Beh, pare proprio che Trillian abbia un concorrente di tutto rispetto. Secondo il sito, l’instant messenger (gratuito, fra l’altro) sarebbe capace di interfacciare AIM, MSN, Yahoo, Jabber, ICQ, IRC, SMS, feed RSS e, addirittura, di consentire la pubblicazione di interventi sul proprio blog. Proverò, vi farò sapere.
Provato. Non male. Ma tengo il mio Trillian.
Ringrazio qui pubblicamente Sonia Cassiani che, ogni settimana, puntualmente, almeno uno spunto ce lo fornisce. Dal momento che la contesa su quale sia stato il primo blogger italiano è ancora aperta, l’affermazione apparsa oggi sul suo blog, in un altro contesto e con altri protagonisti, avrebbe potuto creare faide, rappresaglie, ritorsioni di ogni genere. Siamo sul web, del resto. Cito testualmente: “E se poi la Fumarola (la giornalista di TV Sette che l’ha intervistata, n.d.r.) vuol far credere che io mi sia fatta un blog per «tentare un dialogo con Sofri e compagnia», sappia che io il mio “sito pensiero” (come lei lo definisce) l’ho aperto prima che lo facesse lui”. Ops: ho come l’impressione che Wittgenstein sia online da parecchio tempo prima dello scorso ottobre. Chi sarà il prossimo obiettivo dell’umile e schiva Sonia, la quale si ritiene “senza modestia, – parole sue – la prima persona di una qualche notorietà ad avere inaugurato in Italia il fenomeno dei blog”? Antonio Cavedoni? SlashDot? Andrew Sullivan? Avevo intenzione di scrivere un’e-mail per segnalarle l’inesattezza, ma devo aspettare che Sonia Cassiani inventi Eudora, Outlook e il protocollo SMTP.
(Se poi qualcuno, con molta cortesia, volesse farle notare che, se proprio uno la vuole mettere, la virgola va appiccicata alla parola a sinistra e non a quella a destra, farebbe la felicità di tutti i blogger che, per dovere o per passione, si vedono costretti a citarla).
Invidiosissimo della webcam che è apparsa – per poco, mi sembra – sul blog di Massimo Mantellini, ho spolverato e attivato anche la mia. Il che, tradotto, significa: per voi, che ora sul weblog c’è un’immagine in più di cui non potrebbe fregarvene di meno, dal momento che qui dietro non c’è Halle Berry dopo la doccia; per me, che da oggi è vietato scaccolarsi o andare in giro per lo studio in pigiama quando è vacanza. Fatemi un fischio se vedete i ladri quando sono fuori casa. Se in camera dovesse apparire un losco figuro da cambiare marciapiede quando lo si incrocia, quello, invece, sono io.
Mi sono accorto con orrore che con il passare del tempo la mia memoria non è più buona come quella di una volta. Tengo ancora a mente i testi di quasi tutte le canzoni, anche in inglese, ma sui nomi degli attori, ad esempio, di tanto in tanto inizio a fare cilecca. Una cosa, però, la ricordo bene, e cioè che Luca Sofri (entità ormai citata di default in questo blog) fu tra i pochi – se non l’unico – a difendere Sonia Cassiani e il suo weblog “Insonia” dai commentacci miei e dei soliti noti. E invece, inevitabilmente, c’è andato di mezzo. Di nuovo.
