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E' mai possibile che appena un fenomeno supera il massimo clamore mediatico, la si considera morta? Mai sentito parlare di Curva di Adozione Tecnologica?

Lo specchietto per le allodole

Archive for the ‘Tech’ Category

Kyoto

Non so quanti di voi si sono smazzati il protocollo di Kyoto. Io non l’avevo letto prima. Ma ne avevo sentito parlare. Su tutto mi aveva stupito la non ratifica degli USA sapendo quanto stanno investendo nei cicli di produzione energetica alternativa. E soprattutto il fatto che l’avversità statunitense era stata iniziata da Gore, noto ecologista.
Poi, capitolo dopo capitolo, si capisce univocamente che c’è una distinzione marcatissima tra i processi di riduzione delle emissioni nei paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. I primi devono essere molto rapidi e precisi nella loro riduzione di emissioni (Art. 3 e 4), i secondi non hanno limiti sulle emissioni (Art 11). Infine c’è il curioso principio che fa sì che la classifica dei buoni e cattivi sia stata effettuata in base alle emissioni pro capite. Per farla brevre, la Cina e l’India, quasi metà della popolazione terrestre, non hanno vincoli sulle emissioni.
Ora, saltando a piè pari la discussione marxiana sul fatto che così si genera un trasferimento industriale ed economico dai paesi ricchi a quelli poveri, ho come il vago sospetto che le emissioni globali aumenteranno. Solo un sospetto.
Magari mi sbaglio.

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  • Wordpressami /1

    Mi rendo perfettamente conto che questo post sarà il tipico battito d’ali di farfalla a Pechino che scatena qui un monsone. Epperò rischio.
    Ebbene: avete presente questo template (“questo” nel senso di “appartenente al blog che state leggendo”)? Avete presente WordPress? Avete presente l’infinito numero di volenterosi che si prodigano nella realizzazione di temi per i blog?
    Ecco, la somma dei fattori rende questa domanda: esiste per caso uno di questi volenterosi che abbia voglia di riprodurre per WordPress il template di Macchianera?
    Jus primae noctis, link e cotillons a chi si offre volontario.

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  • Oh! Telefonino vestito di nuovo

    Buonasera… Benvenuti… Grazie, grazie… Comodi, davvero… Così mi mettete in imbarazzo… Credetemi: se esagerate con gli applausi questo keynote rischia di durare due giorni… Grazie ancora… Bene, possiamo iniziare: io so perché siete qui. Siete qui perché nel corso degli anni vi abbiamo abituato bene. Vi aspettate un annuncio epocale. Avete apprezzato i nostri rivoluzionari prodotti presentati gli scorsi anni, e ora vi aspettate che io presenti la “next big thing”. Vi dico questo: non tornerete a casa delusi. Grazie… grazie… Non siete tornati a casa delusi quando abbiamo svelato il nostro frullatore cromato a energia eolica - ricordate? -, e nemmeno quando abbiamo completamente ridisegnato lo spazzolino da denti, eliminando quelle fastidiose setole. Vi siete fidati di noi quando abbiamo proposto la macchina sportiva a mais, o quando abbiamo ideato quel gioiello di design che era la penna a sfera senza sfera. Avete fatto bene ad essere qui: questa volta dovete essere preparati ad assistere ad un momento storico… grazie, davvero… ma tenete gli applausi per dopo… un momento storico, dicevo, alla presentazione di un oggetto che cambierà il mondo così come lo conosciamo. Lo so: avevamo detto la stessa cosa per la puntina da disegno magnetica e per la forbice a pedali, ma questa volta siamo andati oltre… Grazie, grazie… Non ne hanno di ovazioni così i nostri concorrenti, vero?… Ebbene, su questo palco, dietro a quel sipario, c’è l’oggetto di cui, da oggi in poi, non potremo fare a meno. Ha richiesto dedine di anni di calcoli e le menti migliori di questa generazione e della precedente, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo qui. Stiamo per cambiare la modalità di vita su questo pianeta. E se sta per succedere è grazie ai nostri tecnici, ai nostri esperti di marketing, è vero, ma anche grazie a voi, che ci avete incoraggiato e sostenuto sin da quando mettemo sul mercato il nostro primo termometro in legno, e alla fine condotti qui, su questo palco, davanti alle televisioni di tutto il mondo. …prego i fotografi e i cameramen di lasciare libero lo spazio davanti al palco, in modo che anche il pubblico possa assistere. Siamo arrivati… E’ il momento. Guardate l’orologio, così potrete dire ai vostri figli che sapete l’ora del giorno in cui il mondo è cambiato. … Io mi faccio da parte in quest’angolo… chiedo di spegnere le luci e… sipario!…

