Dieci anni senza Bonvi /2

Logo MacchianerenEra difficile non accorgersene, dal momento che Macchianera per qualche giorno ha utilizzato come logo l’immagine che vedete a lato, eppure cadeva tra l’anniversario della morte di John Lennon e un lungo ponte, per cui a qualcuno potrebbe essere sfuggito che dallo scorso 10 dicembre fanno dieci anni senza Bonvi.
Ne ha già scritto con molto trasporto Roberto Grassilli sul suo blog, e al sottoscritto – che invece non ha avuto modo di conoscerlo – non resta poi molto da dire dopo quelle parole così ben spese.
Lo sono altrettanto – e forse per questo vale la pena di riportarle, a beneficio di chi le avesse perse – quelle lasciate nei commenti di questo blog dalla persona che gli era più vicina nel momento in cui Bonvi ha deciso di mandarci lasciarci tutti a quel paese.

(testo di Anvedichejedi estrapolato
dai commenti di Macchianera)
“Se n’è andato lo zio più matto e più saggio. Ci ha insegnato che non esiste parola più oscena di «sissignore» e le uniche vere bestemmie sono quelle contro l’intelligenza. E se di là c’è davvero un Sommo Essere Onnipotente, farebbe meglio a preoccuparsi: si è preso in casa un gran rompicoglioni. Ma non disperiamo: forse prima o poi Bonvi si stufa, tira due Madonne e torna indietro.”
(Lia Celi e Roberto Grassilli, Comix – dic. 1995)

…Manca molto anche a me, e non solo. Ancora non gli ho perdonato, quella sera, di non aver preso un dannato taxi come faceva sempre, accidenti a lui!

Nella vita, Bonvi era un uomo non propriamente facile, data la sua pervicace inclinazione all’alcol e all’ira funesta nei momenti di difficoltà: unico grave difetto (ma perdonabile: lui purtroppo fu il primo e spesso l’unico a farne le spese) che gli riconosco, tutto sommato.
Tuttavia, se riuscivi a vincere la sua spinosità, a fargli comprendere che credevi in lui come Uomo prima ancora che come personaggio, era fatta.
Io ho sempre preferito il primo al secondo, pur convivendo con entrambi. Era istintivo, diretto, coerente, acuto, lucido, fierissimo e di una lealtà specchiata: non l’ho mai sentito proferire malignità su nessuno, né visto invidiare qualcosa a qualcuno o rinnegare una promessa. Semplicemente, non ne aveva il motivo. Era dotato di talento, intelligenza, fascino e bellezza difficilmente eguagliabili. La sua era una grandezza a tutto tondo: d’animo, mente e mezzi. E come coloro i quali erano avvezzi a vivere la vita in grande, era nelle piccolezze, nei dettagli, che spesso si smarriva. O s’incazzava, a seconda dei casi… Ed era lì che subentravo io. Il suo complementare.
Era la Persona più bella, autentica e di cuore che avessi mai conosciuto.
La sua genialità consisteva principalmente in una finissima intuizione, un vero sesto senso e mezzo, direi, che poi riusciva a inquadrare fulmineo in una metodologia rigorosa di lavoro. A dispetto di quanto si potrebbe pensare, professionalmente era tutto, fuorché genio e sregolatezza: rispettava le scadenze puntualmente e aveva ritmi da travet…
Era questa sua stessa qualità che lo rendeva capace di comprendere il talento altrui con una sorprendente immediatezza, di proiettarlo nel futuro con una lungimiranza impressionante (si deve anche e soprattutto a lui se Silver, Pazienza, Leo Ortolani e Red Ronnie sono arrivati tanto lontano…), in uno slancio visionario che ben poco aveva di spiegabile, ma tant’è.
Bonvi era in grado di percepire il meglio delle persone quando loro stesse ancora non lo sapevano intravedere e di spingerle fiduciose all’azione, alla scommessa su di sé esattamente come aveva fatto lui, offrendo loro una chance di fiducioso ottimismo e sostegno concreto, mirato. Da ottimo ex giornalista, naturalmente curioso, sapeva poi osservare: prefigurò tendenze e anticipò sviluppi, si prese in giro come nessun altro mai seppe fare.
Credo che nessuno come lui sia riuscito a ridicolizzare l’esercito più temibile del mondo, a farci ridere di chi ha sfregiato la storia: non è poco, mi pare, vista l’aria che tira oggi. Se debbo fare un paragone recente, con le debite proporzioni, mi viene in mente il Bin Laden di Luca e Paolo. Che sono certa gli sarebbe piaciuto tantissimo…

