Piero Chiambretti
4 mar
La questione è stata spolpata ed analizzata ieri pomeriggio su FriendFeed a seguito di una mia segnalazione sulle impavide parole del Ministro La Russa. Diceva di “non rispondere delle proprie azioni” e che loro attendono fiduciosi i verdetti, “ma non accetteranno mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle Regionali. Chiaro?” E tondo.
Poi un commento di Lorenzo Lazzeri ha quadrato il cerchio. La Regola, semplice (temporale), prevede che una certa cosa vada fatta in un determinato tempo. La Sostanza è che ha più senso che la compagine di Governo sia rappresentata anziché no. La Forma è che se le regole le metti c’è un motivo e la Legge dice che se le cose vengono o meno fatte a norma di legge (shape fitting) la responsabilità è della Magistratura.
Se non ti piace e tiri dritto, nella migliore delle ipotesi hai un nome semplice: arrogante. Il problema è che l’arroganza in politica (il mancato rispetto delle regole che per altri valgono -ad esempio nessuno parla delle liste della Fiamma Tricolore Destra Sociale nelle provincie di Asti, Cuneo e Torino, escluse per i medesimi motivi lombardi) ha un rovescio della medaglia inaccettabile: l’eversione. Che tra parentesi è un reato non all’acqua di rose. La boutade del Ministro della Difesa Ignazio La Russa è divertente fino ad un certo punto da uno che ha il controllo dei carrarmati e paracadutisti. A seconda della gravità delle proprie azioni di norma le persone ne rispondono eccome, certe volte al tribunale dell’Aia.
Dicevo che il commento perfetto alla questione è arrivato da Lorenzo il quale, rispondendo all’argomentazione “il popolo non capisce e quel che passa al bar è che «non ci permettono di votare»”, ha trovato un buon esempio da dare in pasto al popolo che non capisce. E vediamo se così capisce, e lo dico con il cuore in mano perché è un concetto da seconda elementare, prima e dopo, in tempo fuori tempo, campanella ricreazione, quelle cose lì.
In sintesi la cosa sta tutta qui: la prossima volta che devo pagare l’IVA e sono in ritardo di un giorno “invece del ravvedimento operoso, allegherò una nota per spiegare che comunque l’ho pagata (la sostanza -ndb), e qualche giorno di ritardo (la mancata forma -ndb) è un inutile formalismo”.
Se cambi IVA con tasse vale anche per i dipendenti e, se non contiamo i preti e i camorristi, dovremmo aver coperto più o meno tutti.
15 dic
Non credo nella violenza. Ma non la nego, negare la violenza tout court è da ingenui. Non credo nella vendetta. Nemmeno credo nella politica che mischia il sacro al profano: cioè la ragione all’ammiccamento popolare. Oggi si chiama “populismo” ma è un’invenzione come “esondare”, “papello”, “senza se e senza ma”, “stigmatizzare”. Sono parole, frasi scritte, che attecchiscono su chi non sa elaborare concetti e quindi abbisogna di dizionari del momento. Due giorni e tutto passa. Questa cosa che scrivo mi costerà (almeno) lo scuotimento di testa di un amico che mi considererà troppo lieve alla vita: io ho dei “ma” e dei “però” che sono grandi così. E no, non mi tiro indietro, non me ne sto a pensare in silenzio a quel che sta accadendo, non rivoglio indietro il mio Paese, perché è sempre stato questo il mio Paese: sono io che vorrei riuscire ad abbandonarlo. È chiaro che se non l’ho ancora fatto qualche problema lungo il percorso devo averlo trovato. (continua…)
25 set
…figura di merda in Inglese?
5 ago
Da sabato otto agosto, in questa nazione all’avanguardia, cominceranno le ronde nelle città “come piacciono al ministro Maroni”. Non so come piacciano al Ministro Maroni le ronde, non mi interessa neppure sapere come gli piacciano gli spaghetti o come preferisca scopare. La questione è che le ronde non piacciono a me e magari la cosa non importa nulla al Ministro. Ma se io posso permettermi di non prestare attenzione alle sue scalmane, lui noi. In democrazia la mia voce non vale “niente”, vale un sessantamilionesimo: se ne faccia una ragione.
E la cosa grave è la discriminante, cioè quel che impone la ronda, non giriamoci attorno: si tratta della «questione del negro».
10 giu

Vi eravate forse dimenticati del cetriolo di It, del portale turistico Italia.it e di quell’indimenticabile video in cui il Rutellone nazionale passava in rassegna le meraviglie italiche (villages, countryside etc..)? Ecco, nel caso ve lo foste dimenticati, sappiate che un nuovo incubo estetico turberà le vostre notti e la vostra “italianità”. Sì, perché con il governo Berlusconi e il ministero Brambilla l’Italia cambia. Nuova immagine, nuovo look, nuovo claim, nuove magie.
MAGIC ITALY.
La Brambilla lo ha annunciato l’altra sera durante lo speciale elettorale del tg4. Chi l’ha visto ha fatto finto di niente. Ma è ora di guardare in faccia la realtà.
Eccolo qua.
Pare che la realizzazione di questo (diciamo) logo sia stata personalmente seguita dal Presidente del Consiglio. E non stentiamo a crederlo.
Magic Italy odora di televendite notturne dei primi anni delle tv commerciali, di carta lucida dei volantini promozionali lasciati sul tergicristallo della macchina parcheggiata davanti allo stadio, di salumi premium price (quella bandiera italiana fa tanto Parmacotto). Ma a guardare meglio sembra anche lo screenshot di un porno della Edizioni Tropici con il fondo scuro da gelato “peccaminoso” e con quel font e quella c illuminata che sembrano estratti dall’estetica di Scientology.
Magic Italy sa di anni 80, quando il desiderio diventava prodotto. Sembra che da un momento all’altro salti fuori Giorgio Mastrota a rivelare il prezzo speciale o direttamente la salma ibernata di Guido Angeli (“provare per credere”). E poi Umberto Smaila con le ragazze cin-cin. Olè, tutti al night a festeggiare.
E siccome “le 10 domande are the new listone”, quelli di Social Design Zine hanno preparato 10 domande al Presidente del Consiglio su come sia stato organizzato il progetto per la realizzazione del brand turistico italiano.
Magari c’è anche lo zampino del mago Silvan o di Noemi (che studia da grafica pubblicitaria e, conoscendo lo stile..).
8 giu
Siccome non lo dice nessuno, a me piace segnalare che le elezioni di ieri le ha vinte una sola persona che non fa il politico, ma il direttore di giornale. Si chiama Ezio Mauro ed è stato l’unico che, insieme con il suo giornalista di punta Giuseppe d’Avanzo, se l’è sentita negli ultimi 15 anni a spostare la sfida politica sul piano del concorrente, quello dei media e della gnocca.
Gioco rischiosissimo e difficile, visto le armate a disposizione ad Arcore.
Chapeau.
7 giu
Non so a voi, ma la storia estero su estero delle foto depositate in Colombia e pubblicate in Spagna, a me sembra una specie di contrappasso.
E comunque il giornale spagnolo, sprezzante del pericolo, va avanti e pubblica altre due foto.
3 giu
Se volete sapere di prima mano come si vive a L’Aquila e pensate che nella pletora di servizi televisivi sui cappellini e sulle crociere forse non vi stanno raccontando tutto, date un’occhiata al blog di Anna.
1 giu
31 mag

Postmater e ballata gruoss
8 mag
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Tutti nella vita hanno la stessa quantità di ghiaccio. Però il ricco d’estate e il povero d’inverno.
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