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  • iPhone. Gianluca Neri preview

    … vabbeh… e che sarà mai… il telefono l’aveva già inventato Meucci… l’elettricità Tomas Alva Edison… la pila alessandro Volta… il walkman la Sony… adesso arriva Steve Jobs e tutti MERAVIGLIA… ma poi, mi chiedo, sarà compatibile col formato cfj, bri-bri, chicchirichì? A Singapore peraltro l’accellerometro lo vendevano già, pesava un chilo e 600 grammi ma era compatibile con gnu, buh e gasp in formato granapadano. Apple in fondo non fa altro che fare cose più belle, più semplici da usare, più intelligenti, più leggere, più accessibili, in anticipo di al massimo quattro o cinque anni e non di più, più funzionali, più comode, più trendly, più sottili, più intercompatibili, più leggere, più intuitive, più fighe, che funzionano meglio, e che sarà mai. Sono solo dei furbastri del marketing. E tutti voi lì a dire WOW. E poi ’sta storia che se lo giri lo schermo gira… in fondo, anche la ruota…

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  • Wii are the world

    Un po’ per l’ora tarda, un po’ perché mi fa male il braccio come nemmeno a quattordici anni ai tempi degli Albo Blitz, per ora mi limito a dire questo:

    Wii Friend Code1800 9552 6474 0892

    (Chiaramente - ma mica tanto: il numero inizia per 1 800 - non si tratta di un numero da comporre al telefono; e la colpa del dolore al braccio è sua - Va da sé, poi, che se aggiungete alla vostra Wii il mio friend code, dovete lasciare un commento a questo post con il vostro friend code, altrimenti non serve a niente e non ci si possono scambiare i Mii - L’autore non risponde del livello di “geekkaggine” del presente post).

    Nintendo Club

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  • musikCube

    musikcube-2.gifNon so se già sia stato segnalato, ma downloadblog - punto di riferimento per queste cose - non ne ha scritto: musikCube merita a prescindere una doppia segnalazione.
    Se ne parla come eccellente alternativa a iTunes, e per quello che posso capirne è un’eccellente alternativa a iTunes. Mancano quelle caratteristiche che suggeriscono d’usare comunque iTunes, vero, ma la comunità è attiva e pare si stia pensando ad un plugin per iPod. Magari mi sbaglio e non vedo i difetti: ma sembra un’eccellente alternativa a iTunes.

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  • Forse l’inchiesta di Diario farà scoppiare il bubbone di quella notte delle elezioni. Forse no; finirà magari nel dimenticatoio, come le tante inchieste dell’Espresso degli ultimi mesi.
    Però, c’è un però, cavolo se c’è un però. Lungi da me anche pensare a dei brogli, mi sono preso la briga nelle settimane scorse di completare un’analisi statistica che stava alla base di quanto detto quella notte.
    La domanda che mi ha arrovellato è: quanto è probabile l’evento mesi di sondaggi sbagliati, exit poll cannati e soprattutto curva dei voti durante la notte con una sola direzione (CdL crescente, Unione decrescente).
    Sì perchè mentre i primi due eventi statistici (sondaggi e exit poll sbagliati) sono frequentissimi, quella curva in quella notte mi ha fatto impazzire. I dati venivano aggiornati con una frequenza molto alta, tra i 5 e i 10 minuti, e andavano sempre e comunque in una direzione.
    Ecco, se uno può dire che la possibilità che sondaggi e exit poll “cannino” in quel modo sia del 20%, semplicemente guardando alla storia delle elezioni e dei sondaggi, ben altro si può dire dell’andamento di quella curva quella notte. Numeri alla mano, quella notte è successo un evento equivalente a beccare 10 volte di seguito un numero sulla roulette.
    Qui mi fermo. Niente congetture e teorie del complotto. Sono cose da giornalisti. Però cazzo, la prossima volta invece di fare Macchiaradio andiamo al Casinò.

