La Grande Sorella

Tanto per abbaiare“Le donne cambieranno la politica…”. L’uomo più potente del mondo, subito dopo Bush, è una donna. Solo donna? No, è anche simpatica, carina, di famiglia povera, nera… E allora? E allora niente. Bombarderà come gli altri, magari sorridendo un po’ di più…

Condoleeza Rice• Le donne non salveranno il mondo, nè lo faranno, a quanto pare, i poveri e gli oppressi. La nuova Grande Sorella, Condoleeza Rice, segna un deciso salto di qualità – sulla via del pessimismo – rispetto alla già terrificante Margareth Tatcher. Quest’ultima, a ben bensarci, non aveva nulla di particolarmente nuovo. Era donna sì, ma questo era l’unico particolare innovativo. Per il resto, sul classico: famiglia bottegaia, invidia per i “nobili”, gomitate, abbigliamento da Rotary (con le perle al posto del rolex), parenti ladroni, banalità aggressiva. Con tutto ciò, il solo fatto di essere donna ce la rendeva, inconsciamente, già meno repulsiva. Niente, era anche lei un maschio, siamo stati gabbati; il vero politico “femminile” in Inghilterra doveva ancora nascere e sarebbe stato, vent’anni dopo, Tony Blair (le sculacciate ai piccoli, le gaffes da casalinga, lo “oh yes?” davanti alle scene più dickensiane, la bontà spalmata sui bombardamenti).

Adesso, finalmente, siamo stati accontentati: una donna è arrivata al potere (e che potere!) e non solo è una donna, ma è simpatica, è piccinina, è nera, è cresciuta in Alabama a poche decine di metri da Wilma Rudolph e Martin Luther King. “I have a dream…” sospirava il buon predicatore. Se ci fosse stato un dio, l’avrebbe avvertito subito: guarda che a due isolati da qui c’è una bimba che un giorno ammazzerà più poveri e più neri di tutto il Ku Klux Klan riunito. Ma Dio non c’era, o dormiva, e così il dottor King continuò il suo bel sogno invece di andare a farsi un bourbon doppio nel più vicino bar aperto. S’è mai visto un politico che ha il suo nome scritto a poppa (in segno di riconoscenza dei petrolieri) di una megapetroliera? Vi immaginate se l’avesse fatto Craxi? L’ha fatto lei, e nessuno ha detto una parola.

Adesso è arrivata – quasi- dove voleva, e pensando a quel “quasi” sa benissimo di essere naturalmente più simpatica di Hillary Clinton (seria, autorevole, wasp: lei è sbarazzina, determinata e nera). Due donne, una contro l’altra, a contendersi la presidenza degli Stati Uniti? Avremo fatto salti di gioia, al solo immaginarlo, quando avevamo ancora le illusioni. Adesso tutto quel che ci riesce è di solidarizzare col vecchio maschilista generale, che alla fine è stato l’unico a provare un po’ di vergogna per i bombardamenti e le torture.


Napoli 1.

L’assenza è di tutti. Comprende tutti, anche quelli che se ne stanno beati a prendere l’aperitivo a piazza dei Martiri il sabato con due auto della polizia a garantire l’evento. Quelli che non hanno mai visto i ragazzini che fanno da sentinelle a Scampìa. Che manco ci sono mai passati anche solo in macchina in quei posti. Che non hanno mai percorso la strada che da Aversa porta alla periferia di Napoli, una delle tante strade che allacciano il potere camorristico cittadino con la provincia.

Arrivando da quella parte si attraversano dei veri e propri check point della camorra. Si sentono, vedono, le cucine, le atmosfere, che fanno da sfondo alla vita di quei ragazzi che poi finiscono a fare da guardiaterritorio ai boss. Ci si imbatte in questi cerberi ragazzini, apparentemente inoffensivi, traditi dallo sguardo, dagli atteggiamenti ma favoriti dalle scelte urbanistiche e architettoniche che hanno creato l’isolamento. I nodi di cemento sono diventati i punti di vista di un fortino del male. I luoghi bui, non visti sulla carta dei progetti, ottimi posti di vendita della droga.