TV Sette di questa settimana, infatti, sfiorando lo speciale monotematico, apre con un incensante editoriale di Antonio Bozzo intitolato “Bignardomani”, e si trascina fino a pagina 55 con un’intervista di Giovanna Fumarola a Sonia Cassiani di cui riporto la parte saliente: “…«Amo i programmi di Lerner, considero Cristina Parodi buona per le casalinghe di Voghera, la Ventura una che scimmiotta le venditrici ambulanti di pesce e la Venier… no comment». Dopo essersi fatta tutte queste amiche, consiglia la sua pagina web, dove discetta di tutto un po’, pure tentando un dialogo con Luca Sofri e compagnia internettiana (www.wittgenstein.it). Quanto le piacerebbe, sotto sotto, entrare nel giro di quei trentenni che amano scriversi mail a mo’ di editoriali! «Sofri mi cita spesso. Mi prende in giro, ma pazienza». Non si arrende Sonia, e a colpi di nomi come Sgalambro, Maugham, ma anche Lewinsky è quasi assicurasse loro che la contaminazione la ama anche lei, come da generazione. E insiste metaforicamente a cantare: «Vengo anch’io!», in spasmodica attesa che la risposta non sia la solita «No, tu no»”.
Sonia, sportivamente, l’ha presa con filosofia. Riporto dal di lei blog: “Perché le persecuzioni, contro certe minoranze (i neri perché dotati di più muscolarmente e non solo, gli ebrei perchè più abili a far soldi…) Perché la misoginia è così ben codificata e la misandria no? Perché le femmine pensano con l’utero, sono piene di astio, di livore, una maledizione divina le costringe a non andare al di la’ della propria natura ctonia e subdola, come quella della vagina di cui sono portatrici malsane. Quando tra le gambe c’è la fica la testa fuma, anche senza bisogno di accendersi sigarette. Non concederò mai più interviste a donne, sono la caricatura delle caramelle Saila (un buco con il lamento attorno). Perché questa invettiva? Oggi è uscita un’intervistuccia fattami da tv 7 (pag 55) e alla giornalistuccia io stavo sulle ovaie e, anziché semplicemente ignorarmi in toto o dirmi cretina, idiota e quello che pensava se avesse avuto un pensiero che le stuprasse i neuroni, trovandosi costretta a parlare di me ha accuratamente evitato di nominare il mio blog e ha messo invece bene in evidenza l’indirizzo del web-log di Luca Sofri. Perché LUI HA IL CAZZO, VERO? e tu donna non perdoni ad una della tua razza (come quella canina) l’ardire delinquenziale di un pensiero!”.
Non è cattiva, credetemi. Penso, in fondo, che il goffo pistolotto sulla misoginia abbia un malcelato ma preciso intento: a Sonia piacerebbe tanto fare l’editorialista per “Donna“. Luca, avverti a casa.
Ho calcolato che in un giorno medio della settimana ricevo circa 120 messaggi di Spam riconosciuti da SpamNet. La solfa è più o meno la solita: un sacco di soldi a mia disposizione, le assicurazioni sulla vita con le rate più basse, prestiti istantanei per la mia casa, ciao sono una ragazza nuova sul web vieni a vedere il mio sito, e il solito “Enlarge your penis!”. Beh, gioite: perché da oggi le istruzioni perché il vostro pisello diventi un pezzo di pongo da modellare sono anche in italiano! Uno degli spam di oggi era, infatti, Fallogrosso.cc: “Il rimedio naturale per far più grande il tuo pene”. Non so se il doppio senso sia volontario o meno, ma il primo link che appare è “Area Nuovi Membri”. Le promesse che starebbero dietro all’immancabile dialer da scaricare sarebbero: miglioramento della vita sessuale, ingrandimento del pene da 2 a 9 cm in casa, esercizi per il pene naturali al 100%, risultati permanenti in 2-3 settimane. La “risoluzione del problema dell’eiaculazione precoce”, dicono, è in arrivo. Ma fate attenzione: tornando domani potreste mancarla per un secondo. Voglio saperne di più. Dove mai mi condurrà questo dialer miracoloso? Leggo il capitolo “Durata del programma“: “Il nostro programma delle ESERCITAZIONI NATURALI 100% è stato sviluppato per potere raggiungere l’obiettivo in 2 settimane. Ripetiamo che raggiunto l’obiettivo dell’allungamento l’effetto sarà PERMANENTE. Le esercitazioni sono facili da applicare, non richiedono nessun tipo di medicina, aiuti da parte di terzi e non presentano alcun tipo di effetto secondario. Le Esercitazioni 100% naturali sono facilissime da eseguire. Tutto quello che richiedono sono solamente 5 – 10 minuti al giorno. L’UNICA cosa di cui avrete bisogno sarà la vostra MANO”. In sostanza la modica cifra di una manciata di Euro al minuto serve per imparare a farsi le pippe. Ma bene, però: naturali, senza effetti secondari, facilissime da eseguire. Fossero vere le premesse e considerati gli Albo Bliz dei miei quattordici anni, ora che fa freddo potrei usare il mio come sciarpa.
