Lo specchietto per le allodole
16 Ott

Le cavolate della settimana scorsa:
- Do you speak maccheronica? Rispolverare la lingua di mr. Bean scoprendo delle strane fritelle australiane neanche cattive
- The perfect quiche: torte salate di tutti i tipi, rallegratevi, è arrivato l’impasto base impossibile da sbagliare
- Belgians do it better: la crostata 100% zucchero (ragazzette a dieta e diabetici astenersi)
- Stanchi della solita enoteca romana? Eccone una che vale il suo peso in bollicine
- Il cavoletto si mangia: basta farne una bella zuppetta
- Meglio la pasticceria francese! No, meglio quella romana! No, meglio quella parigina! Venite pure voi a sfogare vena polemica e frustrazioni annesse e dite la vostra!
- The big fat kebab blog reunion: avete un blog? siete a roma? la vostra religione non vi vieta il consumo di panini unti? aggregatevi!!
2 Ott
La questione del finanziamento dei partiti, nei caldi giorni di Finanziaria, cade a pennello. Oltre che nel vuoto.
La puntata di Report andata in onda ieri, a cura del solito Bernando Iovene, è a tratti illuminante. Per dire, è sintomatico di una qualche degenerazione il fatto che il tesoriere dei DS - con orgoglio manifesto - si definisca padre fondatore della più recente legge sul “rimborso elettorale” (tradotto nel gergo dei decenti diventa “finanziamento pubblico”). Segue pistolotto.
24 Set
mi sono rotto le scatole di questi dibattiti tra intellettuali laici e cattolici. Sono piacevoli, coltissimi, interpretati nella migliore prosa possibile, ma sono inutili. In fondo alle questioni, dopo i mille salamecchi reciproci e i diecimila richiami al dialogo emerge il problemino: gli uni possiedono la Verità, gli altri, ahimè, no! Indi, non si avanza di un picometro!
Da questa ineffabile asimmetria derivano poi, telluricamente, tutte le fratture: gli uni ovviamente ritengono di potere- anzi!- dovere imporre la verità (crocifisso nelle aule, eutanasia, legge 40 e quant’altro), mentre gli altri, poverini, offrono solo dell’antiquata ferraglia liberale, “relativista” addirittura, solo qualche modesta, lockiana, regola d’ingaggio perché la gente non si sgozzi a vicenda.
C’è solo una cosa talmente lapalissiana che nessuno la ripete: è assolutamente possibile per i devoti vivere sotto le leggi laiche, ma non è possibile il contrario (per i radi cultori italiani delle scienze esatte, le possibilità di una teocrazia sarebbero sottoinsieme stretto di quelle di una democrazia liberale- termine quest’ultimo berluschinamente desueto, purtroppo).
22 Ago
Sia chiaro: lungi da me la difesa degli spot Vodafone, ma in quello dove lei scappa al momento del sì e, lasciando lì tutti a pensare qualcosa dietro i cappelli, monta in sella alla moto di Silvio e poi (mi pare nell’altro spot) vanno al mare e lei entra in acqua col vestito bianco, sì insomma non ci vedo nessun attentato alla famiglia. Come invece credono quelli di Cl che al meeting di Rimini hanno tributato un lungo applauso a Luca Volontè quando ha attaccato a brutto muso: “Le famiglie si facciano sentire! Dicano che cambieranno azienda se non si cambierà la pubblicità!”. Mi stavo chiedendo: ma chi glielo ha detto al Volontè e ai suoi scherani che poi la Chiatti e Muccino non li facciano sposare? Magari in Chiesa con Socci che fa il chierichetto?
13 Lug
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Tutte le 20 vignette, come al solito, qui. E per il 2010 voglio Cuba ai mondiali, in Sudafrica.
10 Lug
Ma un grazie grosso così. Lo prendiamo come contropartita per avervi tolto il nano dalle palle.
Grazie di cuore a tutti, a chi ci ha messo l’anima e a chi si è caricato con gli scandali. Ma in modo speciale un grazie a Totti, che ha recuperato in modo fenomenale, e che non ha bisogno certo Roma-Livorno per dimostrare che è un grande!
27 Giu
Così Massimo D’Alema a Repubblica sabato 24 giugno:
“Dobbiamo evitare che si riproduca un vecchio dualismo: di qua Prodi, di là i partiti che lo assediano. È uno schema fasullo e rischioso, che eccita il malcontento e il qualunquismo dell’opinione pubblica e rischia di indebolire rapidamente il governo”.
Così Romano Prodi oggi sul Corriere della Sera, dopo la vittoria del No:
“E’ come se si fosse rimesso in moto il popolo delle primarie, è questo popolo che ha vinto il referendum, non i partiti”.
