Svedesi nel panico: gli sputi di Totti non fanno paura,
le scoregge di Gattuso sì

Silenziose, micidiali, caricate ad aglio e fagioli borlotti, e soprattutto invisibili da arbitri e telecamere: le flatulenze di Genny sono il vero incubo di Linderoth e compagni.
Dopo la marcatura a uomo e a zona, arriva la marcatura a puzza: ecco come fa il milanista a stendere gli avversari senza nemmeno bisogno di toccarli. Il Trap: “Un modo per favorire l’amicizia fra le squadre: dopo averne annusata una, anche i giocatori stranieri assumono un colorito azzurro“.
Torna di moda il cerottino nasale dei Mondiali ’98, ma stavolta serve a sigillare le narici. Totti, squalificato a causa dello sputo contro Poulsen, recrimina: “Ahò, ma quante storie per un po’ de saliva. Del Piero, con tutta l’acqua Ul*veto che si scola, piscia in campo ogni due secondi ma nessuno je dice niente“.

Qui sono stivati tutti gli articoli di Lia.

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17 Comments

  1. Squalifica? perché squalifica? la scorreggia, se mai, ‘qualifica’.
    Pensate un po’: le partite potrebbero essere decise da ciò che gli atleti hanno ingerito. Quindi, le nuove strategie potrebbero prevedere lo studio delle allergie olfattive dei difensori. Si arriverà a sinfonie orchestrate dagli allenatori, calibrate squadra per squadra?
    E le sfide tra Nazionali? ve lo immaginate il pressing asfissiante praticato dai cinesi…?!

  2. ciao ragazzi,scusate se mi intrometto in uno spazio di commenti di un post che non c’entra proprio nulla con quello che vorrei proporvi,ma a) sono un’improvvisatrice ancora scarsissima di pc e b)nonostante il punto a ho scoperto per caso macchianera e mi diverte moltissimo, quindi me ne frego e provo a linkare questo commento di Tiziano Scarpa sui blogs. Che ne pensate?Visto che è un pò che ne leggo e qualche volta scrivo e come molti sono affascinata e incuriosita da questo mezzo comunicativo volevo anche io dare il mio contributo a possibili dibattiti. Scarpa ci va giù pesante,quello che penso io è che ce ne sono eccome di blogs che non parlano solo di “kose karine”,anzi…Credo che molti si mettano in discussione,e in ogni caso mi piacerebbe leggere qualche vostro parere, di persone magari più informate di me ; trovo comunque interessante dissertare su come/quanto/cosa mettere o non mettere nei blog,anche se immagino sia un argomento trito. Lo riporto lo stesso perchè mi ha colpito come è scritta la critica,porta argomenti interessanti,insomma chi legge se ha voglia e se ne è colpito potrebbe dirmi/ci la sua.
    Scusate la logorrea da tastiera, sto cercando di smettere:)
    valeria
    ecco qui il suo commento, segnalato da meneghelvis che a sua volta commenta http://www.coinquiline.splinder.it il post del 15 giugno (dovrebbe essere l’ultimo):
    Io sono molto contento che esista lo strumento del blog.

    nazioneindiana.com non sarebbe possibile senza l’agilità tecnica dell’autopubblicazione in rete, altrimenti detta blog.

    Mi hanno divertito gli articoli di denigrazione che molti giornalisti hanno dedicato al mondo dei blog nei mesi scorsi.

    Era una faccenda di lotta di classe. I giornalisti che parlavano male dei blog in realtà sprizzavano invidia pura: “Ma come, io devo chiedere al mio caporedattore il permesso per scrivere su qualsiasi cosa, e questi qui in rete sono completamente liberi di dire ciò che vogliono su tutto? Scherziamo?”

    Ma non sarei sincero se non parlassi anche della lotta di classe fra scrittori e bloggers.

    Noi autori di libri eravamo (e siamo ancora) invitati sui giornali a rappresentare la voce dell’io.

    L’io non ha voce. Lo si intervista ogni tanto per la strada. Altrimenti il giornalismo deve essere impersonale. Oppure, per incontrare l’io sui giornali ci deve essere la grande firma. L’esperto. La personalità autorevole. Costoro sono autorizzati a usare la parola “io” in pubblico.

