Lo specchietto per le allodole
20 Ott
• “Nexsus il profeta del nulla” wrote:
Visto? Ci sono anche italiani così. In questo caso - a differenza di Ferrara, Cossiga, Feltri, ecc. - gratis. Lo stipendio dei volontari di Un Ponte Per a Bagdad è di 1368,60 euri (lordi) al mese, spese di viaggio incluse.
20 Ott
Non era un mafioso. Era un amico di mafiosi. Questa, dopo vent’anni di processi, è la verità giudiziaria sul più importante politico italiano. Se c’è da festeggiare, festeggiate. Noi preferiamo riflettere sul suo mondo
• Andreotti. Il senatore Giulio Andreotti, più volte capo del governo italiano, non è iscritto a Cosa Nostra. Ha invece intrattenuto “personali, amichevoli relazioni con esponenti di vertice di Cosa Nostra”. Ha commesso “reato di partecipazione all’associazione per delinquere”, “concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980″, che oggi è semplicemente “estinto per prescrizione”. La cessazione del comportamento criminoso dopo una certa data e la sua successiva disponibilità a collaborare con la giustizia ne fanno, tecnicamente, un “pentito”. Non un mafioso pentito, ma un amico-dei-mafiosi pentito. Se questo basta per festeggiarlo, allora festeggiamolo pure.
17 Ott
Una volta le elezioni di Milazzo (una “ridente cittadina” come tante altre) si facevano a Milazzo e votavano i milazzesi. Adesso non più: come per tutto il resto del pianeta, si vota in America, e là si decide per tutti. Vedremo cosa deciderà per Milazzo il nuovo imperatore
• Elezioni 1. Milazzo (Messina). Anche qui a Milazzo, ridente cittadina sul Tirreno, i cittadini si preparano alle elezioni che il prossimo 4 novembre decideranno l’avvenire di questa piccola comunità siciliana per i prossimi quattro anni. “Speriamo che ingrandiscano il lungomare e ci mettano i lampioni nuovi”. “No, è meglio spendere i soldi per un bel concerto in piazza per la festa del patrono”. “Bisognerebbe fare una grande campagna per disinquinare il Tirreno”. “No, meglio invadere la Tunisia”. Chi vincerà? Come tutti gli altri abitanti del pianeta, anche i milazzesi attendono il responso dalle elezioni di New Rome D.C., dove il nuovo imperatore deciderà anche sulla faccenda del lungomare di Milazzo e del Tirreno. (dal corrispondente)
• Elezioni 2. Il partito repubblicano del Michigan ha chiesto ufficialmente l’arresto del regista Michael Moore, reo di aver offerto mutande (”Moore ti regala un paio di mutande se vai a votare contro chi ti mette in mutande”) a chiunque si recasse a votare alle prossime presidenziali. Il successo dell’iniziativa, con oltre centomila giovani corsi a registrarsi per esercitare il loro diritto di voto, non è piaciuto ai repubblicani, che chiedono la sua incriminazione per corruzione degli studenti per farli votare”. (by viviana)
• Elezioni 3. Marrazzo, per me, è sempre il vecchio “Joe” Marrazzo, grandissimo giornalista antimafioso - collaborava coi Siciliani - e uno degli uomini più coraggiosi e ironici mai visti (quanto a reggere l’alcool, era almeno al mio livello, e questo non è un complimento da poco). Suo figlio, poverino, ha scelto una strada più tranquilla - immagino sia anche astemio - e questo naturalmente è un suo diritto. Non capisco però perché io debba avere l’obbligo di votarlo (nel Lazio, o lui o Storace) e soprattutto chi ha dato ai boss del centrosinistra il diritto d’impormelo per candidato. A Milano, a scegliere i candidati del centrosinistra (di cui non scrivo i nomi per non mandare in palla il computer) c’è l’ex direttore del Corriere De Bortoli, quello che pubblicò il pamphlet antisemita della Fallaci. Le provinciali, lì, le ha vinte un communista puro e duro di Sesto San Giovanni, ma i candidati alle regionali vengono scelti tutti fra i miliardari. Nelle altre regioni, i criteri non sono molto migliori. E, in ogni caso, non sono mai democratici: i candidati della sinistra vengono scelti autoritariamente, oligarchicamente, al chiuso e prescindendo completamente dalle eventuali opinioni della base.
