I morti di Lampedusa, la guerra e i doveri dell’Italia
Nella Costituzione c’è scritto chiaro e tondo che il nostro paese deve accogliere cittadini di altri Stati privati dei loro diritti fondamentali in patria. E ci imponee di accogliere individui che scappano anche da una guerra (chiamiamola per quel che è) in cui è coinvolta l’Italia. Intervista con l’ex magistrato Gherardo Colombo.
Libia, stop al petrolio? Subito più rinnovabili
Con o senza Gheddafi, il nostro futuro energetico cambierà. Si cercano vie d’uscita. Pulite, sicure, prodotte a casa nostra: mai come ora è fuori luogo la critica agli incentivi per le rinnovabili. Sono loro la via per l’indipendenza energetica.
Donne, l’equivoco sul moralismo
“Libertà di scelta? E chi la mette in dubbio. Quello che io credo è che non esista e non possa esistere un diritto a farsi usare. Soprattutto in un contesto in cui non esistono alternative”. La scrittrice Michela Murgia parla di donne, moralismo, morale, libertà di scelta e della necessità di scendere in piazza il 13 febbraio.
Giornata della Memoria, il ricordo contro l’indifferenza
In tutta Italia viene celebrato il ricordo delle vittime del genocidio ebreo ad opera dei nazisti. Undici anni fa il Parlamento italiano ha deciso di aderire alla proposta internazionale di creare un giorno in cui ricordare l’orrore del nazismo che diede luogo all’Olocausto. Una decisione più che comprensibile, dal momento che l’Italia non fu estranea a quell’orrore, ma anzi complice.
Noi albanesi, adesso un po’ più liberi ed europei
In Albania, liberalizzati i visti turistici per entrare in Europa. C’è chi teme una nuova invasione come quella di vent’anni fa, ma per il “paese delle aquile” l’Ue è più vicina. Un giovane albanese “toscano” spiega come cambieranno le cose, anche per il nostro paese.
Troppi detenuti in un carcere dove si muore troppo
Sovraffollamento e un numero impressionante di morti dietro le sbarre. Mauro Palma, presidente del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, parla della situazione drammatica delle carceri in Italia.
Strategia della battona, paga
Senza nemmeno spremermi troppo ho trovato, e come me molti sono persuaso, un percorso logico dietro alla comparsa della nuova escort emiliana nel panorama di già desolante delle notizie di “politica interna”.
Leggete per bene, leggete le parole che dice questa. Per tre volte (ricordiamole: Patrizia D’Addario, Letizia Noemi, Ruby) siamo stati nella sexy commedia all’italiana. Due tette dal buco della serratura poi il resto te lo immagini. La Macrì, the new bitch in town, invece esplode subito con i fatti crudi, veri: sesso, pagamento, 5 mila euro, due volte (e ricominci a pensare a “sesso”, “vasca idromassaggio”). Poi racconta un po’ di lato umano, perché il lato umano, come vediamo nelle imbastite difese a tutto tondo, va sempre sottolineato. Racconta di un Silvio Berlusconi che ogni tanto le chiede cose e mi chiedo io quando. Quando ha finito? Nel mezzo? C’è una fine? Magari riesce anche due o più volte, allora glielo chiede nelle pause, lei deglutisce e non sappiamo se per imbarazzo od ingordigia, e quando le si chiede “ma lei che fa nella vita?” risponde “le marchette Presidente, che vuole che faccia?”, lui però le consiglia di no, di non dire così, non in giro, non sta bene: Versailles.
Ecco, passare dalle baresi bavette imbarazzate di Lino Banfi e Edwige Fenech a John Holmes a me suona sordo. È troppo, troppo che non ci credo. Troppo che è costruito a tavolino. Ed è costruito a tavolino perché si faccia tana facile. In una settimana. La scopri, la copri di vergogna, lei se ne frega perché è stata più che pagata e poi l’obbiettivo non è lei. Ha senso, no?
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Ravvedimento operoso un par di palle
La questione è stata spolpata ed analizzata ieri pomeriggio su FriendFeed a seguito di una mia segnalazione sulle impavide parole del Ministro La Russa. Diceva di “non rispondere delle proprie azioni” e che loro attendono fiduciosi i verdetti, “ma non accetteranno mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle Regionali. Chiaro?” E tondo.
Poi un commento di Lorenzo Lazzeri ha quadrato il cerchio. La Regola, semplice (temporale), prevede che una certa cosa vada fatta in un determinato tempo. La Sostanza è che ha più senso che la compagine di Governo sia rappresentata anziché no. La Forma è che se le regole le metti c’è un motivo e la Legge dice che se le cose vengono o meno fatte a norma di legge (shape fitting) la responsabilità è della Magistratura.
Se non ti piace e tiri dritto, nella migliore delle ipotesi hai un nome semplice: arrogante. Il problema è che l’arroganza in politica (il mancato rispetto delle regole che per altri valgono -ad esempio nessuno parla delle liste della Fiamma Tricolore Destra Sociale nelle provincie di Asti, Cuneo e Torino, escluse per i medesimi motivi lombardi) ha un rovescio della medaglia inaccettabile: l’eversione. Che tra parentesi è un reato non all’acqua di rose. La boutade del Ministro della Difesa Ignazio La Russa è divertente fino ad un certo punto da uno che ha il controllo dei carrarmati e paracadutisti. A seconda della gravità delle proprie azioni di norma le persone ne rispondono eccome, certe volte al tribunale dell’Aia.
Dicevo che il commento perfetto alla questione è arrivato da Lorenzo il quale, rispondendo all’argomentazione “il popolo non capisce e quel che passa al bar è che «non ci permettono di votare»”, ha trovato un buon esempio da dare in pasto al popolo che non capisce. E vediamo se così capisce, e lo dico con il cuore in mano perché è un concetto da seconda elementare, prima e dopo, in tempo fuori tempo, campanella ricreazione, quelle cose lì.
In sintesi la cosa sta tutta qui: la prossima volta che devo pagare l’IVA e sono in ritardo di un giorno “invece del ravvedimento operoso, allegherò una nota per spiegare che comunque l’ho pagata (la sostanza -ndb), e qualche giorno di ritardo (la mancata forma -ndb) è un inutile formalismo”.
Se cambi IVA con tasse vale anche per i dipendenti e, se non contiamo i preti e i camorristi, dovremmo aver coperto più o meno tutti.
Io invece ho ancora dei “ma” e dei “però” grandi così
Non credo nella violenza. Ma non la nego, negare la violenza tout court è da ingenui. Non credo nella vendetta. Nemmeno credo nella politica che mischia il sacro al profano: cioè la ragione all’ammiccamento popolare. Oggi si chiama “populismo” ma è un’invenzione come “esondare”, “papello”, “senza se e senza ma”, “stigmatizzare”. Sono parole, frasi scritte, che attecchiscono su chi non sa elaborare concetti e quindi abbisogna di dizionari del momento. Due giorni e tutto passa. Questa cosa che scrivo mi costerà (almeno) lo scuotimento di testa di un amico che mi considererà troppo lieve alla vita: io ho dei “ma” e dei “però” che sono grandi così. E no, non mi tiro indietro, non me ne sto a pensare in silenzio a quel che sta accadendo, non rivoglio indietro il mio Paese, perché è sempre stato questo il mio Paese: sono io che vorrei riuscire ad abbandonarlo. È chiaro che se non l’ho ancora fatto qualche problema lungo il percorso devo averlo trovato. Continua a leggere »