10/12/2005: 10 anni senza Bonvi
(Disegno di Roberto Grassilli)

Una delle soddisfazioni più grandi che Bonvi ricevette fu quando un simpatico signore tedesco, tale Heinz, sessantasettenne, nell’estate del 1994, ci scrisse in redazione (in italiano! Lo aveva imparato perché passava ogni estate a Riccione dagli anni Cinquanta…) raccontando che quand’era soldato di leva in Italia, nel’44-45, si esprimeva esattamente come le strip. E che si divertiva molto di più a leggerle in italiano che non tradotte (anche se erano piene di ovvi strafalcioni).
E poi, Bonvi mica sapeva il tedesco, eh! (Anche se mi sedusse facendomelo credere: “Sono poliglotta… E’ come la mia seconda lingua!”) Infatti…
Beh, un giorno – stavamo già assieme da molto – leggo un albo della versione tedesca, tradotta, delle Sturm, pubblicata dalla Beta Verlag di Monaco ogni mese. E mi accorgo di un adattamento un po’ troppo libero, non molto felice. Quindi, candidamente, osservo: “Hai letto? Non te l’hanno mica resa bene, questa strip!”
Lui rise con una di quelle sue risatone calde e allegre come il mondo, alla Falstaff: “… E chi lo sa il tedesco? Io conosco soltanto “Danke”, “Bitte” e “Die Rechnung, Bitte!” (“Il conto, prego”: frase d’indispensabile sopravvivenza urbana in quel di Monaco, dove lui conosceva tutte le birrerie).
“…Ma… ma… mi hai ingannato!!! E io che in tutti questi anni credevo lo sapessi… tu mi avevi giurato…”
“Ach! In amoren e in guerren, tutto è lecito!”

Come innamorato, era splendido. Totalizzante, appassionato, folle e di un sorprendente candore: in sette anni di vita insieme, era capace di rendere ogni cazzatina quotidiana un irresistibile motivo di comicità. Abbiamo riso tantissimo, lui e i suoi bambini: Sofia e Francesco. Quest’ultimo, un pandolone timido di sedici anni per un metro e ottantacinque; la sorella invece ora ne ha ventuno ed è una talentuosa studentessa di architettura. Come lui, sa disegnare benissimo, è vulcanica, detesta la matematica e s’incazza spesso col mondo.
Ogni volta che guardo sua figlia, la mia figlioccia, Sofia, lo ritrovo. Era lui al femminile: somiglianza davvero impressionante. Ha due occhi blu porcellana screziati, meravigliosi, esattamente come i suoi. E la stessa personalità dirompente.

Per usare le parole del suo amico Guccio, Bonvi amava “le gioie piane degli appetiti”: era capace di tuffarsi con lo stesso entusiasmo su una doppia porzione di tagliatelle al ragù ammannitegli dal trentennale e fraterno amico De Maria (per la cronaca, ottimo cuoco) o in una discussione su qualsivoglia argomento, dove il paradosso e l’ironia gli facevano sempre da guida. O ancora, sì, nel décolleté della sottoscritta…

