Vendetta, tremenda vendetta

Non sono cose da dire, e tanto meno da scrivere, ma alla genialità di alcuni tipi di truffe viene spontaneo tributare un inchino. In ciascuno di noi c’è un piccolo bastardo istigatore a delinquere che gode nel sapere, ad esempio, che migliaia di improvvisati Robin Hood gabbano le assicurazioni per 260 milioni di euro ogni anno. Eppure, malgrado ciò, la cifra sottratta equivale a niente per un settore che drena liquidità per 67 miliardi di euro, nei quali è pacifico che esista una seppur minima quota di maltolto. È come una torta in faccia ad un potente: un gesto simbolico, che non fa alcun danno, ma che vale il rischio. È stato il mercato, con i suoi eccessi, a creare i truffatori: l’eccesso opposto in grado di garantirgli un minimo di autoregolamentazione. Succede anche alle banche: per decine di migliaia di pensionati frodati da un conto speciale i cui interessi calano dal 5 allo 0,3% in un solo anno, ogni tanto c’è una rapina. È la natura. E si manifesta in svariate forme, l’ultima delle quali è rappresentata dal fenomeno delle “targhe clonate”: migliaia di infrazioni che vengono commesse a Napoli, mentre le multe arrivano ad inconsapevoli cittadini del nord. Il risvolto geniale della truffa sta nella scelta di una delle vittime: il comandante dei Vigili di Napoli, destinatario di un centinaio di contravvenzioni. Non ce ne voglia: probabilmente è stato scelto a caso per scontare le colpe del sadico puttanone in divisa che, in una città come Milano, priva di parcheggi per motorini ma nella quale le auto sono libere di avvelenare il centro storico, multa quotidianamente gli scooter in sosta in via Torino, davanti al cinema Eliseo. Compreso il mio. Che dire: sono soddisfazioni.

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