
Due parole sulla mia proposta.
Quello che io vorrei è un’authority, dicevo, creata all’interno della stessa comunità islamica allo scopo di verificare, nei contenziosi da divorzio islamico, chi ha ragione e chi no secondo i principi coranici.
Non è un’idea dell’altro mondo: tra gli ebrei questa istituzione esiste, si chiama Consulta rabbinica ed ha appunto il compito di risolvere gli eventuali conflitti che si possono presentare nell’ambito del divorzio ebraico.
Va da sé che un simile organismo sarebbe del tutto privo di valore legale, esattamente come lo è quello ebraico e come pure lo sono i matrimoni islamici, le fatwe e tutti gli organismi che, già adesso, regolano da un punto di vista morale e religioso la vita dei musulmani d’Europa.
Rispetto agli altri, però, quello che io propongo avrebbe due particolarità:
1. Esisterebbe allo scopo di tutelare le donne.
2. Funzionerebbe come organo di autodisciplina e controllo: già il solo fatto di documentare quante volte si dà ragione all’uomo e quante alla donna obbligherebbe alla consapevolezza del proprio operato e all’assunzione di responsabilità tanto di fronte alla comunità quanto all’esterno.
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Ho sempre notato con grande perplessità quanto poco rappresentate siano le persone di sesso femminile nelle comunità della politica e del business. Al di là di lavori che di fatto costituiscono una moderna evoluzione del concetto biblico della donna, cioè della sua creazione dall’uomo e per l’uomo, sembra spesso che nei fatti l’uguaglianza tra i sessi sia un traguardo ancora lontano.
Ma forse le cose sono davvero destinate ad essere differenti nei prossimi anni. E questa trasformazione non è conseguenza nè di una nuova stagione di lotta femminista, né di una questione morale o di un qualche ipocrita meccanismo di “quote rosa”, ma di una ben più forte ragione di convenienza di mercato.
Nei fatti oggi le donne rappresentano la maggior parte dei clienti di un prodotto. E laddove non acquistano direttamente, influenzano in modo spesso determinante il processo di selezione: in uno studio recentemente pubblicato, Goldman Sachs rileva che negli ultimi dieci anni un indice composto da un centinaio di titoli di società i cui prodotti/servizi beneficiano del crescente potere d’acquisto femminile è cresciuto del 96% contro il 13% di crescita media dell’indice della Borsa in cui questi titoli sono quotati.
In questo contesto appare anacronistica una società ancora governata e gestita in larghissima parte da persone (anziane) di sesso maschile, il cui effetto risulta essere un processo di evoluzione economica sempre meno cliente-centrico, cioè sempre meno centrato su prodotti e servizi progettati e commercializzati in funzione delle esigenze finali dei clienti.
Ma grazie all’inesorabile legge della convenienza economica, non è difficile prevedere un domani in cui le organizzazioni, per avere successo, dovranno radicalmente modificare il loro attuale modello sociale. E sono assolutamente convinto che questa trasformazione sarà un bene per tutti: per mia esperienza diretta le donne ottengono già risultati migliori degli uomini nella maggior parte dei ruoli manageriali e gestionali.

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Ma voi, un divorzio islamico lo avete mai veramente visto?
Io no.
Cioè, aspetta: adesso mi guardo il mio.
Perché una ne sente parlare, gliene raccontano, ne vede attorno a sé ma, come dire, non riesce mai a trovare una chiave che renda emblematico ciò che vede. Nulla che accresca le sue conoscenze, nulla di abbastanza significativo da valere la pena di raccontarlo.
Io, un divorzio in grado di condurre a conclusioni generali autentiche, insomma, e non tirate per i capelli allo scopo di dimostrare una teoria politica o un’altra, non lo avevo ancora mai visto.
E invece, siccome a questo blog succedono cose strane, un bel giorno eccolo qua, il divorzio che non si può non raccontare: è il mio, appunto.
Sembra fatto apposta: lui sposa islamicamente Lia di Haramlik perché è lei, raccontatrice di arabeggianti vicende. E lei sposa islamicamente il Mullah di noialtri perché è lui: uno che, da queste parti, rappresenta l’islam non solo per come è ma – soprattutto – per come dovrebbe essere.
Doveva proprio succedere, si vede.
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Questa storia dura il tempo di un giro di do. È la fotografia di un bar di una grande città. Sono le nove di sera e il verdone sul banco. Ha la faccia in su e una giornata dietro che lo aspetta fuori mentre paga. Fa il commesso nel negozio delle cose che tutti vorrebbero raccontare a cena. Sono le cose da niente e le vale tutte.
Per lui c’è la rossa che non può avere perché io valgo e si ignorano con ampi segni di malvenuto reciproco. Poi c’è la mora della porta accanto a quella dell’anno scorso. Ha bevuto la fiamma di una candela e se ne va strisciando. Qualcuno va in bianco o tutto attorno scende musica da parrucchiere?
Entra il nero con la sua valigia di pregiudizi raccolti lungo la strada. Li vende al cinese in cucina mentre lava di lacrime i frantumi di un giallo che gli è scappato di mano. Sale il vapore dei discorsi inutili, tra i gingilli di una cocca di mamma e il suo figlio di papà.
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In occasione della notte di Halloween prossima ventura, che sta diventando sempre più frizzante, mi è tornata in mente questa polemicuzza dello scorso anno innescata dall’allora arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone.
Questa settimana sul cavoletto:
- Zuccamania: perché le feste ipercommerciali, quando incitano al consumo degli ortaggi stagionali, in fondo a noi non dispiacciono. Quindi sì al portacandele mostruoso, a patto di conservare la polpa di zucca e di papparsela: crème brulée salata con zucca e paprika gratinata al parmigiano, terrina di zucca e pinoli, plumcake con zucca, nocciole e cardamomo e muffin dolci ma non troppo di zucca e prugne.
- Tour de France des desserts: il Paris-Brest, la pastarella francese a forma di ruota di bicicletta (e, no, non è un bignè-di-san-giuseppe!)
- Dateci oggi il nostro pane quotidano? Mah, meglio farselo in casa, seguendo le ricette di 100% pain, dal guru francese in materia di lieviti.
- Turkish delight. Dove trovare a Roma prodottine del Magreb, sbafare kebab e falafel, scoprire strani succhi esotici e fare il pieno di dolcetti arabi imbevuti di sciroppo? Ma certo, alla moschea.
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Questa sera, a partire dalle ore 20:30, su Macchiaradio si torna ai fasti dei commenti alle partite sperimentati nel corso dei mondiali e si ciancia in diretta del derby Milan-Inter. In studio, gente che ci tiene e tizi a cui non potrebbe fregare di meno ma si divertono uguale: Matteo Bordone, Laura Carcano, Lorenzo De Marinis, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri, Federico Viola.
Chi perde la puntata può poi rifarsi con il podcast.
Potrete partecipare alla trasmissione in diretta utilizzando (gratuitamente) Skype, a patto, ovviamente, di avere un microfono e di avere scaricato il programma. Se chiamate prima della trasmissione potrete lasciare un messaggio in segreteria.
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