Cristiano Valli
6 mag
Genevieve Makaping, una giornalista africana che vive in Italia, è stata nominata direttrice di un quotidiano italiano, il piccolo “La Provincia” di Cosenza. E’ una data importante per l’informazione
• Informazione 1. E’ Genevieve Makaping, africana, la prima giornalista immigrata a dirigere un quotidiano in Italia. Il giornale è “La Provincia” di Cosenza e l’editore commenta: “Una persona di grandi capacità professionali e dotata di uno spirito che la rende sicuramente forte e capace di affrontare qualsiasi genere di sfida”. Molti anni fa un altro giornale di provincia, a Siracusa, inaugurò una nuova epoca offrendo a una giornalista donna - Giovanna Quasimodo - la prima direzione di quotidiano in Italia. Adesso, naturalmente, una direzione al femminile è normale. Fra qualche anno lo sarà anche una direzione “immigrata”.
• Informazione 2. Se sei un cantante rock, ti censuriamo. Se sei un serial killer no. Fra il faccia a faccia di Bonolis e la differita del primo maggio c’è tutta l’etica della nuova Rai.
• Gasparri. La legge permette finalmente un riòrdino dei “midia”, ha detto il mezzobusto senza arrossire. Ovvio. L’informazione è diventata “comunicazione”, la comunicazione è diventata “media”, i media son diventati “midia” all’americana, e alla fine logicamente tutto è stato gasparizzato.
• Step one: “Ti caccio a calci in culo”. Step two: “Scusami, ero un poco arrabbiato”. Step tre: “Ma perché non hai accettato le mie rose?”.
• Contrordine Moratti. Riabilitato Darwin, si continuerà a studiarlo a scuola. Possiamo continuare a discendere dalle scimmie. Mugugni solo allo zoo, dove Lucy (gorilla) e Cita (scimpanzè), che seguono la politica italiana, avevano accolto con soddisfazione il precedente decreto della ministra.
4 mag
Razzismo in libreria: razze superiori e inferiori, “identità” bianche da difendere e simile mercanzia. Ma siamo nel Duemila o negli Anni Trenta?
• Difesa della Razza 1. L’Eurabia, secondo la scrittrice americana Oriana Fallaci, è quella striscia di territorio che si stende fra l’Alentejo e la Galizia, abitata prevalentemente da ariani bianchi e cristiani ma inquinata purtroppo da una percentuale non piccola di razze inferiori. Queste ultime, penetrate in Europa per la colpevole indifferenza - e diciamolo pure, vigliaccheria - dei cittadini, se ne sono alla fine impadronite. Pertanto, l’Eurabia è una regione dell’Islam, nonostante i governi bianchi che ipocritamente sostengono di governarla. A tale deplorevole situazione si porrà rimedio se e quando gli europei bianchi ariani si decideranno finalmente a tirar fuori gli attributi, a combattere “virilmente” contro i non-ariani e a smascherare anzitutto i peggiori nemici dell’Europa pura, i rinnegati del carolingianesimo, i “primi responsabili della catastrofe che stiamo vivendo”. E questi sono i preti cattolici, vescovi e papa in testa, che aumma aumma si sono lasciati comprare da Maometto. “Io mi pento soltanto di aver detto meno di quanto avrei dovuto, e d’aver chiamato semplicemente cicale coloro che oggi chiamo collaborazionisti. Cioè traditori”.
Da tutti questi argomenti (vicini a quanto già sosteneva un giovane austriaco di belle speranze, componendo trattati analoghi nella Germania weimariana) il principale gruppo editoriale italiano, il Rizzoli-Corriere, ha cavato un pamphlet di successo, propagandandolo con ogni mezzo, esattamente come faceva negli anni Trenta. Appelius, Interlandi, Pitigrilli e Fallaci.
• Difesa della Razza 2. “La sfida più seria ed immediata alla tradizionale identità americana proviene dall’immigrazione dall’America Latina, specialmente dal Messico. Messicani e altri latinos hanno formato le loro enclavi politiche e linguistiche, da Los Angeles a Miami, respingendo i valori anglo-protestanti che hanno costruito il sogno americano. Gli Stati Uniti ignorano la sfida insita in questo pericolo”. Questo invece è Samuel Huntington, quello dello “scontro di civiltà”. Il suo ultimo libro è “Chi siamo: le sfide all’identità nazionale americana” e stavolta lo scontro di civiltà è direttamente dentro gli Stati Uniti, fra wasp e latinos. E’ stato recensito sull’organo dei neo-cons, Foreign Policy, che accanto alla recensione ha pubblicato un appello - sempre di Huntington - per “Un’organizzazione nazionale che promuova gli interessi dei bianchi”. Sentiamo cosa dice l’appello: “Una reazione plausibile ai cambiamenti demografici in corso negli Stati Uniti potrebbe essere l’insorgere di un movimento anti-ispanico, anti-negro, anti-immigrante composto soprattutto di maschi bianchi, lavoratori e classi medie, che protestano perché il posto di lavoro viene loro sottratto dagli immigranti e da paesi straneri, e protestano contro l’imbastardimento della propria cultura e della propria lingua. Un movimento del genere si potrebbe chiamare nativismo bianco”.
