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Martedì 11 Settembre 2007

Ancora dall'amministratore

Gli ho detto che in questa settimana ti serviva due volte per circa 4 ore per volta per pulizie pesanti tipo vetri, straccio per terra etc.
Ha detto di si solo che voleva parlare con il marito per venire in due e stare 2 ore.
Doveva chiamare stamani ma non lo ha fatto: il che è abbastanza tipico.
Chiamala tu e vedi che capista che sei il mio collega, tieni presente che sono asiatici e di conseguenza culturalmente dicono sempre si anche se non hanno capito una mazza.
Parla lentamente e magari fissa qui davanti per andare insieme così sei certo non si perdono.
Lui ha il motorino e lei guida l'auto.
Lasciali il tuo numero di telefonino e comunque digli che li chiami due ore prima per avere la conferma così se dicono mercoledì alle 16 tu li chiami alle 14.
Fissa la cifra anticipatamenteme e poi, quando hanno fatto, dagli i soldi precisi senza resto.
Hanno bisogno di lavorare se dicono di venire sono affidabili al 90%.

Mercoledì 27 Giugno 2007

Adoro andare in moto. Te l’ho già detto, lo so. Non è per essere noiosa, o ripetitiva, ma quando l’ho detto, le parole non sono state abbastanza, e non sono sicura di essere stata capace di spiegarlo per bene. No, non sono così figa da guidarmela da sola la moto. La guida lui, e io da anni gli vado dietro. Cambiano le moto, cambia la durezza del sellino, o la posizione della maniglia, e delle pedaline, ma alla fine siamo sempre io dietro di lui, su un oggetto meccanico che sfreccia sulla strada. Mai avuto paura, mai. Nemmeno sei anni fa, quando con una giacchetta di pelle leggera ci sono salita sopra per la prima volta. Un chilometro, per abituarmi, e poi giù in piega. Non ho avuto paura, e lui ha continuato a piegare. C’è chi si spaventa quando vede l’asfalto corrergli così vicino al piede, o al ginocchio, c’è chi si scompone mentre sente il muro sfiorargli in casco. Io, che ho paura di tutto, in moto non ho paura di niente.

Giovedì 14 Giugno 2007

Sempre più vecchi e sempre meno bambini nel nostro paese.
Se nel 2050 non saremo estinti per l'effetto serra, per la carestia, la siccità, la guerra mondiale o una nuova ripresa delle vocazioni religiose, la maggior parte della popolazione del nostro paese sarà over 65. Questo almeno l'ennesimo allarme sul nostro futuro che arriva in questo caso dal "Rapporto Nazionale sulla condizione il pensiero degli anziani" di Ageing Society presentato oggi a Roma alla presenza del ministro della Solidarietà sociale.
Proprio oggi che osservando le buche che il mio cane scava alacremente nel giardino, mi era venuta voglia di riporvi dentro qualcosa per riempirle. Qualcosa che mi ricordi, qualcosa che ci identifichi.
Noi, noi con questa carnagione chiara che abbronziamo sotto le lampade e che tiriamo, stiriamo, ritocchiamo, curiamo come se questa cute potesse sopravviverci ancora per molto tempo.
Qualcosa che duri come la cenere di un cittadino di Ercolano o le ossa della mummia di Similaun.

Lunedì 21 Maggio 2007

Io lo so. Ne sono quasi certa. Me lo sento.
Arriverà entro breve un giorno nel quale il padrone di casa affermerà, in un post dalla logica inattaccabile, che come volevasi dimostrare le donne non sono in grado di gestire un blog che sia una via di mezzo tra il frivolo e l'impegnato.
Già, dico io, come se oltre alle scarpe e alla Ségolène ci rimanesse anche del tempo da dedicare ad un blog che non è né carne né pesce.
Ma lo sapete per esempio che dentro alla vostra dispensa ci sono degli animaletti che si mangiano le vostre derrate alimentari? Io per dire non ne avevo idea, effettivamente una volta mi era capitato di incappare in uno stormo di farfalline marroni provenienti da un sacco farina di castagne ma se ti regalano un sacco da cinque chili di farina di castagne è il minino che può succederti. Che poi siamo tutte donne emancipate così di fronte a questa cascata di farina ci si infila subito in libreria a spendere 150 euro di libri di ricette con la farina di castagne. E vai con un attacco di dissenteria, tre giorni di lavoro perso, fermenti lattici come piovesse, intolleranza cronica alle castagne e ancora tre chili di quella farina che si riproduce in farfalline.

