Addio, Nasone!

Giorgio GaberPrendo a prestito titolo e parole dal blog di Lino e i Mistoterital per il saluto al Signor G.: “tutti siamo consapevoli che senza Gaber la rantolante canzone italiana sarebbe arrivata al 2003 in condizioni ancora più miserabili. Un affettuoso saluto al nasuto e arrivederci perchè, come dice Trenet, «molto tempo dopo che i poeti sono scomparsi, le loro canzoni corrono ancora lungo le strade…».
E io che gli avevo perdonato quasi tutto. Quasi, persino, Ombretta Colli. E mi mancava poco, ma così poco…

Non mi piace la finta allegria / non sopporto neanche le cene in compagnia
e coi giovani sono intransigente / di certe mode, canzoni e trasgressioni
non me ne frega niente.
E sono anche un po’ annoiato / da chi ci fa la morale
ed esalta come sacra la vita coniugale / e poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
ma io non riesco a tollerare / le loro esibizioni.

Non mi piace chi è troppo solidale / e fa il professionista del sociale
ma chi specula su chi è malato / su disabili, tossici e anziani
è un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s’incazza / fra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito / per il nostro bene
sembra proprio destinato / a diventare un buffone.

Ma forse sono io che faccio parte / di una razza / in estinzione.

La mia generazione ha visto / le strade, le piazze gremite
di gente appassionata / sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso / la mia generazione ha perso.

Non mi piace la troppa informazione / odio anche i giornali e la televisione
la cultura per le masse è un’idiozia / la fila coi panini davanti ai musei
mi fa malinconia.
E la tecnologia ci porterà lontano / ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano
c’è di buono che la scuola / si aggiorna con urgenza
e con tutti i nuovi quiz / ci garantisce l’ignoranza.

Non mi piace nessuna ideologia / non faccio neanche il tifo per la democrazia
di gente che ha da dire ce n’è tanta / la qualità non è richiesta
è il numero che conta.
E anche il mio paese mi piace sempre meno / non credo più all’ingegno del popolo italiano
dove ogni intellettuale fa opinione / ma se lo guardi bene
è il solito coglione.

Ma forse sono io che faccio parte / di una razza / in estinzione.

La mia generazione ha visto / migliaia di ragazzi pronti a tutto
che stavano cercando / magari con un po’ di presunzione
di cambiare il mondo / possiamo raccontarlo ai figli
senza alcun rimorso / ma la mia generazione ha perso.

Non mi piace il mercato globale / che è il paradiso di ogni multinazionale
e un domani state pur tranquilli / ci saranno sempre più poveri e più ricchi
ma tutti più imbecilli.
E immagino un futuro / senza alcun rimedio
una specie di massa / senza più un individuo
e vedo il nostro stato / che è pavido e impotente
è sempre più allo sfascio / e non gliene frega niente
e vedo anche una Chiesa / che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse / con tutti i Papi e i Giubilei.

Ma questa è un’astrazione / è un’idea di chi appartiene
a una razza / in estinzione.

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3 Comments

  1. Si parla tanto di pluralismo dell’informazione, ma appena uno che la pensa in maniera differente ha un rilevante potere mediatico….aah..è scandaloso! Santoro fa bene il proprio mestiere. Spero trovi un buco, magari su la7 a pareggiare il disequilibrio che crea Ferrara (altra figura che nessuno dovrebbe zittire). E’ bene che entrambi possano dire la loro…no?

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