l’ombelico è un problema complesso

bbut.jpgChi crede ai sondaggi e alle inchieste, chi li fa, sembra davvero affezionato a questa idea:
che la gente, interrogata, dica sempre la verità. Gratis. A degli sconosciuti. Quando è già così difficile dirla a sé stessi.

La verità, tutte le volte che mi sono trovato un microfono davanti, mi è parsa la più remota delle opzioni – ma basta parlare di me e del mio ombelico. Parliamo invece di quello di Calozza Clarissa, classe II C, tutta allegra sotto il burqa nero: il motivo di tanta eccitazione?

A domanda risponde che l’idea non è sua, ma della compagna e amica del cuore Belloni Vanessa, che l’altroieri nel putiferio seguito alla circolare a un certo punto ha esclamato: ma perché non facciamo come quelli là di Avezzano? Sabato mattina tutte in burqa! I tradizionali veli afgani sono stati cuciti dalla mamma di Clarissa, sarta part-time. Ah, quindi la mamma è d’accordo… “Le abbiamo detto che ci servivano i costumi di Halloween”. Diaboliche: hanno scelto l’unica festa che non compare sul calendario. Non su quello di Frate Indovino (non ancora).


L’amica del cuore Vanessa veramente si è già liberata del travestimento, scoprendo magliettina viola e piercing ombelicale di ordinanza. “Avevo un caldo…”. Sì, come no. A metà ottobre è definitivamente autunno, qui: piove da tre giorni, ma di avviare le caldaie scolastiche non si parla. Sono effettivamente i giorni a maggior rischio raffreddore. Ma chi conosce Vanessa ha imparato a non sottovalutare il potere della sua miracolosa epidermide. Peccato sia cresciuta a Grezzano sul Paviglio (MO), e non negli USA: altrimenti Vanessa sarebbe finita dritta negli X-Men in virtù della sua melatonina mutante, che in agosto immagazzina su uno sdraio di Cesenatico il calore necessario a scaldare l’ambiente circostante da settembre ad aprile. Intorno a lei, non è un caso, i ragazzini avvampano. L’ombelico di Vanessa non va in letargo nemmeno a Natale: al rinfresco dell’anno scorso si è presentato in aula magna adorno di un campanellino, jingle bells, jingle bells. Idea copiata da un catalogo sisley, ok, ma tutti abbiamo copiato qualcosa o qualcuno a 16 anni. È comunque probabile che pensasse proprio a quel campanellino il Preside, quando l’altroieri ha pensato bene di riciclare la circolare di Avezzano, cambiare luogo e data e farla girare nelle classi. Una provocazione bella e buona!

Ora, siccome l’amica del cuore Vanessa ha detto che fa caldo, anche a Clarissa tocca aver caldo, e levarsi come minimo il cappuccio: ahi.
Lei pure, a suo modo, meriterebbe di finire in un film di mutanti. Qualcosa tipo The Revenge of Acne Monster. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di effetti speciali.
Clarissa non è brutta, no: è solo inguardabile, e lo sa. Ed ora è nervosa. È nervosa perché ha i brufoli. E ha i brufoli perché è nervosa. Chi può interrompere il circolo vizioso? Chi può impedirle di osservare la sua pelle, sottoporla a un micidiale cocktail di prodotti per l’igiene, massaggiarla compulsivamente, strizzarla, strizzare le strizzate, seguire diete sballate, interromperle con disastrosi abusi alimentari? Chiunque le passi vicino può distogliere lo sguardo, ma lei no: la sua pelle le è sotto gli occhi in ogni momento. Una camicia di forza?

Per ora si leva il burqa, ché alla sua amica non piace già più, e scopre anche lei una magliettina gialla, e tra la magliettina e il cinturone un budello roseo, concentrico: l’ombelico è da qualche parte lì in mezzo: il piercing, se c’è, sta passando un brutto momento. Eppure Clarissa Colozza (La Cozza, per gli amici più fidati) ama il suo pancino: è la cosa più rosea gommosa e liscia che ha. Le lebbra bianca non ha ancora raggiunto il punto vita. Si massaggia teneramente e, interrogata, risponde.

