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C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte.

Cristiano Valli

Archive for the ‘Catena di San Libero’ Category

Fanfani, Di Vittorio e gli immigrati

Tanto per abbaiareI politici di ora, tutti leccati. Molto diversi da quelli di una volta, rozzi ma veri, sui manifesti elettorali della povera Italia di tanti anni fa. Oppure, delle elezioni di adesso: ma in quelle di serie B…

Elezioni. Enormi manifesti da mezzo palazzo in cui il politico t’assicura che sta pensando proprio a te. Prodotti da designer professionisti, colori armonizzati perfettamente - Illustrator Cmyk - e format delle headlines calibrati uno per uno. I politici, in questi manifesti, sono perfettamente rasati, vestono con trascurata eleganza e guardano con ironia. Alla politica, probabilmente, ci sono arrivati come a un hobby raffinato: avrebbero potuto fare la star del cinema, oppure il megamanager o chissà il critico d’arte. “Grazie ragazzi!” fa il politico sorridente: potrebbe esssere Tom Cruise in un film di guerra e invece, chissà perché, fa il ministro. “Miliardi!” fa l’altro politico con un sorrisetto soddisfatto, da Paperone: ma tutti questi miliardi, che agevolmente avrebbe potuto guadagnare per sè, egli - con understatement - per questa volta, benevolo, li sta regalando a noi. Che passiamo coi nostri abiti non da vip, con le nostre borse della spesa e le nostre cartelle fantozziane, e li guardiamo dal basso in alto con ammirazione.

Poi, ma molto più piccoli, ci sono anche i manifesti delle altre elezioni (votano gl’immigrati, qui a Roma). Manifesti che non vedevo da quarant’anni, col candidato mal rasato che sorride forzato dritto nell’obbiettivo. Visi non eleganti, non da politici, ma da vita quotidiana. Un sorriso tirato, sopracciglia pesanti, bavero rialzato: ha un nome rumeno in “u” ma è identico a Di Vittorio. Piccolo e con gli occhiali, ammiccante, con dei baffetti radi da impiegato: sarà dello Sri Lanka, va bene, ma è assolutamente preciso al vecchio manifesto di Fanfani. Così, in questi manifesti di poveri, ritrovi la politica della buona Italia di una volta. In uno, un orientale e un nero si scambiano una stretta di mano, sorridendo. Sotto c’è scritto lo slogan, in lingue incomprensibili ma - anni Cinquanta - italiane.

Cronaca. Corleone. Ancora un regolamento di conti nell’ambito della criminalità organizzata. Il capo di una delle principale Famiglie della zona, il boss Yassin, è stato “giustiziato” in mezzo alla folla dai killer del clan rivale, guidati dal boss Sharon che avrebbe personalmente organizzato e diretto l’omicidio. Diversi passanti innocenti, almeno sette, sono stati feriti o uccisi dal fuoco indiscriminato degli assassini. Il boss ucciso era considerato il mandante di numerosi attentati verificatisi nella zona. Quanto allo b, era stato di recente accusato presso un tribunale straniero per l’omicidio di numerosi abitanti del popoloso quartiere di Chatila. Nessun commento sul tragico episodio da parte degli inquirenti: da tempo le forze di polizia non osano nemmeno entrare nel territorio conteso fra i due clan rivali. Parte della popolazione cerca di allontanarsi con ogni mezzo dalle località contese mentre numerosi giovani, persa ogni speranza di un ritorno a una vita normale, si arruolano per sopravvivere nell’uno o l’altro dei clan rivali.

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“Mi dica, signor generale…”

Tanto per abbaiareChi comanda le forze armate? Il presidente della Repubblica, dice la Costituzione. Bene. E’ meglio cominciare a ripetercelo spesso, perché una strana aria di guai comincia a farsi sentire per il Paese…

• Ci sono segnali spiacevoli, in giro per il nostro paese. C’è gente che a suo tempo ha fatto l’elogio di Mussolini e che adesso dichiara - scherzando - che non gli dispiacerebbe essere un dittatore e - seriamente - che vuol cambiare la procedura parlamentare perché gli fa perdere troppo tempo. Ha già detto una volta che un’elezione (quella che l’ha mandato a casa la prima volta) era truccata e senza valore. Non vorrei che la stessa brillante idea gli venisse, con meno timidezza e più incattivimento, una seconda volta. Lui se ne sarebbe andato tranquillamente, al posto di Aznar? O avrebbe dichiarato che il voto era truccato (o “da paura”) e si sarebbe barricato dentro? L’articolo ottantasette dice (di quella cosa “bolscevica”, come lui ha detto una volta, che è la Costituzione) che: il Presidente della Repubblica “ha il comando delle Forze armate”. Di chi è il comando delle Forze Armate, di chi e di nessun altro? Del Presidente. Di nuovo: chi può dare ordini ai militari? Solo Ciampi. Ripeta con me, capitano: chi è il comandante? Ciampi. A lei, colonnello: chi comanda? Ciampi. Mi scusi, generale: lei, da chi prende ordini? Da Ciampi. Va bene. Per oggi basta così. Ma per un po’, questa materia, sarà bene ripassarla spesso.

