C’è figa a Berlino

Per chi ne conosce la mentalità, quello che sta succedendo in questi giorni a süd della Danimarca è sconvolgente. La Germania e i tedeschi si sono portati dietro un fardello psicologico fortissimo dalla seconda guerra mondiale; non sono stati capaci di una riflessione seria che abbia tranciato il legame col passato e neanche di scherzarci sù, cosa che sanno tutti tranne il nano. Sono rimasti al palo, anche le generazioni nate decenni dopo il nazismo; sono stati lì a vergognarsi di essere tedeschi, malgrado la creazione di un sistema-paese tra i più ricchi e sociali del mondo, malgrado un rispetto per l’ambiente senza pari, malgrado la loro apertura mentale e culturale.
Poi c’è stata la spallata di questi giorni. Di colpo, fatto incredibile, sono uscite fuori le bandiere, come neanche dopo la vittoria di Italia 90; con le ditte produttrici incapaci di stare dietro alle richieste. Ed è finita la vergogna collettiva, si sono accorti di non poter aver nulla a che vedere con quei 13 anni e sono sbocciati.
È in qualche modo un avvertimento e un augurio per il futuro economico e sociale dell’Europa: se ai tedeschi gli finisce la malinconia, allora sono di nuovo uccelli per tutti.

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16 Comments

  1. I tedeschi si sono sempre leggermente vergognati, magari sarà per via di quei sei milioni di ebrei bruciati oppure per l’avere sfasciato mezzo pianeta, chissà. Strana gente i crucchi. Eppure sarebbe stato così semplice.Per prima cosa bastava trasformare una guerra persa in una vinta, una resa senza condizioni in una Liberazione e qualche centinaio di partigiani in un armata invincibile.

  2. Confermo pienamente! Ho avuto modo di vivere con ragazzi tedeschi durante il mio soggiorno olandese ed è vero che il loro orgoglio nazionale è sotto i piedi. Il filo diretto via Messenger con la Germania in questi giorni mi da invece l’impressione di una grande festa dell’orgoglio teutonico. io ne sono felicissimo, e spero che possa aiutare a sfatare certi miti sul ttettesco rauz partizanen tatatatatata! I miei amici sono gente incredibilmente solare e creativa e Berlino potrebbe essere il motore culturale dell’Europa.

    Però porca zozza mangiano proprio skifezze! ;)

  3. differenza tra italiani e tedeschi..cim mettiamo pochissimo a saltare dall’altra parte della barricata.

  4. Senza offesa Gianf, stiamo parlando dei tedeschi nati DOPO la guerra. Ora, uno può discutere se una colpa così grande debba ricadere di padre in figlio.
    Magari in maniera molto più leggera anche sui nipoti. Ma la generazione di quelli che stanno strombazzando in giro è composta dai pronipoti.
    Se invece mi dici che queste colpe non finiranno mai, allora su di noi gravano ancora moralmente le stragi fatte dai romani.

  5. Io credo sia più realistico ascrivere il Gianf a quella categoria di persone che, pur essendo nate parecchio dopo la guerra, non provano nessuna vergogna per il fatto che l’italia sia stata trascinata in quella guerra dalla parte degli aggressori. Credo che Gianf, che si permette di ironizzare sulla guerra civile, minimizzandone la portata ed il significato, si possa definire un nostalgico. Inutile specificare di cosa…

    Un saluto

  6. E’ ora di superare queste cose, siamo europei, no ? La Memoria collettiva è importante e fondamentale per il formarsi della coscienza nazionale, ma i vecchi schemi (Tedeschi:SS, Francesi:Orgogliosi Italiani:PizzaMandolino ecc…) sono superati in nome di un identità transnazionale (che si somma con quelle nazionali, locali, paesane…) europea.
    Nessuno ormai pensa che possa succedere di nuovo una Germania Hitleriana, nessuno ormai pensa alla guerra all’interno dell’Unione Europea. Ho lavorato per molto tempo con alcuni Tedeschi, ma a parte le differenze di stile di vita, posso dire di non aver avuto problemi, ne di essermi sentito superiore e loro inferiori. Insomma ho lavorato con loro da pari come deve essere.

