RaiUtile: per una volta le parole al posto giusto

americalatina-mini.jpgSembra strano ma c’è qualcosa in TV da non perdere: sul canale interattivo RaiUtile si parlerà di America Latina con Gianni Minà e Gennaro Carotenuto. Domani, 24 gennaio.
Considerando la distratta copertura – quando non vuota e tronfia – che la stampa nazionale riserva al più bel continente del Mondo, è un’occasione da non perdere per chi vuole saperne di più.
Avrete persino più chances: la diretta sarà dalle 8:00 alle 9:00, con repliche dalle 16:00 alle 17:00 e dalle 24:00 all’una. Canale Sky 873, digitale terrestre, o streaming da questa pagina.

Poiché potrebbe interessare a qualcuno, segue una lunga e bella intervista di Maurizio Bekar a Gianni Minà (datata 1998; ma le cose non cambiano).


Com’è nata l’idea di "Storie"?
«Era un’idea che avevo da tempo: nel mondo ci sono persone che hanno una storia da raccontare. Una storia che riguarda non solo loro, ma tutti gli esseri umani: per le lezioni che si possono trarre dalla loro vita, per le conseguenze che certe loro azioni hanno avuto, per le idee che hanno fatto circolare…Però alla tv di Stato, sempre più appiattita sulle scelte della tv commerciale, la proposta inizialmente non interessava molto. Poi ero stato anche "epurato" dai programmi, durante la gestione Berlusconi della RAI. Ed infine…»

Che cos’è che dava fastidio, del tuo modo di fare tv?
«La mia è una televisione molto esplicita: abituata a portare così tante prove, che non è mai smentibile quello che dice, anche quando sembra di parte. È una televisione che si confronta con i fatti e le prove, e che non accetta che ci siano cose indiscutibili, sia che governi la destra o la sinistra…
Questa tv l’ho sperimentata in “Storie”, quando ho dedicato una puntata alle Madri di Plaza de Mayo, con la loro presidentessa Hebe de Bonafini. E in un’altra con la madre di Nestor Cerpa Cartolini, il capo guerrigliero Tupac Amaru che aveva assaltato con un commando l’ambasciata giapponese a Lima; e lì si è visto che le truppe speciali peruviane che vi sono poi entrate hanno fatto un’esecuzione tra le più crudeli, dove il terrorismo era quello delle truppe speciali, e non dei terroristi che avevano preso l’ambasciata per motivi dimostrativi…»

[Minà ricorda che per quella puntata ci sono poi state delle proteste in Parlamento. E di aver anche avuto problemi con il governo di centrosinistra, per una puntata con i genitori di Ilaria Alpi, la giornalista uccisa in Somalia assieme al triestino Miran Hrovatin; un episodio dal quale emergevano ambiguità e responsabilità non chiarite da parte italiana. Polemiche alle quali Minà si dichiara “oramai abituato”, e dalle quali rivendica di essere sempre uscito indenne, a testa alta.]

La tua, però, è una televisione che è stata accusata di essere "politicamente sbilanciata", "non equilibrata"…
«Rispondo: è sbilanciata l’altra televisione: quella che tace le verità! Sfido chiunque a smentire qualunque trasmissione che ho fatto, qualunque dei fatti di cui ho riferito!…»

Tu hai passato quarant’anni in Rai: cos’è cambiato in questo lasso di tempo? Si dice che la tv, o almeno quella italiana, non cambia mai, causa la troppa attenzione (o il servilismo, se vogliamo) verso chi è potente…
«Generalizzare non è giusto: ci sono ancora delle punte di grandissima dignità. Per esempio la tv di Enzo Biagi è una continua lezione: in dieci minuti fa quello che altri non riescono due ore: farti capire le cose, ed essere espliciti! Piero Angela fa una tv da grande servizio pubblico, e non solo per l’Italia. E così via; e poi ci sono anche delle trasmissioni d’intrattenimento accettabili…
Il problema è la concezione che l’Italiano è un imbecille, e che se non lo vellichi nelle sue parti deboli lui cambierà canale, scappando dalla tua trasmissione! Ebbene: io sono l’esempio lampante che tutto ciò non è vero: con le mie trasmissioni, in seconda serata, ho fatto la media di quasi il 12 % di share. Certo: il vertice l’ho toccato con Ornella Muti, con il 16,8 %, ma i coniugi Alpi sono stati i secondi, con il 15! È pure vero che ho fatto il 7 % con Khaled e la musica algerina, e il 4 % con Frei Betto e la Teologia della Liberazione. Ma dato che la media degli ascolti verso mezzanotte è del 5-6 %, per me è stato un grandissimo orgoglio l’aver ottenuto il 4 % con la Teologia della Liberazione!
Ma non sono l’unico a pensarla così: un’altra dimostrazione l’ha data l’attore Marco Paolini, che con un monologo di due ore sulla tragedia del Vajont, ha battuto per ascolti un varietà con Teo Teocoli… Allora: un attore non molto noto, che affronta un problema sociale con un lunghissimo monologo, fa più di tre milioni di spettatori, e batte per ascolti un varietà, che si pensa dovrebbe funzionare…»