    Spesso molti giornali mi hanno chiesto articoli con un’impostazione personalistica: “mettici il tuo punto di vista, racconta un’impressione tua, parla di una cosa che ti è capitata e che c’entra con questo argomento…”

    Sui giornali, il lavoro sporco dell’io lo facevano gli autori di libri, i narratori, i cosiddetti scrittori.

    Poi cos’è successo?

    E’ successo che tutti si sono collegati in rete.

    Perché?

    Perché fra il 1999 e il 2000 c’è stata una grossa campagna pubblicitaria. Cioè una grossa campagna economica.

    Ve li ricordate i cd-rom che ci venivano regalati dappertutto, per la strada, sui giornali, nelle stazioni, nei centri commerciali, con i programmi autoinstallanti per la connessione in rete?

    Italiani! Collegatevi. Connettetevi. E’ facile. Pensiamo a tutto noi. Non avete più scuse.

    Ci siamo connessi in massa. L’economia virtuale si è gonfiata a dismisura. Avevo amici che non sapevano neanche che cosa volesse dire giocare in Borsa, non avevano mai comprato azioni, eppure hanno guadagnato cento milioni di lire in tre mesi investendo nella new economy (io no: dopo essermi connesso insieme alla grande ondata di ultimi arrivati del 1999-2000, ho finalmente imparato a mandare e ricevere mail, leggere notizie in rete, usare i motori di ricerca, visitare siti porno). Poi si è sgonfiato tutto. Quegli stessi soldi, i miei amici li hanno persi in poche settimane: per ostinazione e incredulità non hanno mollato l’osso, non hanno venduto le azioni, e ci hanno pure rimesso qualche milione di tasca propria. Poi hanno smesso, si sono leccati le ferite.

    Qualcuno, in alto e negli interstizi, ci ha guadagnato di sicuro, come sempre. Ma non è di questo che volevo parlare. Quel che volevo far notare, è che questa vicenda ci ha lasciato un’eredità politica, culturale. Una nuova fase. Sarà anche stato per incentivare l’economia che è stata data un’impressionante spinta al virtuale di massa, ma il risultato reale, dopo che ci siamo familiarizzati con Internet, dopo che abbiamo imparato a mandare e ricevere mail, leggere giornali in rete, usare google e visitare siti porno, è questo: adesso c’è uno sterminatopullulare di io, di diari, di persone spesso anonime, con un nomignolo di copertura, che parlano dei fatti propri, che sputano sentenze su qualsiasi cosa, che dialogano a tu per tu con il Papa, con Bush, con Kafka, che stroncano concerti d’avanguardia e film di cassetta …

    A tu per tu. Se dovessi dare una definizione della nostra epoca, direi che oggi vige l’“a tu per tu”.

    (“Per favore leggi il mio blog”, mi ha chiesto un semisconosciuto qualche giorno fa. Sono andato a visitare il suo blog. Conteneva un unico post, dodici righe in tutto. Nient’altro. L’aveva aperto il giorno prima. Capite? Quella stessa persona, anche solo un anno fa, avrebbe dovuto perlomeno fare delle fotocopie, scegliere una decina di pagine di suoi racconti, cercare il mio indirizzo, spedirmeli. Oppure allegarli a una mail. Ora può aprire un blog e, il giorno dopo, scrivere a un autore quarantenne, che ha pubblicato sette libri, domandandogli se per favore gli può dare una letta. Una letta a una cosa che gli è saltato il ghiribizzo di pubblicare il giorno prima. Sì, viviamo nell’epoca dell’a tu per tu)

    Alcuni newsgroup letterari sono spassosissmi ricettacoli di giudizi approssimativi, loffiamente maliziosi, ma anche di tanta passione per la lettura. Lo stesso si può dire dei forum di discussione, nei siti dei giornali che da un anno in qua distribuiscono libri, classici della letteratura: gente che in tre righe dice che Queneau è frivolo, e cheppalle Faulkner, e che sì ma Thomas Bernhard non si regge… A tu per tu con Queneau, Faulkner, Thomas Bernhard. Per non parlare dei giudizi con stellette sui siti che vendono libri… Ah, l’ebbrezza barbarica di entrare in biblioteca e appiccicare caccole sulle rilegature dorate!

