Lo specchietto per le allodole
22 Dic
In Russia hanno ufficialmente decretato i pieni poteri ai servizi segreti. “Contro il terrorismo” : ma precisando che per terrorismo s’intende anche l’attività politica. Non si capisce bene se questo è il passato che torna o il futuro che è impaziente…
• In caso di emergenza, cioé ora, sarà il Kgb (che ha leggermente cambiato nome, ma non uomini e capi) a prendere in mano la situazione, per legge. Potrà vietare per due mesi il diritto di transito dal luogo di residenza a un’altra città. Potrà vietare le riunioni nei luoghi pubblici e le manifestazioni di ogni tipo. Potrà intercettare telefonate e internet, senza bisogno di magistrato. Potrà perquisire chiunque, e anche le case. I giornalisti non potranno raggiungere senza autorizzazione i luoghi “pericolosi per l’ordine pubblico”. Le informazioni considerate “non opportune” non potranno essere pubblicate dai giornali (la tv è già una sola). In determinate regioni del paese potrà essere vietato del tutto l’accesso ad alcuni media.
I diritti costituzionali individuali e collettivi potranno essere sospesi dagli organi preposti alla sicurezza ogni volta che questi li valuteranno in contrasto con l’obbiettivo primario, che è: la lotta al terrorismo.
Per terrorismo s’intende non solo l’attività terroristica vera e propria, ma anche ogni “azione politica” oggettivamente di ausilio al terrorismo.
Si ha “stato di emergenza preventivo”, con conseguente utilizzo dei poteri speciali sopra elencati, ogni volta che i servizi segreti (non i giudici, non i magistrati) hanno notizia di una imminente possibilità di attentati.
Tutto ciò è legge da venerdì pomeriggio, e al momento in cui leggete questo articolo è perfettamente in vigore. Non qui: in Russia. Vabbe’ - direte - I soliti communisti. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Certo: c’è molto di russo, e di orientale, in tutto questo. Ma non è molto dissimile (a parte l’isolamento di intere regioni) dal “Patriot Act” del dopo 11 settembre. In America Bush non viene affatto da una carriera politica, repubblicana o democratica. Viene da un clan familiare la cui potenza s’è formata quando il capostipite era capo dei servizi segreti. Putin, in Russia, non è affatto anticomunista, e nemmeno comunista. E’ semplicemente un alto funzionario del Kgb.
21 Dic
Ad agosto non sapeva nemmeno se sarebbe riuscito a sopravvivere politicamente fino a Natale. Intanto è qui, e il suo divario da Prodi (che sembrava incolmabile quest’estate) si va riducendo. Sono le divisioni nella sinistra, i capricci dei Vip, le strenne sotto l’albero di Berlusconi
• Risale Berlusconi. A ferragosto pareva finito, a più di dieci punti di distanza da Prodi. A Natale, dopo una lunga rimonta, gli sarà quasi alla pari, appena due o tre punti dietro. Manco Bartali e Coppi. Con la differenza però che il massaggiatore di Bartali (e l’intera squadra) correva per far vincere Bartali, mentre nel caso di Prodi non si sa. Berlusconi è bravo nel suo mestiere (fa il venditore), ha tutte le tv ai suoi ordini, ha amici eccellenti, e ogni tanto bara. Però, con tutto ciò, non ce la farà mai a vincere - in piena crisi economica e con mezz’Italia incazzata - se il centrosinistra non gli darà una mano. L’altra volta a dargli una mano sono stati gli “estremisti”, vale a dire quelli di Rifondazione che per aver più sinistra nel piatto hanno buttato a mare quel po’ di sinistra che c’era già.
Stavolta sono i “moderati” che, per rassicurare un po’ di elettori centristi (che comunque non li voteranno) rischiano di disgustarsi quelli di sinistra (che li hanno votati finora). Sarebbe molto bello se i leader del centrosinistra, che stanno regalando di nuovo l’Italia a Berlusconi, lo facessero perché pagati da lui. E invece no: sono onesti e perbene, l’unico loro guaio è d’essere - come politici - professionalmente scarsi. Come sarebbe bello se D’Alema e Rutelli facessero, invece che i capi-partito, gli esponenti della società civile! Direbbero cose simpatiche e ingenue, e tutti li applaudiremmo affettuosamente. Così invece, a ogni dichiarazione che rilasciano, crolla mezza sinistra. Non riportiamo l’ultima, perché sicuramente sarebbe già superata al momento di leggerla. Ma insomma.
17 Dic
Che viva a lungo, il vecchio bastardo, e si faccia finalmente la galera a cui la giustizia del suo paese, meglio tardi che mai, lo sta finalmente destinando. Fu lui ad aprire le porte al capitalismo selvaggio in Cile: un esperimento che non sarebbe finito lì.
