Cristiano Valli
• (COMM. MORO, 166; COMM. STRAGI, II 281-282; NUMERAZIONE TEMATICA 6)
Lo scandalo Lockheed è il frutto del 20 giugno, dell’indubbio successo comunista che bilancia l’indubbio successo della D.C. Dico che è frutto del 20 giugno, perché è in quell’atmosfera di maggiore potere della sinistra che matura il proposito di dimostrare che un momento politico è finito e ne comincia un altro. Un altro nel quale la volontà comunista di pulizia e di chiarezza non potrà essere bloccata più dalla volontà della D.C. o, se si vuole essere ancora più precisi, da accordi della D.C. con altri partiti ed in particolare con il Partito Socialista. In realtà il 20 giugno non è soltanto la fine della egemonia della D.C., è anche la fine del suo sistema di alleanze che non si è più ricostituito e neppure si è risolto dopo le intese dalle quali nasce il presente Governo. Cioè nella inquirente non esistono maggioranze politiche atte a bloccare una inchiesta giudiziaria. Salvo per qualche residuo del passato, la D.C. è alle corde ed il Partito Comunista dà la prova della sua forza e della sua intransigenza. Quindi io non ho da dire niente sul processo, sul quale del resto, per alcuni punti, mi sono espresso con forte convinzione. Dico solo che c’è un fatto politico preliminare dietro il caso ed è che i rapporti di forza sono mutati ed il Parlamento di oggi è diverso da quello di ieri. L’oggetto è quindi senz’altro cosa secondaria di fronte a questo fatto politico. Il fatto di cui si tratta, se c’è, per chi c’è è in fondo una cosa minore. E’ scelto quasi a caso nella presumibile boscaglia delle corruzioni in materia di forniture militari, sulle quali dovrebbe far luce l’apposita commissione parlamentare. Non saprei dire che cosa dovrebbe scoprire. Azzardo a caso. Forse uno di questi casi di compravendita, dai quali l’attenzione, tutta tesa al caso Lockheed, potrebbe essere deviata?
• (COMM. STRAGI, II 124-126; NUMERAZIONE TEMATICA 6)
Per lo scandalo Lockheed c’è un certo dovere di riserbo essendo in corso il processo dinanzi alla più alta giurisdizione penale italiana. Comunque la prima impressione è che esso nasca in un quadro americano e per ragioni di tensioni interne americane. Per questa impresa aeronautica, che aveva preso molto denaro pubblico e non lo aveva utilizzato per il meglio, non c’era simpatia. C’erano verso l’esterno gelosie e concorrenze, forse risentimenti tenaci e desideri di vendette. In tutto questo si sono innestate ragioni politiche specificamente italiane, credo soprattutto la ferma volontà comunista di dimostrare che con il 20 giugno le cose erano profondamente cambiate, che non v’erano più maggioranze politiche pronte a dare comode coperture, che non vi sarebbero state più indulgenze. L’importante era per loro (e, bisogna riconoscerlo, per l’opinione pubblica) che l’inquirente funzionasse e il Parlamento rinviasse a giudizio. La D.C. convinta fortemente dell’innocenza personale di Gui (del che anch’io sono convinto) non ha capito a tempo che la gente voleva comunque il processo. Vediamo ora cosa farà la Corte Costituzionale, giudice integerrimo. Si può dire che in certo senso il fatto che lo Scandalo, il quale ha acceso le passioni degli italiani, sia emerso casualmente tra altri di eguale ed analoga portata che con ogni probabilità si sono verificati nel corso del trentennio. Francamente mi è difficile immaginare che l’obiettivo, per le connessioni esterne ben note fosse il Presidente della Repubblica o qualche altro personaggio. Si voleva che il meccanismo d’accusa funzionasse, per corrispondere all’attesa di giustizia di tanta parte del Paese. Facendo una giusta autocritica, devo dire che questo aspetto mi è apparso con minor evidenza di quanto esso, psicologicamente e politicamente, meritasse. Preso com’ero dalla convinzione dell’innocenza di Gui, che permane per me molto forte, non ho abbastanza avvertito che nella gente c’era l’attesa che tutto (innocenza o colpa) emergesse da un pubblico dibattito giudiziario. Comunque questa esigenza, accompagnata dalla convinzione di molti, anche non democristiani (Gozzini), dell’innocenza di Gui, ha potuto essere soddisfatta ed è una novità che conta, una novità nel trentennio.
Resta poi da dire ancora autocriticamente, come classe dirigente del Paese per un così lungo periodo, che la fila di quelli che sono chiamati i minori imputati, e la cui lista potrebbe anche essere incompleta, dà quella sensazione di sporco diffuso, di piccolo o medio profitto, di una notevole indifferenza per le esigenze ed i diritti del Paese che contribuisce a dare a questa epoca la caratteristica di un regime che si va corrompendo ed esaurendo, quasi consumato in se stesso dalle proprie irrimediabili deficienze. Anche per questo si è avviliti per quel che è accaduto e per quello che legittimamente se n’è potuto dire. Allora vien fatto di concludere che dispiace, collocandosi in una posizione critica, ma seria del trentennio, sentir dire che erano democristiani importanti che frequentavano il Castello e il Porto privato del Sig. Cruciani e che segnalavano il suo nome per rilevanti incarichi, tra l’altro, nell’Iri, il quale, oltre tutto, assumeva indebitamente la responsabilità e le critiche per scelte che non erano manageriali, ma che non erano soprattutto sue.
La gente diventa ciò che è. Perfino Beethoven è diventato Beethoven.
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2 commenti per "Interrogatorio Moro /6: Lo scandalo Lockeed"
Buongiorno,
ho visto che nel vostro sito si parla dello scandalo Lockheed, e per questo vi chiedo un approfondimento in proposito.