Domanda: perché il centrosinistra non riesce ad essere - almeno ogni tanto e almeno un poco - democratico? Forza Italia non è democratica perché è di proprietà di un padrone. Alleanza Nazionale sconta il passato fascista, non-democratico per definizione. Ma a sinistra? Noi ci siamo sempre riempiti la bocca con l’uguaglianza e la democrazzìa. E poi imponiamo fascisticamente, stalinisticamente, berluschianamente i Marrazzo, i Latteri e i Cecchi Gori.
16 Ott
Dai, dai! Vendiamo il Colosseo! Anzi, Totò e Peppino (però con l’accento bergamasco) lo vendono a un turista ricco, che però è romano… Perché non proviamo a rimescolare le carte, per una volta?
• Lega amore e fantasia. L’idea dei leghisti di vendere il Colosseo per ripianare i debiti dello stato è semplicemente meravigliosa e io, con l’amico De Curtis, mi associo di tutto cuore. Meravigliosa anche la reazione del federale di Roma, Storace, che prima s’è incazzato e poi, a mezza voce: “mmm… in caso ce lo potremmo anche comprare noi…”. Allora: Totò e Peppino, che parlano rispettivamente in veneto e in milanese, sono davanti al Colosseo con l’aria affaccendata. Arriva il turista americano, che parla in romanesco ed è Storace: “Chedè, davvero ve state a venne ’sto coso?”. “Si, sior! Ostia! Certo che lo vendemo! Solo cento zecchin!”. E segue tutto il resto. (Poi voglio anche Totò e Peppino in piazza san Pietro: “Escusè muà, mussier, s’è kwesta kwà la catedràl?”. Però con l’accento bergamasco).
• Laziali su Marte. Accordo fra la Regione Lazio e l’Unione Sovietica. In un comunicato congiunto i responsabili dei progetti missilistici dei due Paesi hanno annunciato il lancio, nella prossima primavera, di una capsula spaziale con a bordo un astronauta russo ed uno viterbese. La Storax (il nome della stazione spaziale) orbiterà per un anno e mezzo a trentamila spanne d’altezza, avrà una capacità di carico di milleduecento fojette e svilupperà una potenza superiore alle cinquemila pecore/vapore.
• Teatro. “Santa Giovanna Dei Macelli” di Bertolt Brecht in scena a Milano, stavolta non al Piccolo ma a Palazzo di giustizia. La trama è quella di sempre: una serie di speculazioni finanziarie sulla pelle dei piccoli risparmiatori (il “parco buoi”) sfugge al controllo di Mauler e soci, la folla in tumulto minaccia rivoluzioni, ma alla fine tutto torna a posto (tranne i soldi) e l’ordine regna di nuovo a Chicago. Neve, disoccupati, arringhe, pensionati in miseria, poliziotti. Memorabile interpretazione di Tino Buazzelli nel monologo di Tanzi (”Meditate gente, meditate”), buono il Coro dei Giornalisti Economici (”Orsù/ anche tu/ investi su”) alla fine del terzo atto, ottimo il Lamento dei Buoi (”Muuu… Beeee… Ahimè”), peccato per l’assenza della Bocassini (sarebbe stata un’ottima Santa Giovanna), allestimento in complesso non originale (meglio Strehler e Borrelli) ma sufficiente. Alla fine Bondi accusa direttamente la Banca d’America, interpretata da un mefistofelico Adolfo Celi.
15 Ott
Una: mandare l’Fbi (all’estero) a chiudere Indymedia. Due: diffondere la voce che i giornalisti “sono spie nostre”. Tre: tirargli direttamente una missilata in faccia mentre ti stanno riprendendo. L’importante è tappargli la bocca
• Beh, poteva andar peggio. A quelli di Indymedia, voglio dire: hanno scritto della cose veramente antipatiche su Bush per cui quello ha mandato l’Fbi in Inghilterra a sequestrargli il sito (dopo un po’, quando la gente ha cominciato a chiedersi che cavolo ci facesse l’Fbi in Inghilterra, è spuntata una chiamata al 113 fatta dalla Nestlè e dal signor B.).
Cmq, tutto ok: di questi tempi, parlar male di Bush è più o meno come scrivere un libro di scoop su Maometto e chiedere la prefazione all’ayatollah Khomeini, gente che s’incazza facilmente.
“Professa il giornalismo” hanno detto di un un giornalista i terroristi col turbante, per i quali evidentemente tutto è religione. Quelli senza turbante sono altrettanto sbrigativi, prima lasciano partire il proiettile (sulla redazione di Al Jazeera, sull’hotel dei giornalisti europei a Bagdad) e poi allargano le braccia: “Toh: m’è scappato un colpo mentre pulivo il cannone”.