Quando ho letto Massimo “Dot-Coma” Moruzzi riferirsi ad un articolo apparso su Libero, per qualche istante ho seriamente pensato che potesse essere un lettore del becero (e, a volte, involontariamente comico) foglio di Vittorio Feltri. Invece parlava dell’altro Libero: il portale comico (e, a volte, involontariamente becero) che fa capo a Wind. Nell’intervento di cui stiamo parlando, un certo Davide Passoni se la prende con Luca Sofri per un suo pezzo apparso su il Foglio due anni e mezzo fa. A parte il fatto che Passoni dà l’impressione: a) di avercela con Sofri per qualche non ben specificato motivo; b) di scrivere con una penna che soffre di problemi alla prostata, tanto la prosa appare inutilmente arzigogolata e logora: sono invecchiato di tre anni solo tentando di inseguirne le discese ardite e le risalite; c) di essere pagato un tanto a grassetto, dal momento che ha deciso di dare risalto a parole assolutamente irrilevanti come “presente”, “articolo”, “eldorado”, “oceano sconosciuto”, “guardare”, “sardine”, “vaticinata”, “www”. Poi un po’, proprio grazie ai grassetti, ho capito: Passoni non l’ha presa bene perché l’articolo canzona la Voce del Padrone, e lui prova a metterci una pezza. Si parla di portali? Metto la parola “portale” in grassetto, con link a www.libero.it, Si parla di “piano di business credibile”? “Business” in bold, con link all’apparentemente inutile ed inutilizzato business.libero.it. Si parla di motori di ricerca? Grassetto e link ad arianna.libero.it. Se qualcuno avesse affermato che intraprendere su internet è solo questione di fortuna, Passoni avrebbe prontamente scaldato al microonde e servito già linkato un provvidenziale culo.libero.it. Nel suo pezzo (del 14 giugno 2000, è bene ricordarlo) Luca Sofri si chiede “Internet è un bluff?”, e motiva la domanda indicando sette indizi, che qui riassumo per quanto mi è possibile (ma trovate l’articolo intero cliccando qui): “1. Con internet non si guadagna. Nessuna nuova attività in rete è in attivo, a meno che non parliamo di attivi minimi su business minimi. 2. Più gli investimenti sono grandi, più forte è il passivo. 3. Al momento attuale nessuno sa indicare in internet fonti di guadagno diverse dai banner pubblicitari (briciole) e dall’e-commerce (in Italia, briciole; fuori, tutti comunque in passivo). 4. Tutte le grosse iniziative imprenditoriali in rete si motivano solo con la crescita del valore delle azioni in Borsa. 5. No, non solo. Per altri tre motivi. Uno, sostenere le loro attività extrainternet. Due, “creare comunità”, assumere dati sugli utenti con la prospettiva di vendergli qualcosa. Tre, dice un mio amico esperto «è come se si fosse trovato un oceano sconosciuto: nessuno ci ha pescato niente, se non quattro sardine, ma è così grosso che qualcosa di prezioso ci deve pur’essere. E così tutti si affannano a buttare le reti, e a non restare a terra a guardare, ma non sanno neanche lontanamente cosa vogliono pescare» e concludeva: «Questi sono i motivi per cui mi sembra difficile negare che si tratti di un bluff formidabile. Magari alla prossima mano ci entrerà un poker servito: ma a questa ci troviamo con due otto e tre carte da cambiare. E dopo il cambio, ogni giorno finora, abbiamo sempre due otto. Ma rilanciamo e il piatto cresce». 6. Nessuno dei grossi portali sbarca su internet con un prodotto degno di questo nome. 7. Chi è dentro a questi business fino al collo dice tre cose. Che due mesi fa pensava cose del tutto diverse da quelle che pensa ora. Che non fa nessun tipo di previsione oltre i prossimi sei mesi al massimo. Che odia internet, se è sincero»”. Ebbene: a due anni e mezzo di distanza da quando queste parole furono scritte, io, che da quasi otto anni lavoro in/su/con/per internet, sento di poterle sottoscrivere senza alcuna riserva. E, dal momento che mi avanza ancora un grassetto, aggiungo: dalla prima all’ultima riga.