1 mag
…chi può essere l’esportatore? Forse, uno come Mandela. Dieci anni fa in Sudafrica uno dei regimi più tirannici della storia è caduto senza bagni di sangue nè vendette
• Democrazia. Una foto di dieci anni fa. Una lunghissima fila di uomini e donne, tutti neri, che si snoda serpeggiando per la campagna. Cento, duecento persone, ma ce ne saranno ancora. Sorridono con compostezza, quasi solenni; qua e là, nella fila, una donna ha un bambino in braccio o o lo porta per mano. Alla lontana estremità della fina, intravvedi una baracca: è il seggio elettorale. E’ là, dopo ore di fila e decenni di dolore, che tutte quelle creature convergono: le elezioni. Sono le prime di quel Paese, l’estremo pezzo d’Africa, dove i bianchi frustavano e i neri vivevano schiavi non in tempi lontani, ma fino a dieci anni fa.
Hitler, Stalin, e il Bianco in Africa: tutt’e tre hanno fatto lager, ma solo i primi due sono ricordati. Eppure non furono i soli orribili: nel Congo, almeno un milione di persone (al tempo di re Leopoldo, che da noi si chiamava Belle Epoque) furono mutilate o uccise perché non ubbidivano abbastanza in fretta. L’uscita da questo orrore, che avrebbe dovuto essere - razionalmente - un bagno di sangue, avvenne invece abbastanza ordinatamente e civilmente: i capi dei neri oppressi, il vescovo Tutu e il comunista Mandela in testa, decisero che non occorreva vendetta: bastava la verità. A uno a uno, i peggiori bianchi, i capi della polizia antisommossa, i politicanti, sfilarono davanti al popolo, ammisero i loro crimini e se andarono a testa bassa ma illesi.
Mandela e gli altri come lui sono gli unici al mondo a poter oggi dire “esportiamo la democrazia”. Loro non sparerebbero sulla folla palestinese o irachena, né ruberebbero acqua o petrolio nè proclamerebbero “Got mit Uns”. Si siederebbero pazientemente ad aspettare. E alla fine, probabilmente, otterrebbero una pace.
• Scienziati. Buffo appello di Rita Levi Montalcini, Margherita Hack e altri scienziati italiani per dire che non è una buona idea eliminare lo studio di Darwin dalle scuole, che la scienza con la politica (e la religione) non c’entra, che in fondo bisogna pur insegnare qualcosa ai ragazzi oltre al catechismo. E’ buffo perché di solito appelli del genere si fanno in Arabia Saudita o in Paraguay e si fanno al massimo nell’ottocento. Invece qua i poveri Montalcini, Hack, Diderot e Galilei stavolta sono costretti a fare appelli del genere in un paese europeo, e nell’anno di grazia duemila e passa. Ehi! Qui qualcuno ha scritto Anno di Grazia con le minuscole! Un luterano, scommetto: chiama l’Inquisizione! (E gli scienziati, Eminenza? Niente, basterà fargli vedere gli strumenti e vedrete come rinnegheranno la terra attorno al sole, il razionalismo e pure quel tizio là, come si chiama? Quello che mi fa discendere dalle scimmie, accidenti).
30 apr
Tempo d’elezioni (anche) giù in Sicilia. Ci sono due poli, più la democrazia cristiana. E quest’ultima torna a comandare
• Sicilia 1. Chi paga. Come sempre accade in tempo d’elezioni, i capi del centrosinistra siciliano sono impegnati alacremente a far vincere Berlusconi. Se infatti Berlusconi non vincesse in Sicilia, correrebbe il rischio di perdere sul piano nazionale: alle ultime politiche, ad esempio, i suoi sessantuno deputati siciliani hanno fatto la differenza. Per questo motivo, Berlusconi ha stanziato una somma per corrompere i dirigenti del centrosinistra siciliano. I quali ogni volta presentano i candidati più improbabili e più perdenti per permettere al loro padrone di vincere a mani basse le elezioni. Così hanno via via candidato Cecchi Gori (industriale toscano), Cocilovo (sindacalista venduto) e roba del genere. Adesso, alle europee, la situazione è la seguente: il capolista sarà Cocilovo, il sindacalista venduto già trombato l’anno scorso; a Catania presenteranno un tizio di Forza Italia, tale Latteri (il rettore che pochi mesi fa lasciò proporre una laurea ad honorem per Ciancio); e così via. E’ ancora aperto, al momento in cui scrivo, il pensoso dibbattito nei Ds, se presentare l’antimafioso Fava o l’interlocutore di mafiosi Crisafulli: sei mesi non gli sono bastati per decidersi, anche perché l’onesto Fassino, finora, si è ben guardato dal prendere posizione. Ma quanto costa a Berlusconi tutto questo? E’ l’unica curiosità che mi rimane. Che Berlusconi paghi e che costoro siano pagati da lui è l’unica spiegazione ragionevole per una situazione così irrazionale. In nessun altro luogo al mondo un’intera dirigenza politica si adopera così attivamente per far trombare se stessa e distruggere il proprio partito. Se lo facessero gratis, sarebbero proprio matti. (Pansa, su questo, tace: bestiario sì, ma senza prendersela più con le bestie feroci).
