Lo specchietto per le allodole
30 Mag
Dell’allegra brigata fa parte, per qualche tempo, anche Alessandra Muccinelli, la curatrice della versione online di Cuore ospitata dal sito “La Città Invisibile“. E’ soprattutto grazie a lei e alla sua lungimiranza che il settimanale di resistenza umana può vantare di essere il secondo periodico italiano - dopo l’Unione Sarda di Nicki Grauso - a sbarcare su Internet. Ed è lei che porta Gianluca Neri a Cuore.
Internet, a quei tempi, si chiama sempre Internet, ma pochi la conoscono: per riferirsi al nuovo fenomeno dei computer interconessi in rete i giornali abusano di un termine di cui oggi a malapena ricordiamo l’esistenza: “telematica”.
Perché possiate comprendere i mezzi e le terminologie di quel periodo, ecco lo stralcio di un discorso tenuto dalla stessa Muccinelli il 19 febbraio 1995 al convegno intitolato “Diritto alla comunicazione nello scenario di fine millennio: iniziativa nazionale in difesa della telematica amatoriale”:
“Cercherò di essere il più breve possibile: allora, io sono il responsabile telematico informatico del giornale Cuore, che da poco tempo - due o tre mesi circa - ha iniziato come esperimento la messa in opera di alcune conferenze sulle bbs della rete OneNet, ora estese alle reti P-Net, Cybernet e Peacelink. E’ una cosa che sta iniziando a crescere e ci sembra importante: il nostro obiettivo è instaurare una certa interattività tra il giornale stampato e il popolo delle bbs, dei cybernauti. Siamo partiti volutamente dalle bbs e non subito da Internet, anche se è di moda, perché nel mondo amatoriale è possibile anche un rapporto forse più diretto con più persone. Andremo comunque anche su Internet, tra breve, nel senso che abbiamo l’indirizzo: c’è stato offerto un posto su un sito chiamato la Citta Invisibile“.
Neri viene proprio da quel mondo: le BBS.
Le cosiddette “banche dati” (o “Bulletin Board Systems”, espressione all’origine dell’acronimo) sono il mezzo che spiana la strada alla futura internet: un utente dotato di modem può chiamare il numero di un telefono fisso della propria città per scaricare i propri messaggi, scollegarsi, prendersi tutto il tempo che vuole per rispondere, poi ricollegarsi e mandarli online.
26 Mag
Sul giornale che Claudio Sabelli Fioretti realizzò i pareri dei lettori sono tutt’oggi divergenti. Alcuni ritengono abbia aggiunto a Cuore esattamente ciò che mancava; altri che l’abbia privato di quel che di buono c’era. Anche la redazione vive la medesima divisione: malgrado Michele Serra se ne sia andato di sua sponte e abbia comunque accettato di rimanere presidente della Cuore Corporation s.r.l., le firme del giornale si dividono spontaneamente in “sabelliani” e “serriani”. Amici come prima, ma con punti di vista differenti.
Alla prima Festa di Cuore a Montecchio con Sabelli Fioretti direttore, sul palco è tangibile un certo imbarazzo. Sono presenti Serra e la redazione al completo, come a voler dire “vedete? Siamo sempre noi, non cambierà niente se non in meglio”: alcuni dei lettori storcono il naso, altri si aspettano grandi cose.
Con Sabelli Fioretti arrivano stabilmente a Cuore nuove firme: Anna Tagliacarne, una sorta di animale mitologico metà ariete e metà giornalista; Luisa Pronzato; Rosanna Santoro; Giuliano Aluffi (che si firmava “Foglietto De’ Medici” ed era, in realtà, un lettore promosso redattore, come anni prima successe a Lia Celi), Alberto Graziani e Roberto Marcanti, che oggi ritroviamo tra gli autori de “Le Iene” e allora rappresentava metà della coppia di sforna-vignette “Marfagno”. Iniziano a frequentare regolarmente la redazione (soprattutto nelle ore notturne, considerando che i fastosi uffici sono dotati di una foresteria in grado di ospitare tre-quattro persone) i vignettisti Beppe Mora, Michele Cavaliere e i giovanissimi collaboratori del giornale Andrea Romeo e Alberto Pertile.
Con il trasferimento della redazione da Bologna a Milano Cuore perde invece per strada due dei primi fedelissimi: Carlo Marulli e Luca Bottura (che in seguito, oltre a scrivere su l’Unità e Corriere della Sera, collaborerà ai programmi televisivi di Simona Ventura, Adriano Celentano, Fabio Fazio e, soprattutto, Gene Gnocchi). Alessandro Robecchi - che ritroveremo più tardi direttore dei programmi di Radio Popolare, nonché autore televisivo e direttore del mensile gratuito Urban - accetta invece di tornare a Milano (la città nella quale la grande avventura era iniziata, in uno scantinato del palazzo de l’Unità in viale Fulvio Testi 75) per ricoprire il ruolo di caporedattore, abbracciando con entusiasmo la nuova linea.