Promemoria. Piazza Fontana, 1969. Brescia, 1974. Milano, 1974. Italicus, 1974. Ustica, 1980. Bologna, 1980. Rapido 904, 1984. Firenze, 1993. Milano, 1933. Roma, 1933. Più Falcone e Borsellino, più la Falange Armata, più Via Fani. Tutti questi attentati terroristici, in cui complessivamente sono morti almeno tanti cittadini innocenti quanti a Madrid, hanno due cose in comune: a) sono accaduti in Italia; b) quando ancora non c’era Bin Laden.

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Le brave ragazze studiano il cucito

Tanto per abbaiareBeh, finalmente la scuola torna ad essere una cosa seria. Ricamo, cucito, economia domestica, calligrafia… e anche un pochino d’inglese, casomai poi ti prendono in un call-center

La campanella. La ricreazione è finita: le ragazzine italiane torneranno a studiare cucito e ricamo come si addice a delle fanciulle perbene. Avranno meno bisogno di uscire di casa, e perciò lo studio dell’inglese (che serve solo ai call-center) sarà drasticamente ridotto. E Religione, e Morale, e Economia Domestica e Calligrafia? Quelle, probabilmente, seguiranno. Insieme ai grembiuli neri, ai collettoni bianchi inamidati, alla domenica in chiesa e - forse - alla mezz’ora di struscio domenica dopo la messa. Più fortunati i ragazzi: a loro hanno levato solo Darwin e un po’ di scienze (c’è già la bibbia) e gli antichi romani. Di questi ultimi non mi riesco proprio a capacitare. Che diavolo hanno fatto a Berlusconi, da toglierli dai programmi di scuola? Spartaco? Catilina? La plebe sindacalista, con quei communisti dei Gracchi?

Culo. Nella notte fra il 17 e il 18 marzo (23:08 ora italiana) il pianeta che voi e io abbiamo l’onore di abitare è stato sfiorato da un asteroide (Nasa Class. 2004 FH) di circa trenta metri. La distanza di sfioramento è stata di soli 43mila chilometri, poco più di tre volte il diametro terrestre. Va bene: possiamo ricominciare a litigare.

Giornalismo. Di Pietro abbandona incazzato il programma di Socci. “Mi sono chiesto cosa ci facevo lì, visto che non mi si consentiva di parlare”. E poi: “Il problema è anche la professionalità dei conduttori. A Santoro gli si potevano rimproverare molte cose, ma la sua bravura e intelligenza non è paragonabile”. Ogni tanto i politici (d’opposizione) si accorgono che se ci fossero ancora dei giornalisti sarebbe una bella cosa.

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Ma se Al Quaeda fosse al governo?

Tanto per abbaiareCerto, le ragioni sono nobili e “politiche”, nessuno può dire che uno come Aznar fosse amico di Bin Laden. Ma se lo fosse stato, che cosa avrebbe fatto di diverso? Un vero e proprio favoreggiamento di Al Quaeda, altro che. E la gente, giustamente, l’ha cacciato

• Ma Aznar era iscritto ad Al Quaeda? Naturalmente no: fra l’altro è troppo buon cattolico per farlo. Mettiamo però, per ipotesi impossibile e del tutto surreale, che lo fosse. Chessò, per qualche miliardo di dollari di qualche banca saudita; oppure semplicemente per conversione. Bene, a questo punto che cosa potrebbe chiedere Al Quaeda a un capo di governo occidentale? Imbottirsi di tritolo e fare il kamikaze? Ma di quelli ne hanno già abbastanza. Andare in tivvù a predicare il califfato di Cordova e la sharia? Ma no: si sputtanerebbe subito; e del resto ho i miei dubbi che Al Quaeda s’interessi davvero ai califfati. Tutto ciò che a un Aznar verrebbe chiesto sarebbe di fare gran dichiarazioni contro il terrorismo, di mandare magari qualche soldato a far da bersaglio da qualche parte - e però di stare in campana, di segnalare subito appena qualche indagine minacci di farsi pericolosa e in questo caso, forte della sua autorità di uomo di governo, creare delle false piste e dichiarare a gran voce che l’attentato non è di Al Quaeda ma di qualcun altro.