• Sicilia 2. Chi ride. Se Atene piange, Sparta non ride. In verità, sghignazzano fragorosamente gli uni e gli altri, alla faccia dei rispettivi elettori. Abbiamo visto che tipo di personaggi portano alle elezioni i degenerati eredi di Turiddu Carnevale, di Mommo Licausi e dell’assassinato e tradito Pio La Torre. Questo è il polo “di sinistra”. Quello “di destra”? Inutile perderci tempo: basta citare la trasmissione di Lucarelli, Blu Notte, che non è mai andata in onda perché virgolette “in periodo elettorale” chiuse virgolette si occupava di mafia. In tempo d’elezioni, in Italia, è formalmente proibito parlare dei mafiosi: è permesso, con cautela, parlare di ladri ma di mafiosi assolutamente no perché gli elettori potrebbero esserne turbati. Ovviamente: là si citava uno come Dell’Utri, il cui solo nome è una lezione di politica italiana, e il cui nome completo - Dell’Utri Marcello, procuratore di S.E. il presidente del consiglio in Sicilia - da solo vale quanto una requisitoria del pool di Palermo.
29 apr
Si lavora di più, si guadagna di meno. “Militari” e “umanitari” dieci a uno. Made in Italy armato. Le riserve (petrolifere) di Nassirya
• Numeri 1. Il lavoro in fabbrica (la “produttività”) è aumentato parecchio dal ‘95 in poi (Prodi, D’Alema), ma nello stesso periodo il potere d’acquisto dei salari è rimasto più o meno lo stesso. La produttività è aumentata ancora dal 2002 in poi (Berlusconi, Tremonti), ma il potere d’acquisto non solo non è ancora aumentato, ma è diminuito. Questo non si è affatto verificato nel resto d’Europa, dove il salario reale è invece progressivamente cresciuto: del 10 per cento in Germania, del 20 per cento in Inghilterra e del 23 per cento in Francia.
• Numeri 2. L’intervento umanitario italiano in Iraq (ospedale di Bagdad) è costato 21 milioni 554 mila euri. L’intervento militare italiano in Iraq (base di Nassirya) è costato 232 milioni 451 mila euri.
• Numeri 3. Secondo la Camera di commercio di Milano, nell’ultimo anno l’export di armi dall’Italia è aumentato di circa il dieci per cento. Le armi italiane vengono vendute indifferentemente a paesi democratici (Grecia, Polonia, Danimarca) e non (Arabia Saudita, Pakistan, Cina).
• Numeri 4. Le riserve di petrolio nel territorio di Nassiriya sono state valutate dall’Eni a circa 2,5 miliardi di barili. Questa cifra, secondo quanto dichiarato dall’ex dirigente Eni Benito Li Vigni, sarebbe stata iscrivibile nel bilancio Eni perché “i contratti seguivano una formula molto vantaggiosa che consente di considerare come propria riserva una quota della produzione”.
• Elezioni. “Vogliamo dei ladri onesti!”
• “Devi conquistare la totalità dell’Asia e dell’Africa”. “L’Europa, il Sudamerica e un terzo continente a scelta”. “Distruggere tutte le armate rosse”.
26 apr
Integralisti israeliani e integralisti palestinesi sono ormai allo scontro frontale. Gli esponenti intermedi sono stati spazzati via da un pezzo. Due popoli disperati, profondamente cambiati dalla paura e dal rancore
• Israele/Palestina. Non c’è un erede di Arafat, fra i palestinesi “laici”, e solo un qualche risultato ottenuto per vie pacifiche avrebbe potuto concedere all’Olp il tempo necessario per la crescita di un gruppo dirigente in grado di contrastare gli islamisti. La destra israeliana ha deciso di non concedere questo tempo. E questo, forse, non tanto per oltranzismo preconcetto quanto perché sottoposta essa stessa alla pressione crescente dei propri integralisti. Integralisti, anche in questo caso, vuol dire semplicemente emarginati. La società israeliana non è più una società di ceti medi economicamente e culturalmente coesi ma, come in tutto il Medio Oriente, consiste ormai di due strati diversissimi fra loro, che prendono identità apparentemente da tematiche religiose ma in realtà da ragioni strutturali. Allo strato più nuovo e più povero della società israeliana la destra e Sharon hanno dovuto gettare un pezzo di carne dopo l’altro. Infine, non potendola controllare, hanno deciso di far precipitare a freddo la crisi - il che è avvenuto con la famosa provocazione di Sharon alla Spianata - per governarne almeno i tempi e gestirla, per quanto possibile, chirurgicamente.
L’elemento drammatico dello scenario, nella mente di Sharon (che è un ebreo del dopo-Auschwitz, non un politico europeo o americano) e in generale di tutta l’elite israeliana, è l’incertezza sui termini della superiorità convenzionale di Israele. Già nel 73 (quando a un certo punto gli americani dovettero congelare il conflitto) essa era molto meno indiscussa di quanto si volesse far credere. Oggigiorno, nessuno sa se in definitiva essa esista ancora. Lo stato della tecnica militare, dall’altro lato del fronte, non è più quello di prima. Gli armamenti moderni, attraverso l’Iran e forniti dalla Cina, sono ormai disponibili per tutti. Se oggi Israele, come cultura militare, vale dieci, gli altri sono arrivati almeno a quattro, probabilmente a cinque e forse anche a sei.