Era un gran pezzo di gnocco. Biondone, bellissimi lineamenti, voce stupenda, calda e stentorea. Ottimo cuoco, bravissimo pollice verde, tenerone coi bimbi di ogni età. Grandioso ogni qualvolta si abbandonava ai piaceri della vita: un uomo semplice che amava le gioie più genuine. Ed era la creatura più autenticamente buona, generosa e disarmante che avessi mai conosciuto: per nulla al mondo avrebbe rinunciato a una sigaretta (prima e dopo) e a un piattone di tagliatelle al ragù (idem, talvolta…)
Non potevi fare a meno di amarlo, una volta conosciutolo.
Nella prima gioventù, longilineo e fighetto, era quasi identico al George Peppard di “Colazione da Tiffany”. Peccato che non sapesse affatto sfruttare il suo fascino, dato che era timidissimo: preferiva invece fare casino e organizzare scherzi degni di “Amici miei” con gli amici Guccini e Victor Sogliani. Una volta si finsero pure licantropi…
Poi, col tempo, si trasformò in un emulo del migliore Jack Nicholson (quello che personalmente preferivo). La bellezza lasciò spazio al fascino e soprattutto al senso dello humour, all’autoironia, che lo resero irresistibile.
Aveva gli occhioni blu più belli che io abbia mai visto: enormi e capaci di passare in un istante dalla dolcezza più estrema alla follia di un Jack Torrance. Incredibilmente fotogenico.
Forse non molti sanno che tentò pure la carriera di attore: fu infatti, ridete un po’, l’agente Flit in “Come rubammo la bomba atomica” di Lucio Fulci (1967) di Ciccio e Franco e fece varie particine nei coevi western ciociaro-andalusi come fratello (buono) di Klaus Kinski, sfoggiando improbabili nomi anglofoni. Carriera che finì sul nascere, dato che era talmente pigro da non voler mai fare neanche un corso, che dico di recitazione, ma di dizione (l’accento emiliano non lo corresse affatto, anzi: lo esibiva con orgoglio). Le intemperanze alcolico-alimentari fecero poi il resto, avviandolo ad una falstaffiana maturità.
La parte migliore che fece rimane comunque quella dell’ufficiale borbonico Franz, nel bel film “Cavalli si nasce” di Sergio Staino, ambientato durante le rivolte napoletane del 1830 e girato nel Cilento (estate 1988). Lì non recita, fa semplicemente se stesso e improvvisa. E si rivela un ottimo cavallerizzo, qual era.

Ebbe un sacco di donne nella vita, prima della sottoscritta (io fui l’ultima, e arrivai negli ultimi sette anni. Ne avevamo ben 24 e 1/2 di differenza, ma non fu mai un problema, dato che psicologicamente si era attestato attorno ai 12-13. E io adoro i bambini… non miei!). Le trattò benissimo e da loro fu sempre molto amato, addirittura rincorso, direi. Tuttavia, ne amò davvero solo quattro. Ah, naturalmente, mamma esclusa, che adorò sempre. Più di ogni altra…

Grazie di averlo ricordato, manca molto a tutti coloro che lo amarono. Sono certa che di lassù vi stia gratificando del migliore dei suoi sorrisoni (una volta l’ho sognato e mi ha detto che era finito, come sperava, nel paradiso delle Urì. Solo che, precisava, non scorrevano fiumi di latte e miele – che detestava – ma di Glen Grant

Grazie per amarlo ancora così tanto.
Vi capisco perfettamente, credetemi: non sarebbe possibile altrimenti.

(testo di Anvedichejedi estrapolato
dai commenti di Macchianera)
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19 Comments

  1. Uè, nel frattempo ho trovato qui le sturmtruppen in tedesco. Sono carine sì, ma in tetesken sono molto più bellen.
    OT: forse, stavo pensando, il nostro modo di scimmiottare il tedesco è tutto dovuto al suo genio.

  2. manca molto anche a me … il vignettista italiano che più mi ha fatto ridere e fatto ridere la mia classe : ” ero seduto in prima fila e la prof di storia stava spiegando qualcosa sulla II guerra mondiale … io ho deciso di informarmi direttamente alla fonte e ho aperto il mio albo delle sturm truppen.
    LA prof mi guarda e mi dice qualcosa io faccio scivolare con discrezione l’albo sotto il banco tra le risa di tutta la classe ”
    C

  3. Il commento di anvedichejedì è stupendo. Bonvi doveva davvero essere un angelo, io lo leggevo, ovviamente, ma non lo conoscevo. Questo commento mi ha riempito un vuoto e ti ringrazio, anvedi.

  4. … GASP!!! Grazie, sono senza parole. E’un grande onore – e… un onere ;o)))) – per me, aprire la giornata. (Ah, giusto per non smentirmi mai… più sopra, refuso da grafomane incallita: leggasi alla voce “difficilmente ineguagliabili”, “difficilmente eguagliabili”. Ahem…)

    Grazie di cuore a Gianluca e a Roberto, ma soprattutto a chiunque ancora Lo legga e ami. Che spero siano tanti, e continuino a esserlo il più a lungo possibile. Che si divertano facendolo, esattamente come quando Lui disegnava le Sturm.