“Sì, il burqa è un modo per protestare contro la circolare del preside, che vuole toglierci la libertà di vestirci come vogliamo, di apparire come siamo. Io credo che i vestiti facciano parte dell’identità di una persona, cioè, se scelgo di mostrare l’ombelico a scuola mica scandalizzo nessuno”.

Questo è quanto ha da dirvi Clarissa.
E voi magari le credete.

Passiamo ora a Randolla Domenico, prof progressista, che stamattina già si è alzato male. Il sabato lavorativo non si addice al prof di Lettere: in più, la prospettiva di imbattersi alle nove del mattino nell’ombelico nudo della Cozza gli ha chiuso la bocca dello stomaco a metà colazione.
“E dire”, pensa lui, “che la ragazza avrebbe anche stile. Certe acconciature… i golfini che portava l’anno scorso… la Belloni, quella specie di velina in trentaduesimo, ha copiato un sacco da lei. Eppure…”
Sull’autobus Randolla continua a riflettere sull’apparente mistero: ogni anno, ‘ste ragazzine si scoprono un po’ di più, e lo eccitano un po’ di meno. Per fortuna, eh! Però la cosa è triste, ti dà proprio l’impressione di invecchiare. “Quand’è l’ultima volta che mi sono eccitato per una ragazzina? vediamo…”
Poi gli viene in mente un film, non si ricorda neanche il titolo, ma inglese. Roba da ggiovani – era rimasto sulle poltrone in fondo per paura di imbattersi in qualche alunno suo. Il protagonista, appena disintossicato dall’eroina, andava in discoteca e si faceva immediatamente agganciare da una ragazza, che se lo portava in casa. La ragazza non era niente di speciale, la situazione non era niente di speciale, la scena di sesso niente di niente di speciale. Ma poi…
Al mattino, quando il protagonista si sveglia, ha una visione abbacinante: la ragazza si sta vestendo. Una gonna blu, una camicia azzurra, e… forse persino una cravatta. Un’uniforme! L’uniforme di una scuola britannica!
In quel momento, il protagonista realizza che è stato sedotto da una minorenne.
E il prof Randolla, appeso al trespolo dell’autobus, ripensandoci ha un’erezione.

Ora che è arrivato sul luogo di lavoro, e ha assistito scotendo la testa alla manifestazione finto-talebana, se gli mettete il microfono davanti vi dichiarerà:
“Guardate, io mi considero un progressista, ma stavolta mi sento assolutamente dalla parte del mio preside. La libertà non consiste nello scoprire un centimetro in più di pelle, come ritengono questi studenti. Sono loro piuttosto a essere schiavi di una moda sempre più esigente. Qui rischiamo di creare un nuovo tipo di emarginazione, non più sociale, ma estetica: chi non entra in una camicetta, chi non si può permettere di mostrare l’ombelico, resta fuori dal gruppo. Sapete cosa vi dico? Io, fosse per me, re-introdurrei le uniformi, come in Inghilterra. Le ragazze… e i ragazzi, devono capire che a scuola sono tutti uguali, non c’è il ricco e il povero, e nemmeno il bello o il brutto. C’è solo chi si impegna e chi no. Essere uguali davanti a chi vi educa e a chi vi giudica: questo è il vero senso della libertà”.

E questo è quanto ha da dirvi il prof. Randolla.
E magari voi credete pure a lui.

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About Leonardo 39 Articoli
Blogga dal 2001, con alterne fortune.