• A voi magari non dice niente (”Chi è?”) il fatto che finalmente abbiano arrestato Pinochet, ma per me e per quelli della mia generazione è un momento che aspettavamo da trent’anni. Pinochet faceva il generale in un paese dell’America Latina, il Cile, sottoposto agli Stati Uniti come, nello stesso momento, la Romania era sottoposta alla Russia. Era un paese povero; l’unica cosa che produceva era il rame ma le miniere erano di proprietà di corporation americane. Nelle città c’erano un sacco di senza-casa (i “pobladores”); di sinistra c’erano i minatori e gli studenti delle università.
Un giorno la sinistra vinse le elezioni e salì un presidente - Salvator Allende - che cominciò a ridare al Cile le miniere di rame. I padroni delle miniere s’incazzarono molto, e quindi s’incazzò anche il governo americano e quindi sincazzarono i servizi segreti americani e organizzarono un bel colpo di stato. Questo, materialmente, fu fatto dal generale Pinochet; alcuni altri generali rimasero onesti, e lui li fece assassinare.
I carri armati di Pinochet circondarono il palazzo di Allende. “Arrendetevi! C’è un aereo pronto a portarvi in esilio!”. Allende e le sue guardie del corpo (che erano giovani studenti del Mir, il Movimiento de Izquierda Revolucionaria) risposero sparando. Infine Allende morì, ucciso da una fucilata. I ragazzi lo sollevarono a braccia e lo deposero sulla poltrona presidenziale, con gran rispetto. Poi tornarono alle finestre e ricominciarono a sparare finché non furono uccisi tutti. Allora entrarono gli uomini di Pinochet: in fondo al salone videro il Presidente che li guardava con disprezzo, dalla sua poltrona, la fascia presidenziale sul petto. Nessuno sa se si fermarono un attimo o se gli spararono ancora.
14 Dic
Berlusconi vince, Berlusconi perde, Berlusconi è innocente, Berlusconi è amico dei mafiosi… Si: ma da dove viene Berlusconi? Come può essersi prodotto? Stranamente, per capirlo bisogna parlare di due poveri cronisti di paese. Imbavagliati, e soli
• Origine di Berlusconi. Avevamo segnalato, la settimana scorsa, il caso di due giovani giornalisti siciliani - Marco Benanti e Carlo Ruta - a cui viene impedito di lavorare a causa della scomodità, per i poteri del luogo, delle loro inchieste. Nell’ultima settimana la situazione s’è aggravata, nel senso che il sito di Ruta (www.accadeinsicilia.net), che si minacciava di chiudere, è stato chiuso di fatto. Le sue inchieste vertevano principalmente su banche locali. Quanto a Benanti, è sempre impossibilitato a lavorare.
Mediaset, Vespa, Rai, Emilio Fede e compagnia (per non parlare dei “giornali” siciliani) sono esplicitamente schierati col potere, ne sono una componente non laterale ed è dunque ovvio - persino “giusto” - che non abbiano segnalato questo caso. Ma c’è un’opposizione. Al suo interno, ci sono giornali (dai moderati ai radicali: Repubblica, Unità, Liberazione, Manifesto, ecc.) e giornalisti di indubbio prestigio e valore. Vi sono anche soggetti minori, più “guerriglieri”, specificatamente dediti - specie sull’internet - alla difesa della libertà d’opinione: Articolo 21, MegaChip, il Barbiere della Sera. Infine, c’è il sindacato. Quest’ultimo, fondato proprio per tutelare i il giornalismo e i giornalisti, ha anch’esso un suo sito web, oltre che i suoi autorevoli esponenti: che non mancano, com’è loro dovere, di esternare assai spesso le loro denunce contro questo o quell’attacco alla libertà.
Curiosamente, di tutti questi soggetti - ciascuno dei quali ha istituzionalmente a cuore Benanti e Ruta, in quanto giornalisti censurati - uno soltanto ha ripreso la nostra denuncia, e precisamente il Barbiere della Sera. Tutti gli altri l’hanno ignorata. Una spiegazione potrebbe essere che abbiano valutato e considerato insufficienti i dati da me - vecchio giornalista - forniti, e dunque giudicato inventato il mio argomento. In tal caso, giustizia avrebbe voluto che denunciassero me, preteso antimafioso e democratico che però, per oscuri motivi, s’inventa censure e martiri inesistenti. Ma non l’hanno fatto.
13 Dic
La grotta blindata, carri armati a Betlemme, Ferrara e Buttiglione al posto del bue e dell’asinello. Tiè! Voi mussulmani ci contestate il presepe? E noi organizziamo un Natale di massima sicurezza.
• Certe maestrine di una certa scuola di un certo paesino del comasco hanno pensato che quest’anno, per non soprusare i bambini non-cristiani, a scuola forse è meglio lasciare perdere il presepe. Apriti cielo! Tutti i leghisti, i buttiglisti, i rambisti e i collitorti d’Italia sono insorti come un sol uomo, anzi un sol caporale: non sia mai! Giù le mani! Viva il presepio e a morte i mussulmani! Questi ultimi, interpellati, per la verità hanno detto che se è per loro di presepi a scuola se ne possono fare quanti se ne vuole. Ma la cosa è andata persa nel frastuono generale. Alla fine, la notizia dell’assalto islamico al presepe è arrivato fino in Vaticano dove il cardinale di turno, il vecchissimo Ruini, s’è fiondato alla Rai, ha ordinato un microfono e ha cominciato a fatware: “Italianiii! All-larmiii! Il presepe non si tocca!”.