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  • Comincia oggi una serie di post pallosi, pensati per affrontare alcuni problemi e incomprensioni che ci sono nella comunicazione degli argomenti scientifici; si parlerà di cos’è e cosa non è la scienza, del modo di fare scienza, del consenso fra scienziati, delle grandi toppe; e poi si parlerà di colui che la scienza moderna l’ha fondata, Galileo. Per chi è un “iniziato”, vi pregherei di considerare che a volte ci saranno alcune semplificazioni.
    Stay Tuned.

    Quante volte l’avete letto o sentito? Frasi del tipo “non c’è ancora consenso nella comunità scientifica”; oppure la variante “ci sono molti scienziati che dissentono su queste teorie”. In questi periodi si leggono spesso commenti di questo genere; ecco, quando leggete una siffatta frase, alzate le antenne perchè chi la sta scrivendo o non capisce una mazza o sta barando.
    Per farvi capire il punto ci vuole un piccolo panegirico su cosa sia la scienza e il suo processo; la scienza galileiana è basato su un costrutto molto semplice:
    1. Si osserva e si misura un fenomeno (esempio classico, un oggetto che cade).
    2. Si prova a scrivere una relazione aritmetica (l’oggetto ha un’accelerazione costante nel tempo).
    3. Si mette la relazione aritmetica in uno scritto a disposizione della comunità scientifica per provarne la validità.
    4. Si ritorna al punto 1 per affinare la relazione aritmetica.

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  • Riempire un giornale a ferragosto

    Notizia bomba: la NASA smarrisce i nastri del primo allunaggio. Chissà dove saranno! Chissà quali immagini incredibili ci stanno celando! Giustamente su Rep. mettono pepe sulla ferita:

    Ora il fatto che prove presumibilmente inconfutabili dell’allunaggio siano andate clamorosamente smarrite non può che attizzare nuovi sospetti. Ed è difficile effettivamente immaginare che la Nasa, che a sua volta ha ammesso di non riuscire a ritrovare il materiale d’archivio, abbia custodito le preziose registrazioni come un qualsiasi altro documento.

    PS: se interessa, la NASA vende da anni tutti i filmati di tutte le missioni Apollo. Anche dell’Apollo 11. Una copia ce l’ho a casa mia. Dura dieci ore e passa..

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  • The day the music died

    Qualche sera fa a casa Neri si sono fatte le ore piccole. Le 4 e mezza del mattino, se ricordo bene. A parlare di un argomento che sembra cucito per stare addosso a un blog: tu scrivi il post, fai i bagagli, te ne vai in vacanza, e nel frattempo il blog vive di vita propria, alimentato dallo tsunami di commenti generati da quella discussione.
    Comincio col dirvi chi c’era, in rigoroso ordine sparso: il sottoscritto, Matteo Bordone, Lorenzo De Marinis e Carlo Giuseppe Gabardini. C’è stata, fino ad un certo punto, anche Laura Carcano, che però ha abbandonato prima del gong per knock out provocato da un suo personale Zidane troppo preso dal dibattito.
    Siccome potreste lasciarvi influenzare dalla simpatia o dall’antipatia per l’uno o per l’altro, facciamo invece che c’erano A, B, C e D, e che abbiamo mescolato le carte, per cui non sono nell’ordine in cui li ho elencati poco fa.

