Youth Gone Old

Skid RowLa Pasqua si avvicina, e Valido (io, ndr) sente già i primi istintivi impulsi di sacrificarsi per il bene della razza umana. Come atto di riscaldamento ha quindi deciso di esibirsi in uno degli sport per i quali è più famoso, ovvero l’assistere a concerti che nessun altro andrebbe a vedere. Nel numero di oggi, apprezzate lo sforzo, un pataccoso meteorite di muffa hard rock da competizione: direttamente dal New Jersey del 1989, forti di hit indimenticabili come 18 and life e Monkey Business, e deboli dell’assenza del leggendario vocalist Sebastian Bach (che è un po’ come dire la Liberia senza Weah), al Tempo di Gualtieri (RE) davanti a un migliaio di urlanti metallari di penultima generazione c’erano nientemeno che gli unici, cattivi, trashissimi Skid Row! Bang your head.


Gli Skid Row non sono nè i primi nè gli unici ad essere montati sul carrozzone revival hard sleazy rock tentando di recuperare i pezzi sparsi qua e là per riformare “la bbanda”, nel più bluesbrothersiano dei modi ma col meno sacro tra gli intenti. Prima di loro i Poison avevano recuperato il figliol prodigo C.C. DeVille e fatto su un festival di ruderi illustri insieme a Warrant, Faster Pussycat, Slaughter, Cinderella, L.A. Guns e Vince Neil (senza Motley Crue), mentre altrove ci riprovavano i Def Leppard, si riunivano Tesla e Whitesnake, David Lee Roth girava in tour con Sammy Hagar (sacrilegio!), i Twisted Sister supportavano la campagna elettorale di Schwarzenegger e i Mr Big rinunciavano proprio sul più bello, mentre gente come Motorhead, Iron Maiden, Ozzy Osbourne e Alice Cooper nonostante tutto non si era mai fermata. Gli ultimi ad approfittare della situazione sono i Velvet Revolver, ovvero gli ex Guns’N’Roses con Scott Weiland degli Stone Temple Pilots alla voce al posto di Axl, i Bride of Destruction, nuova band con Nikki Sixx dei Motley Crue, e il clamoroso ritorno di Rob Halford nei Judas Priest. Ad aiutarli concorre naturalmente il successone dei Darkness (ai cultori consiglio di seguire anche gli Young Heart Attack).
Gli Skid Row, vere leggende a parte, sono solo tra i pochi ad essersi spinti da queste parti, e in quanto tali Valido (sempre io, ndr) li ha usati per misurare la temperatura di un genere musicale da cui alla fine dei conti parecchia gente fatica a staccarsi. Difatti, oltre mezzora prima dell’inizio, c’è già un sorprendente pienone.
Dei quattro superstiti l’unico che pare non essere mai cresciuto è l’inossidabile Scotty Hill, un ragazzino ipertatuato di quasi quarant’anni con gli stessi capelli, le stesse posture da guitar-hero e la stessa onestissima grinta di allora al totale servizio del pubblico, mentre gli altri sembrano conciati e rassegnati alla meno peggio. La “nuova generazione di Skid Row” (come loro stessi tentano di definirsi) fa l’unica cosa possibile: Sebastian Bach, poster-boy dal carisma trascinante e la potenza vocale senza confini, era francamente insostituibile, così al suo posto si è scelto di ingaggiare un giovane animatore di villaggi turistici in grado di caricare e intrattenere il pubblico nel disperato tentativo di nascondere un’ugola nemmeno di un’unghia paragonabile a quella del suo predecessore. Lo show è naturalmente all’insegna della più scontata autocelebrazione: i classici sono tutti al loro posto, annunciati ed enfatizzati come ci si aspetterebbe dalle più devote tribute band. E in mezzo c’è lo spazio per pezzi nuovi, che tentano di capitalizzare su un nome noto e contemporaneamente avvicinare i più giovani con influenze nu-grunge di seconda mano, sulla scia dei Nickelback (forse il più puramente retrò dei gruppi oggi in classifica).
E dopo le già citate 18 and life e Monkey Business, sparate come quarta e quinta non senza qualche lontano brivido di commozione, Valido ha già capito che aria tira, si sente appagato e si allontana in disparte. Da lontano sente una doppia I remember you prima in un’inedita versione rockeggiante e poi nella più classica veste semi-unplugged, sente il nuovo frontman incoraggiare la folla a sostenere la scena e non voltare mai le spalle al vero rock degli AC/DC e dei Van Halen, sente il finale ai cento all’ora di Youth gone wild e vede decine di braccia alzate ed espressioni di piena soddisfazione nelle facce dei più e dei meno giovani, prova che nonostante tutto i nostri hanno lavorato bene e colpito nel segno. Non saranno certo loro a contribuire a riportare l’hard rock ai livelli dei tempi d’oro, e altrettanto difficilmente torneranno a navigare in zona classifica, ma a differenza di altri colleghi anche commercialmente più fortunati gli Skid Row di oggi si degnano di mettercela tutta e dare alla gente niente di meno di ciò che chiede e che onestamente si può pretendere da loro.
“It’s sooo beautiful to be here in GUAAAALTIERIIIIII!!!”