Questa logica di bassa qualità, che tu critichi, riguarda solo la tv italiana, o anche quella degli altri paesi?
«E’ una tentazione che hanno tutte le tv, oramai: la "globalizzazione" passa attraverso scelte di livellamento verso il basso, e non verso la qualità. Ma da noi, in Italia, la situazione è più patologica: ci sono dei generi che non facciamo più, e che invece altrove, come in Inghilterra e Germania, sono ancora "LA TELEVISIONE", nella sua miglior essenza: il reportage, il documentario… In quei paesi, nella tv pubblica e privata, quei generi sono una caratteristica della tv: servono per far conoscere il mondo…
Da noi, invece, reportage e documentari non si fanno quasi più. In teoria perché costano molto; ma la realtà è che il giornalista è educato a non avere più la passione per l’investigare, il segnalare… E quanto più spettacolare, frenetico, è il montaggio di un servizio, per trasformarlo in una specie di spot, tanto più è un prodotto gradito. E non importa se non ha un livello giornalistico!
C’è un modello imposto di società, dal quale passa anche il modo di fare tv. Anzi: è il modo di fare tv che impone il modello di società! Lo spettatore deve vivere pensando che quello è l’unico modello di vita, che quelli sono gli unici valori! Perché altrimenti l’indomani lo spettatore non sarebbe un buon consumatore nei grandi magazzini…»

Qual è il motivo del disinteresse, che tu denunci, dei mass media verso la realtà sociale dell’America Latina?
«La nostra cattiva coscienza! L’America Latina è l’esempio più lampante del fallimento del capitalismo. Che in America Latina ha fatto più vittime che lo stalinismo nei paesi comunisti; e continua a farne! Almeno lo stalinismo è finito; ma non si muore solo di armi e di dittatura: si muore anche di banche, di finanza!
Il neoliberismo, i presidenti che noi esaltiamo, come il brasiliano Cardoso che per ora ha evitato il crollo della Borsa, è uno che in quattro anni ha fatto una politica neoliberista con costi sociali spaventosi. Costi che i documenti internazionali, e anche l’Onu, cinicamente chiamano "esubero di popolazione". Ma che significa? Che c’è un Dio che ha deciso che io e te non siamo un "esubero di popolazione", e che quelli invece che in Brasile muoiono lo sono? E che i 12 milioni di bambini vagabondi in Brasile sono un "esubero di popolazione"? Ma "esubero" rispetto a che? All’egoismo, alla vergogna, alla mascalzonaggine di quelle 300 persone che hanno in mano il 48% delle ricchezze del mondo?
"Giusto" non è ciò che interessa a pochi: "giusto" è ciò che è giusto! Quando sento parlare di Borsa mi viene prima da ridere, e poi da piangere: la Borsa è una presa per il culo della maggior parte dell’umanità! Ci si allarma per gli andamenti di Borsa, per le crisi? Ma se la maggior parte dell’umanità continuerà a morire senza sapere se la Borsa sta salendo o scendendo… E tutto ciò non inciderà, (o, peggio, inciderà sempre più) sulla sua miseria!
[L’intervista poi prosegue su Cuba, e sull’immagine (fortemente falsata, secondo Minà) che ne danno i mass media…]
… C’è il ridicolo dell’informazione politica occidentale, che per 40 anni ha raccontato di Cuba in un certo modo. Ma 10 anni dopo la fine del comunismo Cuba è ancora lì! Si è voluto credere che Cuba fosse la Bulgaria, e così non si è capito niente di quello che succedeva là: non si è voluto vedere che l’America Latina è socialmente molto più disperata di Cuba! Ma il Grande Fratello americano, per i suoi interessi, aveva dettato una linea ben precisa…
Che informazione hanno dato gli USA, in questi anni, su Cuba? Un’informazione che ora diventa grottesca!…»
[Minà ricorda come pochi giorni fa un giornalista, citandogli un articolo del Wall Street Journal, gli ha detto: “Dopo l’incriminazione di Pinochet per delitti contro l’umanità, ora sarà la volta di Fidel Castro…]
Ma in realtà a Cuba non ci sono mai stati 4000 desaparecidos e 3000 esecuzioni extragiudiziali, con la gente catturata e ammazzata senza processo; e non ci sono state le fosse comuni! A Cuba ci sono stati invece dei processi, che si possono definire "discutibili". Ma in un mondo dove il paese leader della democrazia, gli USA, ha dei casi giudiziari come quelli di Leonard Peltier, Mumia Abu-Jamal, Silvia Baraldini…ma a chi vogliamo dare lezioni di correttezza giuridica? A chi?»

