Dalla Reuters, pochi minuti fa:
BAGHDAD (Reuters) – Diverse esplosioni hanno scosso Baghdad stamane all’alba quando gli Stati uniti hanno dato il via alla guerra per rovesciare il presidente iracheno Saddam Hussein.
I jet militari sono sfrecciati sulla città, le batterie hanno aperto il fuoco e sono risuonate le sirene d’allarme, ha detto il corrispondente della Reuters Nadim Ladki, che riferisce dal centro della città.
A Washington, il portavoce della Casa Bianca Ari Fleisher, ha detto che l’attacco all’Iraq è cominciato.
Ladki ha detto che le prime esplosioni sembravano provenire dai sobborghi meridionali e orientali. Pesanti colonne di fumo si sono alzate da est mentre sembra che lo stesso obiettivo sia stato colpito tre o quattro volte. Più tardi diverse esplosioni hanno colpito il centro della città.
Ladki ha udito le prime due o tre esplosioni alle 5,33 del mattino ora locale (le 3,33 in Italia), un’ora e mezza dopo che era scaduto l’ultimatum Usa a Saddam Hussein, in base al quale il leader iracheno avrebbe dovuto lasciare il Paese o affrontare la guerra.
Non ora che la guerra è ufficialmente iniziata, ma domani mattina, quando gli indici di borsa si alzeranno, avrò la certezza che viviamo in una porcheria di mondo. È una contesa, questa, che ha il sapore di prima guerra mondiale: quella di cui i libri di storia parlano, ma che l’uomo della strada non saprebbe spiegare perché è scoppiata. Stanotte possiamo permettere che l’opportuna e sana retorica dell’uomo pratico che “la guerra in genere, insomma, è brutta, ma questa non poteva essere evitata” vada in culo. Chi questa guerra non è riuscito a scongiurarla, chi l’ha voluta, chi l’ha sostenuta, chi – seppure in buona fede – ha creduto potesse rappresentare una soluzione, questa guerra se la merita. E meriterebbe anche di averla fuori dalla porta, sull’uscio, nel salotto buono, sotto casa, lì dove il solo percepire la differenza tra l’eco di un’esplosione in TV e una dal vivo è in grado di fare davvero paura.
È partito (quasi) ufficialmente, dopo un brevissimo periodo di prova, BlogNews, l’aggregatore/directory/compendio dei blog italiani. Adoro la funzione “Random News“: gli ultimi articoli pescati da blog a caso (che è poi il modo migliore per scoprirne di nuovi). Si parte con 33 blog, ma è solo l’inizio: ogni giorno saranno aggiunte nuove fonti. Chi conosce News Is Free sa quanto può essere utile una risorsa simile applicata alla blogosfera italiana. E il bello è che – per modalità e concetto – BlogNews non va a sovrapporsi ai progetti già esistenti (penso al Blog Aggregator di Granieri, o al nuovo Skip Pop) ma, anzi, fornisce ai gestori di weblog servizi diversi (magari, chi sa, potenzialmente integrabili con quelli di altri indicizzatori), come la creazione in automatico dei feed RSS anche per i blog che storicamente non li hanno mai avuti (tutti quelli gestiti tramite Blogger o BlogSpot, ad esempio, o anche Wittgenstein, Dagospia,o Giuda e via dicendo).
Urban di marzo dedica a To Be or Net To Be, quasi per intero, una delle sue croccanti paginone di carta riciclata. La lusinghiera recensione pare essere opera del signor direttore Alessandro Robecchi, o almeno a noi pare di avere riconosciuto la sua prosa accattivante da hippopper di Porta Venezia. Estremi ringraziamenti, Robek, e un abbraccio. Leggetevi il pezzo, o visualizzate l’immagine della pagina di Urban cliccando qui o sull’icona a lato.
