Lo specchietto per le allodole
14 Set

8 Set
Commento di Roberto Vecchioni a ‘Il cuocò di Salò’ di Francesco De Gregori
(da ‘Il linguaggio della canzone’, ciclo di lezioni sui cantautori italiani che Vecchioni ha tenuto in alcune università italiane)
Il cuoco di Salò (Amore nel pomeriggio, 2001) è una canzone inimmaginabile e fuori da ogni canone. Primo straordinario coup de théâtre è il corner storico da cui viene guardata la vicenda, perché di vicenda storica si tratta e così recente che la ferita fa ancora male. La trovata del corner per raccontare un grand affair non è nuova in arte. Il personaggio minore, angolare, che fa da protagonista e racconta dal suo punto di vista un evento più grande di lui c’è già in Shakespeare, c’è in molto cinema (La Tunica, Ben Hur, Il mondo nuovo, etc.), esiste in parecchie opere letterarie. Nella canzone in esame il trucco di lasciar descrivere gli ultimi giorni del fascismo da un personaggio ignaro, a digiuno di politiche e intrighi, ingenuo quel che basta, permette a De Gregori una descrizione non solo imparziale, quasi naturalistica (i fatti son desunti da rumori, voci, pettegolezzi) ma perfino più disincantata, lontana e nel contempo paradossalmente più vera e tragica. Il cuoco pensa a sé, alla sua vita, al suo lavoro: è lui nella sua piccola dimensione il centro: tutto il resto che è la storia fa da sfondo e risulta ai suoi occhi come occasionale incidente, ininfluente. Il cuoco vede soltanto i riflessi esterni del grande dramma che si sta compiendo, e in questo fiume in piena, in questo mondo che si sconvolge e cambia, continua quasi imperturbato a pensare come il giorno prima, come sempre, alla sua professione, al suo quotidiano. Ma, e qui sta la trovata, quando si spinge a giudicare oltre il suo orto non ha, non conosce pensieri di parte, torti o ragioni, e accomuna nel delirio di una sola morte tutti, anche quelli che stanno dalla parte sbagliata.
8 Set
Andiamo alla BlogFest in bici? No, non proprio tutta in bici. Diciamo che ci troviamo venerdì a mezzogiorno a Desenzano o a Peschiera. Poi, visto che abbiamo una certa età, prendiamo el bateo per un pezzo di strada (anzi, di lago) e infine ci mettiamo in sella per arrivare belli sudati a Riva del Garda. Ci stai? E tu come vai alla BlogFest?
6 Set
L’analisi della sconfitta, a sinistra, contiene già la prossima.
Affiorano schematismi che paiono insuperabili, e uno è questo: le elezioni si perdono perchè sono truccate o perchè la gente è stupida. Eccone un altro: non v’è mediazione tra il populismo più becero e demagogico (la destra) e la velleità di calare il potere dall’alto (la sinistra) spiegando alla gente che cosa deve essere e volere. A dimostrazione, alcune frasi raccolte negli ultimi giorni.
Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità: «Nelle grandi democrazie, rispetto a concentrazioni come quelle di Berlusconi, ci sono gli anticorpi, una borghesia e una classe dirigente che reagiscono».
Nanni Moretti al quotidiano Guardian: «In Italia non esiste più un’opinione pubblica».
Paolo Flores D’Arcais alla presentazione di un faldone di Travaglio: «Anche quando i regimi fascisti salirono al potere, in Europa, l’opinione pubblica non capiì subito quello che stava succedendo».
Luca Sofri sul Wittgenstein: «Una vera buona politica deve educare noialtri e il Paese, mentre quella italiana recente lo ha maleducato incentivando comportamenti e pensieri che una volta erano almeno sanciti come sbagliati. Sul territorio bisogna starci per capire come migliorarlo, non come accontentarlo».
Nota: la cosa di Sofri (la versione completa guardatevela sul suo blog) prendeva spunto da questa di Michele Serra su Repubblica:
«Il vero problema, mi pare, è che conoscere il male non è più la condizione per combatterlo. In parole semplici, non abbiamo più né il coraggio né la forza di chiederci se le cose, così come sono, potrebbero cambiare, o avrebbero potuto andare diversamente. Stiamo diventando, tutti, meri registratori di una realtà a volte passabile, a volte orrenda, che comunque sovrasta la nostra speranza di mutamento, ed è già tanto se ci concede ancora libertà di giudizio e di critica. La rassegnazione (e la fuga…) sono i sentimenti dominanti di fronte a meccanismi sociali che, per la prima volta da quando siamo al mondo, ci paiono così potenti da essere immodificabili. Traducendo in politica, la frustrazione della sinistra è molto di più di una somma di sconfitte: è il timore che il campionato sia finito».
1 Set