Ci sono zone di Napoli che non hanno diritti, ci sono parti di città che vivono sospese, in balia del pericolo e con altre regole: quelle dei clan. Il resto sta bene e fa invidia. Sì, è vero la droga c’entra, come c’entra la voglia di affermarsi di andare a stare bene, la fame di soldi, la voglia di salire in cima, di uscire dalla periferia, ma dietro questa scalata c’è il vuoto.

È una catena del male. Per romperla basterebbe l’impegno dal basso. L’assedio sociale, non la repressione totale, l’apertura, lo scambio. Manca un investimento che punti a sovvertire le regole a cominciare da quelle urbanistiche, continuando con quelle di cultura, d’insegnamento. È lo stato che deve vincere la guerra del territorio ma lo deve fare con il suo linguaggio non con il loro. Assediare Scampìa, Piscinola, e le altre zone a rischio con incontri, libri, dibattiti, ogni giorno. Fare lì le presentazioni dei libri, le discussioni, prendere una volta non per il collo ma per le idee, estorcere il giusto diritto a vivere. Fare quel percorso della metropolitana al contrario. Creando la giusta domanda, la fretta, il bisogno di dare a quei luoghi i progetti promessi, gli spostamenti di università e di luoghi del sapere. Provando a spiegare a quelli che fumano e fanno la guardia alle strade, aspettando l’auto sbagliata, la moto avversa, l’uomo dell’altro clan, il poliziotto, che c’è un’altra possibilità (m.ciriello)

Napoli 2. Eurostat. Giovani senza lavoro in Campania: 58 per cento.

Preghiera di una vecchia signora: “Dio, aiuta noi ricchi ché i poveri ci sono abituati”.

Dibattito. “Un laico di provata fede…”.

Terrorismo. Secondo Vladimir Ustiniv, procuratore generale della Russia, bisogna sequestrare i familiari dei terroristi più sospetti finché costoro non si arrendano. L’ha detto nella maniera più formale possibile, in una seduta solenne del parlamento russo.

Nudi alla meta. Londra. Proteste all’aeroporto di Heathrow contro cabine ai raggi X che dovrebbe individuare eventuali armi sui passeggeri. Questi ultimi, però, risultano nudi sui monitor della sicurezza. “Beh, però si vedono solo in bianco e nero”.

Telefono Azzurro. Si abbassa l’età dei disturbi alimentari. “Per le ragazze la possibile insorgenza è scesa dai 14-16 anni agli 11-13. Nel 65 per cento dei casi si tratta di bulimia, nel 35 di anoressia”.

Dal Vangelo secondo San B. “Gesù, quando vide che il cibo non bastava per tutti, non divise in pezzetti il pane per soddisfare tutti con poco, ma lo moltiplicò e distribuì per soddisfare i bisogni di tutti” (Giuseppe Vegas, sottosegretario all’economia, parlando delle misure fiscali di Berlusconi).

Ventisette. Il 44 per cento degli italiani, secondo l’Istat, ogni finemese ritiene di essere nei guai. L’anno scorso era il quaranta per cento.

Memoria. L’Associazione dei creativi pubblicitari (Adci) ha deciso di promuovere “i Venerdì di Enzo”. L’idea (di Marco Andolfato, socio di Enzo Baldoni) è di istituzionalizzare l’attenzione che il mondo della pubblicità dedica agli aspiranti creativi, nella memoria – ma soprattutto nello spirito – di Enzo Baldoni. Enzo dedicava agli “aspiranti creativi” i suoi venerdì pomeriggio: un impegno che affrontava con partecipazione, incoraggiando e indirizzando. Diversi direttori creativi di agenzie piccole e grandi si sono resi disponibili a tenere un posto libero nella loro agenda il venerdì pomeriggio come lui.

“Se sentite dentro di voi il germe della pubblicità, fin qui coltivata come segreta passione, e vi chiedete se ne avete anche la stoffa, troverete orecchie esperte disponibili ad ascoltarvi. Scriveteci, , raccontate in poche righe chi siete e cosa vorreste fare da grandi (copy o art), specificando anche dove vivete. Il Club smisterà le vostre richieste di appuntamento, e vi metterà in contatto con dei Soci qualificati. Attenzione: i Venerdì di Enzo non nascono per chi già lavora in pubblicità e vuole cambiare agenzia, ma per chi si chiede se potrebbe mai fare il creativo pubblicitario. Non mandate lavori né allegati. Mandate solo una email, e se pensate che sia utile il vostro curriculum. E’ una piccola idea, speriamo anche utile. A Enzo sarebbe piaciuta”.
Info: venerdi@adci.it

snare83@libero.it wrote:

Prima di tutto ciao, sono un ragazzo di soli 21 anni realista e libero nella testa da ideologie, siano esse di destra o di sinistra! Ho letto di quell’articolo su Krusciov mi ha molto colpito in senso negativo: è vero che Krusciov ripudiò a parole l’operato di Stalin giacchè nei primi momenti vi partecipò come generale in ucraina ed è altrettanto vero che non scese in guerra ma da qui a farne un articolo che lo dipinge come un “buono” credo sia esagerato! Krusciov infatti non solo ordinò stragi e repressioni contro chi ostentava appertenenza religiosa ma com’è noto almeno da esperti di storia anch’egli si macchiò di crimini contro l’umanità.

Krusciov non ripudiò a parole Stalin: fece un casino della madonna (il famoso Rapporto) che gli stalinisti non gli perdonarono mai. E’ vero che seguì Stalin (come commissario, non generale) alla guerra, ma era la guerra patriottica contro i nazisti e tutti i russi vi parteciparono con coraggio, comunisti e non. Non veniva – come Andropov e Putin – dal Kgb, nè l’ebbe mai in simpatia; neanche questo lo aiutò a restare al potere. Ebbe moltissimi limiti, non osò spingere le riforme fino in fondo e anch’egli fece le sue repressioni (infinitamente minori di quelle di Stalin, o anche di Bush o Putin), che anch’esse vanno messe nel conto. Nel complesso fu il più popolare fra i governanti sovietici del dopoguerra, e di gran lunga umanamente il migliore.

Mi piace ricordarlo perché non è vero, in quel regime, che furono tutti disumani: ci furono figure che vanno distinte dalle altre, per pura giustizia, fermo restando il giudizio negativo sul “socialismo reale”. Più ancora, bisognerebbe ricordare quei comunisti (Dubcek, per dirne uno) che si batterono per il popolo, senza mai rinnegare il comunismo ma difendendo la democrazia. A loro è toccata una sorte molto amara, repressi dai “comunisti”, dimenticati dai “democratici”, senza riuscire a salvare il loro popolo nè dagli orrori del socialismo reale né da quelli del capitalismo selvaggio che ne ha preso il posto.

maurizio.pittau@tiscali.it wrote:

Qualche anno fa, nel Michigan, un contabile afroamericano di 33 anni offrì uno dei suoi reni ad un pensionato bianco di 64 anni, in lista di attesa per un trapianto. Ciò che aveva messo in contatto tra loro i due soggetti così diversi, che altrimenti non avrebbero nulla da spartire, era il fatto di giocare insieme a bowling. In questo caso, la passione per il bowling ha legato le persone, al punto che da un divertimento comune è scaturito un gesto profondo di solidarietà e di senso civico. In America questo forte legame era tipico di molti club e associazioni, ma anche dei gruppi di amici che si ritrovano regolarmente a giocare a poker o tra i vicini che organizzano le grigliate.

Nel nostro tempo si gioca sempre più a bowling da soli: in termini economici sta diminuendo il “capitale sociale” (l’insieme delle facoltà e delle risorse umane, in conoscenza, istruzione, informazione, capacità tecniche), una risorsa oggi minacciata dall’individualismo dopo che per un lungo periodo la gente si è distinta per un forte impegno comunitario. Le reti sociali sostengono le persone, non soltanto perché producono maggiori obblighi e controlli, ma anche perché orientano la gente alla reciprocità e alla fiducia; in altri termini, creano valori, norme e aspettative che rendono più coesa la vita collettiva.

Luciano Capitini wrote:

A Palermo, un insegnante universitario, nonviolento, sta tenendo un corso a dei carabinieri sui metodi nonviolenti. All’inizio dell’anno aveva tenuto un simile stage alle guardie di finanza.

Andrea wrote:

Io e mia moglie abbiamo registrato le due puntate sulla vita di Borsellino e ieri sera le abbiamo viste entrambe. Mi (e vi) chiedo se e quanto e a cosa questa produzione possa servire: sapendo che della storia di chi combatte la mafia (come di tante altre storie italiane) se ne parla poco o niente (di sicuro non nei libri di testo per la scuola, sulle TV di stato, …) Io sono nato nel 1970 e mi rendo conto che la storia contemporanea italiana (resistenza, BR, 77, e via dicendo) è un buco nero: lunga vita a San Libero, Indymedia, le “Asce di guerra” di Wu Ming e Ravagli e tutte quelle fonti di informazioni/acqua limpida e fresca nel mare inquinato (o ideologicamente depurato) dell’informazione nazionale.