LA NEW ECONOMY TUTTA DA RIDERE
(tratto da Urban di marzo 2003)
Un libro di fumetti? Di più: una satira aziendale che svela il (finto) miracolo della web generation italiana
Riassunto delle puntate precedenti. Roberto Grassilli ha incontrato internet e il web quando certa gente (e certi editori) dicevano: “Non dura, non dura, è una moda”. Hi! Faceva certi esilaranti disegnini per Cuore (il giornale satirico) e aveva la pessima abitudine di disegnare durante le riunioni: per lo più le facce perplesse (e fesse) di quelli che non disegnavano durante le riunioni. Non ha mai smesso, peraltro. Poi, insieme al suo degno compare Gianluca Neri e altri ha fondato Clarence, comunità virtuale e portale para-satirico, sopravvissuto a tutte le follie della New Economy, ancora vivo là dove altri, ben più poderosi, sono morti scoppiando come una bolla (la bolla della new economy, appunto!). Insomma, Grassilli è un artista che si è trovato a fare il boss del web. Però quella maledetta abitudine di disegnare non se l’è tolta mai ed ecco allora che per un anno le sue strisce sono state pubblicate da Puntocom e poi sono finite in questo libro, ovvio (To Be or Net to be, Hops Libri, 11 euro e mezzo spesi benissimo). Ecco.
Ora: quel che c’è nel libro. Una spaventevole ed esilarante galleria di personaggi che girano intorno al net, o meglio intorno (e dentro) a un’azienda nemmeno tanto immaginaria che si chiama Immanet. Tipi umani, macchiette, pazzi generici, folli geniali. Tutti a comporre la cosmogonia dell’Azienda. Da scompisciarsi, specie se in un’azienda ci siete stati e ne conoscete le fesserie galattiche. Il paragone che viene in mente è quello con Bristow di Frank Dickens, quell’inglese che stava in un’azienda mostruosamente grande senza nemmeno ricordarsi quando c’era entrato per la prima volta.
In più i personaggi di Grassilli, questi poveri schiavi-complici della Immanet hanno ruoli bizzarri, flessibilità estreme, ai limiti dello slogamento e filosofie tutte loro (per fortuna!). Alla fine della lettura, penserete che questo ex-ragazzotto ha del genio. E che non metterete mai piede in un’azienda, se solo potrete evitarlo.

C’è una soddisfazione più grande dell’ avere un buon argomento per distruggere l’universo maschile : poter scrivere di quell’argomento in uno dei blog maschili di maggior successo.
Lo confesso. Ho ceduto alla tentazione di comprare la nuova rivista maschile “For men magazine“. Del resto, come potevo resistere agli affascinanti argomenti annunciati dalla copertina (che, tra parentesi, ritrae un tizio con una faccia da pirla e un asciugamano di spugna bianca che fa tanto “figo da spogliatoio”)? Almeno quattro i titoli memorabili: “Falle dire basta stanotte!”, “Ricco entro Pasqua: 15 idee geniali”, “Trucchi: mangi il doppio diventi la metà” e “Smetti di fumare e voli ai Caraibi”. Non vorrei deludere il geniale direttore Andrea Biavardi, ma a far dire “BASTA” a una donna siete già tutti bravissimi da soli poichè di solito ne abbiamo abbastanza dopo i primi tre minuti. La vostra difficoltà sta nel farle dire “ANCORA!”, al limite. Ci pensi su, per il prossimo numero.
Riguardo allo slogan “Ricco entro Pasqua”, beh, signor Biavardi, se vuole fare le cose fatte bene, nel prossimo numero alleghi anche due simpatici gadgets: passamontagna e chiave inglese.
Alla promessa “Mangi il doppio e diventi la metà”, invece, tenderei anche a credere. Bisogna vedere la metà di cosa. Io se mangio il doppio, signor Biavardi, divento l’esatta metà del Partenone, in effetti.