Ora, le due posizioni non sono affatto inconciliabili come potrebbe apparire a tutta prima. Se infatti si fa il Partito democratico e Romano Prodi ne diventa il leader risolviamo la faccenda. Il problema è capire che idea ha Prodi di partito. E mi sa che è questa qui, che – intendiamoci – non è del tutto sbagliata, ma piuttosto ideologica.
24 Giu
«Penso che sia un dovere di ogni italiano andare a votare. Poi, ognuno ha la libertà di fare come vuole» (Franco Marini, seconda carica dello Stato).
Toh, un Presidente del Senato che non invita all’astensione per ragioni balneari: ma che non si monti la testa, il sindacalista: fare meglio di Marcello Pera è un merito elementare.
23 Giu
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L’archivio sta sempre qui. E questa incorniciatela (prima pagina de il Manifesto di oggi).
6 Giu
Luca Volontè esterna da par suo sul tema della fecondazione e del referendum: “Il plebiscito popolare di un anno fa non può essere sovvertito con un blitz”. A parte che ai plebisciti solitamente si vota, comunque quelli dell’Udc non si devono permettere di tirare in ballo la volontà popolare. Mai.
Sempre sul concetto di volontà popolare Paolo Del Debbio (Il Giornale di ieri) pare non avere dubbi: l’80% degli italiani si è espresso inequivocabilmente. Noi qua, fatto 100 il numero degli astensionisti, non abbiamo mica capito a quanto ammonti la quota parte degli astensionisti cattolici. Del Debbio ce li deve contare uno ad uno e poi – soltanto poi – scrivere termini impegnativi come “volontà popolare”.
29 Mag
Come quella volta dei Papa boys che schitarravano sotto le finestre del Papa morente, anche stavolta viene da riflettere su una cosa: è legittimo ricordare a Dio quello che deve o non deve fare (“Dio non permetta mai più una cosa simile”)? E se risuccede? Comunque per una riflessione vera leggete questo.
19 Mag
E’ un po’ strampalata l’idea secondo la quale i senatori a vita non potrebbero votare la fiducia in quanto non eletti dal popolo. E allora? L’organo che in Italia rappresenta strettamente la volontà del popolo è la Camera dei Deputati. Il Senato svolga una funzione di rappresentanza altra. Simile, ma altra.
In tutti i paesi in cui vige un sistema bicamerale la camera bassa rappresenta la volontà popolare e la camera alta serve a bilanciare questa rappresentanza in base alla tipologia di stato in cui ci si trova. In Inghilterra, paese nato da un accordo tra la borghesia e aristocrazia, la camera alta (anche se conta quanto il due di picche) rappresenta la nobiltà, in Germania e negli Stati Uniti, paesi federali, la camera alta serve a dare anche una rappresentanza territoriale da affiancare a quella popolare.
L’Italia dello Statuto Albertino era una monarchia con costituzione concessa: a controbilanciare la volontà del corpo elettorale c’era il Senato, tutto a nomina regia, che rappresentava la volontà del sovrano. Il diritto costituzionale può far discutere, ma di solito è ben bilanciato.
E nell’Italia Repubblicana il Senato cosa rappresenta? Molte cose, ma una cosa è certa. Non rappresenta solamente la volontà popolare. Non viene eletto da tutto il corpo elettorale ma solo da chi ha più di 25 anni. E può essere eletto solo chi ne ha più di 40. Rappresenta gli anziani? Forse. Rappresenta le tradizioni? Può darsi. Può non piacere? Sicuramente. Ma se se i costituenti hanno deciso di lasciare una traccia dello Statuto Albertino attraverso i Senatori a vita è perchè volevano dare al Senato anche una funzione di rappresentanza della tradizione nazionale. I senatori a vita, insomma, rappresentano la continuità istituzionale e culturale. E nel momento in un cittadino diventa Senatore, a prescindere da come lo diventa, ha il diritto di fare il suo dovere. Guardate che non era mica era obbligatorio concederli il diritto di voto. Si poteva anche fare a meno. Se glielo hanno dato è perchè qualcuno ha previsto che potesse venire usato. Magari proprio quando faceva comodo.
15 Apr
don Tonino Bello

Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce.
13 Apr
La mozione d’ordine la sottoscrivo in pieno. Però a costo di essere monotono ne propongo un’altra: la sinistra internettiana che - ad urne aprte - dava l’idea di civettare con chi si asteneva (non chi dichiarava di astenersi punto e basta) e che adesso fa – diciamo così – la pragmatica e la laica (in una parola la “sgamata”) se ne stia un po’ in disparte. Per un paio di settimane almeno.
8 Apr
Il primo che “io non voto uno come Prodi” e poi Prodi perde e quello si lamenta di Berlusconi, vado lì e gli dò una manata sulla nuca che la racconta ai nipoti.
Preparatevi a vedere tanti volti nuovi al gala degli Oscar di domenica. Non persone nuove, solo volti nuovi.
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