Va bene: il presepio quest’anno, come molte altre cose, sarà blindato. Attorno alla grotta, filo spinato (come nella Betlemme vera). Più in là, a ogni buon conto, carri armati. Fra i pastori, sparsi con discrezione, agenti armati. Vietato avvicinarsi a più di cinquanta metri dalla mangiatoia (dove il bue e l’asinello, per sicurezza, sono stati sostituiti da Ferrara e Buttiglione). Niente Madonna, che è una ragazza-madre e potrebbe scandalizzare qualcuno. Niente Giuseppe, che fa il falegname ed è notoriamente communista. Angeli niente, troppo carini (magari qualcuno è gay). Il Bambinello per stavolta lo lasciamo, il tempo di nascere e poi via subito a Ponte Galeria (è palestinese). I doni li porta Erode. In un angolo, nel ruscello di carta stagnola, un paio di emigranti che annegano nel tentativo (illegale) di entrare clandestinamente nel Natale.
Pace in terra agli uomini di buona volontà. E botte in testa a tutti gli altri.
• Italia-Cina. In Cina le condanne a morte (che sono moltissime) vengono eseguite con un colpo di rivoltella alla nuca. Questo sia per non rinnegare del tutto le origini rivoluzionarie del regime che per un sano senso di economia (le pallottole vengono rimborsate poi dalle famiglie dei condannati). Calcolando un’esecuzione al mese a provincia (e ci andiamo stretti) son più di trenta esecuzioni al mese. Magari qualche provincia povera, per economia, ha la pistola in comune coi vicini; ma in generale, poiché la Cina è un paese ordinato, bisogna pensare che ogni provincia abbia la sua pistola esecuzionaria, e le più ricche anche più di una. Diciamo una cinquantina in tutto, ciascuna delle quali ogni anno spara non meno di dodici colpi, e cioé un buon paio di caricatori.
Presidente: ma tutte queste attrezzature, caricatori inclusi, non li potrebbe fornire la Beretta? Made in Italy, occupazione, prestigio dell’Italia nel mondo. In fondo, abbiamo già rifornito la polizia americana. La prossima volta, pensiamoci. Vedrà che l’Europa approva.
10 Dic
Non è quella di Rossella, di Liguori o di Ferrara, come vogliono farci credere ora. E’ quella di Peppino Impastato, di lui e degli altri come lui. E oggi che i ricordi si affollano…
• E’ morta la mamma di Peppino Impastato - Felicia Bertolotti Impastato - ed è molto difficilile, stasera, scrivere su qualsiasi cosa che non sia questa. Quanto tempo è passato. E’ morta molto vecchia, serena (per quanto possa essere serena una madre che ha perso un figlio), e soprattutto avendo avuto giustizia, avendo visto gli assassini in galera e il nome di Peppino gridato dai giovani nelle piazze con allegria e con forza, come simbolo di libertà.
Non doveva andare così. Quando è morto Peppino, una giornata tristissima di un anno buio, per la tv e i giornali lui era “il rivoluzionario estremista ucciso dalla sua stessa bomba”. La mafia “non esisteva”. Don Tano Badalamenti, un rispettabile imprenditore. E Andreotti, che con questa gente s’incontrava, il politico più importante del paese.
Non è andata così perché i compagni - pochi, isolati, deboli, ma decisi - non l’hanno lasciato fare. Non lasciatevi ingannare dai film: c’erano pochissime persone, al primo corteo per Peppino. La consapevolezza dei molti è venuta dopo. Eppure non abbiamo mollato, non ci siamo arresi. Abbiamo vinto, alla fine.
“Abbiamo”, chi? Penso ai pochi “famosi” (e dimenticati) come Umberto Santino o il giudice Chinnici. Ma penso soprattutto ai militanti di base, ai “compagni”. Non abbiamo tradito tutti, noi del Sessantotto. C’era un ragazzo della mia età, o forse più, al corteo per ricordare Peppino (e contrastare la mafia) a Cinisi, quest’anno. Ci siamo guardati. Magri, sdentati, certo non molto in forma. Lui aveva una maglietta bianca col logo a pugno “Lotta continua“. “Ma tu non eri della sezione di Palermo?”. “Già. E tu… C’eri ai tempi di Rostagno, vero?”. Il corteo dei ragazzi serpeggiava festoso, coloratissimo di bandiere iridate e di rosso, per le vie del paese. E noi camminavamo in silenzio, un po’ a fatica.
Poche settimane fa, il fratello di Peppino Impastato ha dovuto pagare cinquemila euri a un avvocato dei mafiosi, per avergli dato dell’imbecille. La lotta alla mafia non si fa più da tempo (non, almeno, per quanto riguarda lo Stato). Di Lotta continua ormai si sente parlare solo quando qualche mascalzone fa “Io, che pure da giovane ero di sinistra…”. Va bene. I punti si contano all’ultimo, abbiamo memoria lunga e spalle buone. Vediamo chi la vince, alla fine. Per ora, è bello essere rimasti così, non essere diventati un Rossella o un Liguori o un Ferrara. Noi, la generazione di Peppino.
