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Poi fate quel che vi pare

dic 26 2009 Inviato da nella categoria Opinioni,Personale,Tech

Io credo, ma capisco di risultare presuntuoso, che un pezzo come questo che state per leggere andrebbe su un bel giornale di carta. Quello che leggono le persone che che poi parlano con frasi quali: “vicino agli ambienti di Facebook”. Ecco per dire, uno Zambardino che per un attimo si disincanta dal prossimo Tablet di Apple del quale nessuno sa una beata mazza perché sono trentacinque anni che sull’azienda di Cupertino si fa solo Gossip, dovrebbe scriverlo lui questo pezzo qui, così poi Bruno Vespa, l’autorevole Bruno Vespa che per la sua autorevolezza viene giustamente stipendiato, la smette di pensare a Facebook come un “posto”, perché quella è l’autorevolezza del mio gatto e non è commisurata allo stipendio percepito. Questo o quell’altro guru di internet, con o senza pappagallo sulle spalle, con o senza dichiarazione ufficiali. Sai quelli che muovono l’opinione? Io dico quelli lì, secondo me sarebbe utile. Al di là delle simpatie e antipatie, riconosco la loro influenza, la usino.

Ok, per precisare, non che ce l’abbia con loro, giuro: è che ne sento la mancanza quando servirebbero. Perché secondo me sono gli stessi che da tre anni vanno in giro vagando a dire che i blog sono morti, hanno una vision a due metri di quello che succede loro attorno, e tecnicamente non evidenziano di conoscere la tecnologia più di quanto io le regole di un processo. Cioè sono degli ottimi appassionati ma da lì a dimostrare che ne “sappiano qualche cosa”, mi sento di dire che ancora ne corra. Per adesso, in tutti questi anni, ho solo letto cose abbozzate, sufficientemente sbagliate (per esempio: non sapere la differenza tra utenti unici e unici assoluti, una banale differenza che fa stare in piedi l’industria internet nel mondo) e altre cosa à la signora mia: “è la fine di un’era”, “è la fine del mondo gratis”, “se non è gratis è la fine”, “ora non siamo più liberi”.

Non siamo mai stati liberi.

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Showdown, Roberto

ago 05 2009 Inviato da nella categoria Opinioni

Da sabato otto agosto, in questa nazione all’avanguardia, cominceranno le ronde nelle città “come piacciono al ministro Maroni”. Non so come piacciano al Ministro Maroni le ronde, non mi interessa neppure sapere come gli piacciano gli spaghetti o come preferisca scopare. La questione è che le ronde non piacciono a me e magari la cosa non importa nulla al Ministro. Ma se io posso permettermi di non prestare attenzione alle sue scalmane, lui noi. In democrazia la mia voce non vale “niente”, vale un sessantamilionesimo: se ne faccia una ragione.

E la cosa grave è la discriminante, cioè quel che impone la ronda, non giriamoci attorno: si tratta della «questione del negro».

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