Aznar, come abbiamo detto, non è un agente di Al Quaeda. Ma ha fatto esattamente ciò che avrebbe dovuto fare se lo fosse stato. L’ha fatto gratis, nel senso che non è stato pagato; l’ha fatto per fazione politica, per ambizione, per strategia elettorale o per quel che volete. Rimane che l’ha fatto, e che - oggettivamente - ha commesso favoreggiamento nei confronti di Al Quaeda. In guerra, per cose del genere, si fucila. La Spagna non fucila più, grazie a Dio, e tutto s’è risolto democraticamente. Ma nessun paese civile avrebbe potuto mantenere al governo un momento di più un uomo che, magari “in buona fede”, favorisca per fini politici il nemico.

In Italia, una faccenda così sarebbe durata a lungo. Con sei televisioni di proprietà del governo, non è difficile persuadere la gente dell’ammissibilità di qualunque favoreggiamento, di Al Quaeda o di Cosa Nostra che sia. Ma in Ispagna la stampa è libera. E i cittadini spagnuoli, da poco democratici, sentono ancora molto la dignità della democrazia (da noi, uno come Galante Garrone viene seppellito senza che il governo mandi una bandiera. Da loro, il parlamento compatto vota, destra e sinistra senza distinzioni, per onorare i superstiti delle vecchie Brigate Internazionali). “Hanno votato per paura”. Ridicolo: di tutto si può accusare uno spagnuolo, meno che di essere vigliacco. La Spagna non è un paese in cui il re scappa lasciando la capitale in mano ai tedeschi. E nemmeno un paese in cui il capo del governo cerca le scuse per non andare a visitare i soldati al fronte perché, fisicamente, ha paura.

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“Se Pariggi avesse lu ponte…”

Tanto per abbaiareVi ricordate il ponte di Messina? Beh ormai (bocciato anche dall’Europa) non sembra la promessa più realistica fra tutte quelle della campagna elettorale. Eppure, per un paio d’anni la stampa l’ha “pompato” allegramente in tutti i modi. Per esempio…

Francesco Merlo (su Repubblica del 1 ottobre 2003, “Se la sinistra scopre che il ponte è di sinistra”), purtroppo wrote:

Fosse pure vero che non c’è convenienza economica, il Ponte sullo Stretto di Messina andrebbe comunque costruito, visto che nessuno ha fatto i conteggi alla Torre Eiffel o alla Statua della Libertà ma tutti capiscono che senza Torre e Statua a Parigi o New York ci sentiremmo persi. Il Ponte insomma è bello, ed è sempre e comunque sviluppo, è progresso. Il Ponte sullo Stretto possa rappresentare, finalmente meglio e più del terrorismo, il simbolo della generazione del Sessantotto. Sono infatti loro che lo vogliono; siamo noi che, giunti alla maturità, vogliamo i ponti mentre prima volevamo dittature e bardature. Il Ponte al posto dei baffi di ferro e dei girotondi, il Ponte per non smarrirsi nello spazio astratto dell’ideologia, nell’Italia-manicomio che, pur di fare un’altra pernacchia a Berlusconi, vorrebbe volare da Scilla a Cariddi con la liana e l’urlo di Tarzan

Della serie “Se Pariggi avesse lu ponte sarebbe una piccola Messina”.
(Ma se proprio serve un simbolo del Sessantotto, perché non prendere San Libero? Sempre meglio del terrorismo, che col 68 non c’entra, e dei sessantottini lecchini, che sono una - petulante ma trascurabile - minoranza e comunque nel sessantotto facevano ancora tenerezza).

Rai. E’ stato finalmente trovato il sostituto di Enzo Biagi, il massimo giornalista italiano cacciato dalla Rai l’anno scorso perché stava antipatico a Berlusconi. Il nuovo maestro di giornalismo, che gestirà l’orario di massimo ascolto, si chiama Pierluigi Battista ma alla Rai e a Forza Italia, quando hanno bisogno di lui, lo chiamano semplicemente “Battista!”.

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Svolta a Leningrado: arriva Andropov

Tanto per abbaiarePartito unico, Kgb, maggioranze totalitarie: si vede che in Russia è finalmente arrivata la democrazia. Ma non l’avevamo già visto, questo film?

Leningrado. Elezioni in Unione Sovietica. Confermato a larghissima maggioranza il partito unico (”Russia Unita”) dell’ex presidente del Kgb Andropov. Il leader dell’unico partito d’opposizione era sparito dalla circolazione un mese prima delle elezioni. Ricomparso un paio di giorni dopo, ha dichiarato che non era affatto stato rapito né minacciato come avevano insinuato i media occidentali, che era andato semplicemente a fare una gita fuori porta e che comunque aveva perso ogni interesse nella politica. Vladimir Andropov si è detto soddisfatto del risultato, ha elogiato la prova di democrazia testé data dal popolo russo ed ha assicurato un radioso avvenire all’intera nazione.