25 Nov
Che fine hanno fatto i diritti dei “culattoni”? Non se ne parla più, dopo la breve reazione alle cazzate di Buttiglione e Pera. La sinistra ha sempre un po’ di difficoltà ad affrontare questi temi “strani”. Vedi il divorzio. Eppure, le grandi svolte democratiche a volte partono proprio dai diritti…
• C’è aria di divorzio, in giro. La storia del matrimonio gay, dei “culattoni”, dei licenziati per sospetta omosessualità ricorda moltissimo l’Italia di prima del divorzio, con le centinaia di piccole storie “normali” drammatiche (i “pubblici concubini”, le “conviventi” in miseria dopo la morte del loro uomo, i processi alla Sacra Rota, le maestrine licenziate per “immoralità”) di cui però parlavano solo i radicali e Pasolini. Storie comuni che però, a un certo punto, la gente cominciò a percepire come non più normali. I politici continuavano a tranciar giudizi e a scomunicare (tutti i parroci, allora, erano i principali politici dei rispettivi paesini) ma ormai la gente non gli credeva più come prima. Non per ragionamento, ma per antica bonomia. “Lo sai che non sono sposati?”. “Ah, davvero?”.
L’anno o il paio d’anni prima del divorzio fu un momento umanissimo della nostra storia: si parlava di diritti in tutti i bar sport del paese, il divorzista di solito era uno che “aveva girato il mondo”, leggeva un quotidiano e a volte usciva senza cravatta. “Io, per fortuna, sto benissimo con la mia signora. Però…”. I preti e i politici non avevano capito niente. Non che fossero cattivi, ma da troppo tempo erano abituati a “educare” tutti (l’antico notabilato italiano) e con concepivano che, su problemi così “morali” e profondi, la gente fosse ormai in grado di ragionare con la propria testa.
Dovete concepire un’Italia in cui, in tutto il Sud, le donne anziane vestivano di nero. Portare i pantaloni o fumare una sigaretta, nel “Saper vivere di Donna Letizia“ che arrivava alle abbonate di “Epoca” e “Grazia“, era ancora considerato disdicevole per una signora. “Donna al volante, pericolo costante”: le guidatrici erano poche, e dunque strane. Fino a pochi anni prima la legge prevedeva l’immunità per il marito che avesse assassinato la moglie “adultera” o il suo amante. Il partito comunista esitava moltissimo a impegnarsi per il divorzioperché “la gente in queste cose vota per i preti”.
23 Nov
“Basta con questa Europa! Torniamo liberi! Aboliamo le tasse, stampiamo cartamoneta! Tutti ricchi! Tutti felici!”. Dal balcone della Residencia, El Supremo arringa el pueblo anche oggi…
• “Cittadiniiiii! Volete le tasseee? O non le voleteeeee?”. El Supremo, dal balcone della Residencia, arringa el pueblo. Las cosas vanno male, di questi tiempos, se non s’nventa qualcosa el pueblo finisce che s’incazza overamente. Al tavolo del gobierno las excelencias sospirano. Abolire le tasse! E come si fa? “Veramente, mi Presidiente, l’Europa…” (Pastrufazio, da qualche tempo, fa parte dell’Europa). “¿Que te friegas de esta Europa?” fa El Supremo.
“¡Europeos todos maricones!” sghignazza un altro. Scroscio di risa.
“Ma, Supremo, de donde la grana? ¡Faltan dineros!”.
“Se poderia printar meneda…” fa uno.
“¿Como? Se printa en Alemania, el euro…”.
“¡Printamos moneda nacional!”.
“Ma…”.
“¡Nada si y nada ma! Cien miliardos de patacones por manana! Por pagar a los employados!”.
Le urla si fanno sempre più forti, adesso è difficile distinguere qualcosa che non sia un “¡Maricòn!” o un “¡Patacones!”.
In fondo al tavolo siede il più giovane delle Eccellenze, un oriundo italiano di cui non si ricorda il nome. Il cognome sì, quello è famoso perché suo padre nella lontana Italia s’era reso leggendario per spirito sparagnino e contabilità occhiuta (una volta, ministro, negò al popolo la tivvù a colori perché “es una expensa inutìl y consumosa”). Chissà che avrebbe detto ora sentendo parlare così di barzellette sulle tasse e Tesoro sderenato. Probabilmente non avrebbe detto niente, avrebbe cavato il revolver e tirato un colpo in aria (il primo) a titolo di avvertimento.
Il giovane La Malfa si agita nervosamente sulla sedia. El Supremo continua a riformare l’economia.