23 apr
Cosa sarà cambiato - in Italia, in Iraq, in Europa - alla fine della drammatica crisi che stiamo attraversando ora? Saremo ancora in Iraq? Ci sarà ancora il terrorismo? Saremo europei?
• Fra un anno, probabilmente, l’Italia avrà stabilizzato i propri rapporti con l’Iraq: saranno state ritirate le truppe, e saranno stati consolidati invece i rapporti economici e, in larga misura, clientelari. Avremo un rapporto abbastanza buono con la nuova classe dirigente locale (quella che si sta facendo i soldi sotto l’occupazione), saremo molto più simpatici e civili degli americani (che a quell’epoca saranno asserragliati in tre o quattro città del paese) e saremo insomma in grado di fare delle richieste con buone probabilità che vengano accolte. In quel momento - pensarci sempre e non parlarne mai - dovremo ricordarci di Quattrocchi. Il giorno in cui potremo chiedere qualcosa, chiederemo la consegna dei suoi assassini, perché siano regolarmente e legalmente processati da noi. E questo è quanto. Altre parole adesso sono inutili, o strumentali, o dannose.
Fra un anno, probabilmente, l’America sarà tornata ad essere civile e si porrà la questione matura dei suoi rapporti reali con l’Europa. Noi ancora abbiamo in Italia, residuo di una fase che s’è conclusa, le basi di un esercito che non è il nostro. Quando saremo in grado di parlare nuovamente con l’America - senza servilismi da un lato, e senza patologie dall’altro - dovremo chiedere che queste basi vengano restituite. Non all’Italia, che di per sè è troppo piccola per aver bisogno di basi. Ma all’esercito del Paese di cui l’Italia ormai è una regione, all’esercito europeo. Quest’ultimo, fra un anno, sarà una realtà tecnica ed anzi il risultato maggiore dell’intera crisi irachena.
Fra un anno, il terrorismo non sarà stato affatto sconfitto - visto che non è stato ancora seriamente combattuto - e continuerà a minacciare, come tutti gli altri, anche il nostro paese. A quel tempo, però, probabilmente saremo liberi di cominciare a vederlo come un problema da risolvere e non come un pretesto per i giochi politici di chiunque altro. A meno che, nel frattempo, dovessimo esserci di fatto abituati ad esso: attentato, dibattito, utilizzo politico, nuovo attentato. Noi siamo il paese che è riuscito ad abituarsi a convivere con la mafia. Il problema del terrorismo è identico a quello della mafia, su cui già come italiani ci siamo arresi.
20 apr
Vi ricordate la grande indignazione sulle donne uccise dalla camorra? Sono passate appena poche settimane. E già nessuno, nel Paese felice, se ne ricorda più
• Pasqua napoletana. Passate le tv, passati i politici e i giornali, giornata di solitudine - una di moltissime altre - per le famiglie delle donne morte. Una aveva una cinquantina d’anni e l’ammazzarono perché aveva denunciato i pedofili del quartiere. L’altra ne aveva quattordici ed era là quando i camorristi delle due bande avevano cominciato a spararsi fra di loro. Per quasi due giorni, nei quartieri regalati ai mafiosi, la mafia era sembrata una cosa non normale. Finiti i funerali, tutto è tornato come sempre è stato: diecimila sudditi e dieci o venti cittadini, i primi a servire impauriti i mafiosi, i secondi a cercare disperatamente di lottare un giorno in più per non arrendersi agli invasori. Noi siciliani conosciamo bene questa solitudine, questo desolato abbandono, questa - apparente - impotenza.
• Economia 1. Fra i beni di largo consumo, quello che meno risente dell’inflazione è probabilmente la cocaina, il cui consumo è aumentato dell’ottanta per cento fra il 1999 e il 2002. L’altro comparto in espansione della produttività nazionale è il gioco del lotto, i cui utenti - grazie ad accorte campagne di marketing - nel periodo in esame sono aumentati di oltre il cinquanta per cento.
• Economia 2. La Kodak ha finito di riconvertire tutte le sue linee di produzione al digitale. Quindicimila esuberi (licenziati).
• Economia 3. Dopotanzi. Nel giro di un anno, sofferenze bancarie (cioè soldi che le banche sanno che non rivedranno mai) per cinquantuno miliardi di euri. A chi si rivolgeranno le banche per rientrare di almeno una parte di tutti ’sti soldi?
• “DENTI GRATIS per tutti. 458.923 dentiere installate gratis in tutte le fasce della popolazione. Il tuo governo, il tuo sorriso”. (Stavolta non è Berlusconi però, bensì il governo del Brasile).
• La mia pipa inquina molto meno della tua automobile.
17 apr
Successo del film di Gibson in America e nelle capitali islamiche. Come mai? Che cos’hanno in comune, in questo momento, due civiltà apparentemente così differenti?
