Papà pam pam

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Accumulo da tanto tempo un rancore che probabilmente ha ragioni edipiche, ma anche così fosse?
Riguarda una figura ben precisa, quasi quotidianamente alla ribalta verso il 15° minuto dei TG (terzo o quarto su Mediaset): il maschio over 50 che va fuori di zucca e ammazza, generalmente in quest’ordine: 1) moglie, 2) figlia maggiore, 3) altri figli, 4) sorella o madre della moglie 5) vicino di casa. Da 6) a 10) vari ed eventuali del rione. 11) se stesso (opzionale).
Fateci caso: è quasi sempre maschio; la/le vittima/e assolutamente donne, impalmate o meno che siano.
Il bel tomo è generalmente un portatore di armi autorizzato: ex-tutore dell’ordine, guardia giurata, cacciatore. A causa dell’instabilità esistenziale in cui è piombato da quando moglie / figli grandi / colleghi gli hanno revocato qualunque autorevolezza, mastica frasi amare nel bar, accennando all’intenzione di farla finita. Nelle interviste postume però tutto il vicinato si dichiarerà incredulo: “era una persona così tranquilla“. E: “veniva qui nel mio bar… sì è vero, ultimamente vestiva in mimetica e mostrava a tutti un tascapane pieno di granate, ma non pensavamo fosse capace di fare del male a qualcuno“.
Se per caso il nucleo familiare sopravvive, ascoltiamo la consorte affranta e microfonuta che esprime il suo sbigottimento: “quando ha decorato il suo garage con le teste delle Barbie di Giulia cosparse di sangue di piccione ho solo pensato volesse farci una festa a sorpresa“. Si signora, era proprio quello che voleva farvi. Per fortuna che si è confuso e ha invertito l’ordine della scaletta, iniziando con un pò di pirotecnìa dentro la propria testaccia inceppata.
Se invece è il Patriarca Funesto a sopravvivere, egli viene preso in consegna dall’ala catodica specializzata in squilibrati. “Raptus” diventerà la password di ogni bollettino, di ogni talkshow.
Mi piacerebbe che per una volta i medici spiegassero con estrema chiarezza prodromi, indici, strascichi di questo “raptus“. Vorrei capire, da totale incompetente, quanto è ascrivibile fra le patologìe che causano una totale sospensione della coscienza e dell’autocontrollo.
Perchè se non fosse così, se si evidenziasse invece che lo Stragista da Soggiorno aveva più di una possibilità di non commettere, mi segnerei volentieri la data della sua dimissione dal carcere psichiatrico. Vorrei accoglierlo sul portone con una cura di calci in culo da somministrarsi senza interruzione per svariati anni.

Cliccando sul disegnino: illustrazione fatta per Cuore nel 1996.

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6 Comments

  1. Quando un figlio uccide i genitori (cosa che sarà successa 3 o 4 volte da quando sono in grado di leggere i giornali) tutti si fanno un dovere di gridare al mostro.
    Quando invece è un maschio adulto a sterminare la famiglia (cosa che succede un giorno sì e l’altro pure) si dice che, poverino, era depresso. Evidentemente si pensa sia cosa normale e accettabile.

  2. Ma da qualche mese a questa parte cosa vi è successo?Neri se la prende con i tramvieri,tu somministri cure di calci in culo,il prossimo passo è manganello+ olio di ricino?

  3. Bravo Roberto: sei giunto alla conclusione che essere donne, anche nel 2003 e nel mondo occidentale, è comunque un rischio. Evviva. E poi la gente si chiede perché tante donne sopportano in silenzio compagni violenti e mascalzoni: quando uno ha la pistola (regolarmente denunciata) nel cassetto, prima di mollarlo ci pensi molto bene. Nessuno è al sicuro.

  4. certo che questi Stragisti rendono un bel servizio anche ai TG di Mediaset, altrimenti al 15° minuto chi ci metterebbero? la nonna che fa la calza?….se vogliamo dare un senso ai nostri calci in culo, diamoli a chi ci propina una punteggiatura distorta e violenta della realtà Italiana…il terrorismo si fa anche con la tv.

  5. Grassilli, è vero che non ho ancora visto una statistica attendibile su queste cose, ma non credo che ci sia tanto divario con i casi delle madri che uccidono i figli. E poi non ho capito se stai dicendo che esiste la “malattia mentale del familicida”. Se è così, mi perdi 200 punti in un colpo. Leggiti Foucault, per favore.

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