• Italiani. Tanti anni fa (non poi tanti: quando loro ed io eravamo giovani, l’altro ieri) Carlo Rossella e Gianfranco Fini erano due ragazzi entusiasti, rispettivamente, per la sinistra e per la destra. In un mondo di adulti grigi e seriosi, loro erano gli alternativi. Giacca e cravatta? E noi jeans! Notabili DC? E noi giovani militanti senza paura! Piano piano, senza fretta? E noi cambieremo tutto! Passano gli anni, e dai due entusiasti ragazzi son sbocciati due signori di mezz’età. Uno s’intravvede da dietro il vetro fumé d’una mercedes (compunto, seduto dietro), l’altro sale le scale d’un ministero. Tutti e due - a differenza dei vecchi DC - sobriamente eleganti, liftati, giovanili. Sanno intonare, loro, calze e cravatte. Considerano sommamente disdicevole credere in qualcosa e questo, nel complesso, è l’approdo di una generazione.
20 Nov
“Le donne cambieranno la politica…”. L’uomo più potente del mondo, subito dopo Bush, è una donna. Solo donna? No, è anche simpatica, carina, di famiglia povera, nera… E allora? E allora niente. Bombarderà come gli altri, magari sorridendo un po’ di più…
• Le donne non salveranno il mondo, nè lo faranno, a quanto pare, i poveri e gli oppressi. La nuova Grande Sorella, Condoleeza Rice, segna un deciso salto di qualità - sulla via del pessimismo - rispetto alla già terrificante Margareth Tatcher. Quest’ultima, a ben bensarci, non aveva nulla di particolarmente nuovo. Era donna sì, ma questo era l’unico particolare innovativo. Per il resto, sul classico: famiglia bottegaia, invidia per i “nobili”, gomitate, abbigliamento da Rotary (con le perle al posto del rolex), parenti ladroni, banalità aggressiva. Con tutto ciò, il solo fatto di essere donna ce la rendeva, inconsciamente, già meno repulsiva. Niente, era anche lei un maschio, siamo stati gabbati; il vero politico “femminile” in Inghilterra doveva ancora nascere e sarebbe stato, vent’anni dopo, Tony Blair (le sculacciate ai piccoli, le gaffes da casalinga, lo “oh yes?” davanti alle scene più dickensiane, la bontà spalmata sui bombardamenti).
Adesso, finalmente, siamo stati accontentati: una donna è arrivata al potere (e che potere!) e non solo è una donna, ma è simpatica, è piccinina, è nera, è cresciuta in Alabama a poche decine di metri da Wilma Rudolph e Martin Luther King. “I have a dream…” sospirava il buon predicatore. Se ci fosse stato un dio, l’avrebbe avvertito subito: guarda che a due isolati da qui c’è una bimba che un giorno ammazzerà più poveri e più neri di tutto il Ku Klux Klan riunito. Ma Dio non c’era, o dormiva, e così il dottor King continuò il suo bel sogno invece di andare a farsi un bourbon doppio nel più vicino bar aperto. S’è mai visto un politico che ha il suo nome scritto a poppa (in segno di riconoscenza dei petrolieri) di una megapetroliera? Vi immaginate se l’avesse fatto Craxi? L’ha fatto lei, e nessuno ha detto una parola.
Adesso è arrivata - quasi- dove voleva, e pensando a quel “quasi” sa benissimo di essere naturalmente più simpatica di Hillary Clinton (seria, autorevole, wasp: lei è sbarazzina, determinata e nera). Due donne, una contro l’altra, a contendersi la presidenza degli Stati Uniti? Avremo fatto salti di gioia, al solo immaginarlo, quando avevamo ancora le illusioni. Adesso tutto quel che ci riesce è di solidarizzare col vecchio maschilista generale, che alla fine è stato l’unico a provare un po’ di vergogna per i bombardamenti e le torture.
19 Nov
Ci hanno espropriato sessantatré miliardi di euri con gl’interessi illegali! Chi? Ma le banche: lo dice la Cassazione. Non si può tollerare più. D’ora in poi davanti a ogni banca ci sarà un apposito vigilante in divisa, per impedire che la banca esca sul marciapiede e si metta a rapinare i passanti
• Espropri proletari 1. Le principali banche italiane hanno espropriato ai loro poveri clienti (secondo Cassazione) sessantatrè miliardi di euri con interessi passivi trimestrali usurai e illegali. Misure straordinarie sono state disposte dalle Questure delle principali città italiane per prevenire il ripetersi di simili episodi. “D’ora in avanti, tolleranza zero - ha promesso il questore di Roma Achille Serra - Da questa settimana davanti a ogni banca stazioneranno degli appositi vigilanti, riconoscibili dall’apposita divisa, col compito di impedire ulteriori atti di appropriazione a danno dei cittadini. Le leggi vanno rispettate, tolleranza zero”.
Da oggi, dunque, possiamo sentirci tutti più tranquilli. Le rassicurante divise blu permetteranno anche alle vecchiette di passare tranquillamente davanti alle banche con la propria pensione nella borsetta. Il vigilante sta lì per questo, per impedire che la banca improvvisamente esca sul marciapiede e si metta a rapinare i passanti. Magari giustificandosi poi come “vittime della società dei consumi”.