    • Ebbene, ora non ricordo perché e percome, ma B si lancia in un’affermazione impegnativa, e cioè che di qui a pochi anni i CD musicali spariranno, e lo scambio o la compravendita di musica avverrà esclusivamente via file.
    • A e D sostengono che si tratti di un’immane cazzata, perché le persone associano al supporto sentimenti, emozioni, ricordi.
    • B ribatte che si diceva la stessa cosa anche dei dischi in vinile, e guarda che fine hanno fatto.
    • C ammette di essere affascinato da entrambe le teorie: capisce quella di A e D, ma considera valide le ragioni di B.
    • A e D sostengono - prima l’uno e poi l’altro - che la gente ha bisogno di comprare qualcosa di tangibile, che può vedere e toccare, e che solo ad elementi con queste caratteristiche assegna un valore. Continuano, i due, sostenendo che un file non è un oggetto, bensì qualcosa di astratto, impalpabile, immateriale.
    • B, a questo punto, si lancia nella seconda affermazione delicata della serata, e cioè che un file - al contrario di quanto pensano - è invece a tutti gli effetti un oggetto. E che poi noi ci siamo nati con il vinile, alcuni con il CD, e se è vero che li abbiamo ancora quasi tutti negli armadi perché ci siamo affezionati, è anche vero che le nuove generazioni nascono e crescono con la musica già in forma di file.
    • A sostiene che B stia dicendo una cazzata: un CD è come un libro; ha una sua copertina, ha una sua storia, mentre un semplice file no. E aggiunge: cosa dici agli amici, guardate la mia collezione di dischi, o guardate quanti file ho nel mio iPod?
    • B dice che va bene sia la prima che la seconda: esiste gente che si vanta di possedere tutti i vinili originali di un determinato gruppo, così come persone che mostrano orogliose un iPod che contiene intere discografie. Alla fine quel che conta è avere da disponibilità di un brano, non importa su che supporto.
    • D gli risponde: è perché tu sei un geek.
    • C, a questo punto, chiede: scusate, io sono abbastanza d’accordo con B, però solo nel caso in cui i file vengano comprati; allora sì che per chi li ha acquistati diventano a tutti gli effetti un oggetto. Se invece può scaricarli liberamente dalla rete, come avviene ora, non vale lo stesso ragionamento: molte persone scaricano centinaia di brani che non ascolteranno mai, solo per il gusto di farlo.
    • A e D sostengono che prima o poi non sarà più possibile farlo, perché le case discografiche non possono starsene con le mani in mano.
    • B li interrompe sostenendo invece che la pirateria esisterà sempre, solo che diventerà sempre meno accessibile e ad uso e consumo di pochi geek e dei propri amici, ragion per cui, le percentuali dei consumatori che acquistano dischi e quelle di chi, invece, scarica musica online rimarranno più o meno le stesse.
    • A, non ci sta: dice che nemmeno i ragazzini (anzi: soprattutto i ragazzini) sono disposti a spendere anche meno di un euro per acquistare della musica, e che non sono mica tutti coglioni.
    • B pensa che A sottovaluti il numero di coglioni totali sulla faccia della terra e gli chiede per quale motivo, allora, frotte di adolescenti si fiondano a scaricare suonerie tarocche e orribili sfondi per il cellulare, a 2,5 euro al pezzo.
    • A è convinto che gli adolescenti non abbiano soldi da spendere, e per questo non si sognino nemmeno di buttare via un dollaro per una canzone, e C ribatte che è molto più facile che vogliano sacrificare un dollaro per una canzone che gli piace, piuttosto che 20 euro per un blocco da dieci canzoni, di cui ne desiderano solo una.
    • D la butta sulla qualità: i fanatici che possono permettersela pagano per la qualità, e la qualità sta in un vinile o in un cd, ma non in un file mp3.
    • A Butta il carico e afferma che le case discografiche tenteranno sempre di vendere la stessa cosa per due volte, su supporti diversi: il file, e poi il CD.
    • B, invece, sostiene che Apple, con iTunes, abbia sostanzialmente messo davanti al fatto compiuto le major della musica, piegandole ad un nuovo concetto di fruzione della musica, e che, comunque, queste ultime inizieranno a spingere sempre più per il download a discapito del CD, in quanto non avendo supporto e distribuzione consente un margine di guadagno maggiore.

    Finisce pari e patta. Fuori sta quasi facendo giorno, e il discorso nel frattempo si è spostato sulla miniaturizzazione buona o cattiva, sulle foto digitali, sugli e-book: potete immaginare che una discussione sull’esistenza o meno di Dio avrebbe acceso meno gli animi.

