Alberoni punto zip /1 – Il Mieli che avevo spalmato

Alberoni punto zipNessuno se n’è mai reso conto, eppure esiste un personaggio celebre che blogga da anni, da prima che esistessero i blog.
Se non vi siete accorti di niente è perché mica è scemo: scrive sul maggiore quotidiano italiano e non può impunemente trattare l’argomento che gli pare, come si confà ad ogni blogger diarista che si rispetti.
Eppure riesce a farlo, ogni lunedì: la prende alla larga, abusa di metafore, condisce il tutto con un pizzico di qualunquismo, un’ombra di populismo e “signora mia” q.b.
Voi, puntualmente, credete di leggere una rubrica di sociologia che tratta dei massimi sistemi: l’amore, il dolore, la vita, l’universo e le regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.

Stiamo parlando di un uomo che discetta d’innamoramento e amore da almeno trent’anni. Il suo ultimo libro si intitola “Il mistero dell’innamoramento”. Trent’anni, insomma, e non ne è ancora venuto a capo.

Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere della Sera hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, Macchianera lancia una nuova rubrica: Alberoni punto zip, il pensiero Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.

Il mondo moderno ci affatica. Ci costringe a un continuo cambiamento. Dobbiamo adattarci al mutare delle tecnologie, dei modi di lavorare, dei rapporti fra i sessi, delle forme di amore. Ciò che abbiamo imparato perde di valore, non serve più a nulla, nessuno lo vuole. Sto diventando vecchio.
Il negoziante non sa se, fra due anni, il suo negozio sarà di moda, il manager se verrà ancora apprezzato, l’attore se verrà richiesto. Chissà se, dopo avergli messo i bastoni tra le ruote alla Rai, Mieli mi rinnoverà il contratto da rubrichista di prima pagina.
Sono finite le ideologie, ma l’avversario politico è diventato spregevole, non si va a cena con lui, non gli si parla. Quelli di sinistra non mi cagano.
Il relativismo culturale insegna che nessuno dovrebbe più avere delle certezze assolute. E pure quelli di destra non mi si filano più.
Lo spirituale, visto dal profano, è inutile, spreco, eccedenza. Come il grande amore che, dall’esterno, appare perdita della ragione, delirio, rischio, sconfitta e, visto dall’interno, libertà, vittoria, dono e rinascita. Ho sbroccato per una delle mie studentesse, che però non me la vuole dare.
Il grande artista, il grande scrittore, il grande musicista, il grande matematico non potrebbero creare nulla se non potessero lasciare il mondo quotidiano ed entrare in questa regione dove incontrano l’ordine e la semplicità. Le ho spiegato che, invece, dovrebbe farlo, perché sono un intellettuale.
Perché esiste, nel fondo del nostro animo, uno spazio dove, non sappiamo come, possiamo entrare in rapporto con la divina semplicità dell’essere. Le ho detto che uno come me può arrivare a toccarle l’anima. Però passando da sotto.
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24 Comments

  1. Trip, la rubrica su cuore era di di piergiorgio paterlini. di buon mattino ho riesumato una copia di cuore del ’92 ( ne ho conservato qualcuna gelosamente!) per controllare.

  2. quella era una delle migliori rubriche di CUORE…
    ora che sei miliardario perchè non rifarlo riveduto e corretto?
    non esiste più un solo giornale di satira (a parte Libero ma quella è involontaria).
    Of course sabelli direttore e con pubblicità + sito + libro in regalo (genna, facci, brontolo ecc…) + varie ed eventuali…

  3. Eppure dove lavoravo prima, il mio capo ritagliava tutti i suoi articoli e li conservava gelosamente.
    Però è anche vero che di ritorno da un viaggio dal Canada disse – Bello, ma è tutta campagna come qua.

  4. Grande. !!!
    ..E pensare che il mio capo adorava Alberoni e mi costringeva a leggerlo tutti i lunedì appena ci vedevamo.. E lo ammantava di saggezza, perdipiù!!!

    Secondo me erano c**@#te, finalmente con la versione zippata posso dire di avere ragione..
    Che faccio, mando il link di questo post al mio capo? :D
    O si incavolerà? :D

  5. Che dire, complimenti, fa davvero ridere (e capire come si possano spacciare per profonde analisi sociologiche ritriti luoghi comuni.E così a lungo! Il contesto è davvero importante: forse anche Giorgino acquisirebbe autorevolezza sulla prima pagina del Corriere)

  6. Alberoni ha anche scritto : “la via di mezzo non è mai attuabile, benchè auspicabile”. Me la ricordo questa, perchè in realtà voleva dire : dammela biondina della terza fila. O ti sego. Oppure, ancora più semplice : vorrei portarti a letto biondina della terza fila, ma poi che ti racconto?

  7. Invece a me la versione zippata non piace molto… preferisco quella vera :-)

    Mi capita spesso di leggere quella pagina del lunedi e devo dire che a volte Alberoni è un emblema di cazzatologo che scrive in modo criptico (forse per condirle e non farle più sembrare cazzate?), altre volte invece ho trovato gradevoli spunti di riflessione.

    Gli italiani in media, già leggono poco (e male), se per una volta c’è qlc che non scrive di sport, politica o titoli finanziari, credo sarebbe giusto fare uno sforzo per cercare di apprezzare il tentativo e prendere quanto di buono c’è. Magari è la volta buono che uno si ferma a riflettere
    Non etichiettiamolo a priori come ciofeca. Magari qualcosa di buono da dire ce l’ha, no?

  8. Che sia chiaro: per me Alberoni non ha tutto questo valore. Trovo solo che siano meglio le 3 cazzate che scrive lui una volta a settimana, che altre notizie che di solito prendono spazio, come un’intervista a Gasparri, Stanca, Rutelli, Castelli e allegra compagnia.

  9. Che dire?… che la mia vita da “solista del mitra” sia stata un tormento ed una pagina negativa, questo lo sanno tutti e faccio un mia culpa…
    Comenque come ho raccontato nella mia autobiografia “UNA STORIA DA DIMENTICARE” metto a nudo le mie gioie ed i miei dolori…
    Sono l’unico al mondo graziato da due Capi di Stato e se mi hanno concesso questi benefici, non me li hanno dato con l’etichetta del “pentito” ma hanno apprezzato certi miei lati artistici, come artista sono stato quando entravo delle banche e nelle gioiellerie con la custodia di violino con dentro un mitra, o un mazzo di rose che regalavo alla commessa….

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