17 Comments

  1. Leggendo le banalità scritte da questo tal Leonardo, questo periodare ruffiano da Lancio Story della mutua, questo ridurre qualsiasi argomento a insignificante pettegolezzo, mi viene in mente una frase letta ieri in un bell’articolo sulla inarrestabile deriva dei blog:

    – ” I frutti del mondoblog somigliano sempre più spesso ai frutti artificiali e plastificati della comunicazione di massa.
    Stereotipi, luoghi comuni, esperienze supposte “di vita” omologate e seriali. Spiritosaggini scontate, non raramente vere e proprie volgarità. Considerazioni banali.”-

    Proprio così, ed è un vero peccato.

  2. Ma con professori guardoni, tipo il suddetto Randolla (non eccezione, ma regola), come fai a essere uguale davanti a chi ti interroga e a chi ti giudica?

    La libertà, o l’illusione di libertà, passa pure per il vestito che porti.

    Non darei una divisa ai prof e non la darei agli alunni, pur ammettendo che su una ragazzina di 16 anni senza pancia una gonnellina blu e una camicia azzurra con cravatta che fa unisex possano essere per solitari intellettuali divoratori d’immagini femminili su autobus molto stimolanti.

    Forse scoprire l’ombelico, mostrare il tanga sotto i jeans, rischiare il mal di gola d’inverno per ostentare la pelle del seno è un tipo di divisa. E se gli alunni hanno bisogno di divise, perché imporre loro dall’alto il tipo?

    Anche se la divisa “ombelico scoperto” è solo illusione di libertà, meglio che ognuno cerchi da solo la divisa da indossare.

  3. Malditesta, con il tuo perbenismo di facciata (a cui per entrare in tema, non credo minimamente), altro che mal di testa fai venire …

  4. ai giovani si possono dare consigli, gli si può insegnare che forse non è tanto decoroso andare a scuola mezzi nudi..ok! ma fare una legge per vietare certe cose…..non c’è niente di più assurdo!!!!!!

  5. “..in virtù della sua melatonina mutante, che in agosto immagazzina su uno sdraio di Cesenatico il calore necessario a scaldare l’ambiente circostante da settembre ad aprile..”

    fantastica!

  6. A me il pezzo di Leonardo mi è piaciuto e molto, forse perché al contrario di Maldipalle l’ho capito. Mi è sembrato pure scritto bene. In più mi pare che maldipalle non abbia capito la citazione che ha usato nel suo commento perché la usa a sproposito. Lì mi pare che si stesse stigmatizzando il fatto che spesso i blog vengano utilizzati come diari fittizzi di vita simulata. Cmq, Leonardo, bravo!

  7. bello! (che commento originale, eh?!)
    to be continued? o no? ci seduci così poi c’abbandoni?! mi piace molto la scrittura, BRAVO. Dopo il mio parere puoi dormire sonni tranquilli ;-)

  8. Io lascerei perdere le critiche al pezzo. E’ sintomo d’invidia criticarlo, o di ostinato leccapedismo.
    Mi limito a dire che gli alunni di Avezzano stanno avanzando una protesta veramente concreta. Il comune senso del pudore, purtroppo, sta toccando il fondo. E non è che con una circolare di una scuola si cambiano le cose. Ci abbiamo messo tanti anni a spogliarci, non credo che il dietrofront sia rapido.
    E poi, caro preside, bisogna proprio vedere cosa c’è dietro quella circolare. Potrebbe prendere un’altra scusa, invece di schierarsi, per un giorno, dalla parte dei benpensanti.

