Da anni si sente ripetere che manca un giornale di satira. Anni. Davvero.
Ora è forse venuto il momento di realizzarlo.
E’ tutto ancora da discutere, ma credo sia il momento giusto, il periodo storico giusto, l’anno giusto, il pianeta giusto per farlo, e iniziare ora.
Sarebbe bello voleste collaborare a immaginarlo prima, e realizzarlo poi. C’è un gruppo, su Facebook, al quale si può aderire per rimanere aggiornati (è necessario richiedere l’iscrizione).
Liberi di estendere questo invito alle persone creative che conoscete e che ritenete possano essere interessate e utili al giornale.
No, intanto, ci incontriamo questa sera per parlarne. Ci potete vedere dalle 21 in poi cliccando qui.
Per il momento è satira, ma non solo. Ciò che ci sta dietro è un sentimento della vita. Ripubblica.net è la nuova iniziativa, firmata da SIRIS Media Factory, organizzata dal Miserabile Scrittore, che sta arruolando un esercito di amici che per lui sono autentici supereroi.
Salveremo l’umanità? No. Faremo ridere? In un solo senso. Stermineremo la sottocultura bimbominkia? Forse, prima di esserne travolti.
Tenteremo di diventare seri? Ecco: questo sì. Gradualmente, ampliando la squadra di chi ci scrive: persone che hanno competenze assolute nei più varii ambiti dell’esistenza, dalla stocastica ad Adriano Pappalardo.
Ah: essa iniziativa editoriale si trova connessa ovunque: c’è un gruppo Facebook a cui vi invitiamo R.S.V.P., c’è un canale YouTube, su Twitter, su FriendFeed.
Intanto, ecco l’oroscopo in cui vi sveliamo il vostro sapidissimo futuro: qui.
PS. Non ci eravamo accorti che esiste un’altra Ripubblica. I progetti sono palesemente differenti. In ogni caso ci scusiamo con gli altri ripubblicani!
In anteprima per Mamma! l’intervista di Pia Fraus sul “caso Vauro” a Daniele Luttazzi: “Nella loro coscienza civile gli italiani non avvertono che nel momento in cui si tappa la bocca a un giornalista e a un giornalista satirico come Vauro si tappa la bocca a tutti. Hanno perso la consapevolezza dei propri diritti di cittadini. Ce l’hanno fatta: dopo venti anni gli italiani non sanno più che nascono con dei diritti“.