Il post di Francesco Costa che racconta quel che è realmente successo il giorno dell’assemblea costituente del PD e che, peraltro, sconfessa quanto dichiarato dal neo segretario Dario Franceschini a Repubblica
Ma scusate, la base qual’è? Quella dei blog o quella che abbiamo visto sabato, le 2000 persone elette con le primarie? Quella e’ gente vera, non virtuale. Convocata solo 48 ore prima, arrivata a Roma perchè glielo chiedeva il partito. Ebbene, l’81% ha detto eleggiamo il segretario subito, qui. Se non è democrazia questa.”
descrive con precisione le modalità per lo smaltimento ecosostenibile delle scorie del Partito Democratico.
Dice, ad esempio, che gli accordi stretti – e che hanno portato all’elezione del nuovo segretario lì, subito – avevano l’unico obiettivo di non spaccare il partito.
Invece no: spaccatelo, questo cazzo di partito. Spaccatelo in mille cocci, e poi saltate sopra i cocci fino a renderli polvere. Poi prendete la polvere e seppellitela, disperdetela, dategli fuoco, che non si sa mai. E assieme seppellite quel cazzo di nome, quel cazzo di logo, quelle cazzo di liste bloccate e preconfezionate e tutte le cose non dette e che invece si sarebbero potite dire negli ultimi mesi.
Poi si va tutti in vacanza: ognuno prende del tempo per sé, per scalare le montagne rocciose, nuotare nell’oceano, fare passeggiate a piedi nudi nei prati, respirare aria buona, tampinare le belle ragazze, i bei ragazzi, o anche addormentarsi davanti alla televisione della domenica pomeriggio con il filo di bava alla bocca.
Sei mesi, un anno.
Si pèrdono quelle cazzo di europee, ché si fa meglio e prima a non presentarsi nemmeno. Si lasciano lì Di Pietro a giocare con internet e a dire cose alla Beppe Grillo, e Beppe Grillo a difendere la sua rivoluzionaria palla di gomma che lava così bianco che più bianco non si può.
Poi ci si incontra di nuovo tutti assieme. Ma tutti tutti. Gli umarells che si sono fatti fare un indirizzo Gmail dal nipote per scrivere sul forum online de l’Unità, così come quelli che erano elencati con nome e cognome in quelle cazzo di liste.
Uno deve prendere il megafono e fare: “Tutti quelli tra voi che sono orgogliosi della propria diversità in materia di aborto, eutanasia, ricerca, utilizzo delle cellule staminali vengano per cortesia qui davanti. Anche lei, Rutelli. Prego: Bindi, Franceschini, Binetti, qui sotto il palco, c’è posto”.
Poi quello col megafono deve fare una lunga pausa.
E dopo la lunga pausa dire: “Sentite, noi ci abbiamo pensato, e siamo giunti alla conclusione che noi, con voi, non abbiamo nulla a che vedere. Che siamo diversi e non ci sono proprio cazzi. Quindi ora fate la cortesia di guadagnare l’uscita ordinati e senza fare troppi problemi, perché la tentazione è quella di farvela inforcare a calci nel culo. Poi, fuori di qui – possibilmente lontano da qui -, ricostituitevi in quel che vi pare, se ne avete ancora voglia, ma toglietevi dalle palle perché qui s’ha da fare”.
Alla fine, quel che resterà da fare sarà scordare di avere seppellito quei cocci, quella polvere, quel cazzo di nome e quel cazzo di logo e rifondare qualcosa. Che si chiami comunista, che si chiami sinistra, che si chiami laica, che si chiami democratica non è importante: qualcosa. Ripartendo anche da zero, chissenefrega: le vittorie che danno più soddisfazione sono quelle ottenute in battaglie che si davano per perse. E lì si riprende a lavorare tutti assieme, quelli che restano, a una Cosa che sia nuova. Una Cosa che sia nostra.