• Espropri proletari 2. Avevo appena finito di fare i Cd per i miei amici (niente, le mie storielle che vedete qui, tutta la collezione: roba scema, ma mia) quando improvvisamente suonano alla porta di casa. “Momento!”. Ma quello continua a suonare e a battere con impazienza dei colpi. “Arrivo!”. Non so se avevano già cominciato a tentare di sfondare la porta, fatto sta che appena apro vengo quasi travolto da due energumeni che si precipitano dentro e vedono i Cd sul tavolo e il masterizzatore. Uno dei due si precipita avidamente sui Cd e comincia a contarli, l’altro m’immobilizza e mi tira fuori il portafoglio. “Undici!” fa il primo marcantonio. Al che l’altro apre il (mio) portafoglio, tira fuori dei soldi, se li mette in tasca, mi restituisce con sprezzo il portafoglio e mi lascia andare. “Ma… ma io… Come vi permettete… Chiamo la polizia!”. “Siae - fa il primo dei due allontanandosi - Siamo della Siae“. “E non fare lo spiritoso - aggiunge il secondo - o è peggio per te. Sappiamo dove stai”. Sblam! Se ne sono andati. Eccheccazzo c’entro io con la Siae, mi chiedo. Comunque, meglio non correre rischi. Per stavolta non faro denuncia. E poi, a che servirebbe?
17 Nov
“Giornale radio. Il Duce ha disposto oggi le dimissioni del capo dell’Informazione Popolare. Il camerata Mentana, destinato ad altro incarico nel Ministero, ha accolto la decisione del Duce con spirito patriottico e virile disciplina. E’ tutto per oggi. Andrà ora in onda il varietà ‘Perché molti culattoni sono anche ebrei’. Gentili ascoltatori, buona sera”
• Normalità. Anche il fascismo, in fondo, era “normale”. La gente difatti ci si era abituata. Dei pazzi nessuno parlava più, i dissenzienti - non pochi - venivano discretamente controllati. C’erano gerarchi cattivi e gerarchi buoni, il fanatico Farinacci (un Larussa in camicia nera) e il pensoso Bottai, il cupo Bocchini e l’allegro Ciano. C’erano un sacco di gerarchi idioti, che non servivano a niente ma venivano buoni nelle barzellette (Starace, Bondi) che erano numerosissime, e tollerate. Infine, simpatico e lontano, c’era Lui. “Ah, se lo sapesse il duce!”. “Fanno quello che vogliono, non gli dicono niente!”. “Però hai visto com’è invecchiato?”.
Anche nelle redazioni, naturalmente, le cose erano “normali”. C’era il direttore cretino, che pretendeva il saluto romano, e c’era - molto più diffuso - il direttore perbene. “Vabbe’, ragazzi, in prima mettiamo il discorso, una bella foto mi raccomando… Il fondo lo fa il ministro, voialtri non ci pensate…”. Prime pagine orribili, ministeriali, ma cronache (esclusi gli argomenti vietati: Fiat, omicidi, scioperi ed ebrei) da cui stando molto attenti si poteva capire qualcosa, magari il possibile coinvolgimento di qualche gerarca periferico in qualche intrallazzo bancario di serie B. Sugli esteri non si lavorava affatto, li mandava praticamente già pronti il ministero. “Il bolscevismo che minaccia…”, “La fedeltà all’alleato…”. Dei gas in Abissinia nessuno sapeva niente.
Molti di quei colleghi, da giovani, erano stati giolittiani o socialisti. Adesso erano i più allineati e coperti, perché non si ritenevano mai perdonati abbastanza. Te li levavi dattorno offrendogli una sigaretta e poi salutandoli con un pigro mezzo-saluto romano. In complesso, non si stava male. E difatti non era una tirannia, era un regime.
Mentana, fra i gerarchi fascisti, sarebbe stato sicuramente un amico di Ciano. Nemico della retorica, dignitoso, rarissimamente (e mai al giornale) in camicia nera, tutto sommato abbastanza fiducioso nell’intuito del duce, borghesemente sprezzante verso le esagerazioni “estremiste”. Parlare di Matteotti? Ma è morto da dieci anni! Ma su Girolimoni, cronaca ampia e approfondita. Magari lasciando intuire che qualcosa di marcio c’è dietro. Non fosse stato così perbene, sarebbe stato un frondista. Ma quella è una carriera diversa, da Malaparte o da Ferrara. Di personaggi così sono pieni i libri di Brancati.
2 Nov
Stavolta tutti i cambiamenti si concentrano nel giro di una settimana o poco più. Là si decide che cosa dev’essere l’America, qua si danno le ultime pennellate all’Europa. Il mondo com’era prima comunque non tornerà più
• Interrogazione di storia. “Allora, sentiamo: cos’è avvenuto fra ottobre e novembre del 2004?”. “Ehm… dunque…”. Sfiga. Ma proprio questo dovevano andare a chiederti, povero ragazzo mio del 2054? Cosa credono, che uno si può ricordare così tutto quel che succede in un Cambiamento di Mondo? Va bene: impreparato. Ma non è colpa tua.