Lotta al terrorismo. Milano. Sentenza - la sessantaquattresima - per la strage di piazza Fontana (seconda metà ventesimo secolo, poco dopo la guerra di Corea). Assolto uno, insufficienza di prove per altri due, non si presenta in aula Pietro Valpreda. Le indagini proseguono. La lotta al terrorismo anche.

• Viviamo esattamente nel mondo di Andrea Pazienza.

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L’America, la paura il governo e le patatine

Tanto per abbaiareUna legge per impedire ai consumatori di patatine fritte di far causa a McDonald se diventano obesi. Ma che c’azzeccano le leggi con le patatine? E come mai un governo così ficcanaso proprio nel paese più democratico del mondo?

Washington. Fra tante cose il Congresso ha trovato il tempo per approvare una leggina - il “cheesburger bill” - per bloccare le cause che i consumatori potrebbero fare a CocaCola, McDonald e compagnia per “induzione all’obesità”. Potrebbero? In realtà, queste cause sono già abbastanza numerose (l’Associazione medica ha lanciato l’allarme: fra poco l’obesità ammazzerà più del fumo), non sempre vanno bene per le aziende e sono di quelle che, nel vecchio gergo legale, si definivano “cause eleganti”: il diritto a non mangiar toppi grassi è costituzionale? la scelta è libera o è coartata da un’offerta troppo insistente? Boh. L’America è americana, e da circa duecento anni i cittadini vi si dividono su cose del genere, con regolare sorpresa di noi europei: Toqueville l’ammirava), Dickens era perplesso, ma tutti erano d’accordo sul fatto che la colpa - o il merito - era del fatto che l’America era, forse esageratamente, una democrazia. Scegliere un presidente o un pacchetto di patatine è diritto imprescindibile di ogni cittadino, e idem processare - se delusi - il presidente o le patatine stesse.
Stavolta, però, c’è una novità. Il Congresso è intervenuto tempestivamente e ha detto: “Un momento, cittadini. Piantatela di litigare. Se fanno male o bene (le patatine: e dunque McDonald e dunque il monopolismo alimentare) ve lo dico io”.
In Europa sarebbe stato regolare. Ma in America? A me sembra la prima volta che vi succede una cosa del genere. Ma Sacco e Vanzetti, ma il maccartismo, ma il Vietnam? Quella era roba politica, non s’intrudeva direttamente nella “way of life” quotidiana. Naturalmente sì (altrimenti a che serve la politica?): ma lo faceva con accortezza e mediatamente, senza osar dirlo apertamente: diversamente i cittadini - nel loro democratico orgoglio - si sarebbero offesi. Adesso, a quanto pare, non si offendono più.

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Con la scusa dello spam

Tanto per abbaiareSi parla di tassare le e-mail. L’idea è venuta da Bill Gates in persona, e viene motivata con la necessità di porre un freno al fenomeno dello spamming. Ma in effetti potrebbe essere un modo per “regolare” l’internet…

Spam. E’ terribile: esiste un mezzo di comunicazione, nel pianeta, non tassato, non controllato e tecnicamente non controllabile dai governi. Uno scandalo del genere non si verificava da almeno tremila anni, quando fu inventato l’alfabeto. Oggi si chiama posta elettronica, e l’allarme che suscita è almeno eguale a quello di Assurbanipal quando gli riferirono che la gente comune, con quell’invenzione fenicia, poteva scambiarsi idee senza che lui ne sapesse niente. Assurbanipal non era un tipo particolarmente socievole né aveva, come politico, problemi di consenso: immagino quindi che le sue contromisure non siano state particolarmente sofisticate (impalare i maestri di scuola, o qualcosa del genere). Oggigiorno, con la democrazia, non possiamo senz’altro imporre alla gente di non mandarsi lettere, o anche posta elettronica, per non far dormire male il governo. Per farlo abbiamo bisogno di un pretesto: siccome per posta elettronica viaggia un sacco di spam - ecco il pretesto - allora per la tranquillità dei cittadini mettiamo sotto controllo le mail così, fra le altre cose, lo spam è più difficile e ognuno può leggersi la sua posta elettronica (supercontrollata) in santa pace.
Il governo reale, nell’internet, non è costituito dai “governi” territoriali ma dall’insieme delle corporation che operano (in parte parassitariamente) nella rete. Di esse, la principale è Microsoft. Che è responsabile dello spamming almeno sotto due profili: come Microsoft, per l’insicurezza intrinseca del suo sistema operativo, che rende difficilissimo agli utenti difendersi da intrusioni indesisderate; e come parte del sistema commerciale delle corporation, che è in buona parte basato sullo spamming, cioè sull’imposizione forzata di un messaggio indesiderato. I megacartelloni nelle città, gli sms pubblicitari, gli spot dentro i capolavori sono tutte forme di spam. E anche nell’internet, il novanta per cento dello spam non viene da matti isolati, ma da serie società commerciali, regolarmente operanti e riconosciute. Aziende serissime come Yahoo, pochi mesi fa, hanno dovuto togliere dai propri portali dei link a dialers che fino a quel momento erano rimasti liberi di intrappolare i lettori.