Infine, sempre in copertina, campeggia la scritta “Smetti di fumare e voli ai Caraibi”. Guardi signor direttore, io non ho mai conosciuto uno che abbia smesso di fumare e che sia andato in un’isola tropicale a festeggiare. In compenso ho sentito un sacco di gente che ha cominciato a fumare sostanze illecite e s’è fatta certi viaggi senza neanche uscire di casa che lei neanche si immagina.
Ma questo è solo l’inizio. Una si illude che il peggio sia già tutto in copertina e invece no, il meglio è all’interno! A pagina cinquantadue c’è un avvincente e istruttivo servizio con tanto di foto redazionali su “come slacciarle il reggiseno” che tiene conto dei vari modelli (classico, seduttivo, sportivo…). A parte l’intelligenza del servizio in sè, vorrei soffermarmi sul consiglio per slacciare rapidamente il modello sportivo, che è : “se lei è spiritosa dacci un taglio con le forbici!”. Biavardi, io le garantisco che sono una donna alquanto spiritosa, ma se un uomo che magari conosco da poco, in un momento di intimità mi tira fuori dal taschino un paio di forbici, io come minimo penso che sia il mostro di Milwaukee e nella migliore delle ipotesi gli assesto un calcio nelle palle che il mese dopo il soggetto in questione passa dal suo For men magazine a Donna moderna.
A pagina cinquanta poi, si tocca l’apice grazie ad un servizio che affronta la spinosa questione: “Se l’iguana domestico ci prova con tua moglie”. Nell’articolo si sostiene infatti che ci sono diversi casi di molestie sessuali da parte di iguana nei confronti di donne con il ciclo. Senta signor Biavardi, lei l’ha mai vista una donna col ciclo? Mi segua signor direttore, non parlo di una donna in sella al mororino. Parlo della donna in quei giorni lì. Ecco guardi, io in quei giorni ho la cera del cugino Itt e l’affabilità di Godzilla, non mi si avvicinerebbe a meno di cento metri un velociraptor si figuri un iguana.
E infine, l’apoteosi vera e propria: il test “sei uno stallone o una schiappa?”. Le domande sono tra le cose più esilaranti che io abbia mai letto in vita mia. In pratica sei ritenuto uno stallone se rispondi sì a domande come questa: “Ti è mai capitato di farlo con una donna e poco dopo, con la sua compagna di stanza?” Un sacco di volte! Alla casa di riposo “Domus Mariae“. O “Di essere chiamato da una donna che ti chiede se può venire da te alle nove del mattino?” Sì certo, da una rappresentante della Folletto.
Mi fermo qui. Donne, consoliamoci: noi una volta al mese avremo pure le nostre cose, ma loro una volta al mese hanno For men magazine in edicola. Mica lo so chi sta peggio.
Dev’essere pur vero, come dice Antonio Ricci all’ANSA, che “è momentaccio per tutti, più brutto di quanto ci si immagini, perché non c’è pubblicità”. Che all’interno di Mediaset le intenzioni siano quelle di tollerare Ricci fintanto che sarà protetto dallo scudo dell’audience non è in fin dei conti quella che si potrebbe definire un’informazione confidenziale. Resta però il fatto (sarà la contingenza, sarà che in parecchi vorrebbero vederne la testa impagliata appesa sulla parete del proprio salotto) che da qualche tempo attorno a Striscia i sostenitori (o, peggio ancora: quelli che simpatizzavano perché terrorizzati dall’utilizzo del tg satirico come arma mediatica) vanno diradandosi pian piano. La Repubblica, tanto per fare un esempio, fino a qualche tempo fa avrebbe tranquillamente ignorato questa notizia pur di avere la certezza di non essere sbertucciata al cospetto di una platea di dieci milioni di spettatori. Intanto il Gabibbo rischia di scomparire dal teleschermo, citato in causa dal rappresentante italiano della Western Kentucky, un’università la cui squadra ha per mascotte Big Red, un opulento pupazzo rosso nato dieci anni prima dell’inizio di Striscia la Notizia, in tutto e per tutto simile (in alcuni tratti identico: è possibile verificare nell’immagine a lato) al pupazzo creato da Ricci.

