C’è questa cosa di Wu Ming 1, si intitola: Noi dobbiamo essere i genitori con l’enfasi sul soggetto della frase. Si trova su Carmilla (versione stampabile qui).
E’ un discorso tenuto all’Università di Londra il 2 ottobre scorso, sei giorni fa. E’ una cosa sui genitori e i figli, parla di una “valle perturbante” che stiamo attraversando, della necessità di tornare a immaginarci un futuro, di due libri (uno semi-sconosciuto, l’altro famosissimo), di “zone morte” nel mare e pesci che si estinguono, di una sindrome che si chiama “asimbolia del dolore” (ti fanno male e ti metti a ridere), dell’Italia come laboratorio, del fatto che dobbiamo smetterla di pensarci “post-qualcosa”, e mirare a nuovi momenti fondativi. “Noi dovremo essere i genitori” è una frase di David Foster Wallace. Cosa abbiamo perso, con quel suicidio…
(continua a leggere su Carmilla)
Ci sono libri che costringono a occuparsi dei movimenti tellurici che impongono. Ci sono addirittura cicli narrativi che sortiscono questo effetto, che è necessario esteticamente da un lato e obbligatoriamente civile dall’altro. E’ il caso de La visione del cieco di Girolamo De Michele. Emerso dalla dura selezione della Repubblica dei Lettori rappresentata da i Quindici, De Michele esordì presso Einaudi con Tre uomini paradossali, clamorosa devastazione della gabbia noir/poliziesca con tanto di deviazione verso il romanzo storico/mitologico: una torsione che è stata codificata dal memorandum sul New Italian Epic firmato da Wu Ming 1. Si tratta di una narrazione che fa scattare la problematica cortircuitazione tra ’77 e anni Novanta, anticipando una tendenza via via sempre più evidente nel romanzo italiano di questi anni. E, a sorpresa, si tratta della prima stazione di una trilogia, della messa in scena di un teatro umano che, via via, diviene memorabile più che paradossale. Si passa per la conferma di Scirocco (sempre Einaudi, 2005), che mostra più evidente e pulsante una vena manzoniana, reinterpretata attraverso un principio di “evasione” dal passato e dai suoi vincoli col presente. Il teatro umano si allarga e si contrae, secondo sistole e diastole che hanno una loro secca, lancinante conclusione nella fine della saga, La visione del cieco (Einaudi, quest’anno), probabilmente l’oggetto narrativo più complesso della trilogia dispiegata da De Michele, seppure possa apparire come il più scattante e semplice tra i tre romanzi. L’intervista che De Michele ha rilasciato a un altro bravissimo collega, Saverio Fattori, spiega i motivi della succitata complessità. Quanto alla trama, ci si può contentare di una visione semicieca, attraverso le linee guida della quarta di copertina.
Qui l’intervista.
Milano – Giovedì 25 settembre
Ore 18.30
Informagiovani - Via Dogana 2 (qui la mappa)
WU MING 1 PRESENTA NEW ITALIAN EPIC 2.0
New Italian Epic 2.0 [scaricabile qui in formato pdf], il memorandum sulla trasformazione della narrativa italiana dagli anni 90 al 2008, scritto da Wu Ming 1, verrà discusso dall’autore del collettivo bolognese con i lettori. Da segnalare il fatto che il saggio sul NIE, aggiornato con ulteriori e illuminanti approfondimenti da WM1 nella versione 2.0, sta costituendo una linea di discrimine teorica, critica e di poetica, che ha orientato il più recente dibattito letterario, non soltanto in Italia (importanti contributi a questo dibattito sono presenti su Carmilla).
Partecipate numerosi!
Per ulteriori informazioni: tel. 02 88468390- 02 88468391 – e-mail: stl.informagiovani@comune.milano.it