Se il Natale vi fa venire il latte alle ginocchia. Soprattutto, se odiate i tipici film di Natale (tipo quello dell’orrida accoppiata Richard Gere-Juliette Binoche di Parole d’amore che sta per arrivare in Italia), ecco il vostro vero film di Natale: è appena uscito nelle nostre sale, lo firma il maestro del brivido David Cronenberg, s’intitola A history of violence ed è una chicca assoluta. Da non perdere. Un racconto immorale che racconta la storia di un uomo che sembra assai banale, tutto casa-bottega-e-buoni-valori-dell’americano-medio, che invece ben presto si rivela tutt’altro…


Per quelli che amano andare al cinema senza conoscere la storia del film, eviterò di entrare nel dettaglio. Però, una cosa va detta (tanto succede praticamente all’inizio e quindi non vi rovinerò la suspence): Tom Stall, il protagonista magistralmente interpretato dal bellissimo Viggo Mortensen, investito dalla necessità, sveste i panni del borghesuccio made in Usa e si trasforma in un’implacabile macchina per uccidere. L’ha fatto solo per necessità? (Salvare il suo piccolo ristorante e i suoi dipendenti dalla furia omicida di due pazzi scatenati). Oppure, c’è qualcos’altro sotto? (Dei cattivoni lo cercano, sostenendo che lui non è chi dice di essere…).
E mentre cercate la risposta e cominciate anche a essere un po’ infastiditi dalla solita solfa dell’uomo qualunque che diventa un eroe (per caso?), Cronenberg vi spiazza. Lentamente, senza colpi sotto la cintura, ma con un magistrale lavorio ai fianchi dello spettatore, il regista canadese distrugge le vostre certezze. Con sapientissimo uso della macchina da presa e aiutato da interpreti da urlo (oltre al già citato Mortensen, da segnalare Maria Bello, Ed Harris e, udite udite, il solitamente monoespressivo William Hurt qui capace di dare sostanza al più fetente dei fratelli), il film procede per accumulazioni successive. Finendo per mettere a nudo il cuore di tenebra che alberga dentro tutti noi. La violenza, ostentata in scene dal più puro gusto splatter, diventa il meccanismo per dire: attenzione, nessuno di voi (noi) è innocente.
Stop, qui mi fermo, appunto per non rovinarvi la suspence. Però permettetemi di aggiungere un’ultima cosa: A history of violence non è un pippone “sociologico”. E’ un bellissimo film. Un capolavoro che va ad affiancarsi alle altre perle del palmares di Cronenberg, da Scanners a Videodrome, dalla Mosca agli Inseparabili. Un colpo da maestro, un vero regalo per un Natale tutto da godere. Lontano dall’ipocrisia del buonismo trionfante. E dalla tirannia del politicamente corretto.