…prima di tutto impedirebbe questa guerra.
Poi, nel caso gli avanzasse un po’ di tempo per cose più futili, assesterebbe un fulmine tra le sopracciglia di quelli di Vodafone Omnitel e quelli di Sony Ericsson. I primi per non aver inserito, tra i telefoni in cui il servizio MMS può essere configurato automaticamente, un modello che, al momento, appare in TV nella pubblicità di TIM. I secondi per aver messo in linea una procedura automatica (quella per il loro – devo dire: fantastico – P800) che, in realtà, non funziona.
TASSO DI RETORICA NEL SANGUE DI MAURIZIO COSTANZO
Mi domandavo se siano peggio le bombe che stanno per sganciare in Iraq o i pistolotti che ci dovremo subire dai vari Costanzo, Mentana, Vespa… (quasi quasi vado volontario in Afganistan o nella casa del Grande Fratello!)
Selvaggia, al grido “Un impegno concreto: non diventerò mai una cazzara”, ha stipulato un contratto con gli e-lettori: “Selvaggia Lucarelli, nel caso remotissimo in cui abbia successo (anche per essersi resa protagonista di episodi di cronaca nera), si impegna nei primi cinque anni di popolarità a non pronunciare MAI, per nessun motivo serio, le seguenti frasi: ‘ora voglio che mi si apprezzi per quello che so fare’; ‘non rispondo a domande sulla mia vita privata’; ‘i sogni possono diventare realtà, basta volerlo’; ‘non voglio un uomo bello, l’importante è che mi faccia ridere’; ‘nel futuro voglio almeno dieci figli ma ancora posso aspettare, ora devo concentrarmi sul lavoro’; ‘Hollywood mi voleva ma io ho detto no perchè amo troppo l’Italia’; ‘Sono dieci mesi e tre giorni che non faccio l’amore’; ‘Sono molto emozionata di essere qui’ anche se l’ospitata è ad una puntata di ‘Portami al mare fammi sognare’ condotta da Alessandro Greco; ‘il mio modello è la Carrà’ (ora va di moda anche la Ventura)”. Si è dimenticata di riportare un’unica dichiarazione che – per contratto, pare – tutte le attrici sono obbligate a rilasciare nel corso di un’intervista a TV Sette: “Mi sento pronta per un ruolo drammatico” o, alternativamente, “Ora mi piacerebbe interpretare un personaggio comico”.
Se non si trattasse di un mero esercizio di retorica paracula (peraltro poco condivisibile) finalizzata alla propaganda di un bieco sencondo fine, l’articolo di Giuliano Ferrara in risposta ai fremiti pacifisti di Veronica Lario sul Foglio di ieri sarebbe un pezzo d’antologia:
CARA VERONICA, A MIO FIGLIO DIREI CHE OGNI LIMITE HA LA SUA SPERANZA
di Giuliano Ferrara(dal Foglio di lunedì 17 marzo 2003)
Cara Veronica, a mio figlio farei questo discorso. Figlio mio, il dolore e la violenza sono di questo mondo. Lo vedi tutti i giorni: i cani digrignano i denti, i gatti affilano le unghie, la gente amata se ne va e non ritorna, i detenuti pascolano nel loro giardino di cemento, gli ammalati soffrono, si piange di rabbia, di malinconia, d’amore. Si prega il padre nostro perché venga il suo regno, segno chiaro che non è venuto. Però vedi anche come sono belle le giornate, e puoi contare i molti sorrisi di quelli che ti vogliono bene. Puoi credere, puoi godere di una fede illimitata, cercare e trovare la pace nella tua stessa anima, regalarla domani ai tuoi figli. Riscattare dolore e violenza è talvolta possibile, sradicarli non è possibile. La speranza ha un limite. (Totò avrebbe detto: ogni limite ha la sua speranza.) Adesso, per intenderci senza troppo impegno, quel limite chiamiamolo responsabilità.