Infine: il tuo nuovo libro “Il Papa e Fidel”…?
«…verrà pubblicato, per ora, in 8 paesi: Francia, Spagna, Messico, Argentina, Uruguay e Grecia. E stiamo trattando anche con degli editori angloamericani. Inoltre sarà anche un film-documentario. È la storia di un evento, visto da tutte le parti in causa: il Vaticano, la Chiesa di base, i cubani ed i nordamericani, gli intellettuali, tramite varie interviste… Tutto questo perché la gente capisca che quello non è stato un viaggio a scopo turistico: è stato un viaggio nato per esigenze di Cuba e della Chiesa cattolica in America Latina. Un viaggio che ha avuto un’elaborazione, ed ha partorito la possibilità di un lavoro comune tra la Chiesa cattolica e la Rivoluzione cubana, per cercare una via per l’America Latina. Perché il marxismo ha fallito, il capitalismo ha fallito, e forse solo un incontro sul terreno del sociale, della solidarietà, della convivenza di tutti, può servire all’America Latina…»

Per te cosa rappresenta la visita del Papa a Cuba?
«Che Cuba torna ad essere un laboratorio politico, come lo è da 40 anni, e malgrado la fine del comunismo. E da un’esperienza dei cubani (unico paese in America Latina dove tutti hanno raggiunto i diritti elementari: il tetto, il vestito, il cibo – poco, ma pur sempre cibo- l’assistenza sanitaria, l’educazione) e da una visione della Chiesa cattolica (perlomeno di quella Chiesa che c’è nei Vangeli) può nascere l’elaborazione di una proposta praticabile, affinché le masse di diseredati che popolano quel continente possano avere la speranza che i loro figli domani non continuino a vedere non rispettati nemmeno i loro diritti animali…
Dice il teologo della Liberazione Frei Betto: “Voi parlate di diritti umani: in questo continente ci sono ancora milioni di persone che non godono nemmeno dei diritti degli animali!”. Il che significa potersi ripararsi dalla pioggia, avere addosso uno straccio, mangiare ogni giorno qualcosa, e poter usufruire di cure se si sta male. Gli animali lo possono fare: gli esseri umani no!
…Credo che partire con un discorso di questo tipo dall’unico paese latinoamericano che ha risolto i bisogni basici della persona, renda più facile fare poi dei discorsi spirituali. Perché si parte da un paese che ha fatto capire come si possono risolvere almeno i più elementari problemi della gente»

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6 Comments

  1. Zero commenti.

    Leggi: Brugnoni, spostati e lasciaci guardare il telefilm.
    In alternativa: il Grande Fratello.

  2. Ciao,

    anche io ho sempre seguito Minà. Non solo con gli ultimi libri, l’america latina … mi piaceva anche quando intervistava persone come massimo troisi … celebre l’intervista a lui e pino daniele.

    Su Cuba sono sempre più perplesso. I cubani vengono istruiti ma non gli viene data la possibilità di accedere alla più grande fonte di sapere: Internet.

    Il loro sistema politico è monopartitico. In realtà il discorso è più complesso ma preferisco fermarmi qui.

    La sanità viene tanto decantata, il fatto che nessuno vive per strada mentre se vai a Roma Termini trovi tanta gente che dorme dove capita.

    Sappiamo anche che Cuba è stata assalita per 40 da vari attentati (ci sono i documenti della CIA oggi pubblicati) e molti terroristi vivono a Miami (Posada Carillas, Bochs, etc.).

    Noi per l’attentato a Moro volevamo istituire lo stato di guerra, figuriamoci loro … quindi a volte non mi sorprende che ci sia sempre la max allerta ed uno stato di polizia …

    Capisco anche che c’è molta disinformazione … non ultima Report Sans Frontiere che poi si è scoperta essere finanziata da Washington …

    In giro sulla rete si trovano molti documenti di persone che denunciano le malefatte che accadono a Cuba (Amnesty International)… Minà dice che lì non è mai stato torturato nessuno anche se ammette che in passato ci sono stati molti processi sommari. Non ho motivo di dubitare della sua buona fede …

    ma permettetemi di dire che così come non amo la nostra società spartana dove vive la legge del più forte e dove pochi posseggono molto e molti posseggono poco … allo stesso modo non mi piacerebbe vivere in un posto dove mi venga negata la libertà di informarmi, di conoscere, di poter mandare a casa un politico che non mi piace …

    Di Cuba si potrebbe parlare per ore dicendo tutto e il contrario di tutto … negli anni 90, dopo il crollo del muro il suo peso politico è andato scemando, ma oggi sembra ringiovanirsi grazie anche al vento di socialismo che soffia in America Latina … chissà dove questo ci porterà … io inizio ad avere strani presentimenti …

    Infine, dico senza esitazione. al di là del suo appoggio a Fidel … bravo Minà.

  3. Sul Minà giornalista sono sinceramente scettico. Che le inchieste, secondo me, non bisognerebbe farle tifando spudoratamente per l’una o l’altra verità.
    Per quanto riguarda le idee, ognuno la pensi come vuole. Ma trovo che quando il gionalismo sfocia nella propaganda (parlo di Cuba) poi è difficile pensare che sia buon giornalismo.

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