo si è aggiunto a tante
voci che pretendevano che noi facessimo soltanto della televisione americana. Noi
abbiamo potuto spiegare che su 54 programmi il 30 per cento sono programmi
d’informazione, di moda, di cultura, che cerchiamo proprio di non fare una televisione
americana tanto è vero che il 60 per cento del nostro budget lo spendiamo in
produzioni originali e abbiamo anche cercato di far vedere la nostra televisione soprattutto agli addetti ai lavori, cioè alla stampa che all’inizio ci ha trattato malissimo,
ma che poi via via si è modificata…
BIAGI – E’ migliorata…
BERLUSCONI – E ci hanno fatto il regalo di una campagna straordinaria. Nessuna
iniziativa e nessun personaggio neppure in Francia ha avuto una campagna così insistente, continuata, per due mesi, siamo stati veramente tutti i giorni sui giornali,
quando io ho presentato al mondo della pubblicità una volta, la seconda volta al
mondo degli industriali e poi nella stessa giornata ai giornalisti il palinsesto de “La
Cinq” e una immagine di tutto il lavoro che noi stiamo svolgendo in Italia. Siamo stati
addirittura ad occupare tutta la prima pagina su un numero incredibile di giornali,
hanno dedicato tre pagine, siamo passati in diretta in tutti i telegiornali delle reti
di Stato, abbiamo occupato tutte le radio, che in Francia sono una cosa seria.
BIAGI – E’ contento di tutto questo?
BERLUSCONI – Diciamo che stiamo lavorando per arrivare a partire il 20 di febbraio, non è una cosa semplice è una grande sfida, speriamo di non perderla.
BIAGI – Bene. Senta dottor Berlusconi lei è un simpatizzante di Craxi, dei socialisti
o è un generico lib lab? E’ meno compromettente essere lib lab?
BERLUSCONI – Lib lab, liberal laburista.
BIAGI – Liberal labile, anche.
BERLUSCONI – Io di liberal laburisti, o di lib lab veri e propri ne conosco uno solo:
il mio amico Enzo Bettiza, soprattutto nei giorni di pioggia, perché ha uno splendido
impermeabile inglese, che lo fa molto lab. Io faccio l’imprenditore. Credo nell’Occidente, credo nel libero mercato, credo nella libera iniziativa, credo nel progresso sociale. E simpatizzo, nel senso etimologico del termine, con chi ha le stesse mie idee.
BIAGI – Ma lei vede più spesso Craxi o De Mita per fare un caso?
BERLUSCONI – Io sono amico di Craxi da lunga data, anche in tempi non sospetti.
Lo stimo, lo apprezzo, e andando in giro per l’Europa rilevo che è tra gli uomini politici
che hanno maggiore statura internazionale, e questo mi fa molto piacere. Abbiamo un
carattere diversissimo. Sono anche amico di moltissimi altri uomini politici, coi quali,
facendo io l’editore sia di televisione che di carta stampata, ho spesso dei contatti.
BIAGI – Con De Mita ha dei contatti o no?
BERLUSCONI – Ho avuto anche dei contatti con De Mita.
BIAGI – Cordiali?
BERLUSCONI – Diciamo che sono stati dei contatti che non sono sfociati in un
amore particolarissimo, ma che non sono stati nemmeno dei contatti sgradevoli.
BIAGI – Lei crede che senza un governo Craxi ci sarebbero stati tanti decreti pro
Berlusconi, almeno un paio?
BERLUSCONI – Io credo che assolutamente ci sarebbero stati dei decreti per rimediare a una situazione che non era una situazione che la gente condivideva. Anzi il
fatto che Craxi fosse il presidente del consiglio era una remora essendo nota la sua
amicizia per me e la mia per lui. Invece con un atto che ritengo coraggioso, Craxi e con
lui tutto il governo, perché poi è stato un decreto che è stato votato all’unanimità dai
membri del Parlamento, un decreto che poi anche tutte le indagini che sono seguite
hanno dimostrato essere giusto: il 92 per cento degli italiani ha giudicato giusto l’operato del governo in quella occasione.
BIAGI – Come fa ad avere tante attività che vanno tutte bene?
BERLUSCONI – Cosa vuole che le risponda, che siamo bravi.
BIAGI – Mah, questo pare anche dimostrato.
BERLUSCONI – Direi che ho la fortuna di lavorare in un gruppo particolarissimo
con dei collaboratori formidabili legati insieme non soltanto dall’entusiasmo per i
traguardi che abbiamo, ma anche da una grande amicizia. Un gruppo, direi, in cui
spendiamo anche molte forze per formare gli uomini, e quindi si hanno dei risultati.
Lei pensi che l’anno passato per esempio per un’azienda la più giovane nostra abbiamo fatto sessanta giorni di formazione. Io ho condotto direttamente questi sessanta giorni rubati alle feste. Cioè trenta weekend rubati al lavoro.
BIAGI – Proprio questo mi sorprende. Lei, non so, in un anno, quante colazioni di lavoro ha fatto? Tra cene, colazioni.
BERLUSCONI – Mah, questo è un conto delle mie segretarie, più di centocinquanta.
BIAGI – Tutte queste mangiate funzionali: terribili, no?
BERLUSCONI – Terribili per la linea ed invece producenti per i risultati.
BIAGI – Mi scusi se mi cito. Ma una volta io ho scritto con un po’ di malizia che se
lei avesse un puntino di tette farebbe anche l’annunciatrice. Ho l’impressione che
lei faccia un po’ tutto, adesso mi sta dicendo che ha fatto centocinquanta colazioni,
che ha fatto tre mesi di corso. Non le viene mai il mal di testa?
BERLUSCONI – Mi viene, e come il mal di testa, anche l’influenza e il mal di gola,
come adesso, sente che voce che ho?
BIAGI – No, ha una voce suadente…
BERLUSCONI – No, ho una voce molto bassa.
BIAGI – Un po’ arrochita.
BERLUSCONI – Arrochita e bassa. Ma io ritengo che anche con il mal di testa e
con l’influenza si lavori benissimo. Anzi, viva l’influenza, perché si riescono a eliminare
molti incontri che magari si è costretti a fare solo per cortesia. Si sta a letto col
telefono, si ha tempo per pensare, per scrivere per parlare con tutti.
BIAGI – Anche le malattie sono un’occasione per lavorare.
BERLUSCONI – Se uno ha delle cose da fare non ha nemmeno il tempo di considerarsi malato.
BIAGI – Qual è il segreto del suo successo?
BERLUSCONI – Segreti non ce ne sono, segreti è lavorare molto. Ma poi… anche il
successo in fondo… bisogna vedere, perché vede: si danno gli esami tutti i giorni!
Io credo che guardando indietro alle cose che insieme ai miei siamo riusciti a fare
c’è il rischio di sentirsi un po’ stanchi, perché sono stati sei anni la prima realizzazione
edilizia per quattromila abitanti, dieci anni la seconda, dieci anni Milano 3 per
quindicimila abitanti, poi ancora “Il Girasole”, otto anni di costruzione più chissà
quanti anni di gestione.
BIAGI – Ma quante cose fa lei: edilizia, televisioni, editoria. Poi vorrebbe fare anche
i biscotti, se non sbaglio. Ma poi che cosa fa ancora?
BERLUSCONI – No, non ho una vocazione straordinaria per i biscotti. No, abbiamo
quattro divisioni nel gruppo che danno al gruppo la possibilità di reggere
tutti i venti, nel senso che quando un mercato va meno bene c’è l’altro mercato o gli
altri mercati che sostengono il gruppo. I risultati peraltro sono molto buoni. Quest’anno
siamo riusciti anche a fare un bel traguardo, siamo riusciti a chiudere l’esercizio
con degli utili cospicui, e finalmente nel mio sogno senza più debiti a breve, anche
con una cifra cospicua nelle nostre casse. Quindi i risultati sono buoni e ci incoraggiano
ad andare avanti nella stessa direzione.
BIAGI – Qual è il modello umano a cui lei si ispira? Lei ha fatto un saggio su San
Tommaso D’Aquino, se non sbaglio…
BERLUSCONI – No, su Tommaso Moro.
BIAGI – Siamo sempre fra i santi. Ma c’è qualcun altro che le piace di più?
BERLUSCONI – Mah, io ho fatto questo saggio su Tommaso Moro perché all’università ho lavorato sul suo libro dell’Utopia, nell’edilizia pensavo sempre di fare un mio modello di città senza automobili, con tanto verde, senza falansterio, senza colate di cemento, che sono riuscito a fare.
BIAGI – Lei riesce a tradurre il martirio di Tommaso Moro e le sue visioni, in tante
costruzioni, no?
BERLUSCONI – No, non è il martirio. Era che lui pensava che tutti dovessero fare
il meglio per migliorare il mondo.
BIAGI – Lei è un cattolico?
BERLUSCONI – Io sono un cattolico, sì.
BIAGI – Praticante?
BERLUSCONI – Praticante.
BIAGI – Senta, dottor Berlusconi, le leggo questa frase che ha un certo interesse:
“La tv di Berlusconi ha migliorato le condizioni di vita degli italiani, ha contribuito
a ridurre l’inflazione, incentivato l’economia, promosso la democrazia politica”. Riconosce l’autore di queste parole?
BERLUSCONI – Non so se sono parole attribuite a me. I concetti sono concetti che
io ritengo corretti e che perciò sostengo. Per quanto riguarda il livello di vita, basta
accendere una televisione e c’è un’offerta di spettacolo ogni ora del giorno e della
notte notevolissima, e anche quello che fa la Rai è migliorato molto, la concorrenza ha
fatto bene anche alla televisione pubblica. Per quanto riguarda l’impulso all’economia
è innegabile che la televisione ha sospinto le vendite di molte aziende che hanno potuto
fare dei risultati importanti. Per quanto riguarda il tasso di democrazia del paese
la presenza di molte voci è certamente un aumento della democrazia stessa, basti
ricordare per esempio le ultime elezioni amministrative: noi abbiamo avuto più di
mille candidati che sono passati sulle nostre reti. Quindi credo che tutto questo veramente sia un portato positivo della televisione commerciale.
BIAGI – Senta dottor Berlusconi, per concludere, io le ho fatto delle domande,
ma c’è qualcosa che lei vuol dire e che io non le ho chiesto?
BERLUSCONI – No, io sono lieto di averla ospite qui nei miei studi. Vede che dietro
di me c’è una pianta dell’Europa che è la nostra prossima avventura. Abbiamo fatto
qualche cosa prima di oggi, adesso dobbiamo dare gli esami sulla televisione per la
Francia, sulla televisione per la Spagna, su una società di programmi europea per poter
fare dei programmi che si possono confrontare sui mercati internazionali con i
programmi americani.
BIAGI – A quando l’America? Dopo Colombo, Berlusconi?
BERLUSCONI – No. Abbiamo ancora moltissimo da fare per la televisione in
un’Europa che dice di volersi dare una unità, ma che è ancora molto lontana da
questo. Io credo che lo sforzo che stiamo facendo in Francia è veramente importantissimo. Importantissimo per l’Italia, perché è l’avvenimento più rilevante sul piano delle esportazioni delle nostre idee, della nostra cultura, della nostra esperienza, del nostro know how, e anche, credo, un sostegno importantissimo ai prodotti della nostra industria che in Francia e in Europa non trovano le televisioni commerciali come supporto per la promozione dei prodotti stessi. Ma credo che sia un fatto importantissimo nella via che porterà, si spera, all’unione dell’Europa. Credo che la televisione, come in Italia, ha fatto l’unificazione dell’Italia, l’unificazione del linguaggio, l’unificazione della cultura, così possa essere un momento importante per un’Europa in cui i paesi si possano conoscere meglio e, conoscendosi meglio, si possano anche legare da vincoli di amicizia. Ci piacerebbe, ci piace di essere tra i protagonisti di questa avventura. Speriamo di farcela.
BIAGI – Grazie.

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36 Comments

  1. la politica dell’alternanza spesso fa rima con “riorganizzazione” dell’informazione pubblica. Nolenti o dolenti se stai sulle corne a qualcuno (indistintamente dal fatto che tu sia bravo, coglione, simpatico, informato, rinco ecc.)te ne vai.
    Chiaramente quelli che pagano lo scotto, (non sono quei giornalisti che omettono informazioni per evitare di fare torto a qualcuno o che si dimenticano di raccontare i fatti come il dovere di cronaca recita)sono quelli che si “espongono” e in Italia purtroppo sia di destra che di sinistra ce ne sono moooolto pochi. (Se un giornalista stà zitto ha sempre da guadagnarci: incarichi vari, favori ecc.ecc. )Biagi era uno di quelli che parlava…ora non più…(la democrazia si vede anche da questo non solo dalle bandiere in piazza). Più passa il tempo più non riesco a capire questo paese…

  2. attento FF.
    perche’ sashasnow potrebbe anche querelarti…
    suggerimento:
    dopo il fatto,
    dopo l’antipatico
    “la querela” una nuova frontiera del giornalismo giovani

  3. “Quello di Enzo Biagi, uno che piace solo alle vecchie e ai deficienti.”
    A me piace Biagi. Per ff. Io sono deficiente.
    Chi scrive su internet e’ cretino.
    ff scrive su internet.
    Sono querelabile?

  4. Ma ‘sto ff è vero? Non è possibile dai!!! Pure la minaccia di querela! E il bello è che è lui a insultare! Il servo che segue passo passo il padrone… che pena.

  5. … Quindi, Cristina, vergognati tu e dismetti le tue sciocchezze.

    lo farò, quando lei dismetterà i panni da giornalista, perchè le mie “sciocchezze” non sono pericolose, le sue sì.

  6. Standig ovation per Cristina!!

    Ma ‘sto Facci è lo stesso che, giornalista craxiano dell’Avanti, pubblicava dossier falsi contro Di Pietro che gli stava indagando il padroncino? ‘mmazza quanta strada che ha fatto! :D
    Proprio vero che le “patenti” di giornalista, in Italia, le vendono un tot al chilo.
    La battuta è piuttosto scontata, ma del resto lo è pure l’omino in questione: ma ci facci il piacere.

  7. L’ho vista Facci,oggi,nella trasmissione “Omnibus” e devo farle i miei complimenti, di tutti lei era l’unico che si salvava.
    Ho solo una domanda: perchè a quel pecorone che le sedeva vicino non ha tirato un calcio dove lo sentiva meglio?

  8. Pofferbacco! Sig. Trevisiol? Ma è proprio lei? Il recidivo che sul blog di Sabelli Fioretti periodicamente discetta di prescrizione (ignorando cosa sia la procedura penale e qualche sentenza della Corte costituzionale e della Cassazione) scrivendo puntualmente castronerie da primato? Sarò malizioso, ma a giudicare dalle argomentazioni e dalle vaccate scritte, direi che lei è un alter ego del Facci in questione. Tipo un Ghino di Tacco della mutua, non so se comprende.

  9. Biagi non l’ho mai visto. Proprio quel falsissimo montaggio me lo rendeva insopportabile. E non capisco come possa non avere ingenerato diffidenza in tutti questi milioni di telespettatori di cui dite. Ma la gente non ha senso estetico, non si può fare niente.
    Tuttavia, per quanto deplori il ritorno in tv di Enzo-copiaincolla-Biagi (più vecchio di un morto vivente, mi sa), credo che il vero misfatto della Cdl – o capolavoro, a seconda – sia stata la nomina di Del Noce, uno che a Emilio Fede gli fa una pippa. E che ora, in virtù della (pilotata? Entro coscientemente nel campo delle ipotesi moleste) crisi di Mediaset, è inamovibile.

  10. perchè non capite veramente niente e fate il gioco di qualcuno che è mosso da ben altri intenti?
    Credo che Biagi non lo capite,mi dispiace per voi..popolo di limitati,poco importa se di destra, sinistra,ignavi o a metà..popolo di lividi ed ignoranti, questo è certo!

  11. CV
    “…Vivevo di espedienti. Rubavo. Mai mangiato così bene come in quel periodo. Perché se rubi, rubi il caviale mica la carne in scatola”.

    “Una volta ho partecipato a un pranzo a casa di Berlusconi… Spaghetti al pomodoro. C’erano Cesare Previti, Gianni Baget Bozzo, un grappolo di avvocati”
    amico del ladro Craxi!
    un ladro in compagnia di ladri?

    “Oggi lavora a Mediaset dove ha partecipato alle trasmissioni Parlamento In e L’Antipatico.”
    la voce del padrone?
    se queste frasi non sono vere, sbaglio,
    ma se confermate…
    “querela sta ceppa!”

  12. Caro Dario, credo che Fede e Biagi in effetti peschino nello stesso target.
    Pur essendo diversissimi e di diversissima fama.

  13. Ah, amico del ladrone che rubava le fontane a milano e se le metteva nel villone in africa, dove ha stirato le zampe? E se ne vanta pure di aver conosciuto e frequentato ‘sta gente!!! ahahahah

  14. Ringrazio Filippo per il migliore articolo scritto questa settimana su quella specie di giornalista che fa di nome Enzo Biagi. Parliamoci chiaro: ma ‘Il Fatto’ è mancato a qualcuno in questi anni ? E poi vi rendete conto che l’uomo Biagi è ormai in preda a un delirio senile, l’unico modo per tenerlo in piedi sono dei fili da teatro delle marionette.

  15. Se arriviamo a rimpiangere una delle punte di diamante della vecchia informazione, raccomandato di ferro dello scudo crociato rendendolo pure un campione della libertà di espressione ai limiti del martirio, beh, scusate… c’è davvero qualcosa che non va. :o(((

    Che senso ha offirgli pure una conduzione tv alla veneranda età di 87 anni, quando da poco è comparso, visibilmente affaticato nonché assai soporifero? Con tutto il rispetto per l’anziano professionista, giusto per non smentire la vocazione gerontofila del ns. Paese…

    Tira una gran brutta aria codina di restaurazione cattocomunista, mi pare. Il peggio è che poi te lo contrabbandano per un grande esempio di giornalista/scrittore. E allora, Parise? Buzzati? Piovene? Montanelli? Soldati? Chi erano, mai? Peracottari?
    … Avete mai letto i libri di Biagi, voi? Ehm…
    (letto uno, letti tutti…)

    Sia chiaro: lui è inadatto a condurre, oggi, almeno quanto i tanti irritanti neocronisti d’assalto od opinionisti del menga che violentano i congiuntivi e l’uso del pensiero senziente, non è questo il punto. Non vedo invece perché mai continuare a garantirgli una longevità televisiva, quando gradirei vedere questi spazi offerti piuttosto a professionisti come Severgnini, Gramellini, Pirani, e tanti altri. (Ma si sa, quando mai la rai accetta i cani sciolti?)

    Quanto a quest’ultima: inutile levare gli scudi, non è certo nuova alle epurazioni, su basi politiche o pseudomoralistiche (chi si ricorda + di Chiari e Luttazzi – Lelio e non Daniele?). Per assai meno, bandì a lungo personaggi ben più scomodi: Dario Fo, dopo la sua geniale Canzonissima del 1962, subì una censura feroce e un ostracismo perdurati sino al 1977… e all’epoca, proprio dalla santa intoccabile diccì di cui allora Biagi si faceva alfiere.
    Chi è senza peccato…

    Quindi, nulla di che stupirsi.
    Lui, in un certo senso, ce lo meritiamo. Come le pessime fiction che la rai ci ammannisce, del resto. O le trasmissioni della domenica pomeriggio.

    Un’ultima cosa.
    Non sono certo l’avvocato del diavolo, ma chi osteggia Facci lo faccia almeno con stile, senza penose rievocazioni ad ogni pie’sospinto del suo filocraxismo – di cui lui non fa certo mistero.
    Avete rotto i maroni, ragazzi.
    Indipendentemente dai demeriti e reati del fu cinghialone, dal suo decisionismo spacciato per decisione – di cui siamo già edotti alla nausea – non è da tutti lottare per una causa persa: questa coerenza non opportunista, almeno, al F.F. concedetegliela, please.
    (E’onore delle armi, non leccaculismo, grazie).

  16. Facci, sì, va be’, non è un mistero che anche per Biagi l’eta abbia un ruolo nell’effetto “venerato maestro”, e verrà pure il tuo tempo, se lo cerchi. I veneratori son tipi lenti.

    Però, cristosanto, dite agli autori di “Otto e Mezzo” che quel tipo giovane del Giornale di Belpietro è intollerabile. Non so se ci siamo capiti (memoria vuole che non ne ricordi il nome, adesso). Per dire, quando c’erano Damiano e Sansonetti, Ferrara che dava la parola al Nostro mi suscitava meno emozione intellettuale del lancio della pubblicità.

  17. PUBBLICATO SU GRAZIA
    Indice per autore: Silvia Toffanin
    La spia russa e il sushi

    14/12/2006 • 12:25

    Appena ho letto questo comunicato della Health Protection Agency di Londra, mi è battuto il cuore: «Se siete un visitatore straniero e il primo novembre siete stati in uno dei posti qui descritti contattateci immediatamente». Questo annuncio a pochi giorni dalla morte, per avvelenamento da polonio 210, di Alexander Litvinenko, 44enne ex colonnello del Kgb, ha scatenato il panico e la psicosi in migliaia di turisti, me compresa. Immediatamente ho chiamato le mie amiche che vivono a Londra e nessuna di loro, per fortuna, era in città quel giorno. Una era negli Hampshire, l’altra era scappata a New York con il fidanzato, l’altra ancora era tornata in Italia. E io dov’ero? Londra è la mia città preferita e mi capita di andarci almeno una volta al mese anche solo per due giorni. Ho aperto l’agenda e cercato di ricordare.
    Il destino ha voluto che fossi a Milano a letto con la febbre. L’unica parola che avevo scritto in quella pagina bianca era ” nera”, per ricordarmi il colore della mia giornata, passata a letto, senza poter mettere neanche il naso fuori. La cosa ancora più incredibile è che la sostanza radioattiva, che secondo il quotidiano The Sun era grande come una “capocchia di spillo”, ha contagiato luoghi che frequento spesso: il sushi bar della catena Itsu al 167 di Piccadilly, la strada più movimentata della città e il bar del Millenium Hotel al numero 4 di Gosvernor square, nel quartiere di Mayfair. Luoghi che da oggi non frequenterò mai più. Per il calcolo delle probabilità mi dovrei preoccupare di altri posti, ma perché rischiare.
    Comunque, per la cronaca , ho anche cambiato gusti alimentari, e il sushi da questo momento non mi piace più. Imparerò a farlo da sola.

    CREDO CHE PURTROPPO SIA QUESTO IL GIORNALISMO CHE CI MERITIAMO, QUESTO E QUELLO DELLA CONTESSINA BORROMEO

  18. PaoloC mi hai letto nel pensiero.
    Grazie, mi hai risparmiato la fatica di trascrivere il tutto, compresi i miei pensieri.
    Non aggiungo altro, ma mi chiedo e molto, molto sinceramente: “Ma come si fa a fare scrivere questa gente?” -ripeto-“come??”.

  19. Auff, Filì, ma non ti va mai bene niente!!!:oP
    Se Beppe no (a me sta simpatico: come spiega lui gli inglesi non lo fa nessuno, forse Capranica, ecco), proponi e disponi…
    Tu, a chi affideresti un bell’approfondimento di cronaca in quella fascia oraria?:o)

    Paolo, Morositas (bel nick!;o)))), ormai una tessera dell’Ordine non si nega più a nessuno.
    Ce l’hanno pure la Ventura e Vasco Rossi…;o)

  20. Anvedi,puoi ripetere, scusa?
    La Ventura, quell’idiota sempre ‘sopra le righe’che ha seri problemi con il congiuntivo,attimi,attimini e che è seriamente, ma dico,seriamente IGNORANTE?
    Su Rossi taccio per carenza di forze (al momento).
    E delle lauree ‘honoris causa’ vogliamo aggiungere qualcosa?
    Grazie per il nick; anche il tuo è assai divertente, se significa quello che significa..

  21. incredibile!Parlo delle lauree ‘honoris causa’ e oggi, proprio oggi, 20 dicembre, se ne parla su tuti i giornali!
    Grati per esservene accorti di questa gran buffonata ( compreso Valentino Rossi, Vasco Rossi e tutti ‘sti cazzo di Rossi).
    La prossima datela al sig. Bianchi, grazie.

  22. ok Facci, ma temo che se uno qualunque volesse scrivere una simile filippica su di te ai tuoi ipotetici 82 anni, ci metterebbe molto meno tempo a trovare argomenti convincenti ed “effifacci”.
    C’è anche il buon gusto. Do you remember?

  23. Facci….
    Sei solo un para-zerbino del futuro potentato nazionale.
    Ti ricordi la battuta di Luttazzi su Ferrara nell vasca da bagno?
    Ti auguro di prendere il posto di Ferrara…

  24. Ciao Facci, sei un coglione. Se ti prendo per strada sono sicuro del fatto che ti faccio a pezzi. Sei un pezzzo di merda. Non hai idee. Se sei un giornalista lo sei perchè solo raccomandato da qualche coglione che crede i un coglione come te. Perchè non affronti i veri giornalisti che hanno argomenti su cui discutere tipo Travaglio, Santoro et company. Con te non è possibile dialogare. Con te si può soltanto avere un scontro fisico che potrebbe portarti anche alla fine. (A testate in FaCCia)

  25. Voglio precisare che “Pepitol” non sono io.
    Non scrivo nei post di chi è solito censurare il pensiero altrui, e in ogni caso non ci tengo a fargliela pagare tramite camuffamenti.

    Semplicemente prendo atto e vado dove sono gradito.

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