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  • Non c’è due senza tre punto tre

    Movable Type 3.3Esiste una regola non scritta nel mondo dei blog: mai effettuare un upgrade di Movable Type poco prima di andare a dormire, quando nessuno sulla faccia della terra è in grado di aiutarvi a capire cosa diavolo stia succedendo al vostro server.
    Forte di una mezza dozzina di precedenti installazioni, per effettuare l’upgrade ho atteso ieri mattina: la mattina di una domenica con l’oro in bocca e abbastanza ore in saccoccia per mettere una pezza a qualsiasi problema.
    E invece no. I forum di supporto di Movable Type non hanno funzionato per l’intera giornata. La knowledge base pure. Le procedure di installazione per la nuova versione sono apparse per qualche minuto per poi scomparire in favore di quelle - dettagliate ma inutili - della versione precedente.
    Insomma: i peraltro simpatici ragazzi di SixApart per fare manutenzione sui propri server scelgono i giorni del lancio di una nuova release del proprio programma.

    A compensare una manciata di “Server Error 500″ che appaiono un po’ random su questo blog (succede a me: ad altri no, e vai a sapere perché) ci sono un po’ di novità (soprattutto per i gestori dei blog o gli autori dei post): sono state implementate nel sistema la gestione delle “tag” e della “tagcloud” (vedete le prime in calce ad ogni post, prima del numero di commenti o di trackback, e la seconda a metà della colonna di destra); ogni singola tag ha il suo bel feed a cui potersi abbonare (nel caso in cui a qualcuno non interessi l’intero blog ma solo determinati argomenti); sono stati introdotti i “widgets”, ovvero piccole utilità composte di codice che possono comodamente essere aggiunte, spostate o rimosse tramite un’interfaccia Ajax semplicemente trascinandole con il mouse (le due colonne di questo blog, per dire, quella destra e quella sinistra, sono ora composte esclusivamente da “widgets”; i tenutari dei blog possono ora abbonarsi a specifici feeds dedicati ai commenti del proprio blog, generati in automatico e sul momento.
    Rimando al manuale ufficiale (ora visibile) di Movable Type tutti coloro volessero inserire le tag o la tagcloud nel proprio blog, pur rimanendo qui a disposizione per qualsiasi tipo di aiuto.

    Prevengo tutti coloro che, ciclicamente, all’apparire di post come questo, se ne escono con l’ormai celebre affermazione “Ma perché non passi a Wordpress, che è anche gratis?” chiarendo che il pur ottimo Wordpress è un sistema di pubblicazione dinamico (ovvero scodella le pagine al momento, alla richiesta delle’utente, invece di pubblicarle tutte prima) che genera una chiamata al database per ogni singolo elemento che costituisce la pagina; e che blog con il carico di accessi, pagine e commenti di Macchianera e Daveblog lo vedrebbero crollare e soccombere ignominiosamente.

    Detto questo, commenti e impressioni su eventuali malfuzionamenti (io, per dire, continuo ad avere saltuariamente “Server Error 500″ dopo un post o un commento - che però vengono poi regolarmente pubblicati -, e in più il modulo DBD:MySQL sembra non volerne sapere di aggiornarsi senza generare errori) sono benvenuti.

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  • Chi lascia la chat vecchia per la nuova…

    Ok, stiamo provando la nuova chat per la radio (e magari anche altro, chissà).
    Non c’è bisogno di alcuna password, solo del nickname.
    C’è anche un player per la radio integrato (che funziona solo con Firefox e non con Explorer: un buon motivo per cambiare browser). Ed esiste già la possibilità di inviare files agli altri utenti collegati. Si può aggiungere la propria foto come avatar e molto altro.
    La provereste per dirci cosa ve ne sembra?
    Per aprirla, cliccate sul link “Continua a leggere…” sulla destra, oppure qui

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  • “Uno è lieto di poter servire”