Paolo G. wrote:

“…le convenzioni di Bretton Woods (il dollaro come moneta di riferimento) ormai stanno in piedi solo per motivi politici e non economico-strutturali”. Tecnicamente, gli accordi di Bretton Woods sono morti nel 1971 (Nixon poteva più di garantire che i dollari in giro potevano essere scambiati con l’oro della Fed, e, tra parentesi, furono i francesi a scatenare il putiferio). Poi, da sempre tutti gli accordi monetari internazionali stanno in piedi, finchè ci riescono, per motivi politici e non economico-strutturali.

longoborina@libero.it wrote:

Continua l’accanimento contro poveri e anziani. Stanno concedendo una breve proroga al 31 marzo 2005 per gli sfrattati appartenenti a queste categorie purchè dichiarino di voler accettare contratti a canone libero e di breve durata. Difficilmente i proprietari concederenno in locazione appartamenti a categorie considerate avanzi. Alcuni Tribunali accolgono ricorsi presentati dai proprietari per negare perfino il diritto minimo previsto dal decreto stesso. Esempio: secondo il G.E. di Roma “non è provato che” un invalido civile al cento per cento con accompagno (non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita con relativa certificazione della Asl) sia handicappato grave, in quanto serve un’ulteriore certificazione medica rilasciata dalla stessa Asl; e “per questi motivi” dispone la prosecuzione dello sfratto facendolo cadere dai benefici della sospensione.

AntonellaConsoli wrote:

Quebec, è tornato il sole.
Vieni alla finestra
ora che il sole è tornato.
È l’ultimo suo bacio
e la notte è lunga
Cerco fra i poeti
la tua verde mano,
birantina
fluorescente
rovente.
E cerco fra i poeti
la ninna che nanna
forse la manna.
Ho un fragile bagliore
nascosto nei calzini:
Mercurio me lo vorrà rubare
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21 Comments

  1. Chi pensa che gli OGM siano solo roba di grano feroce e cocomeri nani è un illuso.
    Bisognerebbe controllare il DNA della Condoleeza.

  2. Interessanti, a pochi topic di distanza, due pareri così diversi. Nei commenti dell’altro, poi, che differenza fra il pensare di Rabbi e quello di Noel.

    Girando fra i blog, vedo anche diffondersi una certa “guccinite acuta”: Brontolo che posta qui da Macchianera “Dio è morto”, l’Indignato che recupera “Cyrano” per mettere a confronto preti e materialisti.

    E comunque, per restare al tuo, Riccardo, e a Martin Luther King, da cristiano dico che Dio non è morto. E’ vivo e vivace. Ha anche un pub, a Milano, dove fa un casino indiavolato (ops!) e un sito con il programma aggiornato delle serate: http://www.lepecore.com.

    Poi ha tanti figli, perché è Padre di tutti, ma proprio di tutti (ha permesso che la madre di Hitler lo mettesse al mondo – ma la lista dei figli disobbedienti è lunga, eh?- sapendo già quello che avrebbe potuto combinare).

    Avrebbe, perché il punto è che anche satana esiste, crede anche lui in Dio e proprio per questo fa bene il suo mestiere. Quindi, succede che tanti dei figli di Nostro Signore propendano per il Male piuttosto che per il Bene. Perché? Perché attira di più, tanto è vero che non fa mai notizia.

    Ma anche di questo il demonio è informato.

  3. Non è che perché una è femmina debba essere per forza bellabravabuona. Anzi, le probabilità che una donna di potere sia peggio degli uomini che ha superato sono, direi, piuttosto alte, visto che le regole del gioco le fanno ancora, fino a prova contraria, gli uomini.

    Non saranno le donne a salvare il mondo, saranno le persone di cuore e di cervello, a prescindere dal sesso. Condoleeza Rice è solo una variazione sul tema del Bush, le ovaie sono una coincidenza.