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29 Ago
Gianfranco Fini pagherà la sua multa e starà buono: se si è immerso sotto la costa dei Grottoni di Giannutri, che è una cosiddetta riserva integrale e che è riservata alle spedizioni scientifiche, potrà solo raccontare di non averlo fatto apposta. C’è una regola e la devi rispettare, chiuso il discorso.
Spero si possa riaprirlo, magari più avanti, per confessare che le riserve integrali io sinceramente non le capisco. Non le riserve naturali in genere, dunque i parchi, le aree protette, le riserve speciali, le parziali, le orientate e tipologie varie: queste, semmai, andrebbero soltanto estese in un Paese sin troppo deturpato e privato di tutela. Parlo delle riserve integrali: porzioni di territorio italiano dove nessun italiano in teoria potrà andare mai (come in certe assurde basi Usa) neppure accompagnato da guide, neppure pagando e mettendosi in una lunga lista d’attesa, neppure se fosse il più rispettoso ecologista di questa terra.
Un italiano, se vuole, può partecipare a una spedizione scientifica alle Galapagos: con tutta la cura che gli consenta di non alterare ecosistemi ben più complessi dei nostri. Oppure, come lo scrivente ha fatto quest’estate, può immergersi in riserve naturali dell’Oceano indiano se ovviamente accompagnato e autorizzato. Ma a nessuna condizione può andare a Montecristo, per dire, o in una delle quaranta riserve integrali del Paese. E’ più facile che, senza che nessuno se ne accorga, possa buttare una bomba a mano su una costa calabrese.
29 Ago
Mentre procedono a gonfie vele le nomination per i Macchianera Blog Awards 2008, la BlogFest si avvicina, nuovi eventi si aggiungono al programma, ed è ormai tempo di prenotazioni per coloro che desiderano soggiornare a Riva del Garda.
Sono, ovviamente, prenotazioni non obbligatorie, e riservate solo a chi desidera pernottare, dal momento che - non ci stancheremo mai di dirlo - ogni singolo evento della BlogFest è ad accesso assolutamente gratuito. Molto semplicemente, per evitare di arrivare a Riva del Garda senza sapere dove dormirete, l’organizzazione della BlogFest ha concordato una convenzione con albergatori, campeggi e ostelli per garantire a tutti i partecipanti la possibilità di sottoscrivere pacchetti soggiorno a prezzi scontatissimi e per tutte le tasche (dai 15 € per il campeggio, ai 20 € per l’ostello, ai 50 € per un hotel 3 stelle, su su fino alle camere doppie in un 4 stelle).
Da oggi, finalmente, è possibile prenotare online e pagare con carta di credito, semplicemente cliccando qui.
C’è posto per tutti, ma è quasi inutile specificare che chi prima arriva si assicura le posizioni più vicine al lago e al centro città.
Nel frattempo, tenete d’occhio il programma ufficiale, perché nuovi ospiti, nuovi sponsor e nuovi eventi vanno aggiungendosi di giorno in giorno!
27 Ago

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16 Ago
Un lavoro come Prete è nettamente superiore rispetto a lavorare alle Poste in quanto…
- non hai solo un “posto” garantito a vita, ma anche un’assicurazione per l’aldilà;
- hai dei benefit molto interessanti (chierichetti, mi pare si chiamino);
- le cazzate che racconti sono “la parola di dio”, mentre se lavori alle Poste e dici che un pacco arriverà entro 3 giorni, non ti crede nessuno;
- non c’è Brunetta. Se anche ti dovessero beccare a molestare bambini, al massimo ti spostano di sede (puoi conoscere altri e nuovi bambini).
ADD. Aggiungi tu nei commenti altri vantaggi…
16 Ago
Ciao ragazzi, tutto a posto. Vi scrivo dal mio iPhone sorseggiando daiquiri circondato da belle pupe su una spiaggia deserta. Sì, magari. Invece sono qui nel patio di casa, con il mio vecchio portatile e una connessione a 56k, perché in spiaggia si è scatenato l’inferno ferragostano. Avete mai visto un’ammucchiata di donne represse fare acqua-gym ballando salsa a mezz’acqua guidate, a riva, da una cicciona isterica? Io sì. (more…)
10 Ago
E’ più di un decennio che mi occupo professionalmente di televisione - una televisione di prima serata, diretta al maggior numero di persone possibile. Quella che “è bella se fa tanto ascolto”, e che se va male, invece, è “brutta senza appello” o, peggio, “sbagliata”.
Bene.
Quella di Mad Men non è una televisione per tutti, e nemmeno per molti.
Quella di Mad Men è una televisione per pochi.
Il che parrebbe una contraddizione, o anzi un errore, considerato che il mezzo tramite cui viene diffusa vive non sulla qualità dell’offerta, ma sui tabulati. I quali, com’è noto, non testimoniano di emozioni, bensì di cifre.
Eppure, assistendo ai primi episodi della seconda serie, in onda negli USA in queste settimane, un pensiero nasce spontaneo: giorno verrà in cui Mad Men sarà riconosciuta come una vera, grandiosa opera d’arte metamediale, nella quale ogni singola soluzione di ogni singolo episodio (dalla sceneggiatura al production designing, dal cast alla regia, eccetera) rivela una raffinatezza senza pari, ai limiti dello stupore.
Un lavoro la cui rarefatta eleganza porta la narrazione a vertici estetici, comunicativi, emotivi, che prescindono e trascendono tanto il mezzo sul quale viene proposta quanto la sua tradizione.
Un’opera di grande profondità che arricchisce e, soprattutto, rispetta profondamente il pubblico cui si rivolge.
9 Ago
“Panariello l’ho inventato io!” confessa sul Corriere il dirigente Rai.
Si attende conferma o smentita da parte della Magistratura.
C’è altro sondaggio secondo il quale, in media, in America, una persona dedica al sesso 16 ore nell’arco della sua vita. Credo sia vero solo se incluso anche il tempo che impiego a scusarmi.
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