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12 Comments

  1. Me li ricordo perfettamente, li adoravo. Ma avevo dei seri dubbi sulla potenza vocale dello stuprabile Sebastian: ricordo un video live trasmesso dal defunto Videomusic in cui non faceva proprio una gran figura. Ma se il Dottor Valido li ha visti di persona e ne fa una buona recensione, allora taccio :zzz: Ahhh… i Whitesnake… ancora oggi sempre nel caricatore cd. Bei tempi, davvero.

  2. Conservo come una reliquia il bicchiere (di plastica) dove bevve Sebastian Bach, manco fossi una teenager degli anni ’90 in piena fregola. Peraltro, la potenza vocale di Bach non è in dubbio: solo che non bisognerebbe strafare, e lui lo faceva. In studio, quando puoi incidere la stessa frase per centinaia di volte, è un conto; dal vivo è un altro paio di maniche.

  3. Ho un bootleg giapponese dove Bach è pienamente all’altezza della sua fama, poi magari era discontinuo, boh…

  4. Finestraio, questo tuo lato mi era sconosciuto… Comunque quello che dici sullo strafare del vocalist e’ vero: probabile che non canti piu’ per danni alle corde vocali. Ricordo l’ultimo riffe di I remember you in cui tirava un acuto mostruoso. E intanto una corda vocale colpiva uno spettatore in prima fila…

  5. Ho ancora a casa il video in cui Seb. tira una bottiglia tra il pubblico sfigurando la faccia ad una sfigata urlante… Divino

  6. Per essere pazzo Bach è pazzo, non più di un annetto fa è finito al telegiornale per essere stato arrestato mentre strafatto teneva in ostaggio alcuni clienti di un bar gridando “sono Bin Laden” (giuro). Ma in quanto alle corde vocali devo smentirvi di nuovo poichè nello stesso periodo, sulle orme di Ian Gillan, girava i teatri con “Jesus Christ Superstar”…

  7. O.T. Jesus Christ Superstar che ha perso il miglior Giuda avuto dall’esordio…con la scomparsa di Carl Anderson.
    XaB!

  8. Wow, quella del “Sono Bin Laden” non la sapevo. Come un Ruggero Jucker qualunque, ma senza aver ammazzato nessuno! E’ sempre più il mio eroe.
    Ancora sulle sue qualità vocali: sono migliorate nel corso del tempo. Lo sentii dal vivo per la prima volta durante il tour successivo a “Slave to the Grind”: grande emozione, perchè era il primo concerto rock a cui andavo. Tuttavia, in seguito potei ascoltare un bootleg di quella serata, e mamma mia: quello che l’obnubilamento da “sono un fottuto teenage rocker contro il sistema” non mi aveva permesso di cogliere durante il concerto al Palatrussardi (si chiamava ancora così) era invece evidente su nastro. Seb non teneva una nota che fosse una. In seguito, grazie ad altri bootleg dello stesso tour, ebbi modo di constatare che quello italiano non era stato un episodio. Anni dopo ho rivisto gli Skid Row al Factory di Milano. Tutta un’altra storia, il miglioramento era sensibile. Infine, credo di avere la stesso bootleg giapponese di cui parla Valido, e anche qui si nota un miglioramento rispetto al passato.
    Ma ora basta, per carità: chè ci ho messo anni per rifarmi una verginità musicale, e non vorrei buttare tutto alle ortiche con altre scabrose rivelazioni.

  9. Ho visto a Boston Jesus Christ Superstar l’ anno scorso, con Bach e Carl Anderson, e Bach faceva la sua bella figura. Pur essendo ateo convinto la scena finale della crocefissione e’ da brividi, sara’ qualcosa di radicato nella nostra cultura. Non sapevo che Anderson fosse poi morto.

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