    Si spera in Hillary perché è competente, preparata, seria e in gamba, non perché è donna. Se ci fosse un candidato uomo in grado di ssere più credibile di lei, ben venga. Nesuno vuole essere governato da un paio di cromosomi.

    Poi consoliamoci, il Giappone ha appena perso la possibilità di preservare la linea di successione al trono esclusivamente maschile. Il prossimo imperatore, salvo forzature della legge, sarà una donna.

  4. Nel 1919 il valore della lira era 1/4 di quello del 1914, il 65% del valore dei risparmi degli italiani era bruciato nel crollo dei titoli di prestito di guerra (30% del risparmio complesivo nel 1918), usati anche, e massicciamente, per risarcire mutilati ed invalidi. La maggior parte dei maschi italiani aveva avuto una qualche esperienza di guerra (su 5930000 chiamati alle armi, quasi 4 milioni andarono al fronte)e quindi avevano vissuto quella che molti defnirono la scuola del socialismo e, nello stesso tempo, la svalutazione estrema della vita umana (disprezzo del nemico, crudeltà e tutto il resto) e una volta a casa si trovarono ad essere fuori posto. Sgrossando con l’ascia dico che gli italiani del 1919-20 diedero vita al biennio rosso, alla occupazione delle fabbriche e delle terre, alla lotta di classe nella vita di tutti i giorni.
    Nel 2004 la lira vale meno di un quarto di quanto valeva nel 1999, la disocupazione galoppa, molta gente, me compreso, fa fatica ad arrivare a fine mese; ci si consola leggendo i blog e si pensa “cazzo, quanta gente che vuole cambiare il mondo, quanti arguti rivoluzionari pronti alle alzate di scudi per ogni ingiustizia”,grazie a questo mezzo che ci dovrebbe avvicinare come (fatte le dovute proporzioni e accettato il paradosso) la trincea ma pacificamente; poi esco di casa e vado alla manifestazione contro la bossi-fini (tre settimane fa a Begamo, due sett. fa n provincia di bs, a milano la sett. scorsa contro le aggressioni ai gay ecc.) e ci trovo solo i diretti interessati, cioè gay o immigrati o comunque tutta quella parte fragile che cerca di stare a galla, e tutti gli altri? Tutti gli autori di intelligentissimi post che ci spronano a fare, dove sono quando si va a fare davvero? Espropri proletari, ci siamo lasciati imporre questo nome per una cosa che è disperazione, non ho letto post sull’argomento, ce ne saranno stati sicuramente, ma come mai dell’isola dei famosi continuo a sentir parlare, e degli espropri no? Troppo plebei per l’aristocrazia intelletuale dei blog?
    E’ uno sfogo di una persona che è stanca di elementi che si compiacciono di essere arguti, ma che usano l’arguzia come specchio del proprio narcisismo, va bene tutto quello che è detto sulla Rice, ma tu chi cazzo sei?

  5. Quote: Nel 2004 la lira vale meno di un quarto di quanto valeva nel 1999

    Hum… questa frase non ha alcun senso… un quarto rispetto a cosa? rispetto al valore del dollaro USA vale molto più di quanto valeva nel 1999, rispetto al petrolio qualcosa in meno, rispetto al marco tedesco esattamente uguale grazie all’euro…

    Anche solo ipotizzare il deprezzamento di una moneta liberamente scambiata sui mercati del 75% è pura fantasia oggi…

  6. Quote:
    Nemesi, se Manuel ti incontra per strada e ti sputa in un occhio non solo lo capisco, lo approvo.

    Questo sì che è un post intelligente e denso di argomentazioni…

  7. Le semplificazioni non colgono mai davvero la realtà…

    Quote: Con la stessa cifra compri meno beni.

    Dipende quali beni. Per questo la definizione del paniere di riferimento per il calcolo dell’inflazione è un processo tanto delicato.
    Io sicuramente con la stessa cifra compro oggi una quantità superiore di schermi TFT, oppure di memoria Ram, o qualunque semilavorato necessario all’assemblaggio di circuiti integrati. Allo stesso modo qualunque servizio o merce denominata in dollari può oggi essere acquistata ad un prezzo decisamente inferiore a quello del 1999, grazie alla svalutazione della divisa statunitense rispetto alla moneta unica europea.