Insomma, poteva benissimo capitare che un carro armato dei marines, per le vie di Londra, lasciasse accidentalmente partire una cannonata verso la sede di Indymedia. Questo non è avvenuto, ed ecco uno dei vantaggi della civiltà.
Poteva anche capitare un’altra cosa, che - non volendo sprecare una cannonata - gli incaricati del silenziamento si limitassero a spedire una lettera circolare così concepita: “A tutti i Gruppi Terroristici Islamici e non, Loro Sedi - Si comunica alle Signorie Loro che i segg. giornalisti (seguono nomi) sono in realtà delle spie occidentali et imperialiste at nostro servizio stop Pregasi pertanto prendere oppurtuni provvedimenti stop Distinti saluti stop”. Questo metodo è altrettanto efficace e comporta solo la spesa del francobollo: dicono che sia stato adoperato, con successo, di recente. L’unico suo limite è che non è spettacolare.
Lo è invece il metodo usato appena un mese fa - ma sui giornali è uscito solo un trafiletto, e solo una volta - per silenziare il reporter di Al Arabya che, nel corso di un intervento di pace su una folla incazzata, si ostinava a riprendere gli elicotteri che bombardavano la folla.
La telecamera ha trasmesso un campo lungo della folla, poi un altro campo lungo di cielo con elicotteri, poi zoom su un elicottero in particolare, poi quell’elicottero ha virato verso la camera presentandole il muso coi cannoni - bellissima inquadratura - poi l’elicottero ha cominciato ad avvicinarsi - dai, dai, gira! - poi s’è visto il lampo e il missile che partiva. Infine le macchie di sangue sul vetro della telecamera e dello schermo - il sangue del giornalista non-embedded centrato dalla missilata.
Ecco: è molto più elegante così, piuttosto che sequestrarlo, legarlo, farlo inginocchiare con la bandiera sullo sfondo e tagliargli la testa. Il risultato però è lo stesso, e cioè un testimone in meno in grado di riferire.
7 Ott
Chi? Ma le due Simone, naturalmente. Eppoi i pacifisti, i noglobal, i cattolici, i communisti, i “buonisti” e tutti quegli scioperati che se ne vanno in Iraq invece di starsene tranquilli a casa a guardare la tivvù. Finalmente un po’ di buona, vecchia, cara destra senza ipocrisie.
• Zucchero. Alla fine lo zucchero è finito e si torna liberamente a ingiuriarsi fra nemici. Meglio l’ingiuria dell’inciucio, tuttavia. Le “nostre ragazze” del viscoso Vespa cedono così il posto a una raffica di terrificanti “signora mia” di Feltri e soci, di cui nessuno ha purtroppo pubblicato l’antologia (Stampa Alternativa ne fece una bellissima sulle scritte nei cessi).
L’oscar, comunque non va a Feltri, ma a Merlo di Repubblica, che al solito signoramieggia con garbo e eleganza, citando Metternich, Cavour, Raimond Aron, Henry Kissinger e altri ancora, mentre il povero Feltri più in là del vecchio “E pretendono, pure!” non sa andare.
• Liberato. Nessun riscatto sarebbe stato pagato per Callisto Tanzi, l’operatore economico italiano sequestrato sei mesi fa da “Giustizia Penale”. Secondo fonti della Farnesina, il Tanzi sarebbe stato liberato in seguito a un’autonoma decisione dei suoi sequestratori e non, come è stato ipotizzato, per intervento del governo italiano.
“All’inizio mi interrogavano quasi ogni giorno - ha dichiarato l’imprenditore - Mi tenevano in un locale abbastanza confortevole, ma con la porta tenuta sempre chiusa a chiave”. Cosa le chiedevano? “Mah, volevano sapere assolutamente dove metto i miei soldi, inoltre sembravano molto interessati ai miei rapporti con, come lo definivano loro, il sistema bancario americano”. Perché pensa che l’abbiano rilasciato? “Non so, forse si sono resi conto che fondo anch’io io ero in Italia per aiutare il popolo italiano… non so , certo erano gente in buona fede, assolutamente persuasi della giustezza delle loro idee. Pensi che al momento di andare via mi hanno voluto regalare una copia del loro testo sacro, il Ci-Pi, lo stesso di cui mi leggevano lunghi brani a ogni inizio d’interrogatorkio…”. E che cosa pensa di fare adesso? “Beh, intanto penserei di riposarmi un poco. Poi non so… credo che mi piacerebbe tornare a operare in Italia, io non serbo assolutamente alcun rancore nei confronti del popolo italiano”.
