Facciamo un gioco

Facciamo un gioco.
In questo gioco muore una persona a qualche chilometro da dove abiti.
Dopo qualche tempo, dicono che l’hai uccisa tu.
Dicono che sugli abiti di questa persona hanno trovato il tuo DNA.
Tu questa persona non la conoscevi, e perfino i suoi parenti dicono che lei non conosceva te.
Ma gli inquirenti continuano a dire che l’hai uccisa tu.
C’è un processo. Nomini un tuo avvocato.
Il tuo avvocato chiede di poter esaminare le prove.
Gli danno delle foto.
Lui dice che ha bisogno di esaminare personalmente le prove.
Gli dicono di no, che deve fidarsi dei professionisti che le hanno raccolte, e che è persino offensivo per la loro professionalità il fatto che non si fidi.
Il tuo avvocato dice che ha bisogno di fare analizzare le prove.
Gli stampano i risultati delle analisi.
Lui dice che le analisi dovrebbe poterle fare ripetere a esperti di cui si fida.
Gli dicono di no, che deve fidarsi degli esperti che le hanno analizzate, e che è persino offensivo eccetera eccetera.
Al processo, i professionisti che le hanno raccolte, esaminate e analizzate sono i periti o i testimoni dell’accusa.
Ti condannano all’ergastolo.

Il punto non è se quella persona l’hai uccisa tu o no. Quella è una cosa di cui non si ha la certezza, e se ti dicessi che sono convinto al 100% che sia stato tu, oppure che non sia stato tu, mentirei.

Il punto è: in mancanza di questa certezza, ritieni che lo Stato ti abbia messo in condizioni di poterti difendere adeguatamente?

Ecco, questo è esattamente quello che è successo a Massimo Bossetti.
E a tanti altri come lui che hanno storie molto più banali dietro alle proprie condanne.

Non è un bel gioco quello in cui le regole, per te, le decide il tuo avversario.
E non è un bel gioco quello in cui l’arbitro indossa la maglietta dell’altra squadra.

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3 Comments

  1. Immaginiamo che un avvocato abbia impostato le domande in modo da farsi rifiutare sempre le risposte per poi lamentarsi, magari si tratta di una questione tecnica che sfugge a chi non è addentro la materia e poi pubblica post senza conoscere tutto…

  2. a me, che poco o nulla so della questione, ha dato da pensare che durante un dibattimento (che non so contestualizzare ma non per questo non avvenne) ci fu un violento contrasto tra il PM motociclista e il perito di Bosetti (a sua volta abituale perito della procura)… contrasto in cui il perito accusava e smontava le tesi della Procura…ciò fino a quando fu tutto messo a tacere dal giudice Bertoja.
    Da solo questo episodio mi ha fatto capire il marcio che c’era: perchè se il perito di Bosetti diceva castronate non c’era motivo di attaccarlo/demonizzarlo con ferocia e cattiveria.
    D’altro canto mi ha posto la domanda: cosa c’è veramente sotto tutta la vicenda per scatenare una simile deviazione?

  3. Questo è davvero un caso che mi ha deluso in una maniera abnorme!!anche un avvocatucolo di 4 lire che fà una precisa richiesta al Pm e cioè quella di far analizzare le prove dal proprio perito di fiducia,ebbene …un Pm no può e non deve rifiutare tale richiesta e già questa di per sè fà decadere l’intera accusa.Ma la cosa che davvero passa per “l’impossibile” è come sia stato possibile che ben 3 gradi di giudizio non abbiano tenuto conto di un fatto che da solo smonta un processo MILIONARIO,sarà forse proprio per le pressioni che ha ricevuto questo processo proprio perchè milionario?fatto sta che è una cosa indegna sia il processo che le sentenze che ricordo di 3 gradi di giudizio…e peggio che il popolo come al solito dorme quando le cose capitano a qualcun’altro…tanto capita sempre a qualcun’altro,magari quel qualcuno sarai tu o lui o quell’altro ma quando toccherà a qualcuno di vicino a noi proveremo l’amarezza di tutto ciò.”tanto ,negli anni 30, capita agli Ebrei che mi frega non sono Ebreo…”. che brutto ragionamento!!

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