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“Dalla scimmia ci discenderà lei!”

Tanto per abbaiareTempi duri per Darwin. Dopo i guai che gli hanno fatto passare in America, adesso vogliono togliergli la teoria dell’evoluzione anche dai programmi scolastici italiani…

• I nuovi programmi per le scuole medie non comprenderanno più la teoria dell’evoluzione: a partire dall’anno prossimo i signori Neanderthal, Cro-magnon & C. vedranno notevolmente ridimensionato il loro ruolo, quel communista di Darwin verrà rimesso al suo posto e l’uomo tornerà ad essere creato - molto più elegantemente - in maniera materiale e diretta dagli dei. La Terra, per il momento, continua a girare attorno al sole: ma solo perché non ci hanno pensato. In effetti, sarebbe molto più giusto che sia il sole (che in fondo è solo una stella) a girare attorno alla Terra, che invece possiede il Re di Spagna, il Vaticano, almeno tre Religioni Rivelate e non meno di venti multinazionali di prima grandezza. Nei programmi scolastici “riformati”, prima o poi, qualcuno provvederà anche a questo.
Questa storia di Darwin, che all’origine è tipicamente “americana” (la Conoscenza, il Progresso, anche un certo fastidio verso le religioni monolitiche e rivelate) da una ventina di anni in qua è uno dei terreni tipici di scontro fra “destra” e “sinistra” negli Stati Uniti. Ogni tanto, in qualcuno degli Stati più retrogradi, la destra riesce a organizzare un referendum del tipo “basta con le scimmie, torniamo alla Creazione by Nostro Signore”; l’ultimo, mi sembra nel Kansas, la “sinistra” riuscì a vincerlo per un soffio di voti. L’America, da Fonzie e Reagan in qua, in effetti è una coppia d’Americhe, un corpaccione gigante con l’anima divisa in due: quella che si contenta degli antenati scimmieschi e anzi - pensando al cammino fatto - ne è orgogliosa; e quella che non ammette affatto una simile eventualità degradante e si rifugia dietro la Bibbia, che non sa leggere affatto e considera più che altro una specie di Saga dei Nibelungi ambientata chissà perché in Palestina.
L’America numero due in questo momento è al potere, e questo si evince non tanto dall’intensità dei bombardamenti (anche l’America progressista quanto a sparare al prossimo non scherza) quanto da piccoli particolari ad uso interno: di recente, ad esempio, il Presidente in persona ha decretato il ritorno alle classi separate nelle scuole, una per i maschietti e una per le femminucce. Il che, da solo, avrebbe già fatto sorridere un qualunque americano medio dal 1776 al 1980.

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L’invasione dei supergranchi

Tanto per abbaiareHanno già occupato le coste della Norvegia, scacciando i crostacei locali. Da dove vengono? Qualcuno pensa che i marziani si siano scocciati…

Invaders. Circa cinque milioni di granchi giganti della Kamchtka, pesanti da otto a dieci chilogrammi l’uno e con chele da un metro, hanno ormai stabilmente invaso diverse coste della Norvegia cacciando tutti gli esemplari locali, con ovvie conseguenze per l’economia ittica e l’ecosistema. I granchi, di origine giapponese, erano stati importati in Unione Sovietica intorno al 1970. Sfuggite agli allevamenti, le prime migliaia di esemplari - evidentemente non prive di leaders, e con un’alta coscienza del proprio destino storico - si erano progressivamente incamminate verso la Siberia, di là verso la costa artica e infine, con sempre maggiore determinazione, verso il Mare di Barents. Il movimento ha richiesto diversi anni (al ritmo di circa quattro chilometri al mese) ma, una volta padroni del Mare di Barents, la strada per la Scandinavia per i feroci crostacei era ormai aperta. Ora solo il Mare del Nord li divide dall’Inghilterra.

La “fuga” dai bacini sovietici, secondo l’intelligence, potrebbe non essere stata affatto casuale: in quel periodo il vero padrone dell’Urss era il capo del Kgb Andropov, e non si può escludere che l’importazione, l’allevamento e poi la “messa in libertà” - ma verso occidente - dei crostacei facessero parte di una strategia che, prevedendo il collasso sovietico sul piano convenzionale, fin d’allora programmasse l’invasione del mondo libero “con altri mezzi”. Inquietante coincidenza: anche oggi a dominare la Russia è un altissimo esponente del Kgb.
Secondo altri osservatori - peraltro minoritari - l’invasione dei supercrostacei non avrebbe invece motivazioni ideologiche ma sarebbe più semplicemente una risposta marziana agli atteggiamenti sempre più aggressivi del pianeta Terra (diversi veicoli-spia di chiara origine terrestre sarebbero stati recentemente rilevati, secondo il governo marziano, sulla stessa superficie di Marte). In questo quadro l’occupazione della Norvegia sarebbe solo un ballon d’essai e altri sbarchi analoghi potrebbero presto verificarsi in altri luoghi.

