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Archivio per luglio, 2002

Vieni avanti, creativo!

lug 02 2002 Inviato da nella categoria satira

Rassegniamoci ad essere perseguitati dall’estro dei peggiori pubblicitari in circolazione. Mentre all’estero regna l’ironia, da noi il grano è macinato in piccoli e rustici mulini bianchi; i maggiordomi riescono a trombarsi le contesse; le mestruazioni si chiamano “quei giorni”; pulcinella mangia (con calma, essendo napoletano) la mozzarella; le vicine di casa la danno al primo che incontrano; le mogli la svendono per un bicchiere di the freddo e i bambini chiedono di propria spontanea volontà più latte e meno cacao. Mai, che so, una mamma separata, un bimbo oggettivamente brutto, un papà non rasato di fresco, una figlia zoccola che torni a casa alle tre di notte accompagnata da un camionista armeno ateo, una macchina con l’adesivo “baby a bordo”, un caffè che faccia schifo, una cubana che sia un cesso. Sotto la lente dei pubblicitari diamo l’immagine di cavie da laboratorio che vanno guidate attraverso il labirinto perché trovino la strada del supermercato. E dobbiamo sembrare stupidi al punto da far sembrare naturale che ci si conceda la licenza di pronunciare “Carefree” e “Colgate” così come si scrivono invece che in inglese. Come le insalatissime RioMare, che (cito testualmente) “propongono una nuovissima vaschetta con la rivoluzionaria apertura a strappo ISY-PIL®”. Già, proprio “Isy-Pil” in vece dell’ostico “Easy peel”. Io conduco una vita di merda: non me la danno in cambio di una bevanda ghiacciata, sono un filo soprappeso perché preferisco più cacao e meno latte e, forse, un giorno mia figlia si presenterà a casa alle tre. Se non l’ammazzerò di botte sarà solo perché avrà scelto di farsi accompagnare dal camionista armeno invece che da un creativo di un’agenzia di pubblicità.

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Fuori contesto

lug 01 2002 Inviato da nella categoria satira

Il ministro Claudio Scajola, chiedendo scusa alla famiglia di Marco Biagi, ha affermato che la frase «quel Biagi era un rompicoglioni che aveva una paura matta di perdere il contratto di consulenza» è stata «estrapolata dal contesto». In giurisprudenza questo si chiama “precedente”. E in questo caso ridisegna i confini entro i quali si muove il giornalismo di denuncia. È vero, ammetto, di aver sempre pensato che Giulio Andreotti fosse colluso con la mafia, ma rifiuto categoricamente la sommaria interpretazione che potreste dare di quest’opinione, che non terrebbe conto dell’incredibile stima e del rispetto che porto per la figura del senatore appena prima e appena dopo essere giunto a tale conclusione. È altresì vero che ho dichiarato che Silvio Berlusconi, oltre ad aver utilizzato qualsiasi espediente per evadere il fisco e nascondere la provenienza dei fondi transitati all’interno delle sue 34 holding, non può aver ospitato nella propria villa un boss mafioso senza avere rapporti con Cosa Nostra. Ma l’ho fatto in una sola delle settecento pagine del saggio sulla figura del Presidente del Consiglio a cui sto lavorando, dalla quale simili conclusioni sono state approssimativamente e arbitrariamente desunte. E risponde a verità la mia convinzione che Umberto Bossi sia un coglione. Ma è anche vero che se devo dire che è un coglione, specifico che è quello di destra. Nessuno la riporta, ma so che tiene alla distinzione. E d’altronde non è la stessa cosa. Io, poi, a Scajola gli credo. E non tanto perché ha chiesto scusa. Mi ha convinto quando, riguardo alle dichiarazioni su Biagi, ha chiamato a raccolta i giornalisti per specificare: «Ragazzi, anche voi, porca miseria! Io parlavo di Enzo».

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