Questa infatti è una di quelle settimane in cui tutto succede tutto in una volta: nel giro di pochi giorni si concentrano la Rivoluzione Francese, le Guerre Puniche e la Grande Inter di Helenio Herrera. Per quanto i contemporanei non se ne accorgano, le carte si rimescolano tutte e nulla resta come prima.
L’impasse da cui tutti i casini hanno inizio - quello in Palestina-Israele - arriva, dopo molti anni, al punto decisivo. Dal lato israeliano persino uno come Sharon è costretto a “rendersi conto”, a decidersi a abbandonare almeno una parte della preda. Ciò subito scatena un circolo virtuoso - la società israeliana è ancora abbastanza democratica da cogliere brecce del genere e infilarcisi al volo - e segna un non-ritorno. Dal lato palestinese il ritiro di Arafat (dopo centinaia di sconfitte e una vittoria sola) mette tutti di fronte alla nuda realtà: dopo di lui, o c’è un accordo o c’è la guerra globale di religione. Arafat, con la sua unica vittoria - l’identità nazionale, la Palestina - era l’ultima chance di tenere il conflitto in un ambito risolvibile e locale. Questa chance può essere raccolta o gettata via per sempre, esattamente ora.
Un tempo si pensava che ciò avvenisse per le eccezionali capacità dei tiranni (ma questo oggigiorno è impossibile, basta guardare Bush; e anche Hitler, in fondo, era un mediocre) di “trascinare le masse”. Più scientificamente, un ebreo tedesco di cui non ricordo il nome ha asserito che in fondo è tutta questione di economia, di padroni che vanno e vengono come terrificanti dinosauri sulla faccia della terra. Questa è già più credibile: ma non basta a spiegare l’idiozia, che è una parte notevole del meccanismo.
1 Nov
Il povero Fini, in missione diplomatica, un giorno decide d’imitare il principale. E si mette a cantare davanti agli allibiti ministri giapponesi… Altro che diplomazia del sorriso: per poco scoppia la guerra fra l’Italia e il Giappone
• Mandolini. Berlusconi va a trovare Bush, gli canta O sole mio, lo prende a gran pacche sulle spalle, gli strappa tre appalti nell’Iraq e tutto felice se ne torna a casa. Fini è timido e non ci riesce mai. Finalmente un giorno, durante un incontro diplomatico a Tokyo, l’interprete giapponese fa: “Adesso imperatore essere molto felice se onorevole Fini-san vuole cantare noi about Italia”. Fini, alla sprovvista, deglutisce, chiude gli occhi e attacca: “Che bella cosaaaaaa/ ‘na giornat’e soleeeee….”. Insomma, se la cava. “E checcazzo! Alla fine non era poi così difficile” pensa. In quel momento l’interprete tira fuori una sciabola dalla ventiquattrore, s’inginocchia sul pavimento e fa harakiri.
L’imperatore comincia a sbraitare qualcosa in stretto abruzzese, indicando le budella dell’interprete, e poi se ne va incazzato. Due guardie afferrano Fini che per fortuna è coperto dall’immunità diplomatica e lo buttano fuori ma senza tagliargli la testa. Dalla finestra, il ministro degli esteri giapponese gli butta addosso una vecchia pergamena (l’asse Roma-Berlino-Tokyo) gridando “Da oggi noi rompere alleanza!”. Sembra che l’interprete abbia sbagliato traduzione (“cantare” invece di “parlare”) e che l’ultima volta che qualcuno ha osato cantare davanti all’imperatore sia stato l’ambasciatore di Qublai-Khan (da cui la guerra cino-giapponese).
• L’Italia ripudia. Record del bilancio della difesa dal dopoguerra in qua: ventimila790 milioni di euro, da invadere l’Abissinia e ripigliarci Nizza e Savoia.
• Elezioni 1. Un manifesto di An: “Badaloni Gruber Marrazzo: hanno scambiato la regione Lazio per l’Isola dei famosi”. Mi associo.
29 Ott
Eh già. ‘Sta roba che state leggendo vi perseguita ormai da cinque anni. Dice che è giornalismo. Ma esiste ancora, il giornalismo? E chi lo fa? E l’internet? E noialtri? Chi siamo, da dove veniamo, qual è il nostro posto nell’universo? (Quarantadue, avrebbe detto Gianluca…)
• Ehi. Con oggi fanno cinque anni, che ci sentiamo. Cinque anni sono una cosa seria, quasi come Avvenimenti o i Siciliani. Dico quasi perché io in realtà sono abituato - la cosa in cui credo più profondamente - a non lavorare da solo. Un giornale è un’opera collettiva. Da solo puoi fare un romanzo, un’opera d’arte, una cosa da scrittore - non giornalismo e non un giornale (per noi giornalisti, gli scrittori sono più che altro dei fighetti simpatici, degli intel-sorriso-let-tua-li. Non dei marinai e macchinisti come noialtri. D’altronde gli ingegneri disprezzano un po’ gli architetti e quelli della fanteria i cavalieri: è sempre stato così. Parentesi chiusa).