    Per me, oltreché una missione etica, è una vera gioia ricordarLo e farLo conoscere a chi non ha mai avuto la mia stessa fortuna. E vi assicuro che il mio ricordo vi dà solo una pallida idea di com’era realmente…

    Io sono stata solo un tramite, credetemi. Ha fatto tutto Lui!;o)))))

    Che altro dire? Vi vorrei lasciare con uno di quei suoi sorrisoni dove il mondo intero rideva attraverso i suoi denti, con una di quelle sue risate gaudenti di gola che gli facevano venire le lacrime agli occhi (o, meglio, per dirla come Lui: “sto ridendo come uno stronzo!”). Ma soprattutto, con l’augurio di abbracciare la vita così come faceva Lui: a tutto tondo, con amore e allegria. Perché è dannatamente bella. Sempre.

    Un bacio (commossa)

    Axi

  5. Tra i tanti meriti di Bonvi direi che l’aver mandato tanto avanti Red Ronnie è piuttosto un suo demerito…

  6. Intendevo: Bonvi fu il volano per il successo di molti, lui incluso. Vedendo oggi com’è il livello medio qualitativo della tv, direi che tutto sommato R.R. è meglio di molto trash imperante, ne converrai.

    I due fecero assieme una bellissima fanzine, Be Bop A Lula, che durò pochi anni (dall’86 al ’90) ed ebbe il gran merito di proporre inchieste non filtrate su argomenti di attualità e di pubblicare quelle (con foto: rammento quelle sulla guerra in Afghanistan) di Marco Guidi, bellissime, che i quotidiani censuravano…

  7. Le Sturm ho iniziato a leggerle a 12 anni, su “eureka selezione” , della Corno (ho ancora il numero 1 , figuratevi).. Lo compravo con la mancetta, al posto del Topolino.. In quegl ianni iniziava anche un giovane talento, un certo Silvestri .. ;-)

  8. Ma solo le SturmTruppen? C’è moltissimo ancora da ricordare oltre il meraviglioso ritratto di Anvedi chejedi…”Cronache del dopobomba”, Nick Carter…e quando fece il “rissoso irascibile” consigliere comunale del PCI…

  9. @ Dm: sì esiste eccome. Silver è un fraterno amico di Bonvi. E mio. Fu il suo primo e più degno allievo (“E’molto più bravo di me a disegnare” soleva dire infatti il Nostro) da lui reclutato per diventare fumettaro. Ma soprattutto, fu da lui ospitato in una chiacchieratissima convivenza in quel di Modena. I due erano giovani, anticonformisti e bellissimi. Silver era spacciato per “il cugino di Bonvi”, dato che dormiva lì sei giorni su sette e al sabato se ne tornava a casa a Correggio: stavano alzati la notte intera a disegnare tavole su tavole, ascoltando Radio Luxembourg e con la compagnia di bricchi da otto di caffè. Immaginatevi un po’ quei provincialotti cosa pensarono al primo terremoto – estate 1968 – quando li videro correre giù dalle scale dello stabile in deshabillé… Bonvi in braghe del pigiama e Silver in mutande. Lui aveva allora sedici anni, Bonvi ventisette. Ed era ancora uno svogliatissimo studente dell’Istituto d’Arte. A Modena, e poi a Bologna, con lui, iniziò a disegnare Capitan Posapiano, Nick Carter, Gulp!… Poi venne il Corriere dei Ragazzi, dove Bonvi e Castelli (altro carissimo amico di Bonvi, che lo ritrasse nei panni dell’amico di Jack London ne “L’uomo di Tsushima”) fecero “Tilt”, Bonvi li presentò, nacque il duo inossidabile Silver-Castelli e una certa Fattoria dei Mackenzie divenne un certo Lupo…

    Andrea Pazienza, dal vicino Dams, passò per lo studio bolognese di Bonvi con un viluppo di schizzi e poi si fermò spesso là, esortato proprio da Bonvi a proporsi alle case editrici, che gli procurò alcuni buoni contatti. Il resto è storia: era talmente geniale e straordinario che avrebbe sfondato comunque.

    Nell’estate 1988, Sergio Staino (su consiglio di Bonvi, che sapeva bene dei suoi chiari di luna) lo volle a tutti i costi per la parte del pittore schizzato nel suo già citato “Cavalli si nasce”. Andrea, però, chiese il compenso anticipato per la sua parte, visto che era al verde: li ottenne subito, anche qualcosina di più, mi dissero. Purtroppo, con quei soldi, la sera, andò a festeggiare e pare proprio che acquistò anche la dose che gli fu letale…

    Leo Ortolani (ne parla anche nell’ultimo volume uscito su Bonvi e non manca mai di rimarcarlo) fu tenuto a battesimo proprio sulle pagine dell’albetto delle Sturm, nel 1994, col suo delizioso “Ultima burba”. Dopo che Bonvi lesse il suo “Il lavavetri” quasi si beccò un coccolone dal gran ridere, lo chiamo immediatamente e detto, fatto (“Ehi, man! Che ne dici se ci vediamo? Ti pubblico”).