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Riforme! Fra poco arriva il CoCoCà

Tanto per abbaiareLo so che ti lamenti: questo lavoro è precario, mi trattano come una pezza, mi possono sbattere fuori a ogni momento… Eppure sei ancora fortunato, ragazzo. E ora ti spiego perché

Cococò e Cococà. Il lavoro interinale è una cosa bellissima, se fai il cococò sei un ragazzo felice, piantiamola di cercare il pelo nell’uovo e basta con queste accuse assurde di “precarietà”. Non è Tremonti a dirlo e neppure D’Alema: è proprio quel che penso io e credo che nel giro d’un paio d’anni lo penserai anche tu. Qua nella vecchia Europa ancora facciamo ancora gli schizzinosi: in America invece hanno superato da un pezzo lo stadio del lavoro temporaneo e stanno già applicando su larga scala i “nuovi” contratti a tempo lungo: minimo tre anni, ma puoi arrivare anche a venti.

L’unico particolare è che, per ottenere un contratto del genere, devi stare in galera. Già, perché il lavoro dei carcerati (”jail job”) è il nuovo trend negli Stati Uniti: è stato già adottato da dieci Stati su cinquanta e, dove lo è stato, va dando ottimi risultati. Il che è logico, tenuto conto che la popolazione carceraria globale in quel Paese è vicina ai due milioni d’individui e che, tolti i vecchi, le donne, i white collars, i militari e i bambini, non si capisce dove le aziende dovrebbero andare a cercare i lavoratori di cui hanno bisogno, se non nei penitenziari. I quali ultimi, in buona parte già privatizzati, costituiscono già di per sè un bel giro d’affari.

Qualche anno fa destò sensazione (s’era all’inizio della new economy) l’outsourcing spinto di parecchie multinazionali che cominciarono a spostare non solo gli stabilimenti industriali ma anche gli uffici amministrativi, i call-center ecc. in paesi in cui la manodopera anche impiegatizia costava meno. La prima a spostare gli uffici prenotazione a Delhi fu la Swissair (poi fallita); quanto ai call-center, a un certo punto diventò uso abbastanza comune quello di trasferirli aumma aumma in India, non senza però aver sottoposto le ragazze ad accurati corsi di dizione (dovevano parlare non solo in inglese, ma anche con uno specifico accento West Coast o New England, secondo i casi) e ordinar loro di presentarsi ai tele-clienti con nomi anglosassoni e false località di chiamata.

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Quando tremò la Coca-Cola

“Ma che succede?”. Il supermegamanager galattico della Coca-Cola aveva appena anciato la sua supermega operazione di supermegamarketing. Ma qualcosa, nei grafici, andava storto…

• Chi controlla la Coca-Cola. La Pepsi avanza. Perciò salta il megamanager della Coca-Cola, l’ormai non più vincente Douglas Daft. Tanti anni fa - una ventina mi sembra, ma forse più - ci fu un problema analogo fra Coca e Pepsi: allora la Coca-Cola era un’azienda estremamente conservatrice, manager tutti wasp, che solo da poco aveva cautamente unificato le proprie campagne pubblicitarie (prima erano due, una per i bianchi e una per i neri). A un certo punto, al vertice della società arrivò un giovane - e ovviamente spietato - manager quarantenne, senza cravatta, coi baffetti e addirittura di vaghe origini latine. Costui, come insediato, prese in pugno la situazione e affrontò subito la crisi. Formò un comitato tecnico con i migliori chimici americani per analizzare scientificamente fino all’ultima bollicina della PepsiCola. Chiamò gli psicoanalisti più rinomati - anch’essi organizzati in un’apposita task-force - per farsi spiegare con precisione che cosa quei bastardi di giovani credessero di trovare nella Pepsi. Assoldò esperti di pubblicità subliminale, pubblicitari incalliti, superguru del marketing e quant’altro. Infine tutti questi esperti - pagati un quintiliardo l’ora, dotati di tutte le tecnologie più evolute - presentarono il rapporto finale: la concorrenza vinceva per questo, questo e quest’altro. Per batterla bisognava fare un prodotto che avesse queste, queste altre e queste altre ancora caratteristiche.