Mi sono sentito autorizzato a fare questa cosa da solo semplicemente perché non avevo alternative. Ti tagliano fuori da tutto, tu ti senti più giornalista di prima e allora, alla faccia di tutto!, scrivi. Ma è cominciata così, come una testimonianza. Non è stato uno scandalo per nessuno, quando mi hanno imbavagliato. Non per il mio sindacato, non per i giornali di sinistra, non per i colleghi. Ho voluto dimostrare che continuavo ad esserci. In siciliano, si dice “nun dari saziu”.
Ma così sarebbe andata avanti un paio di mesi. In realtà, dai due mesi in poi, non sono stato solo. C’è quello che ti scrive, che ti rimanda la palla. C’è quello che si organizza, da duro “tecnico”, e ti sviluppa il software apposta (senza shining vi mancherebbero quattro anni e otto mesi della catena) per farti circolare. C’è quello che ti ospita per stanotte o per una settimana o che ti presta il computer o ti procura il collegamento. C’è quello che diventa la tua famiglia - in tutti i sensi - addirittura per anni. Tutte questi miei amici sono qua dentro, nessuno escluso. Sono stati quasi tutti indispensabili, non so se a permettermi di scrivere o di scrivere così o semplicemente di vivere e basta. Comunque ci sono, e questo è tutto.
Così, la redazione-corporation-struttura della Catena in realtà è stata qualcosa di gigantesco. Alla fine, semplicemente alla fine, la palla arrivava qui e io la giocavo. Niente da paragonare con le modeste risorse di Repubblica o del Corriere. A me hanno dato le risorse per fare giornalismo nuovo a livello adeguato. Magari io non le ho sapute utilizzare bene. Ma le risorse c’erano, ci sono ancora, ci sono oggi per me e sempre più ci saranno - per chi proverà in avvenire - al momento giusto.
28 Ott
Eleggono il presidente. E’ il bar più decisivo del paese, che è il più decisivo della contea, che è la più decisiva della Florida. Dove si decide tutto. Così, in questo momento, il vecchio Jim Crow sta decidendo per voi, per me, per il pianeta…
• L’attesa. Quarantasei per cento è per Kerry. Quarantasette per Bush. Praticamente decide la Florida. Anzi, in tutta la Florida, la contea di Seminole. Anzi, in tutta la contea, la città di Crashville. Siccome a Crashville repubblicani e democratici sono praticamente equivalenti, probabilmente i voti decisivi saranno quelli di ’sta dozzina di sfaccendati dello Starbuck Bar.
Ma allo Starbuck, come tutti sanno, è il vecchio Jim Crow che detta legge. Lui in questo momento se ne sta su uno sgabello con le palpebre semichiuse e uno stuzzicadenti fra i denti, e medita profondamente. Un rutto ogni tanto è l’unico segno di vita. E tutti, là dentro il bar, aspettano in profondo silenzio: “Ha già detto qualcosa?”. Fuori del bar aspettano (divisi in due capannelli uguali e ostili) tutti gli altri cittadini. A Seneca, capoluogo di contea, lo sceriffo aspetta vicino al telegrafo le ultime notizie da Crashville.
Fuori c’è un uomo a cavallo pronto a portare il telegramma fino all’imbarcadero del vapore per Charleston, agitandolo sopra la testa durante la cavalcata. Da Charleston alla foce del Potomac, e poi risalendo il fiume fino al prato - a Washington DC - dove siede, riunita all’aperto, la Corte Suprema. Intorno, una folla di cittadini - uomini coi baffi e lo stetson, domestiche di colore, signore con l’ombrellino, gentiluomini col cilindro, bambini. E tutti costoro aspettano, insieme coi vecchi giudici incartapecoriti, che arrivi, dalle profondità dell’America, il messaggio di Jim Crow.
Aspettano loro, aspetta Bush, aspetta Kerry e aspetto anch’io. Se foste persone di buon senso aspettereste anche voi, visto che il cinquanta per cento di quel che complessivamente vi accadrà nei prossimi quattro anni dipenderà da ciò che deciderà il vecchio Jim in quel bar ingiallito sulla main street di quel paesino.
Ma accidenti, che cazzo c’entro io con uno stronzo rincretinito in un bar di Crashville?
• Campi 1. E’ stata provvisoriamente sospesa, in seguito a difficoltà di ordine internazionale, la costruzione dei tre Campi di raccolta istituiti dalle Autorità italiane e germaniche per far fronte al grave problema dell’immigrazione illegale. Gli esperti italo-germanici avevano studiato ben tre AzylantenKeepOutZentrum (AKZ), collocati direttamente sulle coste africane e intitolati a tre grandi precursori della difesa mediterranea dello spazio vitale europeo. Purtroppo, a causa dell’insistenza sui “diritti umani” di alcuni “umanitaristi” europei, l’iniziativa rischia di abortire e i tre Centri - il Badoglio AKZ, il Graziani AKZ e il Rommel AKZ - di non entrare mai in funzione.
La lunghezza di un minuto dipende dal lato della porta del bagno in cui ti trovi.
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