È una delle iniziative che più ci ha divertito realizzare in Clarence e oggi l’ho vista ripresa in parte dal giornale dell’UBW. Quale migliore occasione, quindi, per tirarla fuori dal cassetto? Correva l’anno 2001: elezioni in vista…
È arrivato ormai a tutte le famiglie il libro Una storia italiana, che prometteva di raccontare vita, morte e miracoli del vostro prossimo Presidente del Consiglio, e che ha provocato delusione tra gran parte dei destinatari: l’opuscolo ha potuto per ora descrivere solo due delle tre voci. La pubblicazione, costata più di un centinaio di miliardi tra stampa e spedizione, ha occupato per giorni la tipografia Mondadori dedicata a Panorama, causando qualche disguido: alcune delle migliori pagine e delle migliori immagini sono state infatti sacrificate alla fretta di sfornare 13 milioni di copie in pochi giorni. Clarence le ha ovviamente recuperate per voi, restituendo dignità a queste perle della comunicazione, che altrimenti vi sareste persi.
Evidentemente otto interventi non sono bastati per cogliere l’ironia di questa vecchia puntata apocrifa di “Quarantadue” (qui il link su Clarence) firmata Isabella Santacroce. Oggi ho scoperto due cose: che il sito www.isabellasantacroce.com può vantare una redazione; e che questa redazione, il giorno di S.Stefano, trova persino il tempo per scrivermi:
From: redazione isabella santacroce [cw@isabellasantacroce.com]
To: neri@clarence.com
Cc: redazione@clarence.com
Sent: giovedì 26/12/2002 14.52
Subject: IN MY PLACE
Gentile Gianluca Neri,
navigando nel sito di Clarence, ci siamo imbattuti in questo link che riporta come firmato da Isabella Santacroce un pezzo a titolo IN MY PLACE in risposta ad Oriana Fallaci.
La scrittrice Isabella Santacroce non ha pero’ MAI scritto quel pezzo.
Le vorremmo dunque cortesemente chiedere di eliminarlo da dove compare
a firma di Isabella Santacroce e di segnalarci dove lei lo ha trovato, in modo da poter agire con ogni mezzo possibile per tutelare l’immagine e il diritto d’autore della scrittrice.
Ringraziandola fin d’ora,
La Redazione di www.isabellasantacroce.com
Presto, Aldo Biscardi querelerà Michele Serra per aver coniato in sua vece il termine “eccipuo” sul glorioso “Cuore Mundial” del 1990. Il tutto, ovviamente, fatte le debite proporzioni. Sia tra Serra e il sottoscritto, che tra Biscardi e la Santacroce.
Assodato che l’iPod di Apple è un aggeggino fantastico; assodato che gli utilizzatori di Macintosh fanno a gara a chi è più strambo; assodato l’abominevole monopolio Microsoft, i bachi di Windows e bla bla bla: perché la legge permette che chi non ha un cazzo da fare impieghi il tempo per girare il mondo, fare fotografie del proprio iPod accanto ad un monumento famoso (preferibilmente riflesso sul retro) e inviarle ad una galleria di immagini che, al momento, raccoglie le opere di 701 pericolosi esaltati nullafacenti?