24 Mag
Di tutti i momenti che uno potrebbe scegliere per iniziare a raccontare la storia di Clarence, questo è probabilmente il più appropriato.
Ci troviamo a Milano, in corso Garibaldi, al numero civico 49, nel signorile e un po’ anonimo palazzo che Claudio Sabelli Fioretti scelse come redazione quando assunse la direzione di Cuore, il “settimanale di Resistenza Umana” creato l’8 gennaio 1989 dall’allora giornalista de l’Unità specializzato in sport e spettacolo Michele Serra, dal caporedattore delle pagine culturali Andrea Aloi e dallo scrittore-giornalista Piergiorgio Paterlini.
Il quartiere è Brera: l’ultimo avamposto della vecchia Milano, popolato da artisti squattrinati, pittori, poeti, scrittori e mantenuti di vario tipo. A due passi ci sono via Solferino e il tempio del giornalismo italiano: la sede del Corriere della Sera.
Quella tra il Corriere e Sabelli Fioretti è la classica storia di amore-odio tra amanti che non possono fare a meno di frequentarsi malgrado i rispettivi tradimenti. Quando accettò - con una certa temerarietà, va detto - di intraprendere l’avventura di Cuore andando a sostituire il guru riconosciuto del popolo dei “cuoristi” Michele Serra, Sabelli era direttore di Sette, il magazine del giovedì allegato al quotidiano.
Nel momento in cui l’editore Giampaolo Grandi lo chiamò alla guida del settimanale di satira per eccellenza, Sabelli Fioretti sapeva che aveva tutto da perdere, eppure probabilmente non si aspettava l’accoglienza che gli riservarono i redattori storici. Nel corso della riunione di presentazione del nuovo progetto editoriale, alla domanda: “Avete qualcosa da chiedermi?”, Lia Celi - storica penna satirica nata con Cuore e cresciuta all’ombra di Michele Serra - raccolse l’invito, alzò la mano e chiese: “Sì: che cazzo ci sei venuto a fare qui?”.
Sabelli Fioretti, con un invidiabile aplomb, ripeté cosa cazzo era andato a fare lì: una sorta di Canard Enchaîné italiano, ovvero satira mista a giornalismo d’inchiesta. Giornalismo duro, capace di creare scandali, tagliare teste e fare cadere governi.
Il vecchio Cuore - quello dei titoloni sparati in prima pagina, tipo “Hanno la faccia come il culo”; “Pensiero stupendo“, abbinato alla foto di Bettino Craxi dietro le sbarre; “Prodi mostra i coglioni”, a corredo di una foto che ritraeva tutti i ministri del nuovo governo di sinistra; o “Salvo Lima come John Lennon: ucciso da un fan impazzito” - non esisteva più. Ora c’era Claudio Sabelli Fioretti, uno che era nato col Panorama di Lamberto Sechi e che, dal 1974, aveva diretto ABC, il settimanale politico (poco) e di costume (molto, a giudicare dalle copertine che ritraevano quasi esclusivamente bellezze al bagno) di Gaetano Baldacci. Uno che aveva scritto le biografie di Giovanni Spadolini e Gigliola Guerinoni, la “mantide di Cairo Montenotte”. Uno che, insomma, tanto aveva fatto fino allora - compreso lavorare per la Repubblica, il Tempo Illustrato, l’Europeo e il Secolo XIX - tranne che avere a che fare con la satira, anche solo di striscio.
La motivazione ufficiale per cui Giampaolo Grandi - che pur ricoprendo la carica di direttore per l’Italia delle edizioni Condé Nast, di Cuore era editore in privato, quasi fosse un hobby che nulla aveva a che fare con il lavoro - chiamò Claudio Sabelli Fioretti alla direzione fu che Cuore perdeva copie: dalle storiche 120.000 (un’enormità, per chi si intende di editoria) del debutto in edicola non più come semplice inserto de l’Unità ma come settimanale indipendente, cinque anni e mezzo prima, fino alle 160.000 del periodo Tangentopoli, quando la Procura di Milano inviò il primo avviso di garanzia a Bettino Craxi, si era scesi ad una media di 40-60.000. Forse la satira da sola non rendeva più. Forse Michele Serra aveva fatto il suo tempo come giullare ed era pronto per debuttare nelle vesti di serioso editorialista per la Repubblica. Forse la sinistra al governo non si aspettava - assieme a chi ce l’aveva mandata - di essere presa per i fondelli sulla base dello stesso metro che era stato utilizzato con la destra berlusconiana. Sta di fatto che il calo delle vendite imponeva un cambiamento radicale.
Riesco a resistere a tutto, fuorché alle tentazioni.
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