Mercoledì 16 Maggio 2007

Sabato sera ho organizzato una cena. Non che fosse un evento, ma insomma, era il mio compleanno. Un menu veloce, pietanze semplici e già pronte prima di sederci a tavola, in modo che nessuno potesse perdersi la compagnia degli altri mantecando il risotto o fiammando le scaloppine.
Una bella tavola apparecchiata, porcellane e cristallo, che non li usi mai, e per una volta. E poi gli invitati. Solo 4 persone, nessuno che conosceva gli altri. Poteva rivelarsi un fiasco completo, e invece.
E invece è accaduto quel piccolo miracolo che spesso ho cercato e che mai ero riuscita a realizzare: la conversazione perfetta.
Ognuno aveva qualcosa da dire, ognuno rispettava l'altro che parlava. Niente gridarsi addosso, pochi piccolissimi scontri verbali conditi da un'educazione piena di rispetto. E racconti, risate, arricchimento reciproco. Si è conversato fino quasi all'alba, senza una sbavatura. Ed è stato davvero bello.
Da qualche parte ho sentito dire che gli italiani non conversano, ma discutono. Fino all'altra sera non capivo la differenza.

Venerdì 11 Maggio 2007
Silenzio pubblicitario della Cei. Dopo le polemiche dell'anno scorso sulla reale destinazione di questi fondi destinati alla Chiesa Cattolica, quest'anno in televisione non un solo spot di lebbrosi da salvare, non un bambino moccioso del terzo mondo, non un parroco che si arrampichi sulle pendici di un monte nevoso per portare conforto ad coppia di contadini arteriosclerotici e neanche un non vedente sorridente in attesa di un sacerdote ciarliero. Va bene che l'associazione dei non vedenti aveva protestato per la strumentalizzazione che si era fatta del loro handicap, ma un precario di un call center disposto a fare lo sfigato di turno, lo si trova sempre a buon prezzo e quelli non hanno neanche un'associazione che li rappresenti pronta a protestare. Comunque niente, silenzio assoluto, mentre nei supermercati tra “I love shopping” della Kinsella e i preservativi alla fragola, il “Gesù di Nazaret” del Ponteficie va a ruba, il piccolo schermo tace. Che poi tace è una parola davvero grossa perché ciò che in tv tace sono gli eventuali spot in favore della destinazione dell'otto per mille alla Chiesa Cattolica, ma del Papa e di tutta la sua corte, non passa giorno che non ci vengano fornite informazioni su ciò che Sua Santità ha detto, ha fatto, ha scritto, ha pensato e talvolta, temo, persino defecato. E il tutto ovviamente senza spendere un solo euro di quei fondi destinati alle esigenze di culto. Io tanto mentre firmo per una Chiesa a caso (che lo Stato quest'anno c'ha già “tesoretto”) mi chiedo se il camauro natalizio del Papa la si possa definire un'esigenza di culto e se quell'abitino nero tanto carino che ho visto in vetrina, lo si possa detrarre come “spese funebri” dalla mia dichiarazione dei redditi.
Giovedì 10 Maggio 2007
Questa è la scuola oggi. Sentite questi ragazzi di un Liceo pedagogico di Rimini. Leggeteli. Ma leggeteli bene. Perché la scuola è questa, i docenti sono questi. E non venitemi mai più a parlare di disagio giovanile, bullismo, influenza nefasta della televisione o quant’altro, perché altrimenti metto mano alla pistola. Giuro. Smettiamola di riempire le ore di lezione con laboratori in cui si insegna a fare graffiti sui muri, in cui ci si sbrodola nel bla bla della multiculturalità e delle educazioni più disparate (ambientale, alimentare, civile, stradale e via e via e via). Basta, davvero. Tiriamo fuori Leopardi. Fuori Montale e Manzoni, fuori la storia del genocidio armeno o la breccia di Porta Pia, perché nessuno se li ricorda più. Perché i ragazzi ti stanno a sentire a orecchi aperti e occhi spalancati quando spieghi che tanto si muore tutti e si viene mangiati dai vermi e che questo lo diceva Foscolo, per dire. Ti vengono a chiedere titoli e autori, vogliono sapere cosa leggere, vogliono portare il Grande Gatsby all’esame perché hai detto qualcosa, quella mattina, che chissà che cosa ha smosso e tu non te lo ricordi neppure. Si appuntano freneticamente le notizie sui lager o sui gulag o sui laogai di cui nessuno ha mai detto loro. Vogliono sapere. Ti scrutano e ti dragano per vedere se hai da offrirgli qualcosa. Se trovano il nulla o, peggio, il progetto di Decoupage (giuro che esiste) si ritirano nelle loro stanze da cui tirano palline di carta bagnate di saliva o moccoli saporiti durante le lezioni. E fanno bene. Basta, davvero, basta con le inutili attività extracurricolari buone per docenti che nulla sanno, nulla hanno voglia di fare, nulla trasmettono. Basta. Piantarla con le tavole rotonde sul telefonino, sull’alcool o sulla prevenzione delle droghe. Piantarla subito. Invece leggere Pascoli; parlare dei 600 taxi che in una notte del 1914, compiendo due volte il tragitto da Parigi, portarono sulla Marna 6 mila soldati francesi per fermare i tedeschi; far viaggiare i ragazzi in luoghi che non hanno mai visto; addentrarsi con loro nelle pagine di autori che non conoscono e forse sul momento non capiranno: questo è il nostro inalienabile compito. Siamo insegnanti, allora insegniamo.
Tags: disagio giovanile (1), docenti (1), scuola (1)
Domenica 6 Maggio 2007