A sei giorni dal post “Sportivi si nasce“, lo staff di Splinder promette buoni auspici tramite il blog di uomonero, ma ancora non risponde riguardo al tentativo di spam sui blog degli utenti del “concorrente” Clarence. Scemi noi che l’avevamo citato ad esempio, facendogli anche gli auguri. Ora un loro utente, in questa pagina, segnala che su Splinder non è possibile anche solo citare Clarence senza essere censurati. Nel caso sparisse anche questo intervento, lo screenshot a futura memoria è disponibile cliccando qui. Noi, visto che essere sportivi non costa niente (mentre a non esserlo si risparmia denaro, ma si spende male la propria faccia), rinnoviamo gli auguri.
Evidentemente avvertire non era abbastanza: sul nuovo CiaoWeb di Hachette-Rusconi Interactif gira un banner inquietante:
Faccio male a non seguirlo più spesso, da quando sono sopravvissuti una manciata di portali (di cui 3 facenti parte dello stesso gruppo di Clarence) e quindi non esce più la mia Noia Portale: leggo, ad esempio, che CiaoWeb avrebbe lanciato “un nuovo, rivoluzionario” servizio di e-mail gratuita “utilizzabile persino con Microsoft Outlook“. Incuriosito (come voi, credo) dall’aggettivo “rivoluzionario” clicco e scopro che più innovativi e originali di così non si può. Il risultato è quello nell’icona sulla sinistra. Ripeto: faccio male a non leggerlo più. Il nuovo è più esilarante di quello vecchio. O forse fa male “Noia Portale” a non uscire più.
Luca Sofri, curatore di Wittgenstein (spero che così la dicitura sia corretta) fa lo gnorri, ma il suo intervento “Commento Paludato” credo possa essere candidato per l’award come “opinione dell’anno più citata sui blog”. Io ne ho trovato tracce qui da noi, su ManteBlog, su Brodo Primordiale, su Fuori dal Coro, su Giovani Tromboni, e forse me ne è pure scappato qualcuno.
Uno spunto da Wittgenstein, il blog di di Luca Sofri: “Nell’andamento dei blog italiani più frequentati stanno succedendo molte cose rapidamente. Non sto a farla lunga, per non incorrere nell’autoreferenzialità di gruppo che è una di queste cose. Quella, di queste cose, di cui voglio parlare brevemente qui, è il rischio della forumizzazione del blog. La disponibilità dello spazio per i commenti offerta da tutti i blog software – che non esiste nel mio antiquato ma docile apparecchio – ha un grosso successo, quasi più tra i blogger stessi che non tra i semplici passanti o fedeli lettori. Lasciamo commenti nella buca delle lettere dei vicini, ci chiamamo per nome, ci scambiamo commenti da iniziati. È tutto molto carino e gradevole, si fa amicizia, ma è la Controriforma che si annuncia, la Rivoluzione troppo debole per resistere alla Reazione. Alcuni sono più uguali di altri, come al solito. Con tutti i blogs interessanti che ci sono da leggere, si rischia di trascurare i contenuti originali, i siti stranieri, eccetera, e di creare un forum dei blogs. E tenere alla larga i passanti. Siamo ancora indietro, ma una crepa si intravede. E chissenefrega? Già, ma volevo mettere per scritto un’autolimitazione ventura al commento sui blogs altrui”. E invece ce ne frega o, almeno, ce ne dovrebbe fregare. Che i blog stiano ripercorrendo in piccolo la stessa strada intrapresa dall’internet degli inizi (il carro del vincitore che fa il suo trionfale ingresso in città, tutti che ci saltano sopra, le ruote di legno che prima scricchiolano in modo allarmante e, successivamente, cedono rovinosamente) rappresenta, credo, la paura di chiunque, in questo momento, stia dedicando