• Stranamente, ma non troppo, il (brutto) film di Mel Gibson ha avuto successo soprattutto nei Paesi islamici e negli Stati Uniti: accomunati, con tutte le loro diversità, da revival “religiosi” che fanno piazza pulita delle antiche religioni locali per riprenderle invece in chiave di puro fanatismo, e molto semplificate. I “cristiani rinati” degli Stati Uniti, cui appartengono ormai gli esponenti dell’establishment, riducono tutte le Scritture alla Bibbia, e questa ai soli libri “storici”, e questi ai soli capitoli più militanti. Nessun cristiano Usa cita ormai, da molto tempo, il Vangelo; in compenso, sono diventate popolarissime - e compaiono a pieno titolo nel dibattito culturale - brani come la “sura di Armaggedon” o quella del “Dio che esplode”. Dal lato “orientale”, “islamico”, stessa cosa: con un Corano ridotto a volantino, di cui si citano sempre e solo i versetti più “militari”. Di Passion, ad entrambi i target, sono piaciuti molto il grand guignol e l’antisemitismo. Sarebbe interessante approfondire l’origine di questa strana non guerra di civiltà ma omogeneizzazione di civiltà fra America e Islam, fra due, cioè, delle culture più dissimili del mondo moderno. Nè Jefferson nè Harun-al-Rashid, nè Mille e una Notte nè Rapsodia in Blu. Bombe, scimitarre, kamizake fanatici e rambi.
Molti, naturalmente, hanno evocato - per contrasto - il Vangelo di Pasolini. Quest’ultimo era un’opera d’arte, ciò che Passion non è. Pasolini - omosessuale ed ateo - era cristiano, mentre Gibson è solo un fanatico fighetto. Ma soprattutto Pasolini - a differenza di Gibson, e di qualunque altro possibile autore dei nostri tempi - non solo era cristiano, ma apparteneva ad una chiesa cristiana, ne condivideva visceralmente le tradizioni, viveva il suo cristianesimo insieme agli altri. Questa chiesa, per ragioni storiche, si chiamava Partito Comunista Italiano. Completamente diversa dal misero revivalismo settario dei nostri giorni: erede del cristianesimo popolare italiano, con tutte le sue innocenze, ed anche le sue inquisizioni. (E i cattolici? All’epoca di Pasolini, in genere erano pagani: le scene di Pio XII in gestatoria, fra guardie armate e flabelli, sono puro peplum hollywoodiano).
14 apr
In Spagna, dopo la cacciata di Aznar, le indagini si fanno sul serio e gli assassini vengono presi. E da noi. Mah. Intanto, stiamo rifacendo le cazzate di fine Ottocento…
• Terrorismo. In Spagna, appena tolti di mezzo i politici che le usavano per i fatti loro, le indagini sul terrorismo hanno fatto un deciso passo avanti. Diversi organizzatori di attentati sono stati individuati e arrestati, rendendo così più difficile la messa in atto di ulteriori stragi e difendendo, per quanto possibile, la sicurezza dei cittadini. In Italia, alle (poche) indagini mirate si preferisce affiancare, e talvolta sostituire, il rastrellamento indiscriminato dei “sospetti”. Da un punto di vista democratico, non è una bella cosa. Da un punto di vista pratico, serve a poco. Il metodo spagnolo (post-Aznar) è insieme più efficiente e più pulito. Lì, la lotta al terrorismo è veramente cominciata. Da noi, è ancora in gran parte oggetto di propagande politiche e di demagogia.
Con la lotta al terrorismo, naturalmente, non ha nulla a che fare la presenza militare, ormai rischiosissima, dei nostri militari in Iraq. Questa irresponsabile spedizione, decisa per motivi aziendali (gli appalti della ricostruzione) e non patriottici nè militari, ricorda ormai da vicino le prime spedizioni coloniali (Massaua, Eritrea, Abissinia, ecc.) con cui la destra fine-Ottocento dilapidò le risorse italiane e instaurò una politica che portò a cinque guerre. Adua, è la parola che viene in mente allo studioso. Non s’è verificata finora - è una fortuna - ma l’irresponsabilità e superficialità dei politici, nel prepararne l’esito, è esattamente la stessa. Via dall’Africa, dicevano allora i socialisti. Via dalle colonie, diciamo adesso, via dall’Iraq, via dall’impero, prima che le buffonate romane e le concioni retoriche e i coraggiosi proclami dalla poltrona diventino - un’altra volta - la tragedia e la strage di tutta una gioventù.
E’ un Vietnam, ormai è evidente. Con le sue atrocità da ambo le parti, dal lato dei guerriglieri e dal lato degli occupanti. Con la differenza che questi ultimi, potenza civile e aderente a Ginevra, hanno delle responsabilità giuridiche ulteriori. Il bombardamento di un edificio religioso, ad esempio, con strage di chi vi era dentro, costituisce, secondo tutti i precedenti giuridici e le convenzioni internazionalmente riconosciute, un crimine di guerra in capo all’ufficiale in comando. Costui, se mai dovesse - per ragioni di servizio - metter piede in territorio italiano, ad esempio ad Aviano o a Sigonella, dovrebbe essere immediatamente arrestato dalle nostre Autorità e consegnato al tribunale internazionale dell’Aja per esservi processato.