    Red Ronnie – ne parla anche lui con dovizia di particolari sia sul libro, che nel suo sito http://www.roxybar.it – è il soprannome che proprio Bonvi gli suggerì (Red per il colore dei capelli, Ronnie per il compianto Ronnie Peterson, di cui era un fan) per non farsi individuare dalla questura. Correva l’anno 1977 e Red lavorava infatti per la mitica Radio Alice, da dove i due tenevano indimenticabili radiocronache (Bonvi spesso se le inventava) degli scontri di piazza: l’allora questore Lo Mastro aveva un conto aperto con entrambi… su Be Bop A Lula ho già detto sopra.

    @Lupo: Eeeh, il grande Guido De Maria, praticamente il fratello maggiore di Bonvi, ha un sito curatissimo su Nick Carter: http://www.nickcarter.it, dove trovi di tutto di più. Se poi vuoi scoprire com’è nata la prima Sturmstrip, ti rimando al libro… C’entrano lui e Maurizio Mattioli, amico e collega di gioventù, la voce di Stanislao Moulinsky… Bonvi conservava (incorniciata, assieme alle punizioni infertegli durante il servizio militare, foto di famiglia dal fiero cipiglio e… una galleria di donne stupende) fierissimo una letterina di una scolaretta di seconda elementare che incominciava con: “Bonvi, io credevo che tu eri un pupazzo. Guardo sempre “Gulp”…

    “Le cronache del dopobomba” ebbero sempre un successo maggiore in Francia che non altrove. E non mi stupisce: sono troppo irriverenti e carognesche per non poter venir lette senza perbenismo codino, qui. Non
    molti sanno che una delle loro fonti d’ispirazione Bonvi la trasse quando si ritrovò col suo reggimento a sgombrare la massacrata Longarone dopo la tragedia del Vajont (stette un mese: dal novembre 1963 a Natale). Mi raccontò di averne viste di tutti i colori. Purtroppo…

    La sua esperienza di consigliere vale da sola una menzione: se ne andò una notte di fine luglio 1987, dopo due soli anni, durante una seduta solenne del Consiglio a Palazzo D’Accursio e dopo una votazione dove aveva già subodorato qualcosa che non andava, congedandosi con la fatidica frase: “Non ho mai visto tanti imbecilli tutti assieme in una volta sola” e canticchiando “L’estate sta finendo, il Bonvi se ne vaaaah!” sull’aria dei Righeira…;o)))

  10. Per motivi anagrafici ho letto solo pochi albi di Bonvi(principalmente sturmstruppen) prestati da amici più grandi. In questi giorni ho deciso di recuperarne alcuni e di rileggerli. Credo che le risate che ho fatto (ri)scoprendoli siano stati il modo migliore per ricordarlo.

    Questo post mi ha, invece, letteralmente commosso. Qualche lacrima a mitigato le troppe risate. Ci voleva.
    Ciao

  11. Beh Luca,forse non lo sai, ma Red Ronnie non è sempre stato come lo vedi ora :).
    Fu tra i primi in Italia ad interessarsi al punk trasmettendo via radio i gruppi più sfigati di ogni tempo, hitlerss, tampax, luti chroma ecc. Creando una delle prime fanzine italiane( R.r’s bazaar) con le mitiche cassettine di missxox e del festival di Reading. Mettendo in piedi un locale (lo Small di Pieve di Cento) incredibile per quei tempi. Grande fan di Hendrix ma anche dei TG, degli Wire e degli Atv di Mark Perry (e dei Duran duran, sigh!).
    Il suo ultimo progetto (proprio ora in edicola il primo numero), una serie di dvd ad uscita mensile con interviste, musica, arte ecc. ecc. il tutto abbastanza scontato.Interessante comunque, tra tutte le minchiate cubane e antiBush del primo numero, l’incredibile e commovente video- intervista ad andrea Pazienza.

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  15. Per me Bonvi è stato il più grande disegnatore di barzellette mai esistito, soprattutto con le sturmtruppen ma anche con Nick Carter…era un grande! Se non fosse morto adesso saremmo a leggere ancora le sue vignette nuove, anzi nuofe di zecca.

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