Come alcuni di voi sapranno, qualche settimana fa mi sono imbarcato – senza alcun motivo apparente – in un’impresa che si chiama “Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)“: un racconto che è anche uno smaccato tributo a Douglas Adams, scritto e pubblicato in tempo quasi reale qui su Macchianera e su Facebook.
I motivi per cui ho iniziato sono principalmente due: uno molto più serio di quanto io stesso voglia ammettere, legato ad un fatto di attualità, e di cui non parlerò in questa occasione; l’altro è semplice: soffro d’insonnia e la notte tardi spesso non trovo di meglio da fare che guardare un episodio di una serie tv statunitense. Una sera mi sono accorto che avevo un po’ meno voglia del solito di sentirmi raccontare delle storie, e un po’ più voglia di tornare a raccontarne io.
Poi ci sono una serie di motivi secondari. Per dirne uno: mi diverto. Un altro è che accade di perdere l’entusiasmo nello scrivere di getto. E’ semplice: si smette di scrivere e si inizia a pensare a quel che si dovrà scrivere. Bene: “Il Grande Elenco eccetera eccetera” è una cosa scritta di getto, divertendomi. E’ venuta così, da sola, una sera, partendo dal titolo. Prima l’idea della telefonata dal futuro; poi l’elenco; poi quella di allargarlo ai pianeti limitrofi e infine quella di escludere Giove. Il resto è venuto da sé, frase dopo frase. E siamo solo al quattordicesimo capitolo su indovinate quanti?
Ne scrivo questa sera (non avendolo mai fatto, su Macchianera: se ci penso bene ho iniziato proprio così, buttando lì il primo capitolo, senza alcuna introduzione) perché è successa una cosa nuova, ma anche perché questo è il mio blog da un numero spropositato di anni e – anche se il racconto si appoggia decisamente a Facebook – sentivo la necessità che ne rimanesse traccia anche qui.
La cosa nuova è che a partire da non mi ricordo più quale capitolo, ispirato da una finta copertina di una fantomatica “edizione inglese” inviatami da Gaia Giordani, mi sono detto: “Va bene, ma che cosa succederebbe se lo scrivessi per davvero anche in inglese?”.
Succede che sembra che piaccia: il numero dei lettori della versione inglese sta per superare quello degli italiani, ed è – per dirla più semplicemente possibile – bello già solo di suo l’essere letti in un’altra lingua.
Ovviamente serviva qualcuno che maneggiasse l’inglese meglio di quanto sappia fare io, che l’ho imparato su quelle serie tv di cui vi dicevo, e alla fine questo qualcuno è spuntato, sempre da Facebook: si chiama Paola Corazza, e sta facendo un fantastico lavoro.
In più una cosa bella dell’essere tradotti è discutere con il traduttore a proposito di come rendere i giochi di parole: succede che alcuni pezzi debbano essere completamente modificati, perché altrimenti non farebbero ridere o non avrebbero alcun senso, e alla fine è quasi come scrivere in contemporanea un secondo libro.
Se volete seguire “Il Grande Elenco della Terra…” potete farlo qui, su Macchianera, oppure utilizzare Facebook: questa è la pagina italiana; questa quella inglese. Se vi va, e se vi capita, invitate i vostri amici a seguirlo. Possibilmente quelli che parlano italiano su quella italiana e gli altri su quella inglese: aiuta.
Se lo leggete – e sempre se vi va -, lasciate due righe per dire se vi è piaciuto o no, o solo fare capire che siete passati. Anche questo aiuta. Me, in particolare, a continuare.
Qui di seguito, i primi sei capitoli (gli altri sono ancora in traduzione).
1
- Hello?
- Hello, good morning. May I kindly ask you for two minutes of your time to answer a couple of questions? Continua a leggere »