• Inciucio. Il principale frutto dell’inciucio non è l’inciucio in sè, ma il reciproco riconoscimento.
10 apr
Un giornale fighetto, fatto per portare il giornalismo inglese a Roma, che in un pomeriggio diventò l’organo dei Longobardi. Ora riapre come giornale di governo…
• Giornali. Torna (coi soldi e il sostegno di un partito di governo) l’Indipendente, il famoso giornale liberal che doveva portare in Italia l’aplomb del giornalismo britannico. Il primo direttore, una dozzina di anni fa, era un signore di cui non ricordo il cognome, che era comunque bellissimo e doppio, italo-scozzese. Costui si fece fare una testata identica a quella dell’Indipendent di Londra, con solo - a malincuore - una “e” in più. La riunione di redazione si faceva alle cinque in punto, davanti a una tazza di tè. C’era una colonna sul campionato (inglese) di cricket e i commenti politici erano del tipo “per quanto diversamente opini l’onorevole Tale…”. I personaggi politici allora - almeno a Roma - si chiamavano “Lo Squalo”, “Er Pecora”, “A-Fra-Che-Te-Serve” e roba del genere. Questa faccenda durò un paio di mesi, con redattori in cachemire e nodi di regimental stretti alla gola. Poi successero un sacco di cose e tutte in una volta, il capo dei figiciotti romani diventò un intellettuale lib-lab, un sassofonista di Varese sentì parlare dei Celti, il capo del Pci cominciò a baciare sua moglie pubblicamente, la moglie del dottor Mario Chiesa andò a trovare un ufficiale dei carabinieri, le folle portarono in trionfo (scambiandolo per chissàchi) il figlio di Mario Segni. Saltò fuori Sgarbi. Mancava solo Helmuth Berger travestito da Marlene Dietrich travestita a sua volta da Helmuth Berger. E insomma, “grande è la confusione sotto il cielo e la situazione è eccedente”.
In questo Gotterdammerung generale, naturalmente fu cataminato a testa in giù e gambe all’aria pure l’Indipendente: il quale dal pomeriggio alla sera, con le tazzine da tè ancora calde, si trovò improvvisamente trasformato da newspaper britannico a Organo de Noantri, e precisamente di una specie di dopolavoro partitico (con scritte rigorosamente in dialetto) il quale si proponeva di distruggere Roma, ripristinare il regno longobardo, vendicare Vercingetorige Brenno e gli altri Galli e nel frattempo ammanettare o impiccare tutti i ladri, cioè tutti i politici esclusi quelli di Varese.
Le articolesse politiche divennero rapidamente appelli incendiari al popolo per fare piazza pulita con ogni mezzo; il cricket fu sostituito dal lancio del tronco d’albero o della scure (sport celti); piazza Montecitorio diventò la gheenna biblica Roma Ladrona; e via con tutto il resto. Il direttore italo-britannico si accorse, dopo due giorni, che forse qualcosa era cambiata. Si alzò dalla scrivania, chiamò un tassì, parti per destinazione ignota e da allora non fu più mai visto. Tutti gli altri giornalisti rimasero flemmaticamente ai loro posti, con l’unica avvertenza di togliersi cilindri e bombette e calcarsi invece sulla fronte coppole, cappelli a cono e altri copricapi briganteschi (l’unico che se ne andò fu un mio amico, solidale con l’Inghilterra e un poco sconcertato dai rutti e dagli altri rumori fisiologici con cui ora obbligatoriamente iniziavano le riunioni di redazione).
9 apr
In Spagna, il paese più maschilista d’Europa, finalmente hanno deciso di provare a far governare le donne: “Tanto, peggio di così non può andare”…
• Coraggia. Certo, ci vuole coraggio per dire “va bene, tu gestisci un miliardo di pubblicità e mi puoi fare perdere le elezioni ma io i prezzi dell’assicurazione auto, ladro che non sei altro, non te li lascio raddoppiare”. Oppure “no, presidente scusi, io la pelle dei miei soldati me la gioco solo quando veramente è in pericolo il paese” oppure anche solo “ma insomma che cazzo sei una banca o un usuraio? Ma io ti mando la Consob, ti mando, ti faccio vedere io se non devi fare la banca perbene!”. Guardiamoci in faccia, onestamente: tu, se fossi ministro, lo faresti? Tu, te la giocheresti una carriera politica, così, per il gusto di difendere la tua gente? Ecco, le cose stanno così, non ci pigliamo in giro. Tu ed io (e il signor B., e il signor D’A., e tutti gli altri) in fondo siamo stati educati fin dall’infanzia a proteggerci le palle, a non rischiarle mai perché un calcio giusto là ti fa male. “Uno con le palle!”. Sì, uno che quindi o è un poeta oppure cammina tutta la vita con le mani a coppa là davanti, come un terzino al momento del calcio di punizione. Forse una (senza palle) avrebbe più istinto di attacco, meno paura di rischiare. E questo, stranissimamente, forse l’hanno intuito nel paese più pallista d’Europa, in quella Spagna baffettista e meridiana in cui, di fronte a uno schiaffo in faccia, si son tutt’a un tratto svegliati e tutto in una volta hanno deciso che ne hanno le tasche piene di una serie di cose.