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Rubo a Giuda (il quale, noto con piacere, sta virando sempre più verso il concetto di blog) una segnalazione. Per la serie: “Ecco come la rete e le sue applicazioni ci hanno cambiato in meglio la vita”, il più ingegnoso e allo stesso tempo idiota esempio di utilizzo di Flash e Shockwave, ovvero: “Strizza le tette alla tipa“. Per chi se lo stesse chiedendo: si, inevitabilmente è il frutto del lavoro di un giapponese. MetaDoll.com è anni avanti a noi, al sesso virtuale: farsi una pippa dietro al PC, pensando ad una ragazza reale è out. Ora va di moda smanettare soppesando e verificando la consistenza delle bocce di una ragazza virtuale. Come tutti gli hobby, però, non è a buon mercato: pagando – s’intende – se ne possono strizzare a volontà.
…l’hanno già riportata Istintiva Mente e Tentativi di fuga:
In piena facoltà egregio presidente
le scrivo la presente che spero leggerà
la cartolina qui mi dice terra terra
di andare a far la guerra quest’altro Lunedì
Ma io non sono qui egregio presidente
per ammazzar la gente più o meno come me
io non ce l’ho con lei sia detto per inciso
ma sento che ho deciso e che diserterò
Ho avuto solo guai da quando sono nato
e i figli che ho allevato han pianto insieme a me
mia mamma e mio papà ormai son sotto terra
e a loro della guerra non gliene fregherà
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Quand’ero in prigionia qualcuno mi ha rubato
mia moglie, il mio passato la mia migliore età
domani mi alzerò e chiuderò la porta
sulla stagione morta e mi incamminerò
Vivrò di carità sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna e a tutti griderò
di non partire più e di non obbedire
per andare a morire per non importa chi
Per cui se servirà del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro se vi divertirà
e dica pure ai suoi se vengono a cercarmi
che possono spararmi io armi non ne ho
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(“Il disertore“, di Ivano Fossati, testo di Boris Vian)
Stuzzicato da Wittgenstein e EmmeBi (“Qualcuno gli parli, lo aiuti, gli dica qualcosa per farlo tornare in sè (prima che ce lo troviamo a dondolare neonati dal balcone): che so, ‘abbottonati il paltò per bene, mangia un po’ di più che sei tutt’ossa”, una cosa così’”; “Avevo notato anch’io la foto di Baglioni su Repubblica versione Madame Tussaud’s. Bei tempi quelli del ‘legnetto di cremino da succhiare’), Claudio Baglioni ha ritenuto che il mondo fosse ormai pronto per conoscere la propria versione: “A proposito di quanto apparso su alcune testate in merito al nuovo ‘look biondo platino’ della campagna di informazione sul ritorno ai grandi concerti negli stadi, apparsa sui quotidiani (in bianco e nero), Claudio Baglioni ha ironicamente commentato: ‘Peccato non siano stati notati anche gli occhi blu! No, credo proprio che la natura non mi farà mai biondo e con gli occhi azzurri. E peraltro non ci tengo ad esserlo. Così vado avanti come ho fatto finora con gli occhi scuri e i capelli brizzolati che, per fortuna, sono proprio i miei. Volevo invece rivelare che, sul cosiddetto cambiamento di look, la camicia che indosso è in realtà tatuata sulla pelle!’”. Io ho un sesto senso per individuare i comici nati. Non ho dubbi che, da comico, Baglioni avrebbe probabilmente fatto meno danni. Sono in grado di dimostrarlo: era più credibile ad “Anima Mia“ mentre cantava la sigla di “Pippi Calzelunghe“, o quando dichiara magniloquente di essere preda dell’“urgenza di raccontare che prende alla gola, assieme al bisogno di mettere ordine tra le parole che salgono miste alle suggestioni portate da mani che perquisiscono corde e tasti alla ricerca di note da fissare sul nastro di un pentagramma che gira. Io sono un unico orizzonte senza confini, nel quale note e parole si inseguono sul rigo musicale della coscienza, chiavi delle mille stanze di questo ‘vecchio albergo’, metronomo del passo incerto con cui attraversiamo il tunnel del tempo”? Un altro mese biondo e così, come niente, con un piccione bianco in mano, dichiarerà che ha visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare.