    E le bandiere tedesche ci sono sempre state, non confondiamo una manifestazione che, seppure importante, non c’entra molto con le identità nazionali. Anche qui a Torino ci sono un mucchio di bandiere Italiane ai balconi e un visitatore sprovveduto penserebbe “mah, questi italiani, come sono attaccati all’identità nazionale!”. Peccato che tempo un mese non c’è ne sarà più una, e allora cosa vuol dire ?

  7. Fabrizio, in realtà il mio, per quel poco che vale naturalmente, era proprio un piccolo elogio rivolto ai figli, nipoti e pronipoti tedeschi, che evidentemente ragionano in maniera diametralmente opposta a Sincler ad esempio, il quale dimenticando la resa incondizionata agli americani dell’ 8 settembre è convinto che i partigiani abbiano liberato il suolo natio e in definitiva che l’Italia non abbia proprio vinto la guerra ma, seppure con fatica e affanno, alla fine abbia pareggiato.

  8. Sì, sì. Tutto quello che vuoi. Ma sono schiavi delle regole. Per vivere HANNO BISOGNO di regole. Ero in un hotel qualche giorno fa. E osservavo, curioso, un gruppo di tedeschi, appena arrivati al buffet che si mettevano in fila ad aspettare il loro turno. Nonostante al lungo tavolo del buffet non ci fosse nessuno, se non una sola persona proprio alla prima portata. Poi è arrivato un gruppo di italiani. Zitti zitti, quatti quatti, si sono buttati sul buffet alla rinfusa e in cinque minuti erano tutti già seduti che pappavano. Gli altri ancora in fila. Mah.

  9. Mi piacerebbe sapere che cosa avrebbe fatto al buffet un italiano lì da solo. Chissà perché ho quest’impressione che non avrebbe avuto il fegato di saltare i cordoni e andare a servirsi in barba alla fila. Sarà che in gruppo non ci sono mai, ma le regole io le rispetto anche se sono italiana fin dalle prime generazioni.
    A me i tedeschi piacciono moltissimo. Hanno quel fondo un po’ infantile e molto ingenuo che, siamo d’accordo, può sconfinare nel perverso, ma li preferisco a chi non ha più il senso della giustizia.
    E poi, giusto per sfatare un luogo comune (e ce ne sarebbero altri), i tedeschi sono molto ma molto più ospitali degli italiani, che invece non lo sono per niente.

  10. Dal momento che il tempo dei Messerschmitt è finito, l’avvertimento è sopra le righe: saranno uccelli solo per chi sceglierà che così debba accadere.

  11. Regole e un capo a cui ubbidire: in un triangolare di atletica ho assistito alla scena in cui gli ex tedeschi dell’est stabilivano chi era il “Kommandant” per ciascuno dei viaggi del bus-navetta dall’hotel allo stadio …

  12. Circa la fila al buffet: non si fa la fila, ci si serve di quel che serve liberamente. L’unica regola da rispettare è evitare il pogo.

  13. Un articolo molto simile da http://www.silentpenguin.com

    June 17, 2006
    Germany – rediscovering patriotism

    In 1954, Germany won the World Cup in Bern, Switzerland. The victory is often quoted as being one of the factors that led to the countries economic recovery and boom in the following years. It is unlikely that the current World Cup will have much of an economic impact but it does seem that through the event, Germans are rediscovering a new love of their own country. Patriotism. Nearly every car is flying at least one German flag (in fact they are sold out in many shops here in Paderborn), flags are being prominently displayed in windows and people walk the streets decorated in black, red and gold colors.

    I have lived in Germany of nearly 30 years and this is the first time I can remember where patriotism has been so visible. Not only that, but there is practically no sign of lengthy discussions in the media as to whether German patriotism is “politically correct”. People are just enjoying the gigantic party that is the World Cup 2006. One of Germany’s major weekly magazines – der Spiegel – will lead Monday with a focus on “Germany – between parties and patriotism”.

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