    Se poi vogliamo sempre banalizzare e parlare di economia internazionale basandoci sui prezzi degli aperitivi… fate pure… solo rendetevi conto dell’infantilità di una simile conversazione.

  8. Senza contare che se la moneta in corso in Italia avesse davvero subito una svalutazione del 75% oggi dovremmo avere il dollaro a 4.6 euro…

    Hem… ogni tanto un reality check non guasta

  9. Nemesi, e se invece di schermi TFT che possono risultare un po’ indigesti, si parlasse dei beni primari come il pane, il latte, le mele…quelle cose lì che servono per sopravviere?
    Niente è più banale del prezzo del pane ma pur volendo fare un po’ gli snob, è di quello che si parla.

  10. Adesso che le hanno cavato l’utero, forse, potrà davvero essere donna. La fregatura del femminismo mondiale è che la donna ha un tale automatismo di difesa/attacco legato al possesso del proprio utero, che sfocia nei più grandi maschilismi della storia.

  11. Analisi lucida e soprattutto profonda.
    Ma chi è Condoleeza Rice? Ah ecco, mi era sfuggito, una appena “arrivata al potere”.
    Infatti, mai sentita prima.

  12. “Adesso che le hanno cavato l’utero, forse, potrà davvero essere donna.”

    Spero non ci sia nessuno pronto ad augurarti una rimozione dei testicoli acciocché tu possa essere un vero uomo.
    Complimenti, bella stronzata.

  13. Ocappa Nemesi, probabilmente guardi il dito e non la luna… Per quanto riguarda la lira 1919 come tu saprai benissimo in storiografia si prende come unità di misura della lira la lira 1938 (tu mi insegni che è l’anno di quota 90, del prestito Morgan eccetera), quindi i dati che cito hanno base lira38. Per quel che riguarda la seconda parte il valore di riferimento sono i calli che ho sulle mani e il culo che mi faccio ogni giorno: nel 1999 guadagnavo 1milione e seicento mila lire e vivevo tranquillo, oggi con 800 euro ho dovuto cercarmi un secondo lavoro. Tutto il resto, panieri compresi, è per chi non sa neppure cosa vuol dire contare i centesimi per starci dentro. Non voglo dire che tu sia così (mi permetto di darti del tu, senza offesa…), ma forse non sono stato capace di forzare la mano sul paragone, sicuramente forzato e infelice, ma il mio primo lavoro è il curatore editoriale di opere di divulgazione storica e sto lavorando a una cosa sui reduci della 1WW e mi è venuto sto conato. Tipo “Ma perchè oggi non facciamo un cazzo, mentre loro si sbattevano?”, poi ho letto il solito post saccente e autocelebrativo, e ho vomitato. Tutto qui, accetto volentieri i tuoi appunti. Grazie.

  14. Medo, avevo spesso sentito parlare di invidia del pene, meccanismo secondo il quale, chi non ce l’ha, dovrebbe desiderarne il possesso per sentirsi all’altezza.
    Personalmente, ma questo non diciamolo troppo in giro, ho sempre ritenuto che l’invidia del pene fosse una cosa tutta maschile che cominciava a svilupparsi nei bagnetti dei maschi fin dai primi anni di scuola e conduceva i più a passare la loro esistenza a comprarsi la moto più potente, la macchina più costosa, la pistolina più precisa o la bomba nucleare più potente.
    Oggi scopro dalle tue parole, ma era una consapevolezza che covavo latente già da tempo, che l’invidia del pene non è altro che l’invidia per l’utero che molti uomini, evidentemente come te, nutrono nei confronti delle donne.
    Anzi, mi spingerei quasi oltre e azzarderei che è proprio in virtù di questa atavica invidia, che alla donna, nella società, è sempre toccato un ruolo secondario.

  15. Occappa Manuel. Letto e sottoscritto. Quando uno argomenta con eleganza è un piacere discutere.
    Intendiamoci: sono assolutamente d’accordo con te. Gli italiani oggi sono più poveri che qualche anno fa. Io vivo all’estero da qualche tempo, e ti confesso che quando leggo certe cose riguardanti il nostro bel paese sulla stampa estera mi si torce lo stomaco.

    Però credo anche che sia in qualche modo pilotata la rabbia delle persone. Si dice: la colpa è del commerciante che cresce il prezzo del Martini. Può essere… ma è davvero tutto qua?