Dalla lettura delle relazioni della commissione inquirente del parlamento sul caso Lockheed, emerge con assoluta evidenza la colpevolezza del sottosegretario (prima alla presidenza del consiglio, poi del tesoro) Antonio Bisaglia, e, in misura minore, del suo probabile “ispiratore”, Antonio Rumor.
Invece Bisaglia non fu mai né inquisito né sospettato per l’affare Lockheed. Per quale motivo?
Non sarà forse ciò dovuto al fatto che lo scandalo era stato interamente montato dall’opinione pubblica tramite i giornali e in parlamento in modo del tutto politicizzato, e che quindi la dc da un lato aveva interesse a negare l’esistenza del reato in quanto tale, mentre i partiti di opposizione, a cominciare da quello comunista, avevano interesse sì a montare il caso, ma prevalentemente a danno di “pezzi grossi” della dc, invece probabilmente totalmente estranei al caso, come Leone, Andreotti, Moro, e non avevano invece alcun interesse ad attribuire la responsabilità al vero colpevole, un piccolo e sconosciuto sottosegretario quale era allora Bisaglia?
Nei documenti sequestrati alla Lockheed si legge tra l’altro che il team del precedente ministro, nel cambio di governo avvenuto nei primi del 1970, era “passato al ministero del tesoro”, ma il relatore dell’accusa, il comunista Angelosante, imposta tutta la sua accusa contro il ministro della difesa Gui, che non era passato al ministero del tesoro, e minimizza su quel particolare, come anche su tutto ciò che si riferirebbe ad antelope cobbler, che non doveva, come gui, essere ministro della difesa, ma del consiglio: e cioè Rumor, di cui Bisaglia era il principale collaboratore in quel periodo. Però Rumor era già stato infangato a sufficienza, la sua carriera era comunque finita, quanto a Bisaglia, appunto, era un pesce piccolo, ed ecco allora giornali, politici, magistrati, e, perfino oggi, storici, continuare a parlare di gui, moro, leone: presidenti del consiglio, sì, questi due, ma in epoca molto diversa da quella dei fatti, e che non ebbero mai un team spostatosi al ministero del tesoro nel 1970.
Ecco perché a mio parere sarebbe importante rimettere a posto questo particolare nella vostra ricostruzione, ricordare le prove (fra cui anche il fatto che il miglior amico di Bisaglia, Niutta, era soprannominato Antelope Cobbler quando aveva collaborato con la Oss americana durante la seconda guerra mondiale), perché, anche se a distanza di tanto tempo, anche questo particolare della nostra storia sia adeguatamente riscoperto e illuminato.
Grazie in anticipo per la vostra risposta
Luca Tessandori
lucatessandori@libero.it
17, rue de neudorf - L2221 lussemburgo (LU)
Buongiorno,
ho visto che nel vostro sito si parla dello scandalo Lockheed, e per questo vi chiedo un approfondimento in proposito.
Dalla lettura delle relazioni della commissione inquirente del parlamento sul caso Lockheed, emerge con assoluta evidenza la colpevolezza del sottosegretario (prima alla presidenza del consiglio, poi del tesoro) Antonio Bisaglia, e, in misura minore, del suo probabile “ispiratore”, Antonio Rumor.
Invece Bisaglia non fu mai né inquisito né sospettato per l’affare Lockheed. Per quale motivo?
Non sarà forse ciò dovuto al fatto che lo scandalo era stato interamente montato dall’opinione pubblica tramite i giornali e in parlamento in modo del tutto politicizzato, e che quindi la dc da un lato aveva interesse a negare l’esistenza del reato in quanto tale, mentre i partiti di opposizione, a cominciare da quello comunista, avevano interesse sì a montare il caso, ma prevalentemente a danno di “pezzi grossi” della dc, invece probabilmente totalmente estranei al caso, come Leone, Andreotti, Moro, e non avevano invece alcun interesse ad attribuire la responsabilità al vero colpevole, un piccolo e sconosciuto sottosegretario quale era allora Bisaglia?
Nei documenti sequestrati alla Lockheed si legge tra l’altro che il team del precedente ministro, nel cambio di governo avvenuto nei primi del 1970, era “passato al ministero del tesoro”, ma il relatore dell’accusa, il comunista Angelosante, imposta tutta la sua accusa contro il ministro della difesa Gui, che non era passato al ministero del tesoro, e minimizza su quel particolare, come anche su tutto ciò che si riferirebbe ad antelope cobbler, che non doveva, come gui, essere ministro della difesa, ma del consiglio: e cioè Rumor, di cui Bisaglia era il principale collaboratore in quel periodo. Però Rumor era già stato infangato a sufficienza, la sua carriera era comunque finita, quanto a Bisaglia, appunto, era un pesce piccolo, ed ecco allora giornali, politici, magistrati, e, perfino oggi, storici, continuare a parlare di gui, moro, leone: presidenti del consiglio, sì, questi due, ma in epoca molto diversa da quella dei fatti, e che non ebbero mai un team spostatosi al ministero del tesoro nel 1970.
Ecco perché a mio parere sarebbe importante rimettere a posto questo particolare nella vostra ricostruzione, ricordare le prove (fra cui anche il fatto che il miglior amico di Bisaglia, Niutta, era soprannominato Antelope Cobbler quando aveva collaborato con la Oss americana durante la seconda guerra mondiale), perché, anche se a distanza di tanto tempo, anche questo particolare della nostra storia sia adeguatamente riscoperto e illuminato.
Grazie in anticipo per la vostra risposta
Luca Tessandori
lucatessandori@libero.it
17, rue de neudorf - L2221 lussemburgo (LU)
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