    Uno punto ZeroC’è Uno (ma non “uno” inteso come “uno qualsiasi”: intendo proprio uno che si fa chiamare Uno, e che tempo fa faceva di nome “Uno-Punto-Zero”, ma in tempi di interfacce Ajax e convegni sul “Web 2.0″ deve essersi sentito fuori moda tanto da decidere di rinunciare al cognome come una qualsiasi sposina timida), che ha partecipato tra il pubblico ai RadioIncontri di Riva del Garda nell’incontro che aveva per tema I podcast e le radio online.
    “Uno”, in realtà, si chiama Marco Camisani Calzolari: è uno che i suoi bei convegni dalla parte del palco li ha fatti, ha fondato una società che ha l’obiettivo di veicolare l’audio su internet e, insomma, nell’ambiente non è affatto l’ultimo dei pirla.
    Epperò deve aver pensato che dietro quei microfoni e davanti a quella cinquantina di persone, al posto mio o di uno qualsiasi degli altri convitati (Luca Sofri, Filippo Solibello, Matteo Bordone, conduttori rispettivamente di “Condor”, “Caterpillar” e “Dispenser” per Radio 2 Rai), doveva esserci lui.
    Perché l’ho visto, l’ho riconosciuto: era in prima fila ed è perfino venuto a salutarmi alla fine dell’incontro. Poi, evidentemente, è tornato nella sua dolce casetta di marzapane, pieno di livore per l’ingiustizia subita e per le inesattezze che è stato costretto ad ascoltare, si è collegato a internet, ha aperto il blog, e lì ha riversato tutta la sua indignazione. Avete letto bene: era lì, era in prima fila, eppure non ha colto l’occasione per alzare la manina e dire la sua o chiederci conto delle immani cazzate con le quali ritiene noi si siano intrattenuti gli astanti. No. E’ tornato a casa e si è detto: “Lo scrivo sul blog!”. Anche perché vorrai mica mettere 50 presenti, di cui gran parte universitari, con la platea di aficionados che legge il mio blog sommata alla mandria che la risposta di Neri condurrà per queste praterie?

    Scrive, Uno:

    Ho sentito una tale quantità di definizioni errate, considerazioni riduttive, analisi inadeguate e previsioni anacronistiche da rendere totalmente fuorviante il senso di quel dibatitto e la percezione del tema da parte dei presenti… pensavo a come descrivere la presunzione con cui i quattro relatori hanno parlato di argomenti che conoscevano sommariamente.

    E questo è solo l’inizio, perché fra poco viene il bello. Alla mia dichiarazione: “La diffusione e l’ascolto di brani audio su internet non è una novità: si fa da anni. La differenza in questi 18 mesi è che è diventata di moda la parola podcast”, l’Unità (nel senso di quella costituita da Uno, non certo il quotidiano), risponde:

    Gianluca esordisce così replicando a una precedente sommaria e inesatta intriduzione al tema di Filippo Solibello. Rimango basito. Gianluca Neri, dovrebbe essere uno che conosce la Rete e le sue applicazioni, come può definire il podcast una parola di moda? Il podcast è una nuova modalità di fuizione di contenuti audiovisivi.

    ‘Sticazzi, mi viene da dire, ma ogni volta che lo faccio qualche romano mi riprende facendo notare l’uso errato che faccio dell’espressione: nel caso abbia sbagliato anche questa volta, fate conto che ne esista un’accezione milanese che vuol dire quel che intendevo io. E insomma, ’sticazzi: pare addirittura che una “nuova modalità di fruizione di contenuti audiovisivi” non possa rappresentare una moda. Perché è chiaro a tutti, immagino, che se qualche funzionario in quel di via Asiago ha deciso che le trasmissioni delle Radio Rai venissero trasmesse anche in modalità podcast, è solo per la volontà di fare ricerca sul campo o permettere al pubblico “una nuova fruzione di contenuti eccetera eccetera”, e mica perché se ne parla sui giornali, tutti i concorrenti stanno facendo la medesima cosa e quindi, alla fine, la Rai è costretta ad adeguarsi?

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  • Gapminder, le palle del mondo

    gapminder.gifSi parlava di Cuba, qualche settimana fa: semplici confronti, come s’usava una volta, perlopiù grazie ai dati ONU. Ma non conoscevo Gapminder, strumento che prende il nome dall’omonima fondazione svedese e che da pochi giorni è stato acquisito da Google: davvero intuitivo il confronto grafico tra i paesi del mondo in base ai principali indicatori di sviluppo, incrociabili tra loro.