Incazzarsi, va bene: ma il giorno dopo? Così hanno deciso di premunirsi mettendo proprio dentro il governo una bella mano di donne (otto per la precisione: per ogni ministro maschio, una ministra) col compito di dare spinta alla macchina anche dopo passato l’entusiasmo. V’immaginate un governo così in Croazia? o in Arabia? o in Israele e in Palestina? o in Cina? O - magari magari: ma donne mai state manager o caporali politici: donne vere - o anche qui da noi? Boh. Intanto, là ci stanno provando: tanto, peggio di così - pensano giustamente - non può andare. ¡Suerte, muchachas!
• Economia 1. Bopo i Bot semestrali, crollano anche i Cct, i certificati di credito del Tesoro che per la prima volta nella storia scendono sotto il due per cento.
• Economia 2. Il vice ministro per l’Economia Baldassarri, parlando in occasione di un convegno, ha dichiarato che “è possibile utilizzare le riserve auree della Banca d’Italia“. Bisogna utilizzarle una volta sola, bisogna considerarlo un intervento una tantum, bisogna capire che ora con l’euro non sono più importanti come prima… a parte tutti questi “bisogna”, l’idea sarebbe di prendere l’oro dello Stato - non potendosi ancora vendere Torre di Pisa e Colosseo - e far cassa per qualche mese con esso. L’ultima volta che fu proposta una cosa del genere è stata quando l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale.
7 apr
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“Non riesco a vivere più. Mi avete preso in giro. Da oggi dò retta solo a Bill Laden, a Curcio, a Mario Capanna e a Pannella…”
Spettabili Eccellenze,
Il sottoscritto Fantozzi Mohammed Ugo fu Giovanni, nato a il ecc ecc residente a in via ecc ecc, con la presente rispettosamente espone e fa presente quanto segue:
IO SONO STATO PRESO IN GIRO TUTTA LA VITA!
Ho lavorato in quello sgabuzzino di merda per 47 anni. Ho firmato n. 1.225 cambiali. Ho giocato (invano!) n. 6457 schedine della Sisal e 12.048 schedine del Totocalcio. Ho atteso per 37 volte l’aumento che mi era stato promesso e sempre è stato dato ad altri. Ho versato Lire 308 milioni 341mila 130 per tasse statali comunali, regionali e ultimamente anche padane, ritenute, trattenute, contributi e calamità varie. Ho scopato esattamente 42,5 volte (quella volta che mi è venuto il colpo della strega proprio nel bel mezzo) in tutta la mia vita e sempre ed esclusivamente con la mia Spett.le Consorte. Sono stato scavalcato da tutti i miei colleghi a cominciare da quel lecchino del rag. Filini che sua moglie se la fa col Comm. Furlani. Ho investito l’intera buonuscita della pensione in cosi Parmalat, primo perché me l’ha detto il Dott. Bisca della banca e secondo perché pensavo che una ditta che fa il Latte per i bambini non può essere disonesta. Ho votato per tutti i partiti e tutti i politici italiani escluso il Dottor Magnago della Sudtirolervolkspartei perché per votare per quelli là bisogna sapere il tedesco. Ho saputo che la mia pensione di 650 euri non vale affatto quanto i milioni di lire che ho versato e non ho potuto nemmeno fare il viaggio a maiorca con la Signorina Silvani. Ho saputo che il Dott. Bonolis imbroglia e fa vincere i ricchi premi quando vuole lui (il Dott. Buongiorno queste cose non le faceva!) e questo l’ha detto addirittura la Televisione. E anche un sacco di altre cose che dimostrano come tutti, a cominciare dalla Spett.le Sign.na Battisti Carla (la mia Signora Maestra alle Elementari) per finire con tutti voi, mi hanno imbrogliato. Non è vero che a essere onesti e buoni ci si guadagna! Ho capito che nella vita bisogna essere furbi, stronzi e ladroni!
Per tutti questi Motivi, e per molti altri ancora che per brevità non discute, il sottoscritto dichiara che:
1) a partire da questo momento si iscrive al Partito Islamista;
2) eseguirà senza discutere tutti gli ordini (bombe, stragi, rapine, sequestri di persona, spaccio di droga ecc.) che gli verranno impartiti dal Dott. Curcio, dal Dottor Bill Laden, dal Dott. Mario Capanna, dal Dottor Pannella e da qualunque altro Capo della Rivoluzione;
3) hanno ragione i brigatisti e Saddam a dire che bisogna cambiare tutto perché così non si può più andare avanti e non si arriva più neanche al ventisette, per cui mi permetto di rispettosamente di consigliare ai suddetti Dottori di Fare la Rivoluzione al più presto, possibilmente entro e non oltre il 15 del c.m. (scadenza affitto);
4) ecc. ecc. ecc. e ancora ecc.
Questo per brevità e anche per non essere incriminato in avvenire per rivoluzione clandestina.
In attesa di un Vs cortese sollecito riscontro, pregiomi inviare Distinti Saluti.