    Tutto questo è molto eccitante. Mi piace. Mi diverte moltissimo.

    (Di più. Io esulto, perché quest’ultima irruzione dell’io in massa, è di fatto, critica letteraria scritta direttamente dai lettori. Appassionati, ingenui, colti, invidiosi. C’è di tutto. Ma l’importante è che tutto ciò ha esautorato quei tre o quattro professorini grigissimi che davano i voti ai libri sulle pagine letterarie dei giornali e che credevano davvero che le sorti delle opere d’arte linguistiche dipendessero dalle loro rancide recensioni. Contavano poco prima, non contano più nulla ora. Evviva).

    Ma sarei ipocrita se io, autore di libri, non dicessi che sono preoccupato.

    Perché è inutile nasconderlo. Tutto ciò erode il mio status, il senso del mio mestiere, il mio ruolo sociale.

    Oggi chiunque può andare al fondo del proprio io in pubblico, senza dover passare attraverso alcun filtro sociale – filtro che, per comodità, chiameremo con il termine di editore, sia esso editore di giornali, di libri, ecc. o anche, perché no, un webmaster dotato di sapere esoterico html, un professionista che fino a pochi mesi fa, prima che i portali ti offrissero la possibilità di aprire un blog gratis, bisognava retribuire perché ti costruisse e ti tenesse aggiornato il tuo sitino personale – dicevo, tutta una serie di filtri sociali che fino a pochi anni fa (pochi mesi fa!) consentivano di pubblicare soltanto agli autori autorizzati dal sistema stesso dell’editoria (editoria di giornali, libri ecc.).

    Prima dei blog, l’Autore Autorizzato aveva già i guai suoi. Doveva (e deve sempre di più) sgomitare fra gli Autori Impostori: cantanti, giornalisti televisivi e su carta, comici televisivi, filosofi, professori universitari: tutti autori di libri di letteratura, di narrativa, di romanzi. A me, sul serio, fa piacere che tutta questa gente pubblichi romanzi: significa che la letteratura non è affatto quella cosa residuale che ci hanno descritto in molti. La letteratura fa gola a tutti! E’ un luogo vivo, e come in ogni luogo vivo è un luogo di scontro, di fermento sociale, di lotta di classe.

    Tra l’altro, per un Autore Autorizzato è molto è semplice spazzare le mosche fastidiosamente ronzanti degli Autori Impostori. Costoro scrivono per la visibilità, il successo, i premi letterari: ma hanno una carriera da difendere (nell’università, nel popstar system, in tivù…), perciò non possono pubblicare nulla che li danneggi. I loro libri debbono essere libri perbene. Moralmente accettabili. Probi. Edificanti. Possibilmente con un happy end. Ma la letteratura non è una cosa perbene. Quindi, il compito è facile. Per sgominarli basta scrivere letteratura.

    Adesso, gli Autori Autorizzati hanno a che fare con un’invasione di Autori Non Autorizzati, o Autori Spontanei, o meglio Autori Autolegittimati.

    Io sono felice che esistano i blog. Sul serio. Non potrei pubblicare in rete questa predica, se non esistesse il blog. Nazione Indiana è un blog collettivo. Sto scrivendo in un blog. Viva il blog.

    Quindici anni fa ero anch’io un Autore Non Autorizzato: mandavo cocciutamente articoli a riviste e giornali, sperando che mi pubblicassero. Una volta un caporedattore mi ha ricevuto nel suo ufficio e mi ha detto: “I suoi articoli sono buoni, li pubblicherei volentieri, la farei collaborare senz’altro con il nostro giornale. Ma fra due mesi si laurea mio figlio… In Lettere… Sa com’è…” Apprezzai molto la sincerità di quell’uomo.

