Quante chiacchiere sull’immigrazione. Parola del Censis
Ronde, immigrati in classe, reato di clandestinità. Quello che la politica dice ma non riesce a fare. Certificato dal Censis nell’ultimo rapporto sull’Italia.
Ronde, immigrati in classe, reato di clandestinità. Quello che la politica dice ma non riesce a fare. Certificato dal Censis nell’ultimo rapporto sull’Italia.
Con il termine cyberbullismo si indicano tutti gli atti di bullismo effettuati attraverso mezzi elettronici come, ad esempio, cellulari (SMS e MMS), computer (e-mail,blog, chat). Questo fenomeno è sempre più diffuso tra i giovani. A volte è difficile riconoscere i fenomeni di cyberbullismo che si verificano in classe. Cosa deve fare un docente per educare le giovani generazioni ad un uso consapevole delle tecnologie?
“Stop al Cyberbullismo – per un uso intelligente delle tecnologie informative e comunicative” – martedi 8 giugno 2010 – Istituto Carlo Porta – Milano. Modera l’incontro una delle colonne del web italiano: il “Funky Professor” Marco Zamperini.
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Clicca per vigna granda in postmater. E su Mamma! il pezzo di Ulisse Acquaviva: Nella vita c’è sempre chi dà voti alla tua fede, e perché la scuola dovrebbe fare eccezione? Scrutinateci anche l’anima, tanto ci siamo abituati Basta con l’ipocrisia laica: riconosciamo alle religioni il sacro e santo diritto di farsi i cazzi nostri. Anche a scuola. Qua il pezzullo.
Clicca per il post-mater, ove si allarga la vigna e si legge il pezzo di Spanò.
Siamo allo zenith dello scontro di inciviltà che contorna il dibattito sul decreto Gelmini (o del maestro unico). I tagli del personale che derivano dall’applicazione del decreto nonché i notevoli risparmi prospettati dal governo per l’intero sistema educativo (7,8 miliardi in 3 anni) hanno scatenato le proteste degli operatori scolastici, di molte famiglie e degli studenti che hanno invaso le piazze, occupato le aule, bloccato le lezioni.
Oggi la protesta ha celebrato se stessa con un corteo nella capitale che ha avuto il merito, per la prima volta da anni, di riunire tutte le sigle sindacali della scuola in un’unica voce ma che ha anche sottolineato la spaccatura manichea che caratterizza il dibattito fra Destra e Sinistra.
Ma chi ha ragione? Chi ha torto?
Noi, per dirla come Bertolt Brecht: “ci sediamo dalla parte del torto perché tutte le altre sedie sembrano occupate”. Continua a leggere »
Quante seghe per un po’ di ordine e disciplina. Berlusconi c’ha ragione, non si può far politica occupando edifici pubblici come le scuole e se lo dice il Presidente del Consiglio che la politica la fa dalla sua villa in Sardegna o dai suoi palazzi romani, c’è da crederci.
E poi abbiamo cose più importanti a cui pensare. Mandiamo questo benedetto esercito nelle scuole, radiamo al suolo gli atenei ribelli come abbiamo fatto con i campi rom e liberiamoci degli studenti più scalmanati come abbiamo fatto con i rifiuti di Napoli. Ai meritevoli gli mettiamo invece il grembiulino anti bullismo che poi si potrebbe anche pensare di riciclare come divisa scolastica le divise degli esuberi Alitala. Salve io sono un precario, piacere esubero. Continua a leggere »
Magari poi si scopre che era un pirla con la maschera di Cossiga, magari non è possibile che un ex presidente della Repubblica abbia detto veramente queste cose, magari sono io che ora mi giro spengo la sveglia e dico “che razza di incubo”, magari sono io che ho letto male (capita, forse mi sto rincoglionendo, se è così ditemelo).
Io ci sono sposato ad una maestra ragazzina e oggi mi viene abbastanza da vomitare
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.”
Si diceva in sala prof che, certo, sciopereremo, ma che senza blocco degli scrutini non ci si filerà mai nessuno, e che i colpevolissimi sindacati possono aggiungerlo al già gravoso carico che portano sulla coscienza, l’avere disattivato l’unica nostra arma dotata di efficacia. In realtà, poi, sullo strumento del blocco degli scrutini la confusione regna sovrana: è illegale o no? Io, con molti altri, pensavo di sì, ma questo link della Gilda ci smentisce. (Ecco, una cosa buona di questo governo è che mi sta finalmente facendo studiare cose a cui, prima, manco pensavo.)
Scioperare si deve e lo farò, ovviamente, ma sarebbe opportuno uscire dalla logica autolesionistica che ci contraddistingue e che ci rende la categoria più innocua d’Italia – e quindi la più sbeffeggiabile, in questo paese che ama i furbi e gli arroganti. Tre sacrosanti giorni di sciopero a Ottobre vogliono dire circa 200 euro in meno in busta paga (madonna santissima) nonché le consuete corse successive per recuperare voti, programma e quant’altro. Benissimo: ma il senso dello sciopero è creare disagi fuori, e non solo a se stessi. Io, quindi, colma di ammirazione per le maestre delle elementari (che ho visto in azione la settimana scorsa durante un’assemblea e mi sono spellata le mani ad applaudirle, ché di donne fiere ed agguerrite così non mi pare di averne mai viste, da noi alle superiori) faccio mia anche l’idea dello sciopero bianco e col cavolo, che quest’anno muovo un dito al di fuori di quello che è strettamente il mio dovere.

Cuba, scuola primaria (via Flickr)
Mantra: il problema di questo Paese non è che si parli di come vestire la giovane Nazione prima di risolvere il problema della fame nel Mondo; problema di questo paese è che per vestire un esercito d’italiani (purché senz’armi) s’apre il pubblico dibattito democratico, il quale – senti un po’ come finisce – darà occasione ad un gruppo di pornomani sui tredici di dire la loro circa l’illiberalità dell’articolo 3 della Costituzione. Su Lucignolo. Continua a leggere »