La linea della fermezza

Domanda stupida:
perchè negli anni settanta si era tutti incaxxati contro il terrorismo, non disposti a trattare e pronti a fare leggi le carceri speciali, mentre oggi non lo siamo più?
In fondo un paio di settimane fa abbiamo avuto anche un Guido Rossa, no?

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10 Comments

  1. Risposta semplice… perché negli anni ’70 il terrorismo era in casa nostra. Oggi che gli attentati sono solo in televisione, spuntano tutti i professori a spiegarci che bisognerebbe cercare di “capire le ragioni dei terroristi”.
    Chissà se lo direbbero ancora, se le bombe e le teste mozzate cominciassero a volare anche qui in Italia.

  2. Tripu’, ci provo: negli anni settanta la sinistra ufficiale (il cinghialone già allora non ne faceva più parte) si schierò decisamente contro il terrorismo, tacciato a nemico della democrazia: ne fu negata qualsiasi valenza politica, si indicò la via della delazione e si appoggiarono leggi e carceri speciali, etc etc.
    Oggi non è più così: ho l’impressione che non si voglia dire che sono necessari mezzi legislativi e polizieschi duri.

  3. si, leggi speciali e polizia dura, così tra 30 anni mi tocca di nuovo firmare una petizione contro l’estradizione di un terroristello e dover ammettere a denti stretti che il processo che avrebbe dovuto condannarlo non è stato equo.

  4. A parte che certe leggi “speciali” varate all’epoca del terrorismo rosso sono rimaste nel nostro ordinamento giuridico comprimendo fortemente diritti e libertà che in sede costituente non ti dico che erano inviolabili ma quasi.
    A parte che qui con il terrorismo siamo tutti incaxxati se non chi lo sfrutta per perseguire strumentalmente fini politici ed economici.

    A parte tutto questo… Ma credi veramente che possano esserci affinità fra quel terrorismo (orrendo e non meno condannabile sia chiaro) e la conta di morti quotidiana a cui assistiamo su scala mondiale ogni sacrosanto giorno?

  5. Ogni mio terzo pensiero. Era un’espressione usata da Shakespeare per specificare quanto fosse pressante l’amore che provava. Un pensiero al vestito da indossare, un pensiero alle bollette da pagare, e il terzo all’amata. Un pensiero alla lavatrice da comperare, un pensiero all’auto dal meccanico e il terzo all’amata, e così via per tutto il giorno. A volte mi chiedo se venga usato lo stesso criterio per scrivere su un blog. Un pensiero al sugo che cuoce, un pensiero alla cacca del cane e il terzo pensiero diventa un post. Ma adesso cerco di rispondere con retorica coerenza alla domanda.
    Se metti in relazione un paio di cose che fanno parte di una certa politica – la politica della negazione – capisci qual è l’atteggiamento giusto da seguire. Pier Ferdinando Casini: “NON mi si venga più a parlare di resistenza irachena, NON usiamo a sproposito parole così impegnative che hanno onorato la storia del nostro paese e di tanti altri paesi nel dopoguerra”. Giusto, perché parlare di resistenza irachena significa ammetterne la legittimità, o quantomeno suggerire che esistano molteplici forze e velleità in azione in Iraq. Perché trattare, poi? Assumere informazioni su un gruppo paramilitare che usa giubbotti antiproiettile e silenziatori e opera un sequestro mirato potrebbe essere molto, molto pericoloso. Ti potrebbe portare ad identificare un nemico. E se – come sostenuto già da H. G. Wells in un suo romanzo – l’invisibilità è il più grande dei poteri, perché andare contro quel potere? Giusto. NON si tratta con chi NON conosci perché si potrebbe scoprire qualcosa che NON piace e spaventa e fa incazzare (ma non si sa chi e con chi). Quindi NON si tratta. NON si cede terreno ad un nemico che NON si conosce, NON si capisce. Che crepino tutti. All’inferno tutti, pure noi. Stiamo tutti duri al pezzo, e chi è pacifista stia duro lo stesso, ma senza pezzo. Tutti però senza neppure offrire disponibilità a trattare, perché potremmo correre il rischio di capirci qualcosa. Oppure potremmo cinicamente limitarci a pensare che la stupidità, pur se epidemica, è talvolta estranea al gioco del calcolo politico, e dichiararci disposti a trattare. Forse saremmo molto più vicini alla verità delle cose.

  6. 1) la “linea della fermezza” è stata sempre una scusa. Una scusa per coprire le vere trattative, fatte di nascosto, e solo per “certi” amici (vedi Cirillo), e per instaurare “leggi speciali” che hanno lasciato sul terreno forse più vittime del terrorismo stesso.

    2) oggi, se possibile, l’unanimità nella “fermezza” è ancora più forte tra i partiti in parlamento. Si parla in continuazione di “unità nazionale contro il terrorismo”, che peraltro non si capisce cosa sia.

    3) il “terrorismo” di oggi è qualcosa di molto vago e indistinto, che, di volta in volta e a seconda di chi parla, comprende strutture, persone e movimenti diversi. Nello stesso Irak ci sono ormai decine di gruppetti autodefinitisi “eserciti”. Molti sono caratterizzati da un’impronta “religiosa”, altri no. Alcuni rapiscono persone (pochi, per la verità), altri si fanno scoppiare in piazza, altri (la maggior parte, mi pare) combattono nelle strade e nelle piazze (e questa potrebbe essere la “resistenza”, se solo ci capissimo qualcosa).

    4) come fai a dire che oggi non ci sono leggi speciali ecc.? Vengono arrestate persone perché “arabe” o “islamiche”, espulse dal paese (sì è successo, in Italia) senza un processo. Per non parlare degli Stati Uniti, che hanno creato Guantanamo per poter violare il diritto del proprio stesso paese, e dove vige un “antiterrorismo” insensato e intransigente, che fa arrestare 250 persone perché vanno in bicicletta.

    5) altro discorso andrebbe fatto sulle leggi sulla trasparenza bancaria e sui trasferimenti di denaro, che sarebbero oggi indispensabili per stroncare il terrorismo mondiale, ma che non si fanno, anche perché non fa comodo ai grossi manovratori finanzari occidentali, intenti a creare matrioske stile parmalat-enron.

  7. Ecco, allora avevo capito bene.
    Secondo me salgalaluna e apock hanno risposto degnamente, quindi evito ripetizioni.
    Nota sulla “resistenza” (“r” minuscola): chiamarla resistenza è un’offesa per un italiano figlio della Resistenza italiana. O perlomeno, la resistenza di cui si parla spesso a cazzo, che si fa esplodere, che colpisce obiettivi e militari insieme, che sequestra e manda in onda poi il promo delle esecuzioni, e via discorrendo.
    Ma, come dce salgaluna, è anche vero che in fondo non ci si capisce una mazza…

  8. salgalaluna: “altro discorso andrebbe fatto sulle leggi sulla trasparenza bancaria e sui trasferimenti di denaro, che sarebbero oggi indispensabili per stroncare il terrorismo mondiale, ma che non si fanno, anche perché non fa comodo ai grossi manovratori finanzari occidentali, intenti a creare matrioske stile parmalat-enron”

    sottoscrivo, lettera per lettera, morfema per morfema, sintagma per sintagma.

    E mi domando su questa linea: “perchè cazzo nessuno parla mai di Arabia Saudita?”

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