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Giornale radio. Oggi, 30 febbraio…

I banchieri si dimettono, i politici smetttono di sniffare, Fassino prova a dir cose di sinistra, Bush finisce dentro come amico di Saddam, e finalmente gli aumenti per pensionati e tranvieri… Tutto questo è successo nel giorno di San Giammai

Giornale radio. Il governatore della Banca d’Italia si è dimesso e ha deciso di dedicarsi alla contemplazione religiosa in un convento del viterbese. “All’improvviso mi sono reso conto che il denaro non è tutto nella vita. Specialmente quando ho cercato di rivendere i bond Parmalat che un signore dall’aria simpatica mi aveva venduto al mercatino a Forcella”. Il ministro della Morale Pubblica Fini ha invitato i colleghi di governo a passare dalla cocaina alla canapa indiana: “Così almeno non diamo troppo cattivo esempio ai giovani, e fra l’altro s’incrementa l’agricoltura”. Il capo dell’Opposizione di S.M. Fassino s’è sforzato per quasi due ore di dire qualcosa di sinistra: non c’è, con suo rammarico, riuscito, “Ma per lo meno - ha dichiarato orgoglioso - ci ho provato”. Il presidente del Consiglio Berlusconi ha deciso di abbandonare temporaneamente la carica per partecipare invece al festival di Sanremo con la sua “Amami amore mio amami tanto”. In Consiglio lo sostituirà provvisoriamente il collega Mariano Apicella. Calano i prezzi di arance, assicurazioni auto, Cd, barbabietole, affitti, biglietti ferroviari e pomodori: da un sondaggio Ue Milano risulta adesso la città meno cara d’Europa. Arrestato dall’Fbi l’ex presidente degli Stati Uniti George Bush, per complicità nei bombardamenti chimici (su curdi e Iran) effettuati da Saddam Hussein negli anni Ottanta. Arrestato dall’Fbi, nei ritagli di tempo, anche il presidente attuale, George Bush, per una serie di intrallazzi finanziari compiuti in connection fra la sua “Arbusto Inc” e alcuni banchieri sauditi vicini alla famiglia Laden. I due si trovano adesso nella base di Guantanamo in attesa di essere trasferiti rispettivamente ad Alcatraz e Sing-Sing. Appello ai giovani di Karol Woytila: “Fate l’amore, non fate la guerra”, con distribuzione gratuita di contraccettivi in piazza san Pietro. Un aumento del quarantacinque per cento, su sollecitazione dalla Confindustria, è stato approvato dal governo per pensionati, metalmeccanici e tranvieri. Hanno finalmente saldato i loro debiti, dopo anni di attese e di inutili trattative, tutti i (non pochi) editori che debbono dei denari al vostro signor O. Abbiamo trasmesso: oggi trenta febbraio, le notizie. Previsioni del tempo: nebbia in Val Padana. Il santo del giorno: San Giammai.

(continua…)

Che Guevara™

Che Guevara fotografato da Alberto KordaCapitalismo. La foto del Che col basco è bellissima soprattutto perché il fotografo, che avrebbe potuto farci i miliardi, preferì restar povero e non ne chiese niente. Bravo il fotografo - Korda - bravo il Che e brava Cuba. Adesso però quella stessa foto rischia di far chiudere nientemeno che Reporters sans frontieres, uno dei pochissimi soggetti onesti, e di sinistra, dell’informazione internazionale. Perché? Rsf aveva messo la famosa foto su un manifesto che denunciava, stavolta, la repressione dei giornalisti proprio a Cuba. Gli eredi del fotografo (che non c’entrano niente nè col Che nè con la foto, ma che capitalisticamente ne detengono i diritti) hanno fatto causa a Reporters sans frontieres e vogliono un miliardo di euri da loro. Se vincono la causa, addio Rsf e addio denunce dei bavagli ai giornalisti in più di cento paesi. La causa, probabilmente, è stata sollecitata dall’ormai rimbambito Fidel Castro. Fortunato il Che, ad essere morto per i compagni quand’era ancora un compagno.

“Questa recensione non s’ha da fare”

Un giovane giornalista pubblica un libro su dei politici eccellenti. Carte di tribunale, mica romanzi. Eppure non ne parla nessuno, su nessun giornale, nè di sinistra nè di destra. Come mai?