Fantozzi Mohammed Ugo
6 apr
Senza giornalismo, naturalmente. Senza notizie, senza commenti, senza niente. Solo pubblicità, e basta. Fantasie? Niente affatto. In America c’è già il primo: e ha successo…
• Informazione. E’ nato, ovviamente in America, il giornale perfetto. Si chiama Lucky, è un magazine a target medio-alto, stampa quasi un milione di copie e non ha una pagina che non sia di pubblicità. Tutti i contenuti giornalistici (reportage, articoli, inchieste, lettere dei lettori) sono stati completamente soppressi. In compenso, il lettore viene informato minuziosamente di tutte le offerte commerciali disponibili (quelle, beninteso, che il giornale ha scelto per lui) e viene scortato con la mano sulla spalla nell’affascinante mondo della pubblicità. Ha diritto, se ha i soldi, a comprare tutto ciò che gli vien messo davanti - se non ha i soldi non è un lettore - e, subito dopo, a lavorare alacremente (possibilmente in un settore vicino alla pubblicità o all’intrattenimento) per rimettersi in grado di comprare altre cose. Può esprimere le proprie opinioni - sugli oggetti in vendita, e solo su quelli - sbarrando le apposite caselle negli spazi segnati. Può anche provare emozioni (“Bello”, “Bellissimo”, “Meraviglioso”, “Boh”) e esprimere decisioni (“Compro subito”, “Appena ho i soldi”, “Per ora no”) come un qualunque altro essere umano.
Il lettore-tubo vuoto, riempito a un’estremità con gli spot ed evacuante dall’altra gli ordini d’acquisto, è dunque l’evoluzione finale del pubblico dei giornali. Modello televisivo? No, c’è qualcosa in più: il rapporto più rilassato e personale della carta stampata col suo lettore permette una manipolazione più intima della psiche del soggetto. Da cui, per prima cosa, vanno raschiate via tutte le incrostazioni culturali presenti fra uno sfintere e l’altro, affinchè i contenuti pubblicitari vi scorrano attraverso senza intoppo.
• Argentina. Nuovo investimento - cinque milioni di dollari - del gruppo Benetton in Patagonia. Previsti un impianto di macellazione e un laboratorio per incroci fra razze ovine. Il Clarin sottolinea l’importanza del commercio di carne ovina fra Argentina ed Europa. Con quasi un milione di ettari, Benetton è ormai il principale fazendero del paese. Gli unici a opporsi al suo potere, due anni fa, sono stati i signori Eufemio e Rosa Curinaco che nel novembre 2002 gl’intentarono causa per essersi appropriato di terreni demaniali occupati dalla loro famiglia “a fine di sostentamento alimentare”. Com’è andata a finire la causa? Non lo so. Immagino i due coniugi Curinaco, sul ferrocarril delle Ande, che viaggiano verso la capitale per l’udienza decisiva del loro caso. Benetton vs Curinanco, “in nombre del pueblo argentino”. “Ci sono dei giudici a Baires” avrà pensato, forse, uno dei due.
3 apr
E il decreto salva-calcio? Niente, per ora. Al suo posto il governo farà un decreto salva-italiani, pensando alle famiglie nei guai col campionato vero, quello del ventisette. E quando scatterà? Dal primo aprile…
• Il decreto. Allo scopo di salvare la capitalizzazione di numerose famiglie italiane che rischiano di non potersi iscrivere al prossimo Campionato di sopravvivenza, il Governo ha deciso di emanare un provvedimento straordinario (il c.d. decreto “salva-gente”) che consenta loro di non pagare tasse, affitti, scarpe per i piccoli, supermarket, acqua, gas e luce per i prossimi cinque anni. “Questo decreto si è reso necessario - ha detto il Presidente del Consiglio - perché non sappiamo quali potrebbero essere le conseguenze della mancata partecipazione di tutte queste famiglie al prossimo campionato. Potrebbe nascerne addirittura - ha aggiunto sorridendo - una rivoluzione!”. Il decreto non ha tuttavia mancato di suscitare polemiche: “Un passo verso una finanza allegra in cui le spese più assurde vengono finanziate dallo stato”, secondo il portavoce dell’Associazione pallonari, Tanzignotti.
• Economia 1. Cala il fatturato industriale, di quasi il sette per cento. Come mai? La colpa, ovviamente, è della spietata concorrenza delle industrie nuove, cinesi, giapponesi e coreani. Sfruttando spietatamente la manodopera, costoro producono beni a bassissimo costo, che cacciano dal mercato i nostri poveri industriali. Noi siamo civili, infatti, e siamo - sob! - costretti a pagare moltissimo gli operai. Quante volte vi siete sentiti ripetere questa solfa? Dalle statistiche Ocse, tuttavia, risulta una situazione un po’ differente. I dipendenti italiani prendono meno di quelli giapponesi, e molto meno di quelli coreani. Ma come fanno allora giapponesi e coreani a vendere così a buon mercato i prodotti? Boh. Sarà perché lì, fra una cosa e l’altra, gl’industriali pensano anche all’industria.
• Economia 2. Cento miliardi di euri l’anno, secondo l’Eurispes, il bilancio di Cosa Nostra e associate per il 2004. Sedici miliardi solo la camorra.
Buttiglione filosofo? E Platone cos’era, un metalmeccanico?
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