Dopo la proposta di Prodi di aiutare l'incremento demografico concedendo alle donne una specie di anno sabbatico da recuperare in età pensionabile (con la conseguenza meno evidente di contribuire a risolvere il problema delle pensioni senza andare contro i sindacati) ho pensato che fosse giunta l'ora per le donne di scendere in politica con un partito che davvero le rappresenti esonerando finalmente dagli uomini dal gravoso impegno di occuparsi anche di loro.
Pensateci bene, da una parte ci sono tutti quegli uomini di Chiesa che senza avere idea di cosa significhi essere donna o avere una famiglia, devono farsi carico di valorizzarci rimettendoci finalmente al centro di un lettino da travaglio.
Dall'altra leader politici di tutte le razze che saldamente attaccati alle loro poltrone, ci invitano ad accomodarci.
Nel mezzo un'opinione pubblica preoccupata per il calo demografico, per la scarsa occupazione femminile, per una crescente violenza contro le donne (qui si va un po' a periodi: si passa dall'emergenza stupri dei mesi caldi, a quella anoressia dei mesi freddi) o per la moda delle scarpe “ballerine” (in un interessante servizio del TG5 di qualche tempo fa, l'esperto sosteneva che le ballerine sono dannose per la postura).
Altrove noi, sempre troppo impegnate con il lavoro, la famiglia e il suocero da accompagnare alla visita per la prostata, per renderci conto dell'enorme responsabilità che abbiamo affidato ai nostri uomini.
Per questo da oggi, dopo la Rosa nel Pugno, ho pensato di fondare il partito della Scopa nel Culo perché dopo aver litigato con il vostro capo che ha affidato l'incarico al vostro collega scemo solo perché ha più tempo da dedicare al lavoro (e non voglio pensare a cosa succederà quando invece di un anno, le donne potranno stare in maternità per due), dopo aver caricato la lavatrice, dopo aver parlato con la maestra dei bambini, aver preparato la cena e aver partecipato attivamente ad un blog al femminile, se per accompagnare vostro suocero alla visita alla prostata vi cacciate anche una scopa nel culo, potete contribuire anche a tenere pulite le strade della vostra città aiutando così il vostro comune, ad abbassare i costi per la pulizia delle strade.
Se anche tu insomma pensi che le donne siamo più gamba, più brave, più versatili e più sensibili degli uomini, aderisci a questo partito perché per dimostrarlo dobbiamo e possiamo fare sempre di più.

Tags: donne (4), politica (1)