6 Ott
Però all’estero. Secondo il ministero le imprese italiane hanno creato un milione e centomila posti di lavoro, di cui un terzo nei nuovi paesi dell’Europa e due terzi fuori dell’Europa. Colpa di Berlusconi, perché il centrosinistra si opporrà strenuamente a tutto questo. No?
• Economia 1. Il milione di posti di lavoro. Secondo il Ministero delle Attività Produttive le imprese italiane, al gennaio 2004, di posti di lavoro ne hanno creato non un milione ma addirittura un milione e centomila. Disgraziatamente tutti questi posti non sono stati creati in Italia, ma all’estero: il trentacinque per cento in Romania, Ungheria, Slovacchia e altri nuovi paesi europei, e il sessantacinque per cento direttamente fuori dell’Europa. Diversi esponenti industriali (Illy, Zoppas, Carraro) hanno recentemente dichiarato che “la fuga delle imprese non dev’essere demonizzata” e che la delocalizzazione delle attività produttive è una forma di modernità. La Zoppas, ad esempio, ha appena esuberato seicentoventi operai in Italia per aprire nuove fabbriche in Cina. Tutto questo, naturalmente, è colpa di Berlusconi e la prima cosa che farà il centrosinistra sarà di rimproverare questi industriali poco patriottici e persuaderli a riportare le loro fabbriche in Italia. No?
• Economia 2. Secondo un’indagine Mediobanca, la maggior parte dei movimenti di Borsa degli ultimi dieci anni sono serviti essenzialmente a privatizzare beni pubblici dismessi - anche a costo di massicci indebitamenti delle imprese - e non a finanziare attività produttive. In queste ultime sono stati investiti circa duecento miliardi di euri, ma le partecipazioni alle privatizzazioni ne avrebbero invece assorbiti ben duecentocinquanta (di cui oltre novanta di debiti). Tutto ciò al lordo, considerando cioè degli investimenti ancora s/tanziati (non ancora gravati cioè dalle tangenti ed regalie modello Tanzi) e non gli stessi investimenti già tanzizzati.
• Economia 3. Rotolando rotolando, il petrolio è arrivato a quarantanove dollari al barile. Prezzo record della benzina in Italia.
• Economia 4. E’ di dieci centesimi ogni mille euro circa di spesa - secondo i conteggi degli istituti di ricerca - il “risparmio” effettivamente concesso dai supermercati con la grande campagna “prezzi bloccati” di settembre.
3 Ott
Non si ribellò a Dell’Utri, non combattè la mafia, non mise a posto Berlusconi… Però volò dalla Francia a Roma per buttar giù volantini con scritto “Libertà”. Non si chiamava Gianfranco e non faceva il gradasso. Ed era il segretario di An.
• Alleanza Nazionale. Il partito di Alleanza Nazionale celebra il 3 ottobre la sua maggiore gloria. Fu in quel giorno che il fondatore del partito - il giornalista antifascista Lauro De Bosis - realizzò un’impresa quasi impossibile: partendo da una base clandestina in Francia, superò con un piccolo monomotore le munitissime difese antiaeree di Roma e lanciò su piazza Venezia nubi di volantini che invitavano gli italiani a ribellarsi all’oppressivo governo di una sola persona. De Bosis non ritornò mai dalla sua impresa - abbattuto dalla caccia fascista o precipitato in mare - ma il suo appello contribuì a dar fiducia, in un momento buio della nazione, a coloro che ancora credevano nella libertà. Lo riproponiamo di seguito, certi di far cosa gradita agli attuali coraggiosi dirigenti di Alleanza Nazionale.
30 Set
Ma poi bisogna riflettere: chi l’ha organizzato? Come si sono comportati i politici? Perché siamo ancora in Iraq? Qualcuno sta ancora reclutando guardie private in Italia? Cos’è successo, “politicamente”, nella testa della gente in queste settimane?
• Ora si ride, ora si respira e ora - fra l’altro - si può ricominciare a parlare senza timore di mettere in pericolo nessuno. Così, disordinatamente e liberamente.
1. Per prima cosa, visto che è quella più scocciante, bisogna riconoscere il buon comportamento - stavolta - di Berlusconi. Non ha dato aria alla lingua, non fatto dichiarazioni che potessero creare problemi, ha chiesto - cosa per lui assai difficile - l’aiuto dell’opposizione. Tutto il contrario dell’altra volta, quando ha perso platealmente la testa offrendo di sè un’immagine poco bella. Nelle prossime ore, probabilmente, non mancherà di esagerare il suo ruolo, di attribuirsi meriti, di “far politica” sulla liberazione. Ma è un politico. Stavolta s’è comportato bene, e - quel ch’è giusto è giusto - gliene si dà atto.