    Allora: oggi non è più necessario fare gavetta, andare a bussare nelle redazioni dei giornali, sentirsi umiliare dal paparino di un laureando in Lettere: chiunque può pubblicare e farsi notare, se ha la stoffa. Persino se non ce l’ha. Molto bene.

    Si sentono già storie di bloggers (bloggers: scusate, mi fa un po’ schifo usare questi anglismi, cedo malvolentieri, solo per farmi capire) che si sono fatti notare e sono stati chiamati dai giornali a collaborare, con rubriche personali: io, per fare un esempio, in dodici anni da Autore Autorizzato e dopo sette libri non ho mai avuto un contratto di collaborazione con un giornale. Non sto recriminando. Lo dico giusto per offrire un dato.

    Ci sono bloggers che sono arrivati alla pubblicazione di libri: quindi sono diventati Autori Autorizzati anche loro, passando attraverso questa interessante, nuova via dell’autolegittimazione. L’altro giorno una blogger di Roma presentava il suo libro in una delle più grandi e scenografiche librerie di Milano. Il sottoscritto (per fortuna!) non ha mai avuto questo onore.

    (Se devo dirla tutta, persino mi commuove che tutto ciò accada grazie alla semplice scrittura. Mi commuove che il più debole dei mezzi, il più inerme dei media, l’alfabeto, dimostri ancora una volta, contro tutte le previsioni, quant’è vigoroso.)

    E d’altro lato ci sono Autori Autorizzati che hanno pubblicato libri che raccontano questo mondo (Diario di una blogger di Francesca Mazzuccato, edito da Marsilio). Altri lo hanno fatto prima ancora che esplodesse il fenomeno (o la moda): per esempio Giuseppe Caliceti, che sul suo Pubblico/Privato 1.0, edito un anno e mezzo fa da Sironi, avrebbe tutto il diritto di far mettere una fascetta con la scritta: “Il primo blogger italiano”. Comunque sul libro la fascetta non c’è, e nemmeno la parola blog, perché un anno e mezzo fa non si usava questo termine, bisognava ancora avvalersi di perifrasi (che sono sempre più veritiere delle etichette): perciò il sottotitolo e la quarta di copertina parlano di “diario on line”, “diario interattivo”. Poi c’è un altro Autore Autorizzato, Tommaso Labranca, che non ha pubblicato su carta il suo blog, ma posta in rete come un autentico blogger ante litteram da almeno tre anni.

    E allora, dov’è il problema?

    Nessun problema.

    C’è però una cosa.

    Una cosa che mi dà da pensare: leggendo parecchi di questi diari in rete, mi ha colpito l’enorme quantità di minimalismo. Anzi, di minimismo. Decine di io parlano di fatterelli insulsi. I loro diari sembrano discariche di kosucce karine. Perché non trovo mai il trauma, nei blog? Perché solo spiritosaggini, resoconti di seratine, episodietti, aneddotini? Perché sempre e solo cazzeggio? O cazzeggio, o prese di posizione solenni: io e Bush, io e Saddam, io e Berlusconi, io e Dio…

    Miei cari blogger, datevi una scossa. E’ arrivato il momento di fare un salto di qualità, di intensità. Perché non mi raccontate qualcosa che vi costi vergogna, e dolore? Perché vi fermate sempre sulla soglia della camera da letto, come Liala? Sulla soglia del salotto, del bagno, della cucina, sulla soglia dell’aria aperta. Vi fermate sempre sulla soglia di qualcosa! Perché non mi raccontate i vostri conflitti duri, sul lavoro, in famiglia, a scuola?

    E non sto parlando della solita questione dell’ombelico. Mi va benissimo l’ombelico. Sono un fan dell’ombelico in letteratura. E’ un argomento interessantissimo: ma perché quando parlate dell’ombelico non descrivete anche le pallottole di pelo e sporco che vi si raggomitolano dentro? Ci vuole ardimento, a raccontare davvero il proprio ombelico, cosa credete!

    Che cosa state combinando? Devo pensare che il blog sia l’ennesima falsificazione? Che sia l’ennesimo meccanismo di rimozione collettiva dei traumi individuali?

    Non voglio essere paternalistico con voi. Non voglio essere ruffiano. Vi dico quello che penso.