  9. Prendetemi pure per bigotto, ma io sto con il prof. Randolla. Non posso essere io a fare il bacchettone, mascherandomi dietro ad una facciata di puritanesimo imbonendo lezioni di bon ton. Ma in effetti è quello che sta accadendo… stiamo perdendo il senso del gusto. Certo che è bello vedere siffatti “retroscena” femminili, ma il rovescio della medaglia non si fa attendere ed ecco che ci si imbatte in “ciambelle” che sbucano sopra la vita dei pantaloni alla moda… Forse quelle “ciambelle” vestite in un altro modo risulterebbero certamente più interessanti ed attraenti.
    Le griffe ci hanno imbambolato, ci hanno rincoglionito i cervelli… ed ecco che entriamo in negozi cercando le ultime novità non rendendoci conto di essere assolutamente ridicoli una volta che le indossiamo. Ed allora chiediamoci, obbiettivamente, se è giusto istituire queste “caste” ovvero di chi rientra in certe taglie e chi no, oppure di chi fa parte del gruppo perchè vestito in una certa maniera e chi no.
    In quei viaggi all’estero che ho avuto occasione di fare, mi è capitato di incappare in studenti con la stessa divisa, belli a vedersi ma vorrei dire che, a mio modesto parere, non risolverebbero affatto le diversità sociali all’interno di un istituto scolastico.
    No, l’istituzione di una divisa non servirebbe a questo. Pensate… ai miei tempi c’era un prof (ma non sarebbe giusto chiamarlo così) alle superiori che ci faceva scrivere l’impiego dei nostri genitori per poi scucire mazzette per essere promossi alle sue materie¹. Davanti casa sua, oltretutto a due passi dalla mia, si vedevano genitori fare la fila avanti e indietro a riverire un porco che ingrassava… e che tastava pure le ragazze che andavano a fare ripetizione da lui… alle quali dava anche dei consigli sul modo di vestire dicendo di scollarsi un pò di più! Che schifo mi ha fatto e mi fa ancora.
    No quello che è stato colto in questo articolo è che non abbiamo più una nostra idea, vestiamo ciò che ci dicono di vestire, ed alla stessa maniera facciamo in tutti gli altri gesti della nostra vita. Paradossalmente anche noi indossiamo il nostro bourqua!
    Non si vuole imporre un insignificante aut aut ai pantaloni a vita bassa, metteteli pure, si vuole solo dare un senso ad una istituzione, quella della scuola. Poi… fate voi, è sempre piacevole dare una sbirciata ad un bel fondoschiena… anche se a mio parere e ancora più piacevole immaginare quello che c’è dietro una bella gonna o un bel paio di pantaloni piuttosto che vederselo sparato in faccia perdendo anche quel senso della libido che si innesca neuronicamente.

    Ciao a tutti, R.

  10. Mi permetterei di farti notare che le motivazioni del Prof. Randolla, non erano poi così caste da consigliarne una condivisione di pensiero.

    Fatto è che non mi pare che ci sia niente di nuovo, le cose sono sempre andate così, la moda giovanile ha sempre infastidito i benpensanti della generazione precedente ed ogni volta che ci siamo trovati ad affrontare il problema, ci siamo sempre trovati di fronte alla inevitabile conclusione che l’adolescenza, per essere vissuta nel miglior modo possibile, ha bisogno dei suoi riti e delle sue conferme.
    L’appartenenza al gruppo è fondamentale.

    Concludo dicendo che il post mi è piaciuto proprio per la sua forma più che per la sostanza, proprio perchè la sostanza è identica da generazioni.

  11. Io ai sondaggi rispondo sempre
    in modo veritiero. Anche al sondaggio telefonico sul gradimento del
    Governo Berlusconi e del Ministro Frattini ho risposto esattamente come
    la pensavo!

  12. magari tra 10 anni per fare gruppo il rito adolescenziale prevederà di andare a scuola in tanga e quindi chi è contrario è un bacchettone !!
    Anche in azienda da noi, il direttore preferisce “abiti consoni” , arrivare vestiti come se si fosse in un centro sociale o in discoteca non è ben visto.
    Sta al buon senso/buon gusto di ognuno fare in modo che le regole non vengano imposte.
    Torniamo al pantalone a vita bassa:
    sono ben poche a poterselo permettere.
    Certe buzzicone tipo boiler farebbero bene a metterselo sempre il burka e non solo per protesta ma per rispetto del prossimo.
    Il buongusto va salvaguardato.

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