    Nelle griglie delle Nazioni Unite si leggono certo più indicatori, ma non per pochi la consultazione è quantomeno narcotica. A ogni buon conto, su Gapminder mi pare ce ne siano d’indici rappresentativi: aspettativa di vita alla nascità, mortalità infantile, crescita economica, diffusione della contraccezione, tasso di fecondità totale, occupazione e scolarizzazione femminile, tasso d’urbanizzazione e, ancora, reddito pro-capite, emissioni di diossido di carbonio, spese militari e diffusione di Internet (tra gli altri). D’accordo, mancano indicatori della diffusione della SIDA/HIV, della denutrizione infantile, dell’analfabetismo o - più semplicemente - i riassuntivi indici di sviluppo umano proposti dall’UNDP.

    Ma ciò che i rapporti annuali spesso non permettono è analizzare l’evoluzione nel tempo: su The Gapminder World 2006 è invece possibile verificare la dinamica dei tassi dal 1960 ad oggi (non per tutti gli indici), con tanto di grafico animato.
    Mi pare davvero un ottimo servizio. In stile Google, è in versione beta, ma benché ne sia già soddisfatto (s’era capito) aspetto sviluppi interessanti. Provatelo (di seguito solo qualche esempio).

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  • Venghino, siòri, venghino…

    …sotto il tendone dei commenti, appena riaperto!
    Ricordatevi di stare lontani dalle sbarre e di non dare da mangiare ai troll.


    TypeKeyPer la cronaca, già che c’eravamo, abbiamo persino aggiornato i template dei commenti, in modo che fosse nuovamente possibile lasciare un proprio intervento essendo riconosciuti da TypeKey (vale anche per tutti gli altri blog ospitati da BlogNation, a patto che aggiornino i templates: il funzionamento senza quest’ultimo accorgimento non è garantito). In più, da oggi, ogni singolo commento ha il suo permalink. Va specificato, in ogni caso, che su Macchianera è al momento comunque possibile lasciare commenti anche senza identificarsi su TypeKey.
    Ciò che andremo a dire sarà probabilmente utile a parecchi gestori di blog amministrati attraverso Movable Type.
    E insomma, perché con Explorer si poteva lasciare un commento, e con Firefox no? Perché alle volte accadeva il contrario? Perché la validazione su TypeKey dava errore?

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  • Macchia Ads

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      GeoCaching - MacchiaCache /2GeoCaching - MacchiaCache /1Fabio De Luca alla BlogFest 2008I Perturbazione alla BlogFest 2008 /1I Perturbazione alla BlogFest 2008 /2I Perturbazione alla BlogFest 2008 /3

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    Parlano di Macchianera

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    • “Io sono uno che con la contemporaneità ha dei problemi. Fino a pochi anni fa, quando vedevo uno col cellulare, mi sembrava come uno che avesse, non so come dire, tradito. Tradito cosa? Il mondo così come mi sembrava che dovesse essere a me. Il mondo a cui ero abituato. Quello con le cabine telefoniche e i gettoni.” - Paolo Nori #
    • “E comunque, se non altro, si riprenda quella parola. Élite è una bella parola, significa ben sopra la media. Io gli chiederei perché ce l’hanno tanto con l’eccellenza.” - Aaron Sorkin: Josaiah Bartlet meets Barak Obama #
    • “E invece c’è chi finge di avere a cuore la causa vittime dell’11 settembre per sfogare le proprie frustazioni nei confronti non tanto di Gitto in persona, ma della vita che a lui ha evidentemente regalato cose che voi vi sognate (posto di lavoro di prestigio, bell’aspetto, fidanzata gnocca). E’ triste, ma i veri cinici siete voi. E mentre fingete di avere il cuore che vi sanguina per i familiari delle vittime, infierite sui familiari di Gitto (vedi fidanzata) con commenti sessisti, idioti e da persone piccole piccole.” - Commento di “Paolo” #

    Del.icio.us

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    Laura Freddi, io sono contrario ai rapporti occasionali. Me la darebbe tutti i lunedì sera dalle 22.30 alle 24? — Dario Vergassola


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