La prima non è bastata

Panorama è uscito in edicola questa settimana senza che, come di consueto, ne fosse inviata una copia-staffetta ai giornalisti. L’ha fatto per non rovinarci un sorpresone: altre cinque pagine fitte fitte di sproloqui di Oriana Fallaci. Dopo essersela presa con l’Islam e i musulmani sulle pagine del Corriere della Sera, è la volta delle randellate agli antisemiti che si sono permessi di criticare Israele e l’intervento militare di quel sant’uomo di Ariel Sharon contro i palestinesi. L’amabile e bonaria scrittrice di “Lettera a un bambino mai nato” (di cui presto Mondadori pubblicherà il seguito: “Ho abortito perché era negro”) ne ha un po’ per tutti: intellettuali di sinistra, vescovi, pacifisti, titolari di epidermidi con valori RGB inferiori a 247, 229, 210 e qualsiasi tipo di forma di vita a base di carbonio al di sotto del 40° parallelo. L’Oriana nazionale, ormai divenuta iperproduttiva, non cesserà di stupirci e ha già pronti nel cassetto tutti i prossimi interventi: Oriana Fallaci contro i poveri”, Oriana Fallaci contro i monsoni”; Oriana Fallaci contro la siccità” e Oriana Fallaci contro Denzel Washington. C’era un tempo in cui, in effetti, due scritti della Fallaci nel giro di pochi mesi avrebbero rappresentato un evento: il suo ultimo romanzo, “Inshallah”, risale al 1990 e uscì nelle librerie dopo undici anni di silenzio e di isolamento forzato per scrivere, pare, un libro sulla propria malattia. Corre infatti l’anno 1992 quando ad uno spaventato tumore viene asportata per intero Oriana Fallaci. «Ringrazio l’equipe di medici che, quel giorno, mi ha restituito la speranza, – ha recentemente dichiarato il tumore – non so quanto sarei riuscito a tirare avanti se non si fossero accorti che era più maligna di me».

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