2. Pessimo invece il comportamento di Fini. Costui, nell’immaginario della destra, sarebbe il capo freddo e responsabile, quello che non perde la testa. E’ stato invece l’unico politico italiano di una certa consistenza a mettere concretamente in pericolo la liberazione, con la sua sciocca polemica sul coraggio dei pacifisti e il conseguente possibile acuirsi della tensione. La verità è che Fini non è uno statista. Non è un leader, non è un democratico, non è un fascista - è semplicemente un ragazzo precocemente politico, beniamino della signora maestra - prima Assunta Almirante, poi Cossiga - che, da banale primo della classe, s’è sentito autorizzato alle più strane ambizioni. Con tutte le sue buffe e complicate manovre, egli non sostituirà mai Berlusconi. La ragione è che gli mancano le palle (usiamo appropriatamente un linguaggio fascista) e questo lo porta, sistematicamente, a scegliere ogni volta la soluzione più facile e meno dolorosa. In questo caso aveva dei problemi di credibilità col partito e prendersela coi pacifisti era la maniera più semplice per fare l’uomo duro. Di essere anche un ministro italiano, non l’ha neanche sfiorato il sospetto. Fossimo fascisti, consiglieremmo ai camerati di sostituirlo o con un fascista come Tremaglia (che di coraggio non ne parla mai perché è stato soldato) con un democratico come Grillini (che oltre al resto è pure lui bolognese). Ma sono affari loro. Noi vorremmo semplicemente non trovarcelo mai più fra le scatole nei momenti pericolosi.
3. Chi ha rapito le due Simone? Ipotesi ne sono state fatte tante, tutte sono possibili e nessuna - proprio nessuna - è esclusa. Di certo, c’è che sono nemici nostri, che hanno fatto del male a delle nostre compagne e che prima o poi la devono pagare. Se tu che leggi fra quindici anni sarai al governo (e non ridere: statisticamente, un pacifista cane sciolto è il probabile leader della prossima generazione) ricordati che hai un debito da pagare. I rapitori delle Simone, gli assassini di Enzo, prima o poi debbono arrivare in Italia, a costo di pagarli a peso d’oro. E siccome là tutti vendono tutti, non è escluso che prima o poi ci si riesca. Questo è uno degli obiettivi della sinistra, adesso. Bisogna pensarci sempre e non dimenticarlo mai.
29 Set
Come Falcone e Borsellino dieci anni fa, così le volontarie pacifiste di oggi rappresentano in un certo senso l’ideale di una generazione. Non è vero che il mondo stia fermo. Il senso comune cambia e cambiano - sempre più umanamente - le persone
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• La foto delle due ragazze - un primissimo piano dei due visi, uno verso l’altro, due sorrisi - ricalca esattamente quella famosa di Falcone e Borsellino. E, come quella, è ormai un’icona popolare: le facce normali, l’ironia, l’amicizia, l’essere in due - tutto parla esattamente come allora. Nel caso dei due amici giudici, c’era la maturità di due quarantenni, due uomini come da ragazzi si vorrebbe diventare. Sconfitti sul piano immediato (tradita l’antimafia, rinvigliacchito il popolo siciliano) essi però vinsero sul piano della storia profonda. Tutta una generazione, in un certo senso, si formò su quella foto; se non tutta, nella sua parte egemone e civile. Molti trentenni che oggi s’incontrano nei movimenti, nella società civile o semplicemente nelle professioni, *sono* Falcone e Borsellino; non sarebbero mai nati, senza quella foto. E questo fu il punto d’arrivo di dieci anni, dall’83 in poi, in cui da una società apparentemente normalizzata e rifluita sgorgò improvvisamente il movimento antimafia, la prima contestazione civile di massa dopo il Sessantotto.
Così, questa foto tranquilla, di due ragazze qualunque - bisogna leggere la didascalia per sapere di che si tratta - è in realtà il punto di coagulo di un processo lungo e profondo. Come il “common sense” antimafioso, anche il pacifismo di ora non è affatto improvvisato. Comprende valori antichi, a volte contadini (Placido Rizzotto, don Milani) e trend postmoderni, da seconda urbanizzazione e nuova borghesia. Si traduce alla fine in visi comunissimi, “banali”, in cui la medietà delle emozioni è però a un livello alto e nuovo, e segna uno spartiacque fra il dopo e il prima. La pace, ma anche la novità delle donne che hanno completato il percorso e sono a pieno titolo in prima fila. Rassicuranti e solide, persone da imitare e seguire, esattamente come i due quarantenni coi baffi della generazione prima.
