Quelli che hanno fatto il sessantotto

The dreamersIo non ho fatto il mitico Sessantotto per un motivo abbastanza valido: sono nato quindici anni dopo. Pare che successero un po’ di cose particolari in quei giorni. Recentemente si sono avute delle riproposizioni cinematografiche di quel periodo (Giordana con “La meglio gioventù”, Bertolucci a Venezia con “The dreamers”). Poi, qualche giorno fa, si è levato l’urlo liberatorio di Leonardo: il ’68 ci ha strasfracellato i coglioni.

Il problema fondamentale, mi pare di capire, è che la generazione che ha fatto il 68, quella dei nostri genitori anno più o anno meno, sia stata la generazione più auto-rappresentata e auto-sopravvalalutata della storia dell’umanità, o giù di lì. Certo, questi qui che hanno fatto il 68, hanno avuto delle enormi opportunità rispetto alle generazioni passate (e forse anche a quelle che sono venute dopo): dalla prolificità dei loro genitori prima a quella dei mezzi di comunicazione dopo. Erano tanti e con un entusiasmo spropositato di segnalare al mondo la loro presenza (con effetti a volte esaltanti, a volte tragici).
Forse è vero che, come ha detto Bertolucci, “quando noi andavamo a dormire nel ’68 lo facevamo con l’idea che il giorno dopo ci saremmo svegliati nel futuro, non l’indomani, ma nel futuro”. Evidentemente era un’epoca in cui il futuro appariva ancora come qualcosa di promettente e miracoloso, come un sogno da prendere al volo. Non come noi ora, generazione inquieta figlia di genitori satolli, che al solo pensiero di risvegliarci nel futuro proviamo più ansia che trepidazione. Non come noi ora che non perdiamo tempo a inseguire le rivoluzioni, e che siamo già affaticati cercando di sbrogliare questo presente incerto e precario che ci siamo ritrovati. Non come noi ora che di quei triangoli sessual-politici in appartemento ne vediamo assai di rado.
Ho come il sospetto, a volte, che gli incessanti e alluvionali revival del passato nascondano proprio la paura e l’ignoto dei tempi che adesso stiamo vivendo.

Si, forse è vero, che il ’68 ci ha strasfracellato i coglioni. In fondo si tratta di una reazione abbastanza logica, senza scomodare spiegazione edipiche. L’uffachepalle è in un certo senso fisiologico, e pazienza (anche se non tenderei a generalizzare sul fatto che tutti sappiano tutto di quel periodo del nostro paese). Ogni gioventù è sempre la meglio a riguardarla quando giovani non si è più. I nostri nonni che hanno fatto la guerra o la resistenza, i nostri padri che hanno fatto il sessantotto, qualche zio coi campeggi a Formentera. L’accostamento può sembrare irriguardoso, ma forse da un’idea del salto dei tempi.

Poi c’è il cinema, visto che era di un paio di film che stavamo parlando all’inizio. Ognuno sarà pure libero di fare i film che vuole, se solo si capisse che un film non è che un pezzetto di universo, un ricordo falsato, uno specchio in cui le realtà si mescolano e non si riconoscono. Non si può trovare così facilmente la verità sulla nostra storia (ammesso che ce ne sia una e una sola di verità), e sarebbe un obiettivo impossibile. Se ne può discutere, si possono accumulare pinti di vista, e questo è già un bene. Non ho visto ancora The Dreamers, di cui però se ne dice un gran bene. Ho visto invece La meglio gioventù, sei ore di fila in una proiezione pubblica all’auditorium di Roma. Tutte cose già sentite, in parte qua e là. Mi è sembrata un’opera di buona qualità, a tratti prevedibile e a tratti avvincente. Confesso di non essermi annoiato, confesso di avere al termine applaudito con forza il regista e gli attori. Ricordo anche che al buffet di metà proiezione pestai inavvertitamente un piede alla Melandri. E questo già mi basta come senso di colpa generazionale.

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12 Comments

  1. Io sono totalmente daccordo con Leonardo e quello che scrive sul suo blog.
    Sarà perchè i sessantottini li avevo come professori in università ed erano più cialtroni dei vecchi baroni contro cui si ribellarono, ma, parafrasando una canzone degli Squallor, al sessantotto ho sempre preferito il sessantanove!

  2. All’apparire della scritta, sei giorni fa, ho dovuto tappare gli occhi a mio figlio che era accanto a me, abituati a mesi di distensione nel “Verdana 9”.

  3. Il 68 ha rotto i coglioni. Vero.
    Ma i professorini che se ne sono fatti solo una vaga idea attraverso qualche film (mi raccomando, non perdiamoci il buffet nell’intervallo!!!) o servizio giornalistico (di qualche piduista scappucciato) o per sentito dire dai propri genitori (uffachepalle, quindi non vale), mi sembrano tanti Qui Quo Qua che trovano nel loro Manuale delle Giovani Marmotte (cinema e TV) una risposta a tutto. Ehi babe, take a walk on the wild side.

  4. Supponiamo che io non sappia un emerito czz di niente sull’argomento.
    Supponiamo ora che domani mi sveglio con una gran voglia di sapere, nel modo più veloce e corretto, cos’era o cos’è stato il ’68.
    A chi mi rivolgo? Cosa devo leggere? Cosa devo guardare?
    Adesso rispondete. Ma prima ditemi chi siete. Devo sapere se chi parla lo ha vissuto oppure ne ha solo sentito parlare. Altrimenti vado a prendere la nuova enciclopedia storica in regalo con IL GIORNALE e me la studio per bene…non fatemi arrivare a questo…vi prego!!!

  5. Parlo x una persona che non ha vissuto il 68.
    ho letto tanti commenti sul 68 e mi sono poi deciso a fare una tesina su questo argomento e ora che leggo i vostri mi chiedo, ma secondo voi è stata una fare inutile della storia? siete veramente convinti che tutti i valori emersi nel mondo in quegli anni siano così superati?
    vi consiglio un libro: “l’uomo a una dimensione” di Marcuse. poi fate un po’ voi

  6. brutti fascisti merdosi del cazzo….ilk 68 è stata la dimostrazione ke el pueblo unido jamas sera vencido…..quindi continuate ad adorare il salame appeso il 28 aprile del 45…..e state freski…..FELTOSO

  7. cercavo solo qualche commento che mi aiutasse a capire meglio il SESSANTOTTO…..nn mi avete aiutato per niente..anzi.Penso che niente più del SESSANTOTTO abbia cambiato la vostra e la nostra vita, portando gli individui ad una certa parità(che dovrebbe essere totale)……concludo dicendo che il capitalismo finirà, che il fascismo morirà nella sua segretezza…..10, 100, 1000 PIAZZALE LORETO 24 ott 1945

  8. FANCULO IL ’68 PERCHE’ HA STRACAGATO IL CAZZO! NON E’ SERVITO A UNA BELLA MERDA, PERCHE’ IL MONDO E’ RIMASTO UNA MERDA COME ALLORA! E I SESSANTOTTINI DEL CAZZO CHE VANNO IN GIRO A FARE GLI INTELLETTUALI DE ‘STA MINCHIA ( ALMENO IN QUESTA ITALIA DI MERDA ) ALLA FINE SONO QUELLI CHE PIU’ DEGLI ALTRI CI TENGONO AL LORO BEL CULO INCOLLATO ALLA POLTRONA!

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