    Gli italiani faticano ad arrivare alla fine del mese non tanto perchè il costo della vita sia elevato, quanto perchè gli stipendi sono da miseria.
    L’economia italiana è sull’orlo di un baratro. Un paese che voglia davvero dirsi industrializzato non può pensare di continuare a vivere esportando maglioni e mocassini. Il treno della new economy è passato, e il nostro paese se lo è perso… basta dare un’occhiata al listino dello S&P MIB… quasi tutte banche ed assicurazioni. Dove sono i titoli industriali? Le nuove tecnologie? I prodotti a valore aggiunto? Il mercato del basso di gamma presto sarà completamente in mano alle imprese dell’estremo oriente, e allora saranno dolori veri. Altro che politiche protezionistiche, dazi e contingentamenti….

    In questo quadro generale non esiste un vero potere contrattuale per chi offre lavoro, anche se qualificato, da cui il livello di retribuzioni nel nostro paese assolutamente ridicolo.

    In Francia o negli Stati Uniti il costo della vita non è certo inferiore a quello italiano, solo che le persone guadagnano il doppio, o a volte il quintuplo.
    E’ molto più facile per la nostra politica incolpare qualche categoria di esercente di scarsa onestà nello stabilire i prezzi, invece che puntare il dito verso un problema radicale del nostro sistema economico, e verso la totale incapacità di chi ci governa di invertire una drammatica tendenza. Se vogliamo fare dell’Italia un paese che vive di piccola industria a basso contenuto tecnologico dobbiamo capire che il tenore di vita dell’intero paese è destinato a precipitare, oppure è ora di rimboccarsi le maniche e iniziare una trasformazione profonda e radicale di tutto il nostro tessuto produttivo.
    C’è chi c’è riuscito, gli esempi di Irlanda, Spagna, e molti paesi dell’estremo oriente è davanti ai nostri occhi.

  16. Sicuramente quello che dici è ben argomentato e valido, nonchè, probabilmente, vero. L’argomento lo stavo affrontando da un altro punto di vista, prendendo spunto dai vari post che sembrano scritti da tanti Marcos, belli e pieni di cose vere, ma tristemente masturbazioni mentali. Mi ricordano la sindrome del ruttino, Dario Fo ricordi?, secondo la quale l’italiano si indigna, scrive una lettera al giornale e si lamenta in ufficio (ben attento che non lo senta il capo ufficio) e poi non ci pensa più, come se l’indignazione fosse un grande rutto collettivo che risolve tutto. Come gli scioperi generali, o le bandierine alle finestre, cose sacrosante, ma da sole non servono a nulla. Mi spiego (e arrivo al punto, promesso): l’anno scorso mi sono ritrovato con due milioni di persone in piazza a Roma a chiedere la pace, la più grande manifstazione di tutti i tempi, incredibile, fantastico, ma poi? Niente, la guerra l’hanno fatta e la fanno. Allora, immagina questo scenario: dopo la manifestazione centomila persone confluiscono in piazza colonna e forzano il portone del parlamento, entrano e si incatenano agli scranni e stanno lì, giorno e notte, senza far del male a nessuno, solo dicendo “Noi blocchiamo tutto, fino a che non avremo risposte staremo qui”, centomila è un ventesimo di quelli in piazza… Ecco, io ho l’impressione che gli Italiani del biennio rosso fossero così, che andassero in piazza perchè ci credevano e non perchè è figo e ci si può fare le canne, che scrivessero articoli prendendosi la responsabilità PERSONALE per quello che scrivevano e non per essere pubblicati su raccolte o trovarsi in feste sponsorizzate ed avere una eiaculazione perchè una adolescente chiede l’autografo. Quindi ti chiedo cosa posso fare io, domani mattina, per cominciare a cambiare le cose. Qui su macchianera ci starebbe bene un po’ di sana anacronistica coerenza e richiamo alla coerenza, chiedersi (e torno lì) e chiedere più spesso “Ma tu chi cazzo sei? Che cazzo fai? Comincia a casa tua a rompere le palle, al vigile, all’ufficiale giudiziario, ai recupero crediti eccetera, poi arriverai a Condy Rice”. Mi sono spiegato? Ciò non toglie nulla all’arguzia e alla bravura di questi scrittori di post, ma che scrivessero romanzi, se quello è ciò che vogliono.

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