Io ho incontrato Falcone e Borsellino parecchie volte, in questi anni. In Veneto, in Sicilia, a Bologna, a Roma - quanti giovani uomini ho visto che lo erano, senza saperlo. E chi è più fresco di me e ha gli occhi aperti ora non avrà difficoltà a riconoscere, io penso, le centinaia di Simone di ogni giorno. Il mondo cambia, gli esseri umani cambiano, cambia l’approccio umano e, per quanto insolente e incredibile possa sembrare dirlo qui e ora, cambiano complessivamente e alla lunga avanti e in meglio.
25 Set
Prodi e Fassino certo no: chiunque stia preparando queste liste, infatti, sono con ogni evidenza fatte per far capitombolare l’Ulivo e vincere Berlusconi. Non ci credete? Ma guardate come candidano in Sicilia gli impresentabili toscani e in Toscana i rottamati siciliani
• Lemmings. Verrà candidato a Firenze (dal centrosinistra) l’ex leader di Forzitalia catanese Ferdinando Latteri. Rettore dell’Università, costui era passato all’Ulivo pochi giorni prima delle elezioni europee dove però (nonostante il sostegno di Enzo Bianco) è stato sonoramente trombato dal candidato onestista Claudio Fava. Adesso, non potendolo riciclare in Sicilia, s’è deciso di presentarlo in un collegio “blindato”, dove cioè gli ex comunisti sono pronti a votare, in nome della disciplina, qualunque fascista, massone o berlusconiano. Mi auguro che lo trombino anche lì, non fosse altro che per simmetria. Pochi anni fa, infatti, fu candidato a Catania (sempre dal centrosinistra) il fiorentino Cecchi Gori, il quale oltre ad essere regolarmente trombato riuscì a farsi a lungo indagare, fra una cosa e l’altra, per voto di scambio mafioso.
Domanda: ma non si potrebbe far decidere le candidature dell’Ulivo da Lando Buzzanca, da Emilio Fede, da Buttiglione, da qualche persona insomma seria e fidata, invece di farle decidere - come ora - direttamente da Bondi e Berlusconi?
• Reprint. Settembre 2001. Non è detto che, come hanno studiato i manuali d’aviazione, non abbiano studiato anche quelli d’economia. Non è detto che l’obbiettivo fosse principalmente propagandistico. Può darsi benissimo che fosse invece essenzialmente economico, di guerra economica e non “militare”. Possono aver seguito il ciclo degli ultimi mesi, valutato che - in assenza della corazzatura keynesiana - il sistema fosse particolarmente vicino a una crisi e che, con una serie di interventi mirati, questa crisi potesse essere radicalizzata e concentrata nel tempo, e gestita comunque sotto il segno del panico e dell’emergenza. Non è detto che le Due Torri fossero solo un simbolo, per loro, e non anche un punto strategico molto concreto.
Il termine terrorismo fa pensare a una strategia in cui comunque alla fine abbia un peso determinante una mobilitazione popolare, una presa di coscienza indotta da atti traumatici e che alla fine sollevi, per così dire, i terroristi dal peso di una supplenza. Nulla del genere, in questo caso. Il terrorismo non mira a fondare una specie di talebanismo su scala mondiale ma qualcosa di più realistico e quindi di infinitamente più pericoloso. Il fanatismo religioso, in questo quadro, è solo uno dei pezzi sulla scacchiera.
23 Set
Il fratello di Peppino Impastato condannato perché aveva dato dell’”imbecille” al (ben pagato) avvocato dei mafiosi che si accalorava a descrivere Peppino come un pazzo bombarolo. Giusta condanna. Qua ormai in Italia di imbecilli siamo rimasti solo noi
• Imbecilli. Condannato a cinquemila euri di multa il tabaccaio Impastato Giovanni, fratello di Peppino Impastato che fu ammazzato dai mafiosi di Badalamenti ai tempi in cui la mafia c’era ancora. Al processo, l’avvocato dei mafiosi si accalorava a descrive Peppino come un terrorista, un bombarolo pazzo ammazzato non dai mafiosi ma dalla sua stessa bomba. A un certo punto Giovanni non ce l’ha fatta più e ha sbottato: “Imbecille!”. Come si permette? Cancelliere, scriva! Condannato. Giustamente, direi. “Imbecille”? Ma avete idea di quanto prende un avvocato così per insultare in tribunale le vittime dei mafiosi? Altro che imbecille, Giovanni. Qua gl’imbecilli siamo tu ed io.