    In un primo tempo ho pensato che il lavoro sporco dell’io era una Zona (che fu) Temporaneamente Autonoma ormai perduta per gli scrittori. Niente dura in eterno: e anche il ruolo dello scrittore come rappresentante dell’io, la sua “funzione io”, era storicamente finita a causa dei blog.

    Pensavo che il lavoro sporco dell’io era una zona ormai invasa e occupata da voi blogger, e che a noi Autori Autorizzati non restasse che rifugiarci nella riserva dell’invenzione fantastica pura. A inventare storie, a scrivere romanzi. E basta. Sgomitando in mezzo agli Autori Impostori.

    Oppure andare altrove, traslocare, inventarci altre zone (come abbiamo sempre fatto).

    Per esempio la zona dell’Egologia Estrema. Raccontare veramente che cosa ci succede, con coraggio, senza perbenismi, senza censure: come hanno fatto Catullo, Agostino, Montaigne, Proust, Céline, Henry Miller, Anais Nin, Paul Léautaud…

    Fatelo anche voi, cribbio!

    Finalmente esiste un mezzo che vi permette di ritrarre voi stessi senza filtri. Senza controlli. Senza compromessi. Avete in mano la Parola Diretta. Senza mediazioni. Senza mediatori. Approfittatene!

    Noi Autori Autorizzati abbiamo dovuto superare il filtro dell’editoria. Ciò non significa nulla, non ci rende né migliori né peggiori degli altri.

    Ma ora non ci sono più filtri. Non c’è bisogno di mendicare la lettura di un manoscritto all’editore. Non c’è bisogno di spedire il curriculum alla redazione del giornale e cominciare dalle cronache delle partite di calcio parrocchiale, dai resoconti dei saggi musicali di fine anno scolastico, per diventare un giorno, forse, collaboratori fissi di un giornale.

    Oggi basta andare su clarence, splinder, aruba, tiscali, ovunque, e in mezzo minuto aprire un blog (attenti però: leggete bene il contratto: generalmente – non tutti, mi pare – questi siti si tengono i diritti d’autore di tutto quello che ci scrivete dentro!).

    O voi verbalizzatori del pochissimo! O voi narratori del quasi-niente! Tirate fuori le palle, diaristi, blogger! Tirate fuori i globi oculari dal torpido sacchetto palpebrale del vostro autocompiacimento! O vanagloriosi neoconquistatori di Spazi Liberi Preconfezionati! Cominciate sul serio a dire tutto quello che vedete!

    Io vi sfido, diaristi minimisti!

    Altrimenti peggio per voi. Vi sgonfierete presto come la bolla della New Economy. Ci annoierete a morte nel giro di una settimana. Vi siete messi (giustamente!) allo stesso livello degli Autori Autorizzati: benissimo! Avete voluto la bicicletta? Perfetto! Sfracellatevi anche voi in discesa! Fatevi venire i crampi in salita! Che ce ne importa delle vostre gitarelle di pianura che durano dieci righe e lasciano le cose come stanno?

    Bloggers donne! Mi rivolgo anche a voi. Mi sembra che, a giudicare dai commenti che vi lasciano in fondo ai vostri post, nessuno vi molesti. I tempi sono cambiati. Non è più come all’epoca delle chat, quando ogni desinenza in -a veniva subito assediata, concupita. Buon segno! Ma com’è allora che siete così guardinghe, così lesse? Pestate duro, diamine! Quand’è che vi deciderete a dirla, la vostra verità?

    Leggete questo post:

    “Ho le gambe gonfie, stanche. Tolgo dall’incastro tra il mobile dell’ingresso e un angolo del corridoio una cyclette che vedo lì da mesi. La sistemo su uno zerbino di quelli che si mettono davanti alla porta d’ingresso. Manca un bullone fondamentale per la stazione eretta di chi la utilizza. Cerco un rimedio nei cassetti della cucina. Lo trovo. Incastro un bullone d’urgenza, m’invento una fasciatura con il nastro adesivo. Controllo la tenuta. Manubrio e pedali sono ok. Scelgo una pedalata veloce e senza sforzo. Vado avanti per venticinque minuti. Non penso a nulla. Alla fine, faccia stanca e felice (altro scatto del giorno)”

    E questo:

    “In zona bicocca esiste (e forse è unico) un bar dove per preparare un cappuccino ci vogliono quattro persone. e mentre tu osservi attonito le quattro deficienti che falliscono miseramente nel tentativo di coordinarsi (stiamo parlando di un cappuccino, non di una sacher), attendi con ansia di toccare con papilla il gusto inimitabile del cappuccino-merda.”