parte del proprio tempo ai blog. Magari senza alcun motivo particolare se non il fascino del mezzo. Del resto, Internet si sviluppa per definizioni modaiole di servizi che nascono e muoiono nell’arco di un sei mesi/un anno: 1996/Free web; 1997/Motore di ricerca; 1998/E-commerce; 1999/Free internet; 1° semestre 2000/Portale; 2° semestre 2000/B2B; 1° semestre 2001/Peer to Peer; 2° semestre 2001/Servizi a pagamento; 1° semestre 2002/Servizi wireless; 2° semestre 2002/Weblogs. È un processo inarrestabile e, in più, oscurato da nuvole nere cariche di sfiga. Il problema della “forumizzazione” (che indubbiamente esiste) è decisamente minore rispetto a quello dello sputtanamento del servizio, dell’idea. Accadrà, vedrete: il giorno in cui, confrontando un freeweb e un blog, non riusciremo ad isolarne le differenze. Punto a favore: i blog sono parole. Non tutti (è la natura, baby) sono in grado di comunicare qualcosa di interessante. Spariranno i diari online del “cosa c’era stamattina a colazione”, così come sono spariti i siti personali tipo “Questo sono io l’estate scorsa”. A quel punto l’inevitabile selezione naturale avrà scremato lo scremabile, risparmiando poche voci, magari amatoriali, ma autorevoli. Voci che avranno potere (pensate a Dagospia). Ecco, il problema sarà gestirlo, questo potere, fare in modo che quelle stesse voci non si uniformino al coro di bisunte notizie da cui siamo scappati per venire qui, sui blog, a scrivere e leggere le nostre.
Non vorrei sbagliarmi, ma credo che questa sia la prima pagina pubblicitaria (riguardante il libro di strip di Grassilli “Net To Be” e apparsa su punto.com di oggi) in cui vengono citati alcuni blog (in maniera piuttosto divertente, mi sembra). Per visualizzarla cliccate qui o sull’icona sulla sinistra (ça va sans dire: il file è in formato .pdf e necessita di Acrobat Reader per essere letto).
Questo mese, tra i fenomeni insoliti o singolari di cui Focus tratta, ci siamo anche noi: Sofri, Sabelli, Scaccia e il sottoscritto. Alla domanda posta da un lettore “Cos’è un Blog?”, Focus risponde con una spiegazione di base, aggiungendo in coda: “Luca Sofri, curatore di un blog intitolato Wittgenstein, lo definisce «un sito personale, a cavallo tra un diario, un articolo di commento e una rassegna stampa, aggiornato quotidianamente o quasi». Secondo il Wall Street Journal «riflette il meglio di Internet: è un mezzo informale per idee informate, anarchico, commercialmente ingenuo e affascinante». Attorno ai blog si creano piccole comunità di appassionati perché ciascun visitatore del sito può scrivere e pubblicare un commento alle notizie che legge. L’Online Journalism Review ha provato a censire i weblogs attivi negli Stati Uniti: sarebbero oltre mezzo milione. In Italia sono già più di mille. Tra i blogger italiani più noti ci sono i giornalisti Pino Scaccia, Gianluca Neri e Claudio Sabelli Fioretti, ex direttore di Cuore e firma del Corriere della Sera. Ma la maggioranza dei blogger sono persone comuni”. Avete presente la foto sul blog di Sonia Cassiani, in cui l’autrice (che si è definita “senza modestia, la prima persona di una qualche notorietà ad avere inaugurato in Italia il fenomeno dei blog” ) è ritratta con un cappello bianco? Bene, non c’è più. Il cappello, intendo: se l’è mangiato. E pare fosse meglio dell’“hors-d’oeuvre a base di mousse di funghi shijtake e scalogno”.
(P.S.: Non subito, ma nutro grandi aspettative sul fatto che prima o poi Sonia trovi dentro di sé la forza per perdonarmi)