• Outsourcing. Le cosche mafiose della provincia di Enna, secondo il procuratore Vigna, stanno massicciamente investendo capitali e risorse umane in Romania. Proteste dei commercianti ennesi, ad alcuni dei quali la richiesta di pizzo non arriva più con la consueta regolarità, e dei killer che temono un calo occupazionale.
• Istituzioni. “Si alleano con i politici per sfiduciare comuni ed enti locali. Ad Agrigento è accaduto proprio questo”. Si parla di boss mafiosi, e ne parla il procuratore di Palermo, Grasso. “A volte esponenti politici suggeriscono le mosse a Cosa Nostra, ad esempio per far cadere un’amministrazione comunale sgradita”. Al convegno c’è stato anche un intervento di Caselli, ma questo non lo posso riportare perché ormai pubblicare ciò che dice Caselli è proibito.
22 Set
Ma restano i volontari. Da un lato non potevamo restare ufficialmente in una guerra che il segretario dell’Onu ha definito “illegale”, dall’altro non potevamo lasciare nei guai gli americani. Perciò Fini, Calderoli, La Russa e tutti gli altri…
• “La guerra di Bush è illegale”. Dopo la (tempestiva) dichiarazione del segretario dell’Onu Kofi Annan, il governo italiano s’è riunito d’urgenza per riconsiderare la posizione del nostro contingente in Iraq. Considerato che gli appalti dell’Eni a Nassirya - il motivo iniziale dell’intervento - non sono stati rinnovati, è stato deciso di rimpatriare le truppe e di chiedere semmai alle Nazioni Unite, in cambio di questo adeguamento alle loro posizioni, il famoso seggio italiano al Consiglio di Sicurezza.
“Ma così facciamo la figura degli zapateri!” ha obiettato qualcuno. “Ma così lasciamo in mutande gli americani! In fondo militarmente siamo la terza forza d’occupazione!”. “Non possiamo ammainare così la bandiera italiana! In Italia noi leghisti con la bandiera italiana ci puliamo il coso, ma in Iraq vogliamo vederla sventolare!”.
Alla fine, è stato deciso che l’Italia in quanto governo non parteciperà più alla guerra ma che il sostegno militare agli Stati Uniti non verrà affatto ridotto ma anzi rafforzato mediante l’invio - sotto l’esclusiva responsabilità dei singoli - di volontari. Questi verranno raccolti nel CVIK (Corpo Volontario Italiano in Irak) al comando del colonnello Junio Valerio Borghese. Ai volontari - per ordine personale, a quanto si dice, di Fini - sarà vietato fumare spinelli, parlare con gl’indigeni, tenere blog o scrivere ai giornali.
Le domande d’arruolamento sono finora circa quindicimila: in testa le province di Varese e Bergamo (dove molti dei duecentomila leghisti che dovevano insorgere dieci anni fa si sono ripresentati ai gazebo delle Camicie Verdi), ma anche in Sicilia, in Veneto, in Sardegna e a Roma gli organizzatori hanno dovuto faticare per contenere la folla dei giovani e meno giovani volontari. Al grido di “Viva l’Italia” o “Viva la Padania” i vari partiti hanno fatto a gara a offrire la loro migliore gioventù alla Patria.
15 Set
Le persone comuni, non fanatiche, come le due Simone, come Enzo, come le migliaia e migliaia di amici che cercano di vivere a modo loro, senza rassegnazione e senza prepotenza. Danno un esempio. Anche politico, fra l’altro.
• Simona, l’altra Simona, Enzo sono di quelle persone che finiscono sui giornali solo quando succede loro qualcosa di eccezionale. Hanno bisogno, per essere “persone importanti”, di essere tirate dentro alle storie dei grandi capi del mondo, quelli che ammazzano a massa per nobili ragioni e son dunque i protagonisti ufficiali dei giornali.
Ma i nostri amici non sono importanti perché aggrediti ora. Sono importanti per la loro vita normale, quella in cui il pericolo - come il pericolo del minatore o del ferroviere - è semplicemente un aspetto di un lavoro da fare, non uno spirito di guerra. Nell’indifferenza ufficiale, sono stati loro - loro, e quelli come loro - a costruire le cose che resteranno. Enzo è stato fra i pochissimi giornalisti a raccontare le storie del mondo così, come le vive la gente comune. Non credo che gli editoriali del Corriere saranno di qualche utilità per chi vorrà ricostruire la crisi irachena fra vent’anni. I blog di Baldoni invece sì.
