A parte l’arbitro cornuto…

Cornuto, l’arbitro era cornuto. Non c’è che dire. Ma non è stata la conduzione creativa della partita da parte dell’ecuadoregno Byron Moreno a cacciarci da questo mondiale no-global che si fa beffe dei G8 del pallone: gli arbitri incapaci capitano. C’è, invece, che siamo una squadra di letterine, fighette da calendario col culo tonico e sodo che all’erba e al gesso del campo preferiscono i corrispettivi del privée dell’Hollywood. C’è che abbiamo giocato contro la Corea, undici Giuseppe Furino incazzati e motivati. Incapaci, e per questo ancor più incazzati e motivati. Bassi, brutti, sconosciuti, abituati al fango e senza neanche una velina ad aspettarli a casa. C’è che l’Italia di Trapattoni, al primo gol, si è chiusa in difesa come faceva la Juventus di Trapattoni. Sono uscito dal tunnel, ma ho trascorsi da juventino: ho vissuto col cuore in gola un MilanJuve a San Siro in cui l’attuale ct della nazionale decise di schierare l’intera squadra sulla linea di porta a subire pallonate. Rischiò di rovinarmi la pubertà, il bastardo, con quei novanta minuti di sofferenza. Anzi, no: lo fece proprio. E lo dico nel caso decidesse di farmi causa, per avere un trauma infantile da poter sfoderare come attenuante. Nel dopopartita, dopo aver ricevuto una telefonata di Ciampi, secondo il quale «L’Italia è uscita a testa alta» (e a me è venuto da pensare “una beata fava”), il Trap ha dichiarato: «Abbiamo usato il fair play e non è servito a nulla», scordandosi di aver trascorso il secondo tempo a calciare borracce nelle palle di metà panchina. È mancata la motivazione: quando in spogliatoio, durante l’intervallo, Trapattoni ha urlato «Bisogna tirare fuori i coglioni!», in dodici hanno pensato di essere stati sostituiti.

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