Giornalismo 1. Il giovane giornalista Simone Falanca pubblica un libro (”Alfa e Beta”, Frilli Editori) sulle indagini preliminari - poi archiviate - della procura di Caltanissetta in relazione alle stragi del ‘92. Il libro è in libreria da tre mesi ma non viene recensito dai mezzi d’informazione: come se non esistesse. Sentiamo che ne pensa l’autore:

A dicembre ho pubblicato un libro-inchiesta sulle indagini delle procure di Caltanissetta e Firenze che indiziarono politici eccellenti di essere fra i “mandanti esterni” delle stragi di mafia del 1992. Entrambe le inchieste sono state archiviate per decorrenza dei termini di tempo. Sia i giudici di Firenze che quelli di Caltanissetta avevano parlato nei decreti di archiviazione di “rapporti continuativi e frequenti” tra uomini di Cosa Nostra e uomini Fininvest, fino a Berlusconi e Dell’Utri. Il mio è rimasto un libro-fantasma. Non ho la presunzione di aver scritto chissachè, ma ero convinto che un po’ di visibilità l’avrebbe avuta. Lo ammetto, gli argomenti del mio libro sono un po’ forti ed ero consapevole del fatto che a qualcuno avrebbero potuto far storcere il naso. Perciò ho sottoposte al vaglio dello storico Nicola Tranfaglia che li ha condivise e ha deciso addirittura di scrivere la prefazione.

Allora perchè il silenzio dei giornali sia di centrodestra che di centrosinistra? Chi ha posto il veto su questa inchiesta? Ne ho parlato con Frilli, l’editore, e neanche lui riesce a capacitarsi di questo sistematico silenzio. Ho cominciato allora a chiedermene il perché. Forse la mia colpa è stata quella di pubblicare *integralmente* il decreto di archiviazione del Gip Tona, che riassume dieci anni di indagini e solleva molti interrogativi. Forse di inquadrare gli omicidi Falcone e Borsellino in un quadro internazionale in cui la mafia esegue anche ordini impartiti altrove. Forse di collegare la stagione delle autobombe del ‘93 al proliferare delle fantomatiche leghe del Sud (la maggior parte fondate in una quindicina di giorni da Gelli e Delle Chiaie). Forse di parlare di una possibile strategia globale dietro le bombe: la politica estera dell’Italia doveva restare fortemente filo-americana, e quindi bisognava sostituire la Dc, implosa dopo le indagini di Mani Pulite, con una nuova forza politica che ne prendesse il posto. Da far nascere a qualunque prezzo.

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Giornalismo 2. Su Panorama in edicola, profilo di Berlusconi con aria fiera e titolo da manifesto elettorale “La forza dei fatti”. E congrue articolesse nell’interno. Ognuno naturalmente è libero di avere le idee che vuole: ma una cosa - stilisticamente - è fare un giornale e un’altra fare comizi per un partito. A me, in trent’anni, non è mai saltato in mente di fare copertine “vota questo” o “vota quello”. “Vota Pci” sull’Unità (organo del partito) lo puoi scrivere, ma su Avvenimenti (giornale d’opinione) proprio no. Non tanto per una questione di contenuto (magari Avvenimenti poteva essere, e di fatto era, molto più communista dell’Unità) quanto di orgoglio nostro, di stile. Ci sarebbe scocciato moltissimo passare, anche davanti a un solo lettore, per dei propagandisti servili. Adesso,uno pensa allo spigliato e bellissimo Panorama di quando si era ragazzi, a quelli che ci lavoravano (e da cui s’imparava), al giornalismo.

(continua…)

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Citazioni

  • C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte. (Cristiano Valli)
  • Entro in un bar e mi metto a piangere. La barista mi fa: “Cortesemente vada in bagno altrimenti mi innamoro”. (Maurizio Milani)
  • "Alfredo" parla del ragazzino che ero, in un pomeriggio di giugno, mentre scoprivo davanti alla televisione che Dio non esiste, e se esiste è cattivo o impotente; e gli uomini, peggio. (Miic)
  • Vi ho mai mandato una mail di spam o anche solo non voluta? O invitati ad un gruppo su Facebook, un gioco scemo? No? Vi costa tanto fare come me, santa madonna? (Enrico Sola, da FriendFeed)
  • So che questo post non sarà molto popolare ma ho una cosa da dire che non posso più tenermi dentro e quindi la dico. Senza remore. Signore e signori, il Sushi mi ha rotto il cazzo. (RGB pills)
  • Verrà anche per voi il momento in cui sentirete solo un fischio, un urlo, un'esplosione, cosa sta succedendo? E uno stronzetto dirà Nonno, ma come, è la mia band preferita. (Leonardo)
  • Luxuria e Aldo Busi non sono gay, sono l’idea che uno spettatore dell’Isola dei Famosi ha di un gay. (Filippo, commento su Freddy Nietzsche)
  • Un puro, mio padre. Non come me e noi, un piede avanti e uno indietro, generazione di mezzo. Quando gli presentai la mia donna, a mio padre, vide che era una donna, e gli bastò. (Filippo Facci, da Grazia)
  • Quando il gioco si fa così duro, i duri comincerebbero a giocare. I Neri, invece, ricominciano alacremente a sbadilare sul blog foto di figa famosa. (Rectoverso)
  • Ogni volta che viene pronunciata la frase "La preghiamo di restare in attesa per non perdere la priorità acquisita" muore un angioletto. (Andrea Beggi)

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