Così, fra tanto sbraitare di lotta al terrorismo, il Ponte per Bagdad, le Ong, le due Simone, sono gli unici che l’hanno fatta veramente. Gli unici a contrastare il terrorismo nella testa della gente. Di tanti generali, politici, commentatori strategici e presidenti, nessuno è riuscito a ottenere un minimo non dico di solidarietà ma di comprensione dalla gente di Bagdad. I nostri amici sì. Sono loro ad aver portato le donne irachene, i sunniti, gli sciti, tutti quanti, a dire “siamo nemici del terrore”.
Non l’hanno fatto con le armi nè con la propaganda, ma con l’esempio. Uomini e donne buoni, senza interessi da difendere, senza secondi fini: convivendo con loro, guardandoli vivere, anche i più diffidenti hanno capito che forse occidente e oriente hanno qualcosa in comune, che forse sull’amicizia reciproca si può costruire qualcosa. Questo è un risultato fortissimo, storico, che ci aiuta a pensare che fra vent’anni, probabilmente, il solco del terrorismo reciproco sarà un ricordo passato, inutilmente alimentato da pochi politici ma irrimediabilmente datato per il senso comune.
14 Set
Sono due le elezioni in America. Una per il Presidente e l’altra per il Comandante Supremo delle Forze Armate. E’ vero, sono la stessa persona. Ma non la stessa cosa. Quando il primo è nei guai, chiama il secondo…
• America. Sempre più accese le due campagne elettorali in corso di svolgimento negli Stati Uniti. Nella prima di esse, che riguarda la massima carica civile dello stato, è in lieve vantaggio il liberale John Kerry; nella seconda, relativa al Comando Supremo delle Forze Armate, sembra invece favorito George Bush II, di antica famiglia tory.
Entrambe le cariche, che per consuetudine vengono in genere assegnate alla stessa persona, risalgono alla fondazione delle varie repubbliche nordamericane (attualmente rappresentate sia alle Olimpiadi che alle Nazioni Unite da un’unica bandiera). Fin dalle origini, esse hanno infatti scontato una forte carica antimilitarista, dovuta essenzialmente al carattere autoritario degli eserciti di allora, impiegati sovente per mantenere sotto occupazione militare gli stati giudicati troppo poco evoluti per gestirsi da soli (la Virginia, l’Assam, lo Yemen, il Maryland e altri ancora). Per questo motivo venne stabilito che l’esercito “americano” avrebbe avuto un comandante elettivo e non di nomina regia, e che esso non sarebbe stato mai impiegato per occupare altri paesi.
Quanto all’autorità civile, rimase a lungo incerto se gli Stati Uniti avrebbero dovuto dotarsi di un re, di un Lord Protettore o di qualche altro tipo di pezzo grosso. Non era il solo dilemma che i Padri fondatori si trovassero ad affrontare (ad esempio: lingua ufficiale delle nuove repubbliche, il tedesco o l’inglese? Vinse l’inglese, per pochi voti) ma essi lo risolsero brillantemente istituendo una carica con poteri monarchici ma di durata limitata. Nell’assolutismo settecentesco, dopo i re riformatori auspicati dall’illuminismo, si ebbe così la variante dei re elettivi. Questi esistevano già, ma con poteri estremamente limitati, in Polonia; il “President” americano invece aveva un arco decisionale praticamente illimitato, certamente superiore a qualunque suo omologo europeo (dove nel frattempo si era sviluppato il parlamentarismo).
La coincidenza nella stessa persona del Generalissimo e del Presidente è stata estremamente utile, in varie occasioni, per risolvere crisi politiche di varia natura. Quando infatti, per un motivo o per l’altro, il Presidente ha difficoltà a svolgere regolarmente il suo mandato, non deve far altro che mettersi allo specchio e investire del problema il Comandante delle ForzeArmate. Questi immediatamente proclama che il Paese è in pericolo per opera di potenti nemici (messicani, cubani, algerini, coreani, russi: una volta gli abitanti della vicina isoletta di Grenada) e solo le femminucce possono restare a chiaccherare di roba come i livelli occupazionali o i prezzi. “Avanti, in nome di God!”. E il popolo americano, unito come un sol uomo, si schiera disciplinatamente dietro al Capo.
Ogni volta che arriva un avviso di garanzia a Berlusconi, lui giura sui suoi figli… Ora, non può essere un padre così snaturato da giurare il falso sui suoi figli… Quindi si pone la domanda: di chi sono i figli di Berlusconi?
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