In medio stat virtus
La settimana scorsa visita di un vescovo ad una casa di cura per malati di mente. Il personale e la clinica sono tirati a lucido. C’è il sindaco con la banda e la giunta per l’apertura del nuovo padiglione.
Il vescovo arriva con il segretario. Una persona affabile. Il vescovo. Rigido e secco come un manico di scopa, il segretario. Dopo i saluti di rito tra di noi e quelli delle autorità (la solita noiosa minestra di luoghi comuni) si inizia la visita. Il vescovo vuole parlare anche ai ricoverati che per ora sono stati a lato, controllati da alcuni infermieri. Nessuno di loro è pericoloso ma l’ipotesi di trovarsi un matto correre nudo intorno alla gente tra i giornalisti e la benedizione fa assumere ai dirigenti della clinica qualche precauzione extra.
Roberto è uno dei malati della clinica. Se ne sta a fissare il cielo mentre le autorità religiose e non dicono quello che devono dire. La sua attenzione è catturata solo dalla volontaria che gli porta un piatto di plastica con delle paste e un bicchiere di coca cola. Ecco che la sua esistenza trova un significato su cui concentrarsi con tutto se stesso.
Arriva appunto il momento dell’incontro con i malati e il vescovo.
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