Non ho ancora capito bene come funzioni e come sia possibile ma, francamente, la sola idea che la telefonia possa avere un’etica mi pare di persé piacevolmente sconcertante. Uno nasce e cresce affidandosi ad incontestabili evidenze: che siamo noi a girare attorno al sole e non il contrario; che la forza di gravità spinge verso il basso; che nell’arancia c’è la vitamina C; che le compagnie telefoniche troppo spesso lasciano cadere la saponetta nella certezza che noi, come sempre, ci chineremo a raccoglierla. Poi, un giorno…
Se esistesse ancora la rubrica “Mai più senza”, il software per il cellulare Nokia 7650 che vedete nell’icona cliccabile a fianco sarebbe segnalato di diritto. Potrebbe dimostrarsi di una qualche utilità utilità per quelle donne che usano segnare sul calendario in cucina i giorni del ciclo. E invece no: il programma è dedicato agli uomini e, mica per niente, si chiama “My Girls”. Anni di femminismo scaricati nel cesso: “Il proposito di questa applicazione è mantenervi informati sugli aspetti del ciclo naturale delle donne. Inserite il nome della femmina, la lunghezza del suo ciclo e la fase che sta attraversando. Potrete così mantenervi aggiornati sui giorni fertili, essere avvisati quando è tempo di metruazioni, e così via”.
(…ovvero: Browser che sbagliano). Pareva che il meglio l’avesse dato chi, poche sere fa, con la benedizione di cicciopanzo, ha dichiarato sul palco del Parioli che “Internet, di notte, va chiusa” (con tutto ciò che ne consegue, ovvero, per fare un esempio, che dall’Italia non sia più accessibile il sito della CNN: la saracinesca sulla Rete sarebbe abbassata negli Usa quando da noi è giorno e viceversa). Invece due giornalisti de l’Espresso, con un colpo di reni, sono riusciti solo poche ore dopo a scodellare quella che può tranquillamente essere definita la più grande puttanata della storia del giornalismo italiano alle prese con Internet. Onore al merito a Manteblog e Bout de la nuit, che l’hanno segnalata per primi. Peter Gomez e Marco Lillo, infatti, in un pezzo dal titolo “Caccia grossa all’hacker rosso” (che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto spiegare il motivo per cui dal 2000 ad oggi le rivendicazioni degli omicidi commessi dalle Brigate Rosse – compresa quella in seguito all’assassinio dell’agente Emanuele Petri – sono state inviate via e-mail), scrivono: “Anche qui la rivendicazione arriva via e-mail e questa volta attraverso un programma di navigazione poco comune. Chi ha armeggiato con quel comunicato utilizzava infatti Mozilla, un programma potentissimo che ha come logo una stella a cinque punte rossa bordata d’oro, nella quale compare un tirannosauro”.Va da sé che Mozilla è un browser, un normalissimo (e diffusissimo) programma di navigazione gratuito che, oltretutto, funge da “cuore” per l’ancora più noto e accessoriato Netscape. Quando un utente si collega ad un sito utilizzando Netscape (software storico, secondo solo all’Internet Explorer di Microsoft), sul server appare una connessione da Mozilla. Allo stesso modo, se un messaggio di posta elettronica viene inviato attraverso il programma contenuto all’interno di Netscape, l’e-mail risulta spedita attraverso Mozilla. Quanto al logo, il tirannosauro c’è, ed è pure rosso; la stella a cinque punte, invece, si riesce a vedere soltanto in seguito all’ingerimento di funghi allucinogeni neanche tanto freschi o, in rari casi, anche nel corso della digestione del panino Panchito, in vendita presso gli Autogrill.