    E quest’altro:

    “Un pò annebbiato dall’alcool, la voce di Berlusconi che inneggia alla vittoria alle 24 in punto mi sembra quasi un incubo di serie B. Meno male che nemmeno lui può cancellare questa bella serata passata a chiacchierare, in inglese – non mi ricordavo nemmeno di saperlo fare abituato come sono ormai soltanto a scriverlo! – con una simpaticissima Cherry, tutta sorriso, dalla pelle alabastro! e tra una risata e l’altra sono anche riuscito in qualche modo a descriverle il belvedere che si contempla dalla mia città vecchia arroccata sulla collina!

    C’ho un sonno! che oggi son arrivati nuovi libri ma lei dice: “It’s friday! It’s not late!” ma io domani c’ho da aprir bottega e così posto qualche pensiero sparso e me ne vo a dormire che tanto gli altri reggono più di me!!”

    (Non importa chi li ha scritti, sarebbe ingeneroso accanirsi su di loro, sono solo tre esempi fra milioni).

    Be’? Pensate davvero di poter andare avanti così per molto? Mi dispiace dirvelo, ma sono ancora di gran lunga più interessanti le lettere a Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica, autentiche o inventate che siano!

    Alcuni di voi se ne sono accorti e ci riflettono sopra.

    “Il blog è solo una parte del mio modo di essere, spesso la più presentabile, la più pulita o la meno ordinata, la più razionale o la più istintiva.”, scrive fuoridalcoro.

    “Tra la vita e il blog una cautela moderata. (…) Nel blog: vivere in una stanza con le finestre che danno su altre finestre, sono io che decido quando mostrarmi. (…) Un raduno è un incontro senza le nostre parole a proteggerci. E’ come incontrare per strada una moltitudine di vicini di condominio, è la riunione condominiale, dove non si parla mai di noi, di ciò che siamo, di ciò che proviamo, ma si finisce sempre a parlare del condominio stesso, dei nostri filtri, della luce delle scale rotta. (…)In pubblico voglio il mio burka.” scrive palomar (le sottolineature sono mie)

    Parole nobili, sensate. Ma troppo caute. Troppo moderate. Manca il rischio, l’oltranza, il tuffo nell’abisso, il volo verso l’alto, l’azzardo.

    Sembra che proviate sollievo a toccare la scrittura per uscirne ogni volta indenni. Sembra che proviate piacere a stuzzicare il mostro per dirgli: scherzavo.

    Avete piantato la tenda nel territorio della tigre, e passate tutto il tempo ad accarezzare gattini.

    Forza, piccirilli! Coraggio!
    utente anonimo (meneghelvis@libero.it)

  3. Ma è per questo che ieri sera, negli ultimi 5 concitati minuti finali, quando tutta Italia era col fiato sospeso, i due commentatori RAI si sono messi a fare una squallida pubblicità alla dieta mediterranea? Per evitare problemi gastrici alla Gattuso?

  4. Valeria, il tuo commento sembra interessante, ma è un po’ lungo…. posso farlo stampare in formato dizionario prima di leggerlo?

  5. eheeh lo so lord,ma è il pezzo di Tiziano Scarpa che merita,non volevo tagliarlo. Lo so che qui la grafica piccolina non fa venir voglia di leggerlo,però dai,giuro che è interessante.
    ok per il formato dizionario,ma mi raccomando quelli vecchi e pesanti,non i compact moderni:))

  6. E’ Vieri la nostra stella polare ! Immobile e fissa, come un baccalà !

    …almeno, così commenterei : ;-))

    Casso ! Cassano ! E poi solo una squadra di stars..
    …su tutto il resto stendiamo un velo pietoso…

    A parte uno splendido Panucci, e un Ringhio sempre da applaudire per il carattere e la volontà, (e un Buffon cui si deve il cappello), siamo afflitti da un Del Piero fighetta convocato grazie all’ uccellino -mentre Gilardino volava..- dello sponsor della Nazionale Uliveto che non poteva fare a meno del suo uomo immagine -che immagine, poi, non so..- , un Vieri che è la stella polare della nostra squadra, per quanto è fermo, statico, impossibilitato a muoversi e afflitto da imbolsimento acuto, troppo importante forse per la Tim, proprietaria della nostra serie A… Di Di Vaio non so, non chiedetemi, non ho idea ! Cioè, non ho idea di come si possa convocarlo.. Un uomo, un badile nei piedi -anche se ieri non ha giocato -. Ieri, poi, dopo aver dato il meglio di sè con le convocazioni, Trapattoni quasi la imbrocca con un bel Cassano in vena di ispirazioni e magie, ma poi, non contento, regala la perla di sostituzioni completamente folli…

    Vieri, fermo come un plantigrado nei momenti di siesta, è rimasto in campo ad indicare alla squadra la direzione da prendere. Vieri, sei tu la nostra stella polare ! Immobile e fissa, come un baccalà !

  7. volevo dire due o tre cosette, ma dopo aver letto l’amica Valeria (cose tral’altro già lette nel blog nazione indiana) ho praticamente dimenticato tutto ciò che avevo da dire. ricordo solo che anche io sono rimasto perplesso qua ndo i commentatori hanno cominciato a parlare di dieta mediterranea. a chi si riferivano? a chi facevano pubbblicità? qualcuno mi illumini.
    valeriuccia cara, ti voglio bene, sii più concisa. un bacio

  8. ciò,scusa:) era il mio primo intervento su macchianera e il primo copia e incolla riuscito ,cerca di comprendere.(Anche se non era il mio intento,non nego un sottile piacere nel boicottare involontariamente un commento calcistico).Un bacio anche a te

  9. Mamma che vergogna!!!
    Leggo adesso che era un intervento di UN ANNO FA.
    S-C-U-S-A-T-E.

    E comunque secondo me esistono anche blogs /diari in rete che sviscerano coraggiosamente molte cose,senza cadere nell’artificio.
    Passo e chiudo

  10. Valeria come anche tu ti sei accorta è una roba vecchia, se vai a cercare negli archivi di Macchianera risalenti a quel periodo [cioè a quando era Gnueconomy] o anche Leonardo mi sembra pure Proserpina e Granieri troverai tracce del dibattito che fu piuttosto sentito. Ciao e ben arrivata tra noi e … attenta alle date dei post.

  11. grazie Lupo, ora cerco di leggere le varie opinioni senza incasinarmi troppo, prima ero stata colpita da un commento su di un blog che riportava questo pezzo ,davo per scontato che fosse recente..

  12. Dice la Signora Fallaci sulla Gazzetta dello Sport di ieri, che Totti altro che sputo! con tutte le provocazioni del danese avrebbe più o meno dovuto frantumargli tutte le ossa.
    Commossa da tanto buon senso e tanto signorile “savoir faire” mi chiedevo quale sarebbe l’adeguata punzione per le fallaci falutolenze verbali……

  13. Sulla Gazzetta dello Sport di ieri interviene la signora Fallaci a difesa del gesto di Totti.
    Anzi, come al solito fa molto di più sostenendo che con tutte le provocazioni che nel corso della partita il danese a rivolto al nostro Totti, più che uno spunto il nostro giocatore avrebbe dovuto più o meno frantumare al danese tutte le ossa.

    Commossa da tanto buon senso e da tanto signorile “savoir faire”, mi chiedevo quale dovrebbe essere la giusta punizione per le fallaci flautolenze verbali.

  14. Gattuso non entra sull’avversario, al limite esce. è l’avversario ad entrare, ma negli spogliatoi. tutto il resto è noia.

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