Economia tribale

Nel corso di una sessione tematica all’interno del grande happening di tendenza organizzato per accelerare la nascita del Partito Democratico (leggi “ricomporre i cocci e resuscitare la vecchia DC”), il vecchio pluri-ministro pluri-boiardo di Stato (persona peraltro sveglia, simpatica e gioviale) che modera la sessione raccoglie i nominativi di chi vuole intervenire e dare il proprio contributo alla discussione.

Il primo alza la mano. “Lei come si chiama?”, chiede il vecchio politico. “Antonelli” risponde la persona, seduta proprio di fianco a me. E il contrattacco del politico arriva tanto immediato quanto inatteso “Come il Cardinale di Firenze?”. Poi è il turno del secondo: “Qual è il suo nome?”. “Roverato” è la risposta. “Come il Consigliere di Telecom?”. E così via. Per ogni nome un’assonanza, una corrispondenza con un record del suo database personale di potente gerontocrate, costruito in decenni di vita vissuta tra raccomandazioni, favori personali e via dicendo.

Evidentemente nessuno dei presenti era parente del “potente” evocato dal proprio cognome e spesso si trattava solo di parole simili nel suono ma non perfettamente coincidenti. Ma era sorprendente osservare come il processo mentale ricorreva in maniera ossessiva nei ragionamenti del brillante settantenne.

Ed ho pensato a quanta fatica si può evitare e quali posizioni si può aspirare in questa miserabile italietta solo per il fatto di avere un cognome significativo e rappresentativo all’interno di questo Google dell’oligarchia che ingessa in modo sistematico e trasversale il nostro Paese, e che si autogarantisce potere e controllo limitando ricambio e accesso a chi non appartiene alla casta, a prescindere dal fatto che abbia capacità o meno.

Come una prorompente valletta in cerca di ingaggio, mi troverò un nome d’arte anche io… il mio vero nome è troppo anonimo per sfruttare appieno la brezza dominante dell’economia tribale.

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14 Comments

  1. Io alle convenscion di Forza Italia mi presento come Roberto Mastrota, cugino del famoso presentatore. E sono sempre al centro dell’attenzione!

  2. Permette? Onorevole Cosimo Trombetta!…
    Trombetta?…Trombetta?…questo nome non mi è nuovo! Ma certo! io la conosco! anzi conoscevo anche suo padre!
    Ah si? ma guardi la cosa non mi stupisce! Noi siamo molto ma molto conosciuti!
    Ma certo!…chi non conosce quel trombone di suo padre!
    (Totò e Castellani. Episodio Vagone letto in Totò a colori.)

  3. Ottimo Milton, la descrizione dell’episodio rende molto bene l’idea del modo e dei meccanismi della gestione del potere.
    Curiosità: perchè ne limiti l’ambito tribale alla sola economia?
    (che tra l’altro è tribale e globale assieme, anhe nelle componenti più formalmente criminali, come ottimamente illustrato nel libro di Saviano)

  4. Il problema vero è che il paese è governato da un “banditoligarchia” completamente distaccata dalla realtà. Incapace di rendersi conto del mondo irreale in cui vive. A tal proposito negli ultimi tempi sento invocare sempre di più la parola “rivoluzione”. E non si tratta di autonomi o persone appartenenti alle varie “aree estremiste”. Parlo di “borghesi” con la B maiuscola, gente affermata, laureata, dirigenti….praticamente moderati da spot pubblicitario della Barilla.
    Gente stufa, indignata, incazzata vera e che si vergogna di essere rappresentata da questi banditi.
    Non è forse vero che le vere “rivoluzioni” son sempre partite dai gruppi dirigenti? Succederà qualcosa in questo paese o dobbiamo rassegnarci a vederlo morire ripiegato su se stesso?

  5. Avete mai fatto caso a quanti giornalisti giovani e promettenti fanno di cognome De Mita, piuttosto che Feltri, Galeazzi, Badaloni, Biagi, Biscardi? Tutta gente in gamba, per carità. E che colpa hanno loro se si ritrovano questo cognome?

  6. Gillo, finalmente il tipo di risposta che mi auguravo di trovare. E la tua domanda finale è la questione. Indubbiamente per fare rivoluzione c’è bisogno di aggregazione. Ma intorno a chi e/o a che cosa? Non vorrei pensare che la speranza sia soltanto Beppe Grilo…

    Grullo, è vero, la questione non è legata solo all’economia. Ma il titolo mi piaceva…

  7. Bene. Per la 46esima volta scopriamo (riconfermiamo) che l’Italia è costruita sul nepotismo e sulla mancanza di meritocrazia. Possiamo voltare pagina e occuparci del come iniziare a risolvere la questione?

  8. Francamente che il nuovo Partito Democratico sia la nuova Dc è completamente errato e non solo perchè i tempi sono cambiati! Il primo articolo che leggo di questo blog e questa prima affermazione mi ha lasciato completamente interdetto. Si vede che in Italia si fanno sempre dei discorsi distruttivi e autodistruttivi..
    Certo che il potere è sempre fatto così ma i partiti a volte cercano anche di superarle queste logiche. Ci sono molte persone di potere in italia che vengono da famiglie comuni o modeste addirittura come Padoa Schoppa. Il grande problema in Italia è che in realtà è che chi crede di dare spazio alle persone libere ha votato chi il potere ce l’ha con un’ingenuità politica da spaventare…!!

  9. Caro Gillo io penso che in realtà la borghesia con la B di questi bulli che vogliono fare la rivoluzione non ne vuol sapere più

  10. Caro Fran, è indubbio che la borghesia con la B non la vuole fare la rivoluzione. Quello che mi interessava segnalare è che questa voglia di “tabula rasa” è sincera, condivisa da più parti e soprattutto sempre più diffusa non solo tra coloro che si definiscono estremisti.
    Per quel che rigurada il post precedente….non mi interessano le sigle dei partiti, mi interesserebbero facce nuove e una volontà di cambiare vera.E sui “i partiti che a volte cercano di superare queste logiche (il nepotismo ndr)mi piacerebbe vedere degli esempi